venerdì 27 novembre 2020

I #Seminari del #CRURZ - #Compostaggio domestico in città e in campagna: Una scelta strategica per azzerare i rifiuti - #Diretta

 a cura di Federico Valerio

 





#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Sulla plastica il fallimento delle multinazionali

 

A partire dal 2018 più di duecentocinquanta aziende, incluse le più grandi multinazionali degli alimenti, delle bevande e dell’igiene domestica e personale (Coca Cola, Pepsi, Nestlé, Unilever, L’Oreal e Colgate-Palmolive solo per citarne alcune), si sono impegnate volontariamente per una “New Plastics Economy”.
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Ellen MacArtuhr, mira a intervenire su uno dei problemi ambientali dei nostri tempi: l’inquinamento da plastica. L’impegno prevede per esempio di eliminare, entro il 2025, gli imballaggi in plastica non riciclabili e non necessari, fare in modo che tutti gli imballaggi in plastica messi in commercio siano riutilizzabili, riciclabili o compostabili, incrementare l’utilizzo di plastica riciclata fino al 30 per cento.

Ma quali sono stati i risultati raggiunti finora? A nostro avviso insignificanti, e lo certifica proprio il rapporto della fondazione Ellen MacArtuhr che valuta i progressi annuali delle aziende. Un esempio su tutti l’impiego di plastica vergine che è diminuito solo dello 0,1 per cento rispetto all’anno precedente, mentre il ricorso ad imballaggi riutilizzabili è cresciuto pochissimo, praticamente con la stessa variazione percentuale. Meno di un quinto della plastica non necessaria e più problematica per il riciclo è stata eliminata dalle aziende e anche l’uso di plastica riciclabile (che ha raggiunto i due terzi della produzione delle multinazionali) non può essere considerato un traguardo rassicurante per noi e per il Pianeta. Questo perché, anche se un imballaggio è tecnicamente riciclabile, non è detto che venga effettivamente riciclato.

Lo confermano i numeri del riciclo che, nonostante gli sforzi e gli investimenti in tutto il mondo, sono ben distanti dal farci considerate la riciclabilità e il riciclo come una soluzione concreta per risolvere il problema.

Questi risultati certificano, ancora una volta, come le aziende continuino a basare le loro politiche ambientali in fatto di plastica su false soluzioni che permetteranno di perpetuare il loro attuale modello di business, fondato sullo sfruttamento dei combustibili fossili, con cui continuano a riempire di questo materiale le nostre vite e il nostro Pianeta.

Le aziende hanno concentrato i loro interventi sulla riciclabilità degli imballaggi e sull’aumento di materiale riciclabile, tralasciando completamente gli obiettivi più importanti, come il ricorso allo sfuso e l’impiego di contenitori riutilizzabili. E mentre mettono in campo martellanti operazioni di greenwashing i governi decidono di non intervenire. Potrebbero, per esempio, incentivare chi sceglie di adottare modelli di consegna dei prodotti basati sullo sfuso o sulla ricarica, oppure imporre tasse per le aziende meno virtuose e che con il loro modello di business basato sull’usa e getta continuano ad essere la vera causa scatenante dell’inquinamento globale da plastica. E invece poco o nulla.

In Italia, per esempio, abbiamo un concreto esempio di inazione politica: la Plastic tax la cui entrata in vigore continua a essere procrastinata da parte del governo. Una vicenda emblematica della mancanza di coerenza e assunzione di responsabilità da parte della politica ma anche di aziende che continuano a rinviare un cambiamento necessario.

Eppure, la pandemia che stiamo vivendo avrebbe dovuto spingerci a modificare il rapporto uomo-natura e favorire una riconversione green della nostra economia, in cui la tutela del Pianeta e delle persone venga prima del profitto di pochi. A maggior ragione considerando il contesto attuale in cui abbiamo già dovuto necessariamente aumentare l’uso di plastica monouso per i dispositivi di protezione individuale, indispensabili per proteggerci dal virus.

