lunedì 19 novembre 2018

24 ore per raccontare il valore e le potenzialità del Riuso nell'economia circolare

24 ore per raccontare il valore e le potenzialità del Riuso nell'economia circolare















“I rifiuti sono il simbolo delle disfunzioni del sistema che abbiamo costruito: un sistema che sottrae risorse al pianeta, le trasforma e le getta via a ritmi sempre maggiori. Questo meccanismo di economia lineare crea da un lato un consumo di materie prime molto superiore alla capacità rigenerativa del Pianeta, dall’altro un accumulo di materiale indistinto e inutilizzabile, difficile da smaltire.

In un ecosistema che funziona i rifiuti non esistono: gli scarti di un soggetto diventano materia prima e nutrimento di un altro soggetto. Gli escrementi, ovvero i rifiuti del nostro corpo (come quelli di tutti gli animali), diventano nutrimento per le piante. L’ossigeno, il “rifiuto” delle piante nel processo di fotosintesi clorofilliana, diventa un elemento indispensabile per la vita animale. E così via.

Cicli produttivi e rifiuti sono temi quanto mai intrecciati: perché non è più immaginabile creare qualcosa senza porsi il problema di come questo qualcosa si integrerà all’interno dell’ecosistema una volta svolta la sua funzione primaria.”

È con queste considerazioni che inizia il documento 2040 su “Cicli produttivi e rifiuti” realizzato da Italia che Cambia insieme agli attori italiani del cambiamento in questo settore.

Una considerazione essenziale che troviamo anche alla base del “Tavolo del Riuso”, nato nel 2016, su stimolo della Compagnia di Sanpaolo, per aggregare alcune tra le esperienze più significative dell’area metropolitana torinese (associazioni culturali, cooperative sociali, testate giornalistiche), che si occupano di ambiente o che svolgono funzioni preziose nel contesto dell’economia circolare.

Sappiamo bene, infatti, che il riciclo è, non a caso, l'ultima delle “tre R” (Riduci, Riusa, Ricicla) da mettere in campo in una gestione virtuosa dei prodotti di consumo. Prima di tutto è necessario un cambio di paradigma che orienti in modo più etico e sostenibile i nostri acquisti.

Delle “tre R” il Tavolo – come riportato sul sito dedicato - ha scelto dunque di lavorare sulla seconda, quella del Riuso, troppo spesso confuso, per errore o semplificazione, con il Riciclo. Il riuso è invece superiore nella “gerarchia dei rifiuti” europea e, grazie alle tecnologie digitali e a nuovi modelli culturali di socialità e di condivisione, è diventato oggi un settore economicamente rilevante, che può generare valore e posti di lavoro. Il riuso va prima capito e inquadrato, in tutte le sue forme: un universo di esperienze talmente vasto e variegato da rendere difficile una sistematizzazione organica e coerente, che possa aiutare a svilupparne le potenzialità.

L’obiettivo del Tavolo del Riuso è creare conoscenza, coordinamento e maggiori sinergie tra gli operatori dei diversi ambiti del riuso, oltre che diffondere buone pratiche di questa attività ecologica, economica e sociale.



Lo scorso anno il Tavolo ha proposto un incontro dal titolo “I volti del riuso”, nel quale ha messo in evidenza quanti e quali siano le opportunità del riuso e il valore che esse hanno per l’economia, l’inclusione sociale e per comunicare uno stile di vita sostenibile.
Quest’anno la “24 ore del riuso” è dedicata a mettere in evidenza il valore del riuso nell’ambito dell’economia circolare e a rappresentare le potenzialità del riuso in Piemonte e in Italia. Un programma di una notte e un giorno, una fashion night e un dibattito; 24 ore per approfondire in modo inedito il riuso. Una maratona dedicata all’aggiornamento, ma anche a scoprire l’evoluzione di questo mondo, sia dal punto di vista organizzativo, che economico e legislativo.



Programma
21 novembre 2018 – Cooperativa sociale Triciclo Via Regaldi 7/11, Torino

HUB ECONOMIA CIRCOLARE presenta Alla scoperta della circolarità
Ore 16-18 Workshop. Riparare per recuperare: la bicicletta
Ore 18,30-19,30 Dibattito. Le 5 R. Scopriamo l’alfabeto della circolarità (riusa, ripara, rigenera, riduci, ricicla).
– Benvenuto da Hub Circolare e da Tavolo del Riuso – Pier Andrea Moiso
– Design e prodotti circolari?- Professor Fabrizio Valpreda, Politecnico di Torino
– Normativa rifiuti e loro recuperabilità – Dott.sa Stefania Alemani, Città Metropolitana di Torino
– Esperienza di impresa La cooperativa sociale Triciclo – Lucia Mason
– Esperienza di impresa Astelav – Giorgio Bertolino
– Esperienza in Francia Assomelior di Parigi-Montreuil – Samuel Le Coeur

Ore 19,30/22
IL TAVOLO DEL RIUSO presenta LA NOTTE DEL RIUSO
Aperitivo di recupero dall’ortofrutta di Porta Palazzo, a cura della Cooperativa Sumisura e delle Sentinelle dei rifiuti. Torino (Eco Dalle Città)
Dj set con vinili provenienti dal Balon. DJ Boogaluke

FASHION NIGHT
Second hands outfit, abiti e accessori usati provenienti dalla raccolta di ViviBalon, Triciclo e Humana People to People Italia Onlus, indossati da personalità del mondo della cultura, della creazione artistica e dell’ecologia.
Con la partecipazione di Collettivo Occasionale Promiscuo

22 novembre 2018 – Collegio Carlo Alberto , Piazza Arbarello 8 Torino

TAVOLO DEL RIUSO e Rete Onu presentano gli STATI GENERALI DEL RIUSO
Ore 10 Accoglienza
Ore 10,30 Saluti introduttivi: Pier Andrea Moiso, Coordinatore Tavolo del Riuso Piemonte; Alessandro Stillo, Presidente Rete Onu (Operatori Nazionali dell’Usato)
Ore 10,45 Le sfide della cooperazione sociale piemontese sul Riuso, Antonio Castagna, Tavolo del Riuso
Ore 11,15 Waste Pickers in Italia e nel mondo/Alessandro Stillo, Presidente Rete Onu; Massimo Castiglia – Presidente I Circoscrizione Ballarò, Palermo; Aleramo Virgili, Rete di Sostegno ai Mercatini Rom, Roma; Mauro Fedele, Consorzio Equo, Piemonte-Italia; Sonja Barbul, Papusza, Austria
Ore 12,00 Coffee Break
Ore 12,15 Presentazione Progetto di Legge sul Riutilizzo (PdL1065/2018), Onorevole Stefano Vignaroli, Commissione Ambiente Camera dei deputati
Ore 12,45 Domande dal pubblico
Ore 13,00 Conclusione di Pier Andrea Moiso
Pranzo
Ore 15,00 Presentazione del Rapporto nazionale sul riutilizzo, Pietro Luppi, Occhio del Riciclone
Ore 15,30 Riuso e vita quotidiana. Alessandro Giuliani, Mercatopoli
Ore 15,45 L’impronta ambientale del riuso. Sebastiano Marinaccio, Mercatino srl. Case history dell’usato
Ore 16,15 Riconvertire l’economia con il riuso. Giorgio Bertolino, Astelav
Ore 16,45 Riuso e solidarietà. Renato Conca, Cooperativa ManiTese Onlus; Alessandro Strada, Humana People to People Italia Onlus
Ore 17,15 Discussione e approfondimenti con il pubblico
Ore 18,00 Conclusioni Alessandro Stillo e PierAndrea Moiso



fonte: http://piemonte.checambia.org

domenica 18 novembre 2018

Comunicato stampa: Successo dell'assemblea pubblica ""AMBIENTE E SALUTE una riflessione dopo l'incendio alle Fonderie Tacconi

























COMUNICATO STAMPA

Grande successo, sala stracolma e gente in piedi, per l'assemblea pubblica "AMBIENTE E SALUTE una riflessione dopo l'incendio alle Fonderie Tacconi", organizzata dal COMITATO DEI CITTADINI DI VIA PROTOMARTIRI FRANCESCANI sabato 17 novembre, ore 20.30 - S. Maria degli Angeli, Casa Leonori. Dopo l'introduzione di Gigliola Santarelli, coordinatrice del comitato e le relazioni dell'avv. Valeria Passeri e dei dottori Giovanni Vantaggi e Carlo Romagnoli, medici di ISDE Umbria (Medici per l'Ambiente) e del Comitato Regionale Umbro Rifiuti Zero, sono intervenuti molti cittadini che hanno raccontato i problemi creati dalle fonderie ed hanno posto varie domande ai relatori ed al sindaco Stefania Proietti intervenuta successivamente, dopo i cittadini, così come Luigino Ciotti e il Dott. Stefani dirigente dell'azienda Tacconi.
Nelle relazioni introduttive è stato posto bene in evidenza il valore del rispetto dell'ambiente in cui si vive, la democraticità dell'inquinamento che colpisce tutti indistintamente, i rischi vari per la salute, gli elementi cancerogeni dei materiali usati da aziende come la Tacconi, per altro considerata insalubre di prima classe, che la salute ed il territorio sono beni comuni che non possono essere messi a rischio dalla logica del profitto, che la Costituzione Italiana, agli art. 32 e 41, garantisce la libertà dell'impresa privata a patto che non comprometta gli interessi del pubblico e dei cittadini.
Negli interventi introduttivi, in particolare dell'avvocato del comitato Valeria Passeri, che è anche vice presidente del WWF umbro, sono state ben evidenziate come le attività e l'ubicazione dell'azienda contrasta con molte normative urbanistiche e sanitarie e precise leggi dello Stato Italiano quali quelli riguardanti la distanza dal cimitero, quella che riguarda la distanza dalla ferrovia, la mancanza di valutazione di impatto ambientale, la destinazione residenziale di quel comparto nel PRG, le difformità dal Piano Paesaggistico, gli scarichi liquidi, i valori delle sostanze emesse con i fumi, l'assenza di una indagine epidemiologica.


I cittadini nel far presente l'inquinamento dei propri pozzi, hanno chiesto quali effetti possono avere sul fisico umano (in particolare dei bambini) gli effetti delle sostanze che corrodono ben 7 strati di vernice di una macchina come si verifica in loco, chi paga i danni delle sostituzioni di materiali di attività della zona, quali ripercussioni ha il tremore nelle case vicine provocato dall'attività produttiva e dai danni vistosi creati nella struttura di alcune di esse, gli effetti dei cumuli di ceneri all'aperto posti negli spazi esterni della fabbrica, quali controlli e quale monitoraggio il pubblico ha posto in essere per salvaguardare la salute dei cittadini, bene primario, ed il cui primo responsabile è il primo cittadino.

Comunque è stato chiaramente detto che la soluzione è la delocalizzazione dell'azienda, chè è collocata all'inerno dell'area urbana di S. Maria degli angeli, nella città della Pace, di San Francesco Patrono dell'ecologia e città Unesco. Le contraddizioni paesaggistiche e di valori sono evidenti. 
La delocalizzazione non è in contrasto con la salvaguardia dell'occupazione e la continuzaione dell'attività di una azienda che nessuno vuole chiudere. Certo è che i cittadini non hanno colpe e non hanno mai procurato danni all'azienda mentre è vero il contrario. 

Tutto questo è un problema che riguarda non solo i cittadini di via Protomartiri Francescani ma tutta S. Maria degli Angeli e non solo perchè l'inquinamento e le sostanze tossiche non hanno confini.
Per questo il comitato si è presentato alla cittadinanza invitandola ad una riflessione su questi temi e sugli effetti dell'attività produttiva e le Istituzioni a fare il loro dovere di salvaguardia della salute di tutti. 


Preso atto che c'è una mobilitazione popolare consistente che non si fermerà qui ma produrrà altre iniziative per arrivare ad una soluzione condivisa.

COMITATO DEI CITTADINI DI VIA PROTOMARTIRI FRANCESCANI 

Pubblicato il Position Paper di ISDE Italia sui Cambiamenti Climatici

























L’ultimo report dell’Intergovernative Panel of Climate Change (Ottobre 2018) ha ribadito la necessità di contenere il riscaldamento globale entro 1.5°C rispetto ai valori pre-industriali e che restano solo pochi decenni per raggiungere questo obiettivo, chiedendo l’applicazione di misure rapide, inedite e di ampia portata.
Gli eventi meteorici estremi ai quali ormai continuamente assistiamo e che comportano danni, vittime e costi rilevanti, sono una spia del rapido evolversi della situazione, ma anche della nostra mancata capacità di resilienza e dell’inefficienza in termini di misure di prevenzione primaria.
È ormai ampiamente noto alla comunità scientifica internazionale che i cambiamenti climatici hanno numerose e ampie conseguenze sulla salute umana e che stiamo registrando un incremento continuo dei rischi e dei danni sanitari.
Tutto questo si continua ad ignorare, alimentando disuguaglianze e iniquità con decisioni che procedono in direzione contraria agli impegni internazionali ed al nostro stesso diritto di sopravvivenza, nonostante misure alternative possano comportare sviluppo sostenibile ed un ampio contenimento dei costi diretti e indiretti generati dalle modificazioni climatiche e dell’inquinamento ad esse associato.
Dovremmo tutti iniziare a guardare la realtà attraverso gli occhiali dei cambiamenti climatici, ponendo questo tema in cima alla lista di priorità delle nostre agende, in qualunque settore operiamo.
Con questa finalità ISDE Italia propone il proprio Position Paper su “Cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione”, nel quale vengono discusse le conoscenze attuali sui cambiamenti climatici, le conseguenze socio-economiche, ambientali e sanitarie che le variazioni in corso comportano e come le attività umane possano influire, positivamente o negativamente, sugli scenari attesi.
Il documento è disponibile al seguente link: POSITION PAPER ISDE CAMBIAMENTI CLIMATICI
Scarica il Comunicato Stampa: CS_Pubblicazione PP su Cambiamenti Climatici
fonte: http://www.isde.it/

Energiesprong: come trasformare 111.000 alloggi in edifici a Net Zero Energy



















Sprong in olandese significa "salto in avanti". Ed è effettivamente un salto verso il futuro quello che Energiesprong ha realizzato negli ultimi anni nel settore dell’edilizia residenziale e dell’efficientamento energetico nei Paesi Bassi.

Un numero su tutti: 111.000. Tante sono le case ristrutturate e trasformate a Net Zero Energy (Nze) da questo progetto pionieristico, nato dall’accordo tra imprenditori edili e associazioni di social housing olandesi e che oggi si sta espandendo in Europa e negli Stati Uniti.

In Olanda, così come in numerosi paesi europei, è forte la necessità di ristrutturare alloggi a canone sociale costruiti negli anni ’60 che, dopo 50 anni di utilizzo, presentano rilevanti dispersioni di energia ed elevati costi di manutenzione. Per cercare una soluzione, nel 2010 l’allora ministro per l’edilizia abitativa, i quartieri e l’integrazione del governo Balkenende ha stanziato 45 milioni di euro per efficientare questo patrimonio immobiliare attraverso il programma di innovazione olandese Energiesprong.

In Energiesprong l’idea di partenza era abbattere i costi energetici degli edifici del 60%.

Obbiettivo salito poi all’80% e infine – raccolta la sfida di creare edifici a consumo netto di energia nullo – al 100%. Ovvero ristrutturare gli edifici rendendoli in grado di auto-generare la quantità di energia di cui hanno bisogno per il riscaldamento, produrre acqua calda e usare gli elettrodomestici. Nel 2013 la sfida si è concretizzata con la firma dell’accordo "Stroomversnelling" in cui quattro imprese edili e sei associazioni di edilizia sociale si sono impegnate a ristrutturare 111.000 case trasformandole a "energia netta zero".

Il rifacimento consiste nel rivestire le facciate con uno strato isolante aggiuntivo, sostituire gli infissi, installare pannelli solari, pompe di calore, sistemi di riscaldamento e raffreddamento efficienti. Le case così ristrutturate sono più attraenti, mentre il design di qualità offre agli occupanti un migliore stile di vita e aiuta a rigenerare l’intero quartiere. Il tutto senza costi mensili aggiuntivi per gli inquilini.



Cambia, tuttavia, il modello economico: prima gli inquilini pagavano l’affitto ai proprietari e le bollette alle compagnie fornitrici di energia. Con il progetto Energiesprong, il costo dei consumi energetici viene pagato direttamente alle aziende immobiliari che hanno investito nella ristrutturazione. La ristrutturazione è finanziata, quindi, dai fondi che solitamente sono spesi per le bollette energetiche. Tutto il sistema è sostenibile perché l’investimento nella ristrutturazione è ripagato negli anni dalla ridotta manutenzione, dal risparmio sui costi energetici e dall’aumento del valore della proprietà.

Un aspetto fondamentale è che l’intera ristrutturazione arriva con una garanzia, come spiega a Materia Rinnovabile Marieke Buijs di Energiesprong International: "Per far funzionare l’intero sistema è necessario che la società di costruzioni garantisca per trent’anni le prestazioni energetiche e il clima interno degli appartamenti. Ciò assicura che la qualità dell’edificio, con elevati standard di climatizzazione interna e di rendimento energetico, sia garantita per tutto il periodo". Per fare questo è stato necessario realizzare sistemi di monitoraggio del servizio, ridurre i tempi di ristrutturazione e gestire il patrimonio immobiliare in maniera efficiente, investendo su tecnologie e qualità dei fornitori.

Un modello di successo

Dovendo fornire garanzie per trent’anni, la domanda delle imprese edili ha spinto i fornitori a offrire prodotti e tecnologie efficienti e affidabili progettate per ottimizzare la manutenzione degli edifici. Le imprese di costruzioni lavorano a stretto contatto con i fornitori per creare soluzioni integrate e innovare il monitoraggio, la produzione di energia, la tecnologia ecc. Sono nate aziende come Factory Zero che produce moduli facili e veloci da assemblare per facciate, tetti e finestre con funzionalità già integrate.

Immobile dopo immobile, Energiesprong ha creato un modello affidabile e veloce. Grazie a nuovi network d’impresa, l’accordo Stroomversnelling iniziale si è sviluppato diventando un’iniziativa più ampia e strutturata. Ciò grazie alla creazione della rete Stroomversnelling composta da aziende edili, fornitori di componenti, proprietari di immobili, associazioni di inquilini, governi locali e finanziatori. L’espansione della rete ha consentito la riduzione del prezzo delle tecnologie richieste e una migliore accettazione degli interventi di ristrutturazione da parte degli inquilini. Accelerando decisamente il mercato immobiliare degli "edifici a energia netta zero".

fonte: http://www.nextville.it

FilFest 2018: RepairCafePerugia in trasferta a Catania!

#RepairCafePerugia   @Cru_rz   #RifiutiZeroUmbria

sabato 17 novembre 2018

Una bottiglia in Pet su due sfugge al riciclo


















Oggi una bottiglia per liquidi alimentari in Pet su due non è avviata a riciclo, ma finisce in discarica, al termovalorizzatore o, peggio ancora, dispersa nell’ambiente. Insomma, siamo fermi a circa il 50% contro il 90% dei Paesi Ue più virtuosi. E produrre nuove bottiglie utilizzando Pet riciclato 'italiano' (il cosiddetto 'bottle to bottle') non è possibile, perché per farlo, nel rispetto del Regolamento europeo 282/2008, bisognerebbe avere filiere selettive in grado di raccogliere non meno del 95% di contenitori per liquidi in Pet destinati all'origine al contatto con gli alimenti. Ma oggi questa filiera selettiva in Italia non esiste. (Video)
Ed è proprio questa filiera selettiva che Coripet ha pensato di mettere in piedi, un sistema integrato che offre ai propri consorziati il servizio di gestire (intercettare e riciclare) il fine vita dei contenitori per liquidi in Pet.
"L'immesso al consumo di contenitori per liquidi in Pet quest'anno si attesterà sulle 460mila tonnellate circa e, ad oggi, la raccolta differenziata, che sia porta a porta o fatta tramite cassonetto stradale, ci porterà verso un consolidato finale di circa 260mila tonnellate. Un po' poco rispetto agli obiettivi fissati dalla comunità europea - spiega all'Adnkronos Corrado Dentis, presidente Coripet, in occasione di Ecomondo - Il primo obiettivo di Coripet è raccogliere di più, aumentando il tasso di raccolta, di poco superiore al 50%, arrivando ad oltre il 90%. Questo è il primo obiettivo assieme a quello del 35% di Pet riciclato che verrà reimmesso all'utilizzo in nuove bottiglie, il cosiddetto ''bottle to bottle".
Come realizzare questa raccolta innovativa? Attraverso la raccolta differenziata e attraverso l'installazione di eco-compattatori presso la GDO o altri luoghi per raccogliere di più e meglio, "una filiera selettiva che ha un piano di installazioni nell'ordine di 2.500-2.800 macchine nel prossimo quinquennio e con cui intendiamo raccogliere più di 40mila tonnellate l'anno", sottolinea Dentis.
Altra novità: l'Unico Contributo di Riciclo Coripet per Pet opaco, Pet trasparente, Pet con etichetta coprente. Che significa? Forse non tutti sanno che, per fare un esempio, le bottiglie di plastica bianche del latte, sebbene possano essere conferite nella raccolta differenziata, non vengono riciclate ma "per lo più termovalorizzate o avviate a discarica. Noi le raccoglieremo tutte indistintamente perché ci proponiamo per il riciclo totale di tutti i contenitori in Pet, siano essi trasparenti, trasparenti colorati o opachi".

fonte: https://www.adnkronos.com

La transizione energetica può avvenire senza drammi

La sostituzione delle fossili con le rinnovabili è un processo avviato che si autoalimenta. La tesi relativamente rassicurante di un economista presentata su Economic Modelling.


















Ai lettori di QualEnergia.it probabilmente sarà chiaro che tutto il benessere materiale che l’umanità o almeno una parte di essa ha guadagnato negli ultimi 200 anni, dipende dalla non scontata presenza nel sottosuolo terrestre di enormi quantità di combustibili fossili facilmente raggiungibili, grazie ai quali i progressi tecnici e scientifici hanno potuto essere applicati massicciamente nella vita reale.
Basti considerare, per esempio, che in assenza di carbone, navi e treni a vapore, alimentati a legna, avrebbero portato rapidamente a un disastroso disboscamento prima dell’Europa e poi del mondo, che si sarebbe arrestato solo con la caduta dell’ultimo albero, con conseguenze ecologiche inimmaginabili.
Un mondo così ecologicamente impoverito, forse, non avrebbe poi avuto abbastanza risorse per applicare le successive scoperte su fonti energetiche alternative a quelle basate sulla combustione, come l’idroelettrico, il nucleare o il solare.
Quindi, sia pure a malincuore, considerando i danni che petrolio carbone e metano hanno fatto a clima, ambiente e convivenza fra le nazioni, dobbiamo comunque ringraziarli per averci dato questi due secoli di “vita facile”, in cui abbiamo potuto anche investire pesantemente nella scienza e nella tecnologia, e avere oggi fra le mani anche alternative energetiche più sostenibili.
Purtroppo queste ultime (idroelettrico e nucleare a parte), sono arrivate quando ormai i fossili, grazie al loro prezzo basso, alla loro versatilità e a infrastrutture, finanza e tecnologie tarate su di essi, avevano occupato ogni nicchia, dai trasporti alla produzione elettrica, dalla fabbricazione di fertilizzanti, acciaio e cemento fino al riscaldamento domestico, producendo quindi una “dipendenza” dai fossili pressoché assoluta.
Ma questa dipendenza prima o poi, dovrà finire, perché, anche se non producessero danni ambientali e climatici, si tratta comunque di risorse finite, che la natura ha accumulato in decine di milioni di anni, e che noi siamo riusciti a far fuori in un milionesimo di quel tempo.
Il problema, quindi non è se, ma quando e come usciremo da questa dipendenza.
Secondo i sostenitori della teoria del “peak”, cioè dell’inevitabile aumento di prezzo a cui vanno incontro le risorse fossili, dopo che se n’è sfruttato il 50% delle riserve, il momento della “disintossicazione”, volenti o nolenti, è già arrivato, visto che per quanto riguarda il petrolio, le sue riserve “facili”, estraibili a basso costo, sono ormai oltre il picco, sostituite da petrolio molto più costoso (e inquinante) da sabbie bituminose, scisti, giacimenti marini profondi.
Se è così, paventano molti, il rischio è che il progressivo esaurimento delle riserve renda difficile soddisfare la domanda, così che il prezzo crescente dell’energia, trascini in alto il costo della vita, facendo mancare risorse a servizi essenziali come sanità, scuola, sicurezza, fino a un collasso economico.
Oppure si teme che si riesca sì a sostituire i fossili con energie alternative, ma che queste non siano in grado di coprire, in modo affidabile, economico e programmabile, abbastanza consumi energetici da garantire una qualità della vita accettabile.
Secondo l’economista Raul Barreto, dell’Università di Adelaide, in realtà, non c’è ragione di essere così pessimisti: la transizione energetica ha ottime possibilità di avvenire in modo non troppo traumatico, se svilupperemo abbastanza velocemente la produttività a delle fonti energetiche rinnovabili.
Questa conclusione Barreto l’ha illustrata in un articolo apparso su Economic Modelling, in cui ha mostrato i risultati di un suo modello economico, in grado di riprodurre questo passaggio epocale fra i due sistemi energetici (“Fossil fuels, alternative energy and economic growth”,
link in basso).
“Si tratta di una transizione che procede spontaneamente, alimentata dalla differenza fra le produttività, cioè costo per unità energetica, delle diverse fonti”, spiega. “Da una parte abbiamo le fonti fossili che diventano via via meno produttive, sia per l’esaurimento dei loro giacimenti sia per il caricarsi su di loro di oneri dovuti alla necessità di ridurre inquinamento e cambiamento climatico, dall’altra abbiamo le fonti sostenibili, che partono da una produttività assai bassa, essendo un tempo costose e poco produttive, ma che hanno rapidamente migliorato entrambi gli aspetti, diventando via via più competitive “.
