mercoledì 24 aprile 2019

Dalla gomma riciclata nascono asfalti “silenziosi” e resistenti

Le strade del futuro e le tecnologie per realizzarle in un convegno organizzato da Università di San Marino, AASLP ed Ecopneus



















Le più aggiornate tecnologie ecosostenibili a disposizione per avere strade meno rumorosepiù durevoli, maggiormente resistenti ai dissesti, con aderenza e drenaggio dell’acqua ottimali, grazie anche all’impiego del polverino di gomma riciclata dei Pneumatici Fuori Uso. È quanto verrà affrontato durante il seminario “Pavimentazioni a elevate prestazioni e ridotto impatto ambientale”, organizzato dal corso di laurea in Ingegneria Civile dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino insieme all’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici-AASLP ed Ecopneus, società senza scopo di lucro che gestisce raccolta, trasporto e trattamento di circa 220.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso ogni anno. Fra i suoi scopi, che includono la promozione e il supporto delle applicazioni della gomma riciclata, il contributo all’impiego di pavimentazioni stradali capaci di coniugare prestazioni meccaniche di alto livello con ricadute positive per la collettività in termini di riduzione del rumore e sostenibilità ambientalegrazie appunto all’impiego di materiali riciclati.

Ad oggi in Italia, sono oltre 470 i km/corsia realizzati con asfalti modificati con l’aggiunta di polverino di gomma da PFU: pavimentazioni stradali dalle prestazioni meccaniche migliori rispetto ai bitumi convenzionali, che durano fino a tre volte di più e in grado inoltre di ridurre il rumore generato dal passaggio dei veicoli fino a 7dB. Una soluzione che consentirebbe alla Pubblica Amministrazione di investire ottimamente le risorse per le infrastrutture stradali, riducendo i disagi per gli utenti ed utilizzando un materiale dalle elevate prestazioni, 100% made in Italy.

L’incontro, in calendario giovedì 18 aprile alle ore 8:30 nella Sala Montelupo di Domagnano (San Marino), vede fra i principali obiettivi la creazione di un network per lo scambio di conoscenze ed esperienze tra i diversi attori della filiera del settore stradale, con un’opera di sensibilizzazione sull’impiego di tecnologie e materiali innovativi. Attività già intrapresa negli ultimi anni sul territorio, dal Corso di Laurea sammarinese in Ingegneria Civile insieme all’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici. Ai partecipanti verrà offerta una panoramica delle tecniche disponibili sul mercato italiano per combinare elevate prestazionifonoassorbenza e impiego di materiali ad alto valore ambientale. Inoltre, progettisti ed enti gestori avranno modo di presentare e condividere le loro esperienze provenienti da recenti realizzazioni e non solo.

fonte: www.rinnovabili.it

Dalla green economy in 5 anni 800mila nuovi posti di lavoro e 682 miliardi di Pil

I calcoli della Fondazione per lo sviluppo sostenibile sull'impatto al 2025 di maggiori investimenti in rinnovabili, efficienza energetica, riduzione dei rifiuti, rigenerazione urbana e mobilità sostenibile.




