Questo avrebbe dovuto spingere aziende e governi a diminuire drasticamente la produzione delle altre tipologie di plastica non necessarie e indispensabili. Invece così non è stato. Solo con azioni concrete e incisive, e non di greenwashing, insomma diverse da quelle che le multinazionali continuano a proporre, riusciremo a creare un Pianeta più pulito e più sano.

fonte: www.huffingtonpost.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Tavolo Riuso: Alla scoperta delle Officine Creative Torino

 











Lara delle Officine Creative Torino Cecchi Point racconta quello che accade all'interno di questa realtà



fonte: Tavolo del Riuso


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

giovedì 26 novembre 2020

Aamps Livorno. Centro del riuso: ultimati i lavori e affidata la gestione del servizio

 

La struttura presente in via Cattaneo sarà presto aperta alla cittadinanza. Importanti benefici per l’ambiente e non solo.


Disfarsi di un bene usato, come un mobile ammaccato, un elettrodomestico rumoroso oppure un tappeto sfilacciato, sarà presto ancora più facile per i livornesi ed assumerà una particolare valenza non solo ambientale ma anche economica e sociale.

I lavori per la costruzione del primo Centro del riuso in via Cattaneo sono da poco terminati e si è resa disponibile una superficie coperta complessiva di 690 mq. Di questi 275 mq. saranno destinati all’esposizione interna dei beni riutilizzabili, 150 mq. all’esposizione esterna e la restante superficie verrà destinata ai laboratori didattici e a quelli per la riparazione delle biciclette, dei mobili, degli abiti-tessuti e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

I cittadini potranno accedere alla struttura sia per la consegna dei beni sia per visitare le aree espositive e acquistare prodotti. Le famiglie socialmente svantaggiate, che verranno segnalate dai servizi sociali dell’amministrazione comunale, potranno chiedere i beni riutilizzabili e riceverli in dono. Nello spazio “biblioteca degli oggetti” saranno rese disponibili varie attrezzatture che potranno essere chieste e riportate dopo l’uso.

Ad occuparsi della gestione del nuovo Centro del riuso sarà un pool di associazioni e cooperative sociali individuato da AAMPS a seguito di un bando pubblico: coop. “Brikke Brakke” (capofila), Arci Livorno, ass. Ippogrifo, Fondazione Caritas, coop. “Cuore”, coop. “Pegasonetwork”, coop. “Ulisse”, ass. “Il Mandolino”.

Si tratta di soggetti con esperienze e attitudini diversificate il cui progetto, con il supporto di personale qualificato (17 soci lavoratori, 5 soci volontari), punta a cogliere i seguenti obiettivi:
ridurre la quantità dei rifiuti promuovendo il riutilizzo dei beni e prolungandone il ciclo di vita oltre le necessità del primo utilizzatore
sostenere la cultura del riuso dei beni a vantaggio della tutela ambientale e della solidarietà sociale
educare e sensibilizzare al superamento della cultura dell’«usa e getta»
consentire alle fasce più deboli di ottenere gratuitamente una certa quantità di beni usati ma ancora funzionanti

“Siamo molto soddisfatti – commenta Raphael Rossi, amministratore unico di AAMPS – per aver portato a termine il percorso di affidamento di un importante servizio pubblico a favore della collettività e dell’ambiente. Con l’assessorato all’Ambiente del Comune di Livorno puntiamo a ridurre progressivamente i volumi dei rifiuti solidi urbani con varie iniziative e azioni concrete. Il nuovo Centro del riuso permetterà che ingenti quantitativi di beni vengano riutilizzati e si eviterà che diventino rifiuti destinati a trattamenti meno sostenibili perché difficilmente riciclabili. La prevenzione e riduzione dei rifiuti – conclude Rossi – è il primo passo nella gestione degli stessi”.

Per informazioni: 800031266 (da rete fissa), 0586416348 (da rete mobile), info@aamps.livorno.it, www.aamps.livorno.it, facebook/app (“Aamps Livorno”).

fonte: www.aamps.livorno.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Le stoviglie in bambù e canna da zucchero, resistenti e che si decompongono in soli 60 giorni

Un gruppo di scienziati della Northeastern University di Boston ha progettato un set di stoviglie “green” realizzate con il bambù e gli scarti della canna da zucchero. Pratiche, funzionali ed economiche potrebbero diventare un’ottima alternativa alla plastica usa e getta.