La ragione di questo incrociarsi delle due produttività risiede proprio nella natura complementare di fossili e rinnovabili: le prime sono economiche e versatili, ma, ormai la loro efficienza è già stata ottimizzata al massimo, mentre la loro dipendenza da risorse finite li espone a un costo estrattivo crescente, le seconde richiedono investimenti iniziali più alti, anche per renderle versatili (basti pensare agli accumuli), ma non hanno limiti nelle fonti a cui attingono. Quindi il loro costo cala nel tempo, grazie all’aumento della loro produzione industriale e al miglioramento della loro qualità.
“Gli scenari catastrofici della fine dell’era dei fossili, che prevedono collassi economici delle società che dipendono da essi, non tengono conto di queste considerazioni di base. In realtà, come dimostra il modello che ho elaborato, quello che avverrà sarà una progressiva sostituzione delle fonti fossili, con quelle rinnovabili, via via che queste ultime diventeranno convenienti”.
E questo indipendentemente dalle ragioni ecologiche o dalla volontà della politica di favorire le “lobby dei fossili”, come dimostra il caso americano, dove nonostante due anni di “pro coal” Trump, l’uso del carbone continua a declinare e le rinnovabili a crescere.
La variabile cruciale, però, è il tempo. “Gli scenari di esaurimento delle risorse fossili, variano da 50 a 100 anni. Il mio modello mostra che anche se la crescita di produttività e versatilità delle fonti rinnovabili è scarsa o troppo lenta, non si ha nessun collasso economico. Però in questo scenario le rinnovabili restano sempre le “cugine minori” delle fonti fossili, affiancandole, senza però essere in grado di sostituirle. E quando le fossili verranno a mancare del tutto, i consumi energetici, e quindi la qualità della vita delle persone, che consentiranno non saranno all’altezza di quella degli anni d’oro dei fossili”.
Certo, nel mondo reale sappiamo che l’uso di rinnovabili eviterà catastrofi ecologiche o climatiche, ma i disastri “evitati” non migliorano di per sé la qualità della vita, evitano solo che peggiori. La necessità di un rapido aumento della produttività delle fonti rinnovabili, che porti a una sostituzione dei fossili, senza produrre troppi svantaggi economici nel processo, è quindi imperativo.
“Anche questo, per fortuna, è un processo che si autoalimenta: via via che una frazione crescente della società comincia a usare le fonti alternative, verso di loro accorrono capitali, che stimolano sia la produzione che la ricerca per migliorare la qualità dei prodotti, aumentando così la loro produttività energetica”.
È quanto accaduto per il fotovoltaico e l’eolico, in effetti, tanto da averli resi in pochi anni competitivi nella produzione elettrica su larga scala (in molte realtà il kWh solare, per esempio, costa ormai meno di quella da fonti fossili).
Ma notevoli passi avanti devono ancora essere fatti nel far rimanere l’elettricità rinnovabile competitiva dopo aver aggiunto sistemi di accumulo che la rendano programmabile, così come nel campo dei trasporti, dove i progressi sono per ora lenti e per lo più limitati alle sole auto, e nell’uso di tecnologie rinnovabili nel campo dell’industria pesante, come, per esempio, impiegare idrogeno al posto del coke nella siderurgia.
“Questa è la chiave della questione: se la società, anche con aiuti decisi dalla politica, riuscirà a aumentare sul medio-lungo termine, la produttività delle fonti rinnovabili in tutti i settori a una velocità almeno pari a quella del declino di competitività delle fonti fossili, non c’è nulla da temere: la qualità della vita materiale futura sarà brillante almeno quanto quello della società basata sui fossili prima del peak oil. Se invece non ce la faremo, per motivi tecnici, economici o politici, beh, allora, le società del futuro non potranno far altro che pensare con nostalgia ai “bei tempi andati” del petrolio, metano e carbone” conclude Barreto.
fonte: https://www.qualenergia.it