Circa 190 miliardi di investimenti con 682 miliardi di aumento della produzione, 242 mld di valore aggiunto e circa 800.000 nuovi posti di lavoro al 2025. Questi sono i benefici che l’economia italiana potrebbe ottenere, puntando su obiettivi di sostenibilità tra cui uno sviluppo delle rinnovabili e una riduzione dei consumi energetici in linea con la sfide climatiche globali.
Il calcolo arriva da un nuovo rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile “Rilanciare l’economia e l’occupazione in Italia con misure e politiche al 2025 per 5 obiettivi strategici di green economy”, presentato a Roma in occasione del Meeting di primavera, in preparazione degli Stati generali della green economy del 2019 (allegato in basso).
Uno studio nel quale, in collaborazione con gli economisti di Cles Srl, si sono calcolati gli impatti economici dell’azione su 5 sfide: oltre alla citata crisi climatica, da affrontare con rinnovabili ed efficienza energetica, il necessario cambiamento verso l’economia circolare, il miglioramento delle città con un programma di rigenerazione urbana e infine un percorso per una mobilità sostenibile.
Ecco una sintesi degli obiettivi, delle misure per raggiungerli e dei loro impatti economici e occupazionali:
Primo obiettivo: una più efficace riduzione dei consumi di energia in edifici, scuole e uffici ristrutturando 35 milioni di metri quadrati di cui un terzo a bassissimi consumi energetici.
Oltre il 40% dei consumi energetici finali in Italia, spiega il rapporto, è riconducibile al settore residenziale e terziario: si tratta del comparto più energivoro del Paese. Per compiere questa vasta operazione di risparmio energetico sia su edilizia pubblica che privata sono necessari investimenti pari a 19,3 mld in sei anni (8 mld per i pubblici e 11,3 mld per i privati).
I primi – si suggerisce – potrebbero essere finanziati spostando l’intera dotazione del conto termico su questi interventi. Per quanto riguarda il settore privato, abitazioni e uffici, si potrà continuare ad utilizzare il meccanismo dell’ecobonus che potrebbe arrivare a finanziare il 75% degli interventi.
Questi dovrebbero essere affiancati per la parte rimanente (25%) delle ristrutturazioni energetiche profonde da un meccanismo di prestito agevolato alimentato dal Fondo nazionale per l’efficienza energetica, integrandolo ed estendendolo fino al 2025.
Questi investimenti – si stima – creerebbero un incremento della produzione quantificabile in circa 62,7 mld di €, un incremento del valore aggiunto di circa 23,4 mld€ e 130.600 nuovi occupati al 2025.
Secondo obiettivo: un forte aumento delle rinnovabili elettriche, termiche e nei carburanti, arrivando al 2025 a 2 Mtep per allinearsi agli obiettivi di Parigi (vedi grafico sotto, che propone una traiettoria di crescita ben più ambiziosa del PNIEC).
Al 2025 – si propone – le rinnovabili elettriche dovrebbero raggiungere il 50% dei consumi, le rinnovabili termiche dovrebbero aumentare di circa il 33% e bisognerebbe alzare il tetto per il biometano fino a 1,5 miliardi di metri cubi, con investimenti totali pari a 104 mld€ al 2025.
Per raggiungere questi obiettivi, secondo gli autori dello studio, è necessario rendere più efficaci le normative e le procedure esistenti, a partire dalla semplificazione degli iter di sostegno e di autorizzazione degli impianti e infrastrutture, e sono necessari strumenti economici idonei.
Per finanziare la parte non coperta dai meccanismi esistenti, lo studio propone di istituire un Fondo nazionale per la transizione energetica alimentato da diverse fonti: i proventi dell’Ets, parte dei sussidi ambientalmente dannosi, l’introduzione di un sistema di carbon pricing, utilizzando parte dei proventi anche per ridurre il prelievo sul lavoro, da applicare anche al contenuto di carbonio dei prodotti importati con una climate border tax.