Considerato che il nostro pianeta è invaso dai rifiuti di plastica e che l’utilizzo di questo materiale è sempre più insostenibile, sono in tanti a cercare e sperimentare delle valide alternative. A differenza della plastica tradizionale, che richiede centinaia di anni per degradarsi, l’invenzione di questo team di ricercatori si compone di un materiale non tossico ed ecologico che impiega solo 60 giorni per decomporsi completamente.

Il nuovo set di stoviglie, opera del team guidato da Hongli Julie Zhu della Northeastern University e presentato in un articolo apparso sulla rivista Matter, è realizzato in bambù insieme ad uno dei più grandi prodotti di scarto dell’industria alimentare: la bagassa, nota anche come polpa di canna da zucchero.


“È difficile vietare alle persone di utilizzare contenitori monouso perché sono economici e convenienti. Ma credo che una delle buone soluzioni sia utilizzare materiali più sostenibili, materiali biodegradabili per realizzare questi contenitori monouso” ha dichiarato Hongli Julie Zhu.

Ed era proprio questo l’obiettivo della ricerca. Avvolgendo insieme fibre di bambù lunghe e sottili con fibre di bagassa corte e spesse così da formare una rete fitta, il team è riuscito a modellare diversi tipi di contenitori che sono abbastanza resistenti da contenere liquidi come fa la plastica ma in maniera decisamente più sostenibile. Questi infatti iniziano a decomporsi dopo essere stati nel terreno per 30-45 giorni e perdono completamente la loro forma dopo due mesi.



@ Matter


@ Ruby Wallau/Northeastern University

Per aumentare la resistenza all’olio e all’acqua delle stoviglie, garantendone anche la robustezza da bagnate, i ricercatori hanno aggiunto ai materiali anche l’alchil chetene dimero (AKD), una sostanza chimica ecologica ampiamente utilizzata nell’industria. Con l’aggiunta di questo ingrediente, le nuove stoviglie hanno superato i contenitori commerciali biodegradabili per alimenti, come altre stoviglie a base di bagassa e cartoni per uova, in termini di resistenza meccanica, resistenza ai grassi e non tossicità.


Le stoviglie così realizzate hanno anche un altro vantaggio: il processo di produzione emette il 97% in meno di CO2 rispetto ai contenitori di plastica disponibili in commercio e il 65% in meno di CO2 rispetto ai prodotti in carta e plastica biodegradabile.

Il prossimo passo per il team è rendere il processo di produzione più efficiente dal punto di vista energetico in modo da ridurre ulteriormente i costi così da poter competere in tutto e per tutto con la plastica.

Fonti: Matter


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

RIBES, rinnovabili e biodiversità fluviale al centro del progetto di ricerca

 

l progetto europeo RIBES, coordinato dal Politecnico di Torino, intende trovare soluzioni innovative per rendere la produzione di energia idroelettrica più compatibile con la biodiversità fluviale. Intervista al prof. Claudio Comoglio, coordinatore del progetto.


Un progetto di ricerca per rendere la produzione di energia idroelettrica più rispettosa della biodiversità fluviale. Si chiama RIBES- RIver flow regulation, fish BEhaviour and Status”, ed è voluto dall'Unione Europea. In Italia è coordinato dal Politecnico di Torino e vanta un obiettivo ambizioso: trovare soluzioni innovative per incrementare, da un lato, la produzione di energia da fonti rinnovabili come l'idroelettrico e per tutelare, dall'altro, gli habitat acquatici sempre più a rischio.

Per conoscere RIBES più a fondo e da vicino, abbiamo rivolto alcune domande al prof. Claudio Comoglio, docente del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino e coordinatore del progetto.

Da dove nasce l'esigenza di orientare l'innovazione nel campo dell'idroelettrico in modo che si accompagni alla tutela della biodiversità fluviale?

