Il Consiglio Europeo potrebbe rimandare a ottobre 2014, se
non addirittura al 2015, ogni decisione in materia di obiettivi
climatici al 2030
Il Consiglio Europeo potrebbe rimandare “al più presto possibile e
comunque non più tardi di ottobre 2014” (ma altre voci parlano anche del
2015) la decisione sui nuovi obiettivi UE in materia di emissioni di gas serra, energie rinnovabili ed efficienza energetica.
La scelta del Consiglio, non ancora ufficiale, scontenta le
associazioni ambientaliste, che chiedono a gran voce agli Stati membri impegni climatici vincolanti e ambiziosi per il 2030. Una richiesta che Greenpeace ha affidato a “una tempesta di tweet”, con l'hashtag #laSvoltabuona,
all'indirizzo di Matteo Renzi, per chiedere al premier, a Bruxelles per
il Consiglio europeo, di esprimere l'impegno forte del governo
italiano.
L'associazione, in particolare, chiede, per il 2030, un
taglio del 55% delle emissioni di CO2, una quota del 45% di energia da
fonti rinnovabili e un incremento dell'efficienza energetica del 40%.
«La rivoluzione energetica da noi promossa - dichiara Luca Iacoboni,
responsabile della campagna clima ed energia di Greenpeace Italia -
permetterebbe la creazione di 20 mila posti di lavoro diretti al 2020.
Inoltre si potrebbero risparmiare, da qui al 2050, 380 miliardi di euro,
in media 9,8 all'anno, tre volte la cifra prevista dal governo Renzi
per finanziare il piano scuole».
Con il semestre italiano di presidenza Ue che inizierà a
luglio, Greenpeace chiede a Renzi di passare «dalle slide ai fatti, a
cominciare proprio dal Consiglio Ue dedicato, tra l'altro, agli
obiettivi climatici».
Negativo, intanto, il commento di Green Italia sulla
decisione di Bruxelles di non prendere decisioni. «Oggi l’Europa e la
sua rappresentanza politica smarriscono la propria vocazione di
leadership sul tema della lotta al cambiamento climatico. Le conclusioni
del vertice dei Capi di Stato e di Governo Ue in merito agli obiettivi
per clima ed energia 2030 non hanno portato ad alcuna presa di posizione
definitiva in termini di target - commentano Monica Frassoni e
Francesco Ferrante, esponenti di Green Italia - Questa è la conferma che
la lobby industriale fossile ha convinto alla frenata i leader europei,
insistendo sul vecchio (e ingiustificato) modo di pensare secondo il
quale azione per il clima e ripresa economica sarebbero in
contraddizione».
fonte: www.ecodallecitta.it