Queste misure e questi investimenti creerebbero un incremento della produzione di 335,7 mld€, un valore aggiunto di 115,8 mld€ e un aumento dell’occupazione di 312.000 unità al 2025:
Terzo obiettivo: realizzare un rapido cambiamento verso l’economia circolare aumentando il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti, promuovendo riparazioni e leasing.
Recependo e attuando il pacchetto di Direttive europee in materia di rifiuti e di economia circolare, l’Italia dovrebbe anticipare al 2025 l’obiettivo europeo del 60% di riciclo di rifiuti urbani e assimilati fissato al 2030, attraverso una raccolta differenziata di oltre il 70%. Portare il riutilizzo e la preparazione per il riutilizzo al 10% dei rifiuti urbani. Anticipare al 2025 l’obiettivo europeo del 70% in peso di riciclo degli imballaggi fissato al 2030 e gli obiettivi di riciclo delle diverse filiere, con particolare attenzione al 55% delle plastiche. Aumentare la raccolta della frazione organica dei rifiuti urbani, adeguare la disponibilità degli impianti e migliorare almeno il 50% degli impianti esistenti per la produzione di biometano. Da aumentare, all’80%, anche il riciclo dei rifiuti speciali. E ancora: migliorare il riciclo di qualità degli inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti. Aumentare il riutilizzo dei rifiuti speciali. Incrementare al 2025 il settore delle riparazioni del 25% e quello del leasing del 15%.
Questo cambio di passo, si spiega, ha bisogno di alcuni adeguamenti normativi (normativa End of Waste, più consistente applicazione del Gpp, semplificazioni), insieme ad un rapido recepimento del nuovo pacchetto di Direttive.
Gli investimenti per queste misure sono quantificati in 11,1 mld e genererebbero un incremento della produzione quantificabile in oltre 104,5 mld€, un valore aggiunto di 38,5 mld e oltre 149.000 occupati al 2025.
Quarto obiettivo: una migliore qualità della città con un programma di rigenerazione urbana.
Le città più avanzate e dinamiche nel mondo – si premette – sono quelle che hanno puntato su programmi di rigenerazione urbana secondo il modello delle green city. Il nuovo Programma di rigenerazione urbana per il periodo 2020-2025 dovrebbe essere fondato su una strategia integrata per le diverse politiche settoriali, attraverso il recupero delle aree dismesse, la manutenzione del patrimonio edilizio, l’housing sociale, misure di adattamento climatico, infrastrutture verdi.
Per raggiungere questi obiettivi si potrebbe utilizzare uno strumento simile al Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie, con un nuovo bando che ripartisca fra lo Stato e le Regioni 2 miliardi di euro l’anno dal 2020 al 2025.
Il programma permetterebbe una crescita della produzione di oltre 93 mld€, un valore aggiunto di oltre 35 mld€ e nuova occupazione di oltre 96.000 unità al 2025.
Quinto obiettivo: una mobilità urbana più sostenibile per abbattere smog e congestione.
Per passare a un nuovo sistema di mobilità occorre incrementare la mobilità condivisa, sia quella dei mezzi pubblici con un consistente rinnovo del parco autobus e almeno 4.000 Km di nuove corsie preferenziali, sia potenziando i sistemi innovativi di sharing mobility. Occorre inoltre potenziare la mobilità ciclo pedonale realizzando, entro il 2025, 13.000 km di nuove piste ciclabili e promuovere l’elettrificazione dei veicoli estendendo fino al 2025 l’incentivo previsto dalla legge di bilancio 2019 non solo alle auto e agli scooter ma anche ai veicoli commerciali leggeri, ai quadricicli e alle biciclette.
Questo piano che prevede un investimento di 26 mld potrebbe produrre un incremento della produzione pari a circa 86 mld€, del valore aggiunto di 29 mld€ e un aumento dell’occupazione di oltre 111.000 unità di lavoro al 2025.
fonte: https://www.qualenergia.it