L’attività di ricerca prevista nel progetto RIBES si inserisce in uno scenario in cui di fatto sussiste un conflitto tra gli obiettivi di due strategie europee inerenti la tutela della biodiversità e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Da un lato, nel 2016 le serie preoccupazioni relative alla continua perdita di biodiversità, al degrado degli ecosistemi acquatici e al mancato raggiungimento degli obiettivi della Strategia della UE per la Biodiversità 2020 hanno portato all’ urgente adozione di una nuova Risoluzione per l’attuazione di misure di ripristino degli ecosistemi; dall’altro, nel 2018 la UE ha incrementato al 32% gli obiettivi vincolanti di produzione di energia da fonte rinnovabile, dando così ulteriore impulso al settore idroelettrico per la realizzazione di nuovi impianti e l’ottimizzazione di quelli esistenti. In questo contesto, il progetto RIBES si propone di identificare soluzioni tecniche innovative che consentano di rendere maggiormente compatibili gli impianti idroelettrici e le opere di prelievo da corsi d’acqua.

Che impatto hanno infrastrutture come dighe e sbarramenti sull'ittiofauna e sugli ecosistemi fluviali?

Questa tipologia di manufatti in alveo determina la frammentazione della continuità del corso d’acqua, impedendo a numerosi organismi acquatici di avere accesso alle porzioni d’alveo in cui sono presenti habitat fondamentali per il loro ciclo vitale. In particolare i pesci, nel corso dell’anno e nell’arco della loro vita, compiono diversi spostamenti lungo i corsi d’acqua per trovare zone con adeguata disponibilità di risorse alimentari, aree idonee alla riproduzione ed allo sviluppo degli stadi giovanili e aree con condizioni idonee per superare periodi caratterizzati da condizioni ambientali particolarmente critiche. Dighe e sbarramenti impediscono tali dinamiche bidirezionali (da valle verso monte e viceversa), determinando un impatto significativo sulle popolazioni delle diverse specie. Inoltre, tali manufatti alterano le condizioni idrodinamiche del corso d’acqua (rilascio a valle di portate ridotte, creazione di ampie aree a ridotta velocità della corrente ed elevata profondità nell’invaso di monte), andando così a modificare drasticamente gli habitat precedentemente idonei alla presenza delle diverse specie.

Come è possibile ovviare a questo problema?

La realizzazione di dispositivi denominati “passaggi per pesci” costituisce la principale misura volta a mitigare gli impatti connessi all’interruzione della continuità fluviale presso gli sbarramenti, ed è finalizzata a consentire la libera circolazione alle diverse specie ittiche, ciascuna caratterizzata da diversi comportamenti, capacità natatorie e tempi di migrazione nell’arco dell’anno. Proprio la diversità di comportamento e di capacità natatorie delle numerose specie rende complessa la progettazione di dispositivi efficaci, che siano pienamente funzionali per 365 giorni all’anno e fruibili da tutte le specie, consentendo sia gli spostamenti verso monte che quelli verso valle. Nell’ambito del progetto RIBES, una particolare attenzione sarà pertanto rivolta all’individuazione di soluzioni tecniche innovative che possano rendere maggiormente efficaci tali misure mitigative e migliorare le modalità di monitoraggio della relativa efficacia.

Quali saranno, in breve, le metodologie e gli strumenti che verranno utilizzati?

Le attività di ricerca che saranno sviluppate dal dipartimento DIATI del Politecnico di Torino saranno finalizzate a studiare il comportamento natatorio di diverse specie ittiche migratorie endemiche del bacino padano, al variare delle condizioni idrodinamiche (velocità, turbolenza) presenti all’interno dei passaggi per pesci. In particolare si procederà all’analisi, mediante videoregistrazione, del relativo comportamento natatorio all’interno di un’innovativa canaletta idraulica portatile, che consentirà di effettuare direttamente presso il corso d’acqua esperimenti di laboratorio con condizioni idrauliche controllate. Queste innovative attività sperimentali verranno condotte tramite il MovingLab, il laboratorio mobile sviluppato dal DIATI nell’ambito del progetto cambiamenti_climatici@polito, che sarà direttamente utilizzato in campo lungo diversi corsi d’acqua piemontesi.

Quali obiettivi si propone di raggiungere nello specifico il progetto che porta avanti il Politecnico di Torino?

