martedì 23 aprile 2019

ENEA: la transizione energetica italiana è ferma













Gli obiettivi di riduzione dei consumi (e delle emissioni) individuati nel recente Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNEC), in linea con i target europei al 2030, richiedono una forte accelerazione nel disaccoppiamento tra energia ed economia.


I dati riportati nella prima analisi trimestrale 2019 del sistema energetico, elaborata dall’ENEA, mostrano come nel 2018 la domanda di energia in Italia sia risultata in linea con la crescita dell’economia; in altre parole, l'intensità energetica (consumi di energia per unità di PIL) è rimasta sostanzialmente invariata, confermando lo stop ai cali registrati negli anni precedenti al 2017. E anche i consumi finali di energia sembrano essere tornati su un trend di crescita rispetto al punto minimo raggiunto nel corso del 2014, soprattutto per l'aumento della domanda di prodotti petroliferi nel settore trasporti.


Si tratta di numeri che secondo l'ENEA, in un’ottica di più lungo periodo, rischiano di rendere sempre più complicato per il nostro Paese il raggiungimento degli obiettivi Ue al 2030. Difficoltà che sono in qualche modo riassunte dall’indice sintetico della transizione energetica ISPRED elaborato dall’ENEA, che nel 2018 presenta un nuovo significativo peggioramento rispetto all’anno precedente (-8%). Si tratta del quarto peggioramento consecutivo su base annuale, dopo il massimo raggiunto nel 2014.

L'indice ISPRED - lo ricordiamo - è composto di 3 indicatori fondamentali: sicurezza energetica, prezzi e decarbonizzazione. L'analisi effettuata dall'ENEA sull’evoluzione temporale di questi 3 indicatori "consolida la conclusione che l’obiettivo di uno sviluppo equilibrato e sinergico delle diverse componenti del trilemma energetico ... sembra lontana dal realizzarsi." Continuano infatti a susseguirsi fasi nelle quali il miglioramento su un aspetto si accompagna al peggioramento su altri.

Negli ultimi 3 anni, è stato il fattore decarbonizzazione a incidere maggiormente sul peggioramento dell'ISPRED. Nonostante il dato positivo del lieve calo delle emissioni di CO2 registrato nel 2018 rispetto all'anno precedente (-2%), in disaccoppiamento con i consumi di energia, la distanza fra le emissioni stimate a fine 2018 e quelle corrispondenti alla traiettoria coerente con gli obiettivi 2030 "è sui massimi dell’ultimo decennio, particolarmente nel caso delle emissioni dei settori non-ETS (trasporti, civile e industria non energivora)."


Va considerato, inoltre, anche il forte rallentamento che da alcuni anni interessa il settore delle rinnovabili, "che se continuassero a seguire la traiettoria degli ultimi anni si fermerebbero ben al di sotto del 30%, obiettivo fissato per il 2030 nel recente PNEC." Secondo le stime preliminari dell'ENEA, a fine 2018 la quota di FER sui consumi finali dovrebbe risultare pari a circa il 18%, con una buona probabilità di riduzione rispetto all'anno precedente.

Riferimenti

Analisi trimestrale del sistema energetico italiano n. 1/2009
il rapporto dell'ENEA


fonte: www.nextville.it

Tg3Umbria - 40°Discesa Internazionale del Tevere - 25 Aprile_1 Maggio 2019






Tg3Umbria

Gli “svuota cantine”: a Milano un tavolo per integrarli nella raccolta formale dei rifiuti

L’assessore all'ambiente Granelli apre al confronto con gli operatori informali: “Amsa fa tanto e non si può chiedere di più, ma bisogna evitare il degrado quindi lavoriamo insieme osservando le regole”



