martedì 23 aprile 2019

ENEA: la transizione energetica italiana è ferma













Gli obiettivi di riduzione dei consumi (e delle emissioni) individuati nel recente Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNEC), in linea con i target europei al 2030, richiedono una forte accelerazione nel disaccoppiamento tra energia ed economia.


I dati riportati nella prima analisi trimestrale 2019 del sistema energetico, elaborata dall’ENEA, mostrano come nel 2018 la domanda di energia in Italia sia risultata in linea con la crescita dell’economia; in altre parole, l'intensità energetica (consumi di energia per unità di PIL) è rimasta sostanzialmente invariata, confermando lo stop ai cali registrati negli anni precedenti al 2017. E anche i consumi finali di energia sembrano essere tornati su un trend di crescita rispetto al punto minimo raggiunto nel corso del 2014, soprattutto per l'aumento della domanda di prodotti petroliferi nel settore trasporti.


Si tratta di numeri che secondo l'ENEA, in un’ottica di più lungo periodo, rischiano di rendere sempre più complicato per il nostro Paese il raggiungimento degli obiettivi Ue al 2030. Difficoltà che sono in qualche modo riassunte dall’indice sintetico della transizione energetica ISPRED elaborato dall’ENEA, che nel 2018 presenta un nuovo significativo peggioramento rispetto all’anno precedente (-8%). Si tratta del quarto peggioramento consecutivo su base annuale, dopo il massimo raggiunto nel 2014.

L'indice ISPRED - lo ricordiamo - è composto di 3 indicatori fondamentali: sicurezza energetica, prezzi e decarbonizzazione. L'analisi effettuata dall'ENEA sull’evoluzione temporale di questi 3 indicatori "consolida la conclusione che l’obiettivo di uno sviluppo equilibrato e sinergico delle diverse componenti del trilemma energetico ... sembra lontana dal realizzarsi." Continuano infatti a susseguirsi fasi nelle quali il miglioramento su un aspetto si accompagna al peggioramento su altri.

Negli ultimi 3 anni, è stato il fattore decarbonizzazione a incidere maggiormente sul peggioramento dell'ISPRED. Nonostante il dato positivo del lieve calo delle emissioni di CO2 registrato nel 2018 rispetto all'anno precedente (-2%), in disaccoppiamento con i consumi di energia, la distanza fra le emissioni stimate a fine 2018 e quelle corrispondenti alla traiettoria coerente con gli obiettivi 2030 "è sui massimi dell’ultimo decennio, particolarmente nel caso delle emissioni dei settori non-ETS (trasporti, civile e industria non energivora)."


Va considerato, inoltre, anche il forte rallentamento che da alcuni anni interessa il settore delle rinnovabili, "che se continuassero a seguire la traiettoria degli ultimi anni si fermerebbero ben al di sotto del 30%, obiettivo fissato per il 2030 nel recente PNEC." Secondo le stime preliminari dell'ENEA, a fine 2018 la quota di FER sui consumi finali dovrebbe risultare pari a circa il 18%, con una buona probabilità di riduzione rispetto all'anno precedente.

Riferimenti

Analisi trimestrale del sistema energetico italiano n. 1/2009
il rapporto dell'ENEA


fonte: www.nextville.it

Tg3Umbria - 40°Discesa Internazionale del Tevere - 25 Aprile_1 Maggio 2019






Tg3Umbria

Gli “svuota cantine”: a Milano un tavolo per integrarli nella raccolta formale dei rifiuti

L’assessore all'ambiente Granelli apre al confronto con gli operatori informali: “Amsa fa tanto e non si può chiedere di più, ma bisogna evitare il degrado quindi lavoriamo insieme osservando le regole”



