I risultati delle prove sperimentali forniranno informazioni utili per la tutela delle specie ittiche migratorie endemiche del bacino padano, andando ad incrementare l’attuale limitato stato delle conoscenze scientifiche relativo alla loro ecologia. Costituiranno, inoltre, un fondamentale elemento di input per migliorare gli attuali criteri di progettazione di passaggi per pesci, in modo da rendere tali dispositivi non selettivi e fruibili anche da tali specie minori, le cui popolazioni stanno manifestando un trend di progressivo e rapido declino.

Come previsto dalla struttura dei progetti UE Marie Curie, RIBES prevede percorsi formativi rivolti a 15 giovani ricercatori e ricercatrici nell’ambito dei corsi di Dottorato in 8 Università (Italia, Svezia, UK, Germania, Estonia e Belgio). Ciascuno di loro svilupperà un progetto di ricerca individuale all’interno di un network europeo di Università, enti pubblici, società di consulenza e produttori idroelettrici.

fonte: www.nonsoloambiente.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Il Giro d’Italia evita l’emissione di quasi 200.000 kg di CO2

Con il progetto Ride Green e le scelte di sostenibilità operate da Rcs Sport, come l’energia rinnovabile e la scelta delle auto ibride, i partner hanno contribuito a ridurre significativamente le emissioni.










Da Palermo è scattata la corsa alla maglia rosa, ma la maglia green della sostenibilità il Giro d’Italia l’ha già vinta. Un dato su tutti: grazie a Ride Green, ai suoi partner, e a tutte le scelte di sostenibilità effettuate in questi anni da RCS Sport, con l’edizione 2020 il Giro ha evitato l’emissione di quasi 200mila chili di CO2. Un risultato possibile grazie ad una riduzione dei rifiuti e il loro avvio al riciclo, all’utilizzo di energie rinnovabili e ai motori ibridi per la carovana.

L’analisi si basa sulle ultime cinque edizioni del Giro, quelle in cui è stato realizzato anche il progetto di sostenibilità. Sono stati analizzati indicatori come la riduzione dei rifiuti, l’utilizzo di materiali riciclati e la raccolta differenziata grazie a Eurosintex e GreenTire, l’avvio al riciclo dei materiali separati grazie a Corepla e Ricrea, i trasporti ecologici con auto ibride, l’utilizzo di energia rinnovabile per l’alimentazione delle strutture.

In dettaglio, 1 chilogrammo di carta e cartone avviato a riciclo permette di evitare 1,31 kg di CO2 (dati Comieco), mentre 1 chilogrammo di plastica evita 1,5 kg di CO2 (secondo i dati diffusi da Plasticeurope); 1 chilo di vetro evita 1,1 kg di CO2, 1 kg di alluminio evita ben 6,3 kg di CO2 e 1 kg di acciaio ne evita 1,1 kg di secondo i dati del Politecnico di Milano. Questi dati, combinati con le quantità di materiali raccolti e avviati al riciclo durante le prime cinque edizioni di Ride Green, considerata la diminuzione complessiva dei rifiuti prodotti, l’utilizzo di contenitori Plastica Seconda Vita, solo nella gestione dei materiali ha fatto risparmiare poco meno di 200.000 chili di CO2 per edizione.

Se a questo dato si aggiunge la riduzione ottenuta grazie all’introduzione di 43 mezzi ibridi per la carovana con un ulteriore risparmio di quasi 6mila chili di CO2.

In pratica le emissioni assorbite annualmente da 10mila alberi!

“Anche quest’anno siamo fieri di prendere parte al progetto di RCS Sport e di Cooperativa Erica, che si pone l’obiettivo di raccogliere e differenziare tutti i rifiuti prodotti durante la nuova edizione della corsa rosa-dichiara Annalisa Lazzari, Amministratore Delegato di Eurosintex-. Per vincere questa sfida ambiziosa abbiamo donato oltre 1200 dei nostri contenitori in Plastica Seconda Vita a tutti i Comuni che faranno da tappa al Giro. I contenitori hanno il corpo nero e il coperchio colorato anche per aumentare la durata di vita, il minor consumo di risorse e ottimizzare il processo produttivo del prodotto proprio come chiede la nuova direttiva sull’economia circolare. Tra i pionieri dell’economia circolare già oltre venti anni fa, quando l’idea che i rifiuti potessero diventare una risorsa non era diffusa, Eurosintex è stata la prima azienda a produrre contenitori per la raccolta utilizzando materie plastiche riciclate e rigenerate, certificate oggi dal marchio Plastica Seconda Vita”.