Quale futuro per gli attori dell'economia informale dei rifiuti che dà da mangiare a tante persone e limita disagio e povertà? I cosiddetti “svuota cantine”, gli operatori non professionaliche su chiamata passano a ritirare gli ingombranti oppure girano nei quartieri alla ricerca di oggetti e materiali abbandonati, non sono più ignorati dai comuni come qualche tempo fa.
Si tratta di persone che con il loro lavoro evitano lo smaltimento di centinaia di tonnellate di rifiuti e, se regolarizzati, oltre a lavorare con maggiore dignità e tutele potrebbero garantire introiti consistenti alle casse delle pubbliche amministrazioni. A Milano sarà finalmente avviato un tavolo di lavoro sulla questione, che vedrà confrontarsi operatori informali, il comune e l'Amsa. L'annuncio è stato dato qualche settimana fa al quartiere Giambellino, nel corso del dibattito “Dai rifiuti nascono idee” insieme ad Amsa e all’assessore all'Ambiente, Marco Granelli.
Il mercato dell’usato in Italia è fonte di sostentamento per diverse famiglie, che oltre a garantirsi un reddito onesto riescono a riscattarsi da situazioni di degrado e marginalità. Sono circa 50.000 le micro-attività coinvolte e 80.000 le persone che si adoperano per ridare una nuova vita agli oggetti inserendoli nel circuito del riutilizzo. La stima, tra regolari e non, è stata fatta dalla Rete ONU (Operatori Nazionali dell’Usato) che da tempo denuncia la necessità che le amministrazioni comunali regolarizzino gli operatori informali a fronte di un sistema normativo che negli anni è diventato sempre più rigido.
Quelli che non riescono a formalizzare l’attività continuano comunque a lavorare e spesso utilizzano mezzi di fortuna; non hanno accesso alle isole ecologiche e abbandonano il materiale scartato. L’anno scorso aveva fatto notizia il caso di uno “svuota cantine” a Roma, che era stato denunciato per trasporto e sversamento non autorizzato di rifiuti speciali e al quale era stata comminata una multa di 3.700 euro, oltre al sequestro del mezzo.
 “Il problema non si combatte con le sanzioni. Bisogna offrire delle alternative a chi riesce a vivere di questo lavoro e vuole mettersi in regola”. Lo sostengono Pietro Luppi, direttore del Centro di Ricerca Occhio del Riciclone, e Mario Fedele, presidente del Consorzio Equo.
Le procedure di accesso per diventare operatori professionali sono rigide e i costi da sostenere sono troppo alti rispetto ai guadagni. Ma sempre più amministrazioni comunali riconoscono un ruolo agli informali considerando la situazione di disagio in cui vivono e l’utilità del loro lavoro che sottrae alle discariche e agli inceneritori quantitativi di rifiuti non indifferenti.   
Torino, città pioniera su questo fronte anche se oggi sembra voler tornare sui propri passi, il comune consente a circa 500 operatori di vendere e scambiare oggetti al secolare mercato del Balon, dietro la presentazione di un’istanza e il pagamento di  un contributo per la copertura del canone di occupazione del suolo pubblico, della tassa giornaliera per la raccolta dei rifiuti e di eventuali costi aggiuntivi per la pulizia dell’area. Nel capoluogo piemontese l’economia informale evita centinaia di tonnellate di rifiuti e versa nelle casse della pubblica amministrazione più di 120 mila euro all’anno. (Cfr. Rete ONU e Rapporto Nazionale sul riutilizzo 2018).  
 “Chi raccoglie ferro riesce a viverci e a uscire dalla devianza. Quando un rom ottiene l’autorizzazione la mostra con orgoglio agli altri del gruppo”, dice Mario Fedele, presidente del Consorzio Equo che conta 600 soci91 punti di raccolta autorizzati in tutta Italia e ha all’attivo ben 400 tonnellate di ferro recuperate. “Seguiamo i nostri soci in tutto, dalle pratiche per l’iscrizione all’Albo dei gestori alla tenuta dei formulari e diamo lavoro a tante persone”.
Bisogna abbassare le barriere di accesso per chi vuole svolgere questi mestieri” - dice Pietro Luppi-“la repressione non risolverà il problema degli abbandoni, bisogna, invece, offrire alternative e facilitare l’accesso degli sgombratori ai centri di raccolta comunale”.
Sono tutte questioni aperte che troverebbero le giuste risposte nelle quattro proposte di legge, in esame alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive, con contenuti assimilabili che vanno dall’istituzione del Consorzio nazionale del riuso  alla regolamentazione e incentivazione della compravendita dell’usato e un percorso di formazione per gli operatori.
Nell’Unione Europea nel 2014 – spiega Luppi - è stata avviata una riflessione sugli operatori informali. In Serbia nel 2018 l’87% del recuperabile è stato raccolto dagli operatori informali. In America latina gli informali vengono coinvolti nella raccolta dei rifiuti ed è anche previsto un sistema di ricompensa con la formalizzazione delle mance e il “micro-franchising” come sostegno. In particolare in Brasile per fare la raccolta differenziata bisogna necessariamente rivolgersi ai riciclatori informali”. 

APPA Trento partecipa ad Ortinparco 2019 – “Orti e Giardini per affrontare il cambiamento climatico”

Torna dal 25 al 28 aprile nello storico Parco delle Terme di Levico, a Levico Terme, in Valsugana - Trentino, Ortinparco, il festival degli orti e dei giardini giunto ormai alla sedicesima edizione. APPA Trento propone un itinerario didattico con la possibilità di ammirare i principali alberi ed osservare le gravi perdite subite a seguito dell'uragano dello scorso ottobre.
























Torna dal 25 al 28 aprile nello storico Parco delle Terme di Levico, a Levico Terme, in Valsugana – Trentino, Ortinparco, il festival degli orti e dei giardini giunto ormai alla sedicesima edizione. Ortinparco avrà luogo nel più importante parco della Provincia di Trento, un parco asburgico che copre un’area di 12 ettari e ospita maestosi alberi di specie autoctone ed esotiche. A fine ottobre 2018 le Alpi sono state investite da un’ondata di maltempo eccezionale che ha causato gravi danni al patrimonio boschivo. Anche il parco delle Terme di Levico è stato colpito, con un bilancio di 180 alberi monumentali caduti. La rinascita del parco avverrà con un progetto di reimpianto degli alberi e confermando le iniziative di animazione culturale, prima fra tutte Ortinparco con orti e giardini di che saranno allestiti in forma modulare: orticoltura e giardinaggio per tutti in spazi ridotti, idee e azioni concrete per l’autoproduzione sostenibile e responsabile.
Ortinparco è anche esposizione e vendita di piante da giardino, piante orticole e prodotti derivati e trasformati a cura di vivaisti, aziende agricole e artigianali.
Maggiori informazioni e programma dettagliato su: 
http://www.naturambiente.provincia.tn.it/evidenza/pagina92.html
fonte: http://www.snpambiente.it

Fukushima: al via il recupero di 566 barre di combustibile nucleare dal reattore 3

La società che gestisce l’impianto danneggiato dallo tsunami del 2011 ha annunciato l’avvio del recupero di combustibile nucleare: termine delle operazioni previsto per il 2021.




















Iniziate le operazioni di rimozione del combustibile nucleare dalla centrale di Fukushima, in Giappone. A otto anni di distanza dallo tsunami che investì la costa della regione di Tohoku causando quasi 16 mila vittime e una delle crisi nucleari più gravi dopo il disastro di Chernobyl, la società incaricata della gestione dell’impianto Daiichi, la Tokyo Electric Power (Tepco) ha annunciato l’inizio della rimozione dei primi 566 complessi di combustibile nucleare (usati e non) stoccati all’interno del reattore n°3.

Si tratta della prima operazione di recupero del combustibile dalla data del disastro. Gli operatori della Tepco utilizzeranno apposite bracci robotizzati telecomandati a distanza di 500 metri per estrarre le barre di biossido d’uranio e di Mox (uranio e ossido di plutonio) dalle piscine di raffreddamento dell’edificio 3 per poi reinserirle in un contenitore protettivo. L’intero processo dovrà avvenire sott’acqua per prevenire il rischio di perdite radiottive. Secondo Tepco, la rimozione di tutte le 566 barre di combustibile verrà completato entro marzo 2021.


La stessa operazione verrà effettuata anche sui reattori 1 e 2 della centrale e dovrebbe arrivare a completamento entro il 2023. Nel 2014, la Tepco ha portato a termine la rimozione di tutte le 1.535 unità di combustibile nucleare stoccate nel reattore 4, uno dei più danneggiati dallo tsunami. La messa in sicurezza degli impianti nucleari è prevista entro i prossimi 40 anni.

L’annuncio della Tepco è arrivato il giorno seguente l’invito del primo ministro, Shinzo Abe, a ripopolare i dintorni della centrale di Fukushima. A marzo, il Governo nipponico aveva revocato l’ordine di evacuazione per la città di Okuma, uno dei due centri abitati più vicini alle centrali di Fukushima, ma al momento solo 367 residenti su 10.341 (il 3,5%) risulta rientrato nelle proprie case.

fonte: www.rinnovabili.it

lunedì 22 aprile 2019

Plastica: Unilever lancia vaschette Carte d’Or compostabili

Saranno compostabili e riciclabili le nuove vaschette per gelato Carte d'Or, frutto della collaborazione tra Unilever e WWF.





Nuove vaschette riciclabili e compostabili per i gelati Carte d’Or. Prosegue la strategia “No, less, better plastic” di Unilever per ridurre la plastica dai propri prodotti, che proseguirà anche grazie al marchio Carte d’Or sulla base di obiettivi progressivi: entro il 2020 verrà dimezzato l’impatto dei rifiuti; per il 2025 il target è di un packaging 100% riciclabile, riutilizzabile o compostabile, oltre a convertire il 25% degli imballaggi in plastica in PCR o materiali riciclati.

A rendere compostabili e riciclabili le nuove vaschette Carte d’Or sarà la loro particolare composizione: alla base di carta certificata PEFC verrà aggiunto uno strato di bioplastica (acido polilattico, PLA) ottenuta dagli scarti del mais, che la renderà impermeabile e quindi adatta a contenere il gelato. Al termine dell’utilizzo il contenitore potrà essere utilizzato per il riciclo della carta o inserito nei sistemi di compostaggio industriale.

L’introduzione delle nuove vaschette compostabili Carte d’Or contribuirà a ridurre di 43 tonnellate al mese la plastica presente sul mercato, circa 10 tonnellate a settimana. Come ha dichiarato Eva Alessi, responsabile Risorse Naturali e Consumi Sostenibili WWF Italia:


È per noi una grande soddisfazione collaborare con un brand come Carte D’Or nell’ambito del progetto dedicato alla tutela di mari e oceani, soprattutto in relazione ad un fenomeno tanto importante quanto urgente come l’inquinamento da plastica.


Come WWF riteniamo che per affrontare le sfide che ci attendono sia fondamentale l’ingaggio del target aziende, che hanno il potenziale maggiore per ridurre le minacce più pressanti, trovando insieme soluzioni alle sfide di conservazione come la deforestazione, la pesca eccessiva, la scarsità d’acqua e il cambiamento climatico. Aziende come Unilever devono essere preparate a guidare il rapido adattamento e ad introdurre quelle soluzioni innovative per guidare il cambiamento. La scelta di Carte D’Or, con cui abbiamo deciso di collaborare, va proprio in questa direzione.


La novità coinvolgerà all’inizio i prodotti della Linea Classici Carte d’Or nelle sue 12 varianti (incluse le nuove “Pistacchio” e “Vaniglia&Cookie”), mentre a seguire toccherà alla Linea Affogati. Entro il 2021 il passaggio interesserà tutte le linee di produzione. Ha affermato Giorgio Nicolai, direttore Marketing Ice Cream di Unilever Italia:

Siamo orgogliosi di questa innovazione che vede l’Italia capofila e che fa da apripista per Germania, Francia e Inghilterra, che adotteranno il nuovo pack nel 2020. Abbiamo lavorato tanto, con un importante investimento economico, per raggiungere questo risultato. Abbiamo modificato la forma della vaschetta, il packaging secondario fino alla linea produttiva per la parte finale della produzione per ottenere un prodotto più sostenibile, senza però variare il gusto originale del gelato Carte d’Or.


fonte: www.greenstyle.it

Il Piano nazionale integrato per l'energia ed il clima











È possibile portare il proprio contributo fino al 5 maggio 2019

È disponibile online la proposta di "Piano nazionale integrato per l'energia ed il clima" sul quale tutti i cittadini possono portare il proprio contributo attraverso la consultazione pubblica aperta, che si concluderà il 5 maggio 2019.
Il piano intende dare attuazione a una visione di ampia trasformazione dell’economia, nella quale la decarbonizzazione, l’economia circolare, l’efficienza e l’uso razionale ed equo delle risorse naturali rappresentano insieme obiettivi e strumenti per una economia più rispettosa delle persone e dell’ambiente.
Gli obiettivi generali perseguiti dall’Italia e indicati nel piano sono:
  • accelerare il percorso di decarbonizzazione, considerando il 2030 come una tappa intermedia verso una decarbonizzazione profonda del settore energetico entro il 2050;
  • mettere il cittadino e le imprese (in particolare piccole e medie) al centro, in modo che siano protagonisti e beneficiari della trasformazione energetica e non solo soggetti finanziatori delle politiche attive; ciò significa promozione dell’autoconsumo e delle comunità dell’energia rinnovabile, ma anche massima regolazione e massima trasparenza del segmento della vendita, in modo che il consumatore possa trarre benefici da un mercato concorrenziale;
  • favorire l’evoluzione del sistema energetico, in particolare nel settore elettrico, da un assetto centralizzato a uno distribuito basato prevalentemente sulle fonti rinnovabili, adottando misure che migliorino la capacità delle stesse rinnovabili di contribuire alla sicurezza e, nel contempo, favorendo assetti, infrastrutture e regole di mercato che a loro volta contribuiscano all’integrazione delle rinnovabili;
  • continuare a garantire adeguati approvvigionamenti delle fonti convenzionali, perseguendo la sicurezza e la continuità della fornitura, con la consapevolezza del progressivo calo di fabbisogno di tali fonti convenzionali, sia per la crescita delle rinnovabili che per l’efficienza energetica;
  • promuovere l’efficienza energetica in tutti i settori, come strumento per la tutela dell’ambiente, il miglioramento della sicurezza energetica e la riduzione della spesa energetica per famiglie e imprese;
  • promuovere l’elettrificazione dei consumi, in particolare nel settore civile e nei trasporti, come strumento per migliorare anche la qualità dell’aria e dell’ambiente;
  • accompagnare l’evoluzione del sistema energetico con attività di ricerca e innovazione che, in coerenza con gli orientamenti europei e con le necessità della decarbonizzazione profonda, sviluppino soluzioni idonee a promuovere la sostenibilità, la sicurezza, la continuità e l’economicità delle forniture - comprese quelle per l’accumulo di lungo periodo dell’energia rinnovabile - e favoriscano il riorientamento del sistema produttivo verso processi e prodotti a basso impatto di emissioni carbonio che trovino opportunità anche nella domanda indotta da altre misure di sostegno;
  • adottare, anche a seguito dello svolgimento della Valutazione Ambientale Strategica (che si concluderà successivamente alla presentazione di questo documento), obiettivi e misure che riducano i potenziali impatti negativi della trasformazione energetica su altri obiettivi parimenti rilevanti, quali la qualità dell’aria e dei corpi idrici, il contenimento del consumo di suolo e la tutela del paesaggio;
  • continuare il processo di integrazione del sistema energetico nazionale in quello dell’Unione.
Principali obiettivi su energia e clima

fonte: http://www.arpat.toscana.it