Quale futuro per gli attori dell'economia informale dei rifiuti che dà da mangiare a tante persone e limita disagio e povertà? I cosiddetti “svuota cantine”, gli operatori non professionaliche su chiamata passano a ritirare gli ingombranti oppure girano nei quartieri alla ricerca di oggetti e materiali abbandonati, non sono più ignorati dai comuni come qualche tempo fa.
Si tratta di persone che con il loro lavoro evitano lo smaltimento di centinaia di tonnellate di rifiuti e, se regolarizzati, oltre a lavorare con maggiore dignità e tutele potrebbero garantire introiti consistenti alle casse delle pubbliche amministrazioni. A Milano sarà finalmente avviato un tavolo di lavoro sulla questione, che vedrà confrontarsi operatori informali, il comune e l'Amsa. L'annuncio è stato dato qualche settimana fa al quartiere Giambellino, nel corso del dibattito “Dai rifiuti nascono idee” insieme ad Amsa e all’assessore all'Ambiente, Marco Granelli.
Il mercato dell’usato in Italia è fonte di sostentamento per diverse famiglie, che oltre a garantirsi un reddito onesto riescono a riscattarsi da situazioni di degrado e marginalità. Sono circa 50.000 le micro-attività coinvolte e 80.000 le persone che si adoperano per ridare una nuova vita agli oggetti inserendoli nel circuito del riutilizzo. La stima, tra regolari e non, è stata fatta dalla Rete ONU (Operatori Nazionali dell’Usato) che da tempo denuncia la necessità che le amministrazioni comunali regolarizzino gli operatori informali a fronte di un sistema normativo che negli anni è diventato sempre più rigido.
Quelli che non riescono a formalizzare l’attività continuano comunque a lavorare e spesso utilizzano mezzi di fortuna; non hanno accesso alle isole ecologiche e abbandonano il materiale scartato. L’anno scorso aveva fatto notizia il caso di uno “svuota cantine” a Roma, che era stato denunciato per trasporto e sversamento non autorizzato di rifiuti speciali e al quale era stata comminata una multa di 3.700 euro, oltre al sequestro del mezzo.
 “Il problema non si combatte con le sanzioni. Bisogna offrire delle alternative a chi riesce a vivere di questo lavoro e vuole mettersi in regola”. Lo sostengono Pietro Luppi, direttore del Centro di Ricerca Occhio del Riciclone, e Mario Fedele, presidente del Consorzio Equo.
Le procedure di accesso per diventare operatori professionali sono rigide e i costi da sostenere sono troppo alti rispetto ai guadagni. Ma sempre più amministrazioni comunali riconoscono un ruolo agli informali considerando la situazione di disagio in cui vivono e l’utilità del loro lavoro che sottrae alle discariche e agli inceneritori quantitativi di rifiuti non indifferenti.   
Torino, città pioniera su questo fronte anche se oggi sembra voler tornare sui propri passi, il comune consente a circa 500 operatori di vendere e scambiare oggetti al secolare mercato del Balon, dietro la presentazione di un’istanza e il pagamento di  un contributo per la copertura del canone di occupazione del suolo pubblico, della tassa giornaliera per la raccolta dei rifiuti e di eventuali costi aggiuntivi per la pulizia dell’area. Nel capoluogo piemontese l’economia informale evita centinaia di tonnellate di rifiuti e versa nelle casse della pubblica amministrazione più di 120 mila euro all’anno. (Cfr. Rete ONU e Rapporto Nazionale sul riutilizzo 2018).  
 “Chi raccoglie ferro riesce a viverci e a uscire dalla devianza. Quando un rom ottiene l’autorizzazione la mostra con orgoglio agli altri del gruppo”, dice Mario Fedele, presidente del Consorzio Equo che conta 600 soci91 punti di raccolta autorizzati in tutta Italia e ha all’attivo ben 400 tonnellate di ferro recuperate. “Seguiamo i nostri soci in tutto, dalle pratiche per l’iscrizione all’Albo dei gestori alla tenuta dei formulari e diamo lavoro a tante persone”.
Bisogna abbassare le barriere di accesso per chi vuole svolgere questi mestieri” - dice Pietro Luppi-“la repressione non risolverà il problema degli abbandoni, bisogna, invece, offrire alternative e facilitare l’accesso degli sgombratori ai centri di raccolta comunale”.
Sono tutte questioni aperte che troverebbero le giuste risposte nelle quattro proposte di legge, in esame alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive, con contenuti assimilabili che vanno dall’istituzione del Consorzio nazionale del riuso  alla regolamentazione e incentivazione della compravendita dell’usato e un percorso di formazione per gli operatori.
Nell’Unione Europea nel 2014 – spiega Luppi - è stata avviata una riflessione sugli operatori informali. In Serbia nel 2018 l’87% del recuperabile è stato raccolto dagli operatori informali. In America latina gli informali vengono coinvolti nella raccolta dei rifiuti ed è anche previsto un sistema di ricompensa con la formalizzazione delle mance e il “micro-franchising” come sostegno. In particolare in Brasile per fare la raccolta differenziata bisogna necessariamente rivolgersi ai riciclatori informali”. 

APPA Trento partecipa ad Ortinparco 2019 – “Orti e Giardini per affrontare il cambiamento climatico”

Torna dal 25 al 28 aprile nello storico Parco delle Terme di Levico, a Levico Terme, in Valsugana - Trentino, Ortinparco, il festival degli orti e dei giardini giunto ormai alla sedicesima edizione. APPA Trento propone un itinerario didattico con la possibilità di ammirare i principali alberi ed osservare le gravi perdite subite a seguito dell'uragano dello scorso ottobre.
























Torna dal 25 al 28 aprile nello storico Parco delle Terme di Levico, a Levico Terme, in Valsugana – Trentino, Ortinparco, il festival degli orti e dei giardini giunto ormai alla sedicesima edizione. Ortinparco avrà luogo nel più importante parco della Provincia di Trento, un parco asburgico che copre un’area di 12 ettari e ospita maestosi alberi di specie autoctone ed esotiche. A fine ottobre 2018 le Alpi sono state investite da un’ondata di maltempo eccezionale che ha causato gravi danni al patrimonio boschivo. Anche il parco delle Terme di Levico è stato colpito, con un bilancio di 180 alberi monumentali caduti. La rinascita del parco avverrà con un progetto di reimpianto degli alberi e confermando le iniziative di animazione culturale, prima fra tutte Ortinparco con orti e giardini di che saranno allestiti in forma modulare: orticoltura e giardinaggio per tutti in spazi ridotti, idee e azioni concrete per l’autoproduzione sostenibile e responsabile.
Ortinparco è anche esposizione e vendita di piante da giardino, piante orticole e prodotti derivati e trasformati a cura di vivaisti, aziende agricole e artigianali.
Maggiori informazioni e programma dettagliato su: 
http://www.naturambiente.provincia.tn.it/evidenza/pagina92.html
fonte: http://www.snpambiente.it

Fukushima: al via il recupero di 566 barre di combustibile nucleare dal reattore 3

La società che gestisce l’impianto danneggiato dallo tsunami del 2011 ha annunciato l’avvio del recupero di combustibile nucleare: termine delle operazioni previsto per il 2021.




















Iniziate le operazioni di rimozione del combustibile nucleare dalla centrale di Fukushima, in Giappone. A otto anni di distanza dallo tsunami che investì la costa della regione di Tohoku causando quasi 16 mila vittime e una delle crisi nucleari più gravi dopo il disastro di Chernobyl, la società incaricata della gestione dell’impianto Daiichi, la Tokyo Electric Power (Tepco) ha annunciato l’inizio della rimozione dei primi 566 complessi di combustibile nucleare (usati e non) stoccati all’interno del reattore n°3.

Si tratta della prima operazione di recupero del combustibile dalla data del disastro. Gli operatori della Tepco utilizzeranno apposite bracci robotizzati telecomandati a distanza di 500 metri per estrarre le barre di biossido d’uranio e di Mox (uranio e ossido di plutonio) dalle piscine di raffreddamento dell’edificio 3 per poi reinserirle in un contenitore protettivo. L’intero processo dovrà avvenire sott’acqua per prevenire il rischio di perdite radiottive. Secondo Tepco, la rimozione di tutte le 566 barre di combustibile verrà completato entro marzo 2021.


La stessa operazione verrà effettuata anche sui reattori 1 e 2 della centrale e dovrebbe arrivare a completamento entro il 2023. Nel 2014, la Tepco ha portato a termine la rimozione di tutte le 1.535 unità di combustibile nucleare stoccate nel reattore 4, uno dei più danneggiati dallo tsunami. La messa in sicurezza degli impianti nucleari è prevista entro i prossimi 40 anni.

L’annuncio della Tepco è arrivato il giorno seguente l’invito del primo ministro, Shinzo Abe, a ripopolare i dintorni della centrale di Fukushima. A marzo, il Governo nipponico aveva revocato l’ordine di evacuazione per la città di Okuma, uno dei due centri abitati più vicini alle centrali di Fukushima, ma al momento solo 367 residenti su 10.341 (il 3,5%) risulta rientrato nelle proprie case.

fonte: www.rinnovabili.it