“Greentire ha scelto di affiancare questo evento di portata internazionale per diffondere un messaggio di educazione ambientale sulle attività di raccolta e riciclo che riguardano gli pneumatici a fine vita. Ride Green non solo sensibilizza in merito alla raccolta differenziata, ma anche sull’abbandono dei rifiuti, tra cui purtroppo le gomme delle auto-sottolinea Roberto Bianco, Presidente Greentire-. É un vero spreco perché gli pneumatici a fine vita hanno numerose possibilità per ritornare utili sotto forma di granulato di gomma, e il lavoro di Greentire garantisce la loro seconda vita. Abbiamo scelto il binomio ambiente-sport per condividere con il grande pubblico del Giro d’Italia, tra appassionati e addetti ai lavori, qualità come il lavoro di squadra, la solidarietà, il valore delle cose in comune. Conosciamo bene la forza di volontà generata dallo stesso obiettivo e noi, insieme a Ride Green, speriamo di portare in ogni tappa quello della tutela dell’ambiente”.

“Anche quest’anno Corepla conferma la sua partecipazione a Ride Green, e raddoppia il suo impegno supportando il progetto BiciScuola per trasmettere agli adulti di domani una cultura fondata sui valori della tutela dell’ambiente e del corretto riciclo delle risorse– afferma il Presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo– Crediamo nella sostenibilità di questo grande evento a cui offriamo il nostro impegno concreto per avviare a riciclo bottiglie, stoviglie e altri imballaggi in plastica che verranno raccolti nelle 21 tappe di questa edizione. Gli imballaggi in plastica sono fondamentali nella nostra vita quotidiana e ci accompagnano spesso nelle attività che svolgiamo fuori casa e noi di Corepla siamo impegnati nella ricerca continua di soluzioni per renderli sempre più sostenibili e riciclabili. Quest’anno il Giro d’Italia ha raggiunto un altro importante traguardo: la maglia rosa realizzata per la prima volta in PET riciclato, a sottolineare che i rifiuti in plastica, se ben gestiti, si trasformano in nuovi oggetti belli e utili”.

“L’acciaio è un metallo che si ricicla al 100% e all’infinito –spiega Roccandrea Iascone, responsabile comunicazione di RICREA-, e grazie alla raccolta differenziata può tornare a nuova vita sotto forma di nuovi prodotti: in tema di ciclismo ad esempio con il riciclo di scatolette e barattoli si può realizzare il telaio in acciaio di una bicicletta, con quello di fusti e bombolette una rastrelliera, con il riciclo di tappi corona una chiave inglese. Gli imballaggi in acciaio che da rifiuto diventano nuove risorse rappresentano un esempio concreto di economia circolare, e siamo felici di sostenere il progetto “Bici Scuola” per raccontarlo alle nuove generazioni”.

fonte: www.envi.info


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

mercoledì 25 novembre 2020

È nata Assosharing, l'associazione di categoria della mobilità condivisa

L’associazione, che rappresenta la maggioranza del mercato italiano, vuole proporre delle linee guida per la regolamentazione dell’industry di monopattini, bici, scooter e auto in condivisione











È nata martedì 17 novembre a Roma Assosharing, la prima associazione di categoria del comparto sharing mobility, nata con l’obiettivo di rappresentare un settore che conta oltre 5 milioni di utenti iscritti in Italia. Tra i fondatori, Matteo Tanzilli (Helbiz), Luigi Licchelli (SHARE NOW), Alessio Raccagna (Lime, che da poco gestisce anche il marchio Jump), Andrea Giaretta (Dott) e Alessandro Vincenti (Mimoto). L’associazione, che rappresenta la maggioranza del mercato italiano, vuole proporre delle linee guida per la regolamentazione dell’industry di monopattini, bici, scooter e auto in condivisione.
“Dopo tanti tentativi siamo riusciti a rappresentare una categoria e siamo sicuri che molti altri operatori del comparto si uniranno a noi per dare sempre maggior forza alla mobilità del futuro”, dichiara Matteo Tanzilli, nominato Presidente dell’organizzazione. “Questa attività diventa particolarmente importante in questo momento storico dove il trasporto pubblico locale è stato ridotto in capacità del 50% e occorre incentivare soluzioni alternative che in sicurezza permettano lo spostamento delle persone. Dal prossimo mese verremo auditi della IX commissione trasporti della Camera dei Deputati in merito alle modifiche del codice della strada”.

Tra le istanze che verranno portate di fronte ai tavoli istituzionali vi sono proposte di modifica al Codice della Strada (come l’inserimento delle varie tipologie di servizio sharing), tematiche legate alla sicurezza e al decoro urbano (come la richiesta di diminuire i limiti di velocità dei monopattini elettrici da 25 a 20 km/h nelle aree urbane e la creazione di parcheggi dedicati alla mobilità in condivisione). L’Associazione ha infine in cantiere alcune proposte che riguardano anche i temi fiscali e digitali: la richiesta di un allineamento dell’IVA dal 22% al 10% come nel trasporto pubblico locale e la creazione di un unico standard nazionale per la condivisione dei dati con la PA.

fonte: www.ecodallecitta.it

#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Comunicare la sostenibilità del packaging è importante?

Il packaging dei prodotti di largo consumo ha un impatto ambientale enorme. La corretta comunicazione in etichetta per lo smaltimento o una confezione sostenibile possono orientare le scelte del consumatore











Quasi tre milioni di tonnellate. Questo il peso del packaging dei prodotti di largo consumo in Italia nel 2019. 

Al momento i Fridays for Future di Greta Thunberg sono in stand-by, ma la sostenibilità ambientale e la salute del Pianeta sono questioni indifferibili, anche se al momento le emergenze principali sono legate alla pandemia.

Una eredità positiva dell’attuale emergenza pandemica è la crescita della sensibilità ambientale e della consapevolezza dello stretto legame tra la salute dell’uomo e quella del Pianeta. La prima spinta in questa direzione arriva dai consumatori, diventati più informati e più esigenti, disposti anche a pagare di più un prodotto con un packaging sostenibile (il 74% dei consumatori che hanno partecipato a un sondaggio di Environmetal Leader). Il packaging è uno dei problemi da affrontare, perché ogni prodotto ha un incarto o un imballaggio che sommandosi, come abbiamo detto in apertura, genera una mole di rifiuti immensa. Molte aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni che hanno più risorse da investire in ricerca, hanno cominciato a studiare packaging totalmente riciclabili sia per accresciuta sensibilità ambientale che per banale scelta di marketing (ma l’importante è il risultato…) e andare così incontro alle richieste dei consumatori.

In concreto a che punto siamo su sostenibilità del packaging e su informazioni per lo smaltimento? Dallo studio dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy vediamo che solo il 24,5% dei prodotti alimentari presenti sugli scaffali della grande distribuzione riporta sulla confezione le corrette indicazioni per lo smaltimento del packaging e solo il 6,2% è incartato con materiale completamente riciclabile. Ma proviamo a essere ottimisti. Food Packaging Forum ha pubblicato un’indagine di Markets and Markets secondo la quale il mercato del packaging sostenibile crescerà del 42,8% entro il 2025. Un’azienda italiana che investe molto sulla sostenibilità è Vitavigor, che produce snack e grissini: è in procinto di lanciare la nuova linea di prodotti VitaPop con packaging di carta 100% riciclabile. Per Federica Bigiogera, marketing manager di Vitavigor consumare green può essere utile all’ambiente, e anche «per i clienti è sempre più importante poter contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale anche nei piccoli gesti quotidiani, acquistando un prodotto con caratteristiche più sostenibili».

Stando ai dati di Osservatorio Immagino di GS1 Italy, l’acqua minerale è campione assoluto di riciclabilità del packaging dichiarato in etichetta (100%). La maglia nera è indossata dai piatti pronti (41,2%). «Comunicare al consumatore le informazioni sulla riciclabilità del packaging ne accresce la consapevolezza, ne orienta le scelte d’acquisto e aiuta nel corretto smaltimento dei rifiuti» sottolinea Samanta Correale, Business Intelligence Senior Manager di GS1 Italy.

fonte: www.rinnovabili.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria