martedì 22 gennaio 2019

Addio alla plastica, a Castelfranco la pellicola per cibi ora la fanno le api

Una “seconda pelle” per conservare gli alimenti ma che, a differenza della classica pellicola trasparente in plastica, è completamente naturale in quanto composta da fibra in cotone e cera d’api, e riutilizzabile mille volte. Si chiama Apepak ed è una idea innovativa che sta crescendo a Castelfranco grazie alla cooperativa sociale Sonda














CASTELFRANCO. Una “seconda pelle” per conservare gli alimenti ma che, a differenza della classica pellicola trasparente in plastica, è completamente naturale in quanto composta da fibra in cotone e cera d’api, e riutilizzabile mille volte. Si chiama Apepak ed è una idea innovativa che sta crescendo a Castelfranco grazie alla cooperativa sociale Sonda che nel suo laboratorio di San Vito di Altivole sta perfezionando questo prodotto grazie ai consigli dei volontari che stanno sperimentando a casa questa modalità di conservazione dei cibi. «Ci sono già alcuni prodotti similari – spiega la vicepresidente della coop, Francesca Amato – ma stiamo cercando di avere un prodotto quanto più ecologico possibile. L’idea ci è arrivata da un nostro amico negli Usa che ha registrato il marchio Apepak. Per noi però ha anche un’altra valenza: quella che questa produzione si trasformi in posti di lavoro per persone svantaggiate».

L’Apepak si presenta come un canovaccio in cotone, impregnato con olio di jojoba e appunto cera d’api. In questo modo diventa modellabile e permette di coprire interamente sia gli alimenti che i loro eventuali contenitori. «È ideale per frutta e formaggio – continua Francesca Amato – e in modo particolare per il pane perché permette che il contenuto respiri, pur conservandolo a lungo. Raccomandiamo invece di non usarlo direttamente a contatto con la carne che può rilasciare il sangue». Il test avviene nella vita quotidiana: molte persone (il gruppo chiuso in Facebook ne raccoglie una cinquantina) si sono prestate a fare da... cavie: a ognuna è stato inviato un campione di Apepak in cambio di osservazioni per migliorarlo. Quindi la palla passa a due operatrici della coop e a due lavoratori che provano le modifiche. Il vantaggio è quello di non usare la plastica, di avere un prodotto riutilizzabile e che alla fine del suo ciclo di vita non inquina. All’estero qualcosa di simile ha avuto un grande successo esclusivamente con il commercio on line. 
fonte: https://tribunatreviso.gelocal.it

Credito d'imposta del 36% per acquisto prodotti realizzati con imballaggi riciclati

















Nella Legge di Bilancio pubblicata in Gazzetta il 2 gennaio 2019 è stato inserito un credito d’imposta del 36% delle spese sostenute dalle imprese per l’acquisto di prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica, nonché per l’acquisto di imballaggi biodegradabili e compostabili o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell'alluminio.
L'obiettivo, come recita il comma 73 del maxiemendamento, è quello di "incrementare il riciclaggio delle plastiche miste e degli scarti non pericolosi dei processi di produzione industriale e della lavorazione di selezione e di recupero dei rifiuti solidi urbani, in alternativa all’avvio al recupero energetico, nonché al fine di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e il livello di rifiuti non riciclabili derivanti da materiali da imballaggio".
Ci sono comunque dei limiti di fruizione (pari a 20.000 euro per ciascun beneficiario e, complessivamente, a 1 milione di euro annui per gli anni 2020 e 2021); definite anche le modalità di applicazionedel credito d’imposta, rinviandone la disciplina ad un apposito decreto ministeriale, che deve definire anche i requisiti tecnici e le certificazioni idonee ad attestare la natura ecosostenibile dei prodotti e degli imballaggi ai fini della fruizione del credito medesimo.
73. Al fine di incrementare il riciclaggio delle plastiche miste e degli scarti non pericolosi dei processi di produzione industriale e della lavorazione di selezione e di recupero dei rifiuti solidi urbani, in alternativa all’avvio al recupero energetico, nonché al fine di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e il livello di rifiuti non riciclabili derivanti da materiali da imballaggio, a tutte le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell’alluminio è riconosciuto, per ciascuno degli anni 2019 e 2020, un credito d’imposta nella misura del 36 per cento delle spese sostenute e documentate per i predetti acquisti.
74. Il credito d’imposta di cui al comma 73 è riconosciuto fino a un importo massimo annuale di euro 20.000 per ciascun beneficiario, nel limite massimo complessivo di un milione di euro annui per gli anni 2020 e 2021.
75. Il credito d’imposta di cui al comma 73 è indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e non è soggetto al limite di cui al comma 53 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Il credito è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del periodo d’imposta successivo a quello in cui sono stati effettuati gli acquisti dei prodotti di cui al comma 73.
Ai fini della fruizione del credito d’imposta, il modello F24 è presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. I fondi occorrenti per la regolazione contabile delle compensazioni esercitate ai sensi del presente comma sono stanziati su apposito capitolo di spesa dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per il successivo trasferimento alla contabilità speciale « Agenzia delle entrate – Fondi di bilancio ».
76. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i requisiti tecnici e le certificazioni idonee ad attestare la natura ecosostenibile dei prodotti e degli imballaggi secondo la vigente normativa europea e nazionale, nonché i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta di cui ai commi da 73 a 75, anche al fine di assicurare il rispetto dei limiti di spesa annui di
cui al comma 74.
fonte: www.oggigreen.it

Solare con storage, prezzi record alle Hawaii: ben sotto alle fossili

Energia da fotovoltaico con batterie fino a 8 c$/kWh, contro i 15 della generazione termoelettrica locale.




















Che il kWh ora da fotovoltaico sia molto spesso più economico rispetto alle fonti convenzionali meno costose ormai non fa più notizia: la market parity è raggiunta a pieno in molti mercati, tra cui quello italiano. Lascia invece stupiti se a battere le fossili è l’energia solare immagazzinata neisistemi di accumulo elettrochimici, relativamente ancora costosi.
È quello che è successo alle Hawaii, dove contratti per elettricità da FV+ batterie hanno visto prezzi del kWh scesi fino a 8 centesimi di dollaro, inferiori di oltre un terzo a quelli della generazione convenzionale in quel sistema elettrico.
Lo Stato delle Hawaii negli Usa da anni è territorio di frontiera per le rinnovabili abbinate alle batterie, complice la particolarità del sistema elettrico, che conta molto sull’olio combustibile, che come in molte realtà insulari rende più conveniente questa soluzione.
Nei giorni scorsi l’utility locale Hawaiian Electric Company ha inviato per l’approvazione del regolatore statale sette nuovi contratti per l’approvvigionamento di elettricità da impianti di FV+storage. Di questi, 6 prevedono valori record a meno di 10 centesimi di dollaro a kWh e due arrivano addirittura a 8.
I progetti (vedi tabella) aggiungerebbero 262 MW di potenza da solare e 1.048 MWh di storagedistribuiti su tre isole. La nota di HEC sottolinea che forniranno energia “al posto dei prezzi volatili dei combustibili fossili”, che cita a circa 15 centesimi per Kwh.
Se la commissione di pubblica utilità dello stato approverà i PPA, per il mercato dello storage Usa si tratterebbe di una grossa spinta, quasi un raddoppio: dai dati WoodMackenzie ci sono al momento solo 1,4 GWh di stoccaggio di energia installati nella nazione, con appena 75 MWh alle Hawaii.
I valori del kWh da fotovoltaico con batteria erano arrivati a 13,9 c$/kWh nel 2016 e a 11 c$/kWh nel 2017: considerando i contratti siglati ora a 8 c$/KWh si può dunque dire che, dal 2016 al 2019, i prezzi sono diminuiti del 42%.
Con economics del genere, le isole, che si affidino ancora prevalentemente al costoso olio combustibile per l’elettricità, possono raggiungere il 100% di rinnovabili anche prima della deadline che si sono date, al 2045.
fonte: www.qualenergia.it

lunedì 21 gennaio 2019

A Porto Torres il reddito energetico è diventato realtà

Inaugurato il progetto del Comune sardo e del Gse: 50 cittadini sperimentano il fotovoltaico sociale. Ora si replica in Puglia



















È passato poco più di un anno e mezzo dall’annuncio e oggi il primo progetto di reddito energetico italiano è realtà. A inaugurarlo è il Comune di Porto Torres, in Sardegna: il sindaco Sean Wheeler, grazie alla collaborazione del Gestore dei Servizi Energetici – GSE, ha deciso di testare un nuovo percorso per ridurre le bollette energetiche dei suoi cittadini. Il meccanismo alla base del reddito energetico è semplice: l’amministrazione ha investito 250mila l’anno in un fondo rotativo le cui risorse sono state assegnate tramite bando alle famiglie in difficoltà economica per l’acquisto in comodato di impianti fotovoltaici domestici (<20 kW di potenza).

Come spiegano gli assessori Cristina Biancu e Domenico Vargiu, rispettivamente all’Ambiente e al Bilancio, in questo modo il progetto ha permesso a circa cinquanta beneficiari di ottenere un sistema fotovoltaico in forma gratuita “L’energia prodotta aiuta le famiglie nel pagamento della bolletta quanto non viene consumato è rivenduto alla rete elettrica. Il ricavato è inserito in un fondo comunale che crescerà nel tempo e sarà usato per l’acquisto di nuovi pannelli”.


Un sistema perfetto sulla carta che ha dato prova di esserlo anche nella realtà. L’obiettivo? Da una parte a tutelare l’ambiente e dall’altra a portare avanti un percorso sociale di rilancio economico del territorio. Le stime presentate valutano un risparmio medio a famiglia di circa 150-200 euro sulla bolletta elettrica, abbastanza da convincere il Comune ad ampliare ulteriormente il progetto. Il fondo rotativo, infatti, si autoalimenterà con la vendita dei surplus di produzione per raggiungere nel futuro un numero maggiore di cittadini.

“Abbiamo dato prova che anche i progetti più ambiziosi possono essere realizzati sono orgoglioso di poter dire che il reddito energetico è una realtà tangibile a Porto Torres e darà l’esempio all’Italia e all’Europa. – ha commentato il sindaco Wheeler – Grazie a questa iniziativa sposiamo la riconversione energetica, diamo un aiuto sociale e stimoliamo il concetto di condivisione delle risorse”.

L’esperimento sardo non sarà un caso isolato, come chiarisce l’amministratore delegato del GSE, Roberto Moneta “L’iniziativa avviata dal Comune di Porto Torres e sostenuta dal GSE è importante soprattutto per la sua dimensione sociale: il nostro obiettivo sia proprio quello di replicare su scala nazionale iniziative che non solo promuovano lo sviluppo sostenibile nel nostro Paese, ma ne diffondano la cultura stessa, compresa quella di inclusione sociale. Inizieremo fin da subito replicando il progetto con la Regione Puglia”. 

fonte: www.rinnovabili.it

Se un paesino manda via una corporazione




















Eccoci qui, dopo sei anni di battaglie e batticuore, la fine è arrivata anche per il pozzo proposto dall’Eni e dalla sua socia minoritaria Petroceltic a Carpignano Sesia (Novara), popolazione 2,521 anime. Il pozzo Carisio non s’ha da fare!
Sono felice: per questa piccola comunità nel verde che ha sconfitto il gigante con caparbietà e perseveranza, per il nostro pianeta che cosi ha un pozzo di meno, e per la speranza che questa storia infonde a tutti quelli che non lo vogliono proprio il mostro nelle loro campagne, nei loro mari o nei loro monti. E anche perché per una volta parliamo di una storia bella. Un po’ mi commuovo mentre scrivo queste cose, nel mio ufficio, di pomeriggio e in silenzio perché so davvero la dedizione che ci vuole e perché il mondo sarebbe migliore se tutti ci impegnassimo cosi.
In 2.500 hanno mandato via una corporazione che trivella da decenni a destra e a manca, dall’Alaska alla Nigeria, con appoggi politici di tanti governi passati, con storie di corruzione, di scarsa attenzione ai popoli vicino ai loro impianti, e con nel cuore solo il vile denaro. Ma a Carpignano non ci sono riusciti.
Ora i signori dell’Eni se ne andranno con la coda che gli si attorciglia fra le sei gambe.
Credo allora che qui un grande grazie, un grande “bravi”, vada al Comitato Difesa della Natura e del Territorio di Carpignano che ha lavorato a lungo e con amore. Ci sono stata qui e ne ho parlato varie volte anche quando scrivevo sul Fatto QuotidianoÈ bello vedere un paese intero che si vuole bene e che non si arrende. E credo che ci voglia anche un bravo al M5S e uno a Davide Crippa che hanno scelto di bocciare definitivamente il progetto dichiarando la decadenza del permesso. Non era una decisione scontata, né un atto dovuto. Grazie.
Ormai sono tanti anni che seguo le faccende petrolifere e la storia si ripete sempre secondo lo stesso copione principale: le vittorie hanno bisognano di tempo, sono fatte di passi avanti e di passi indietro, di persone che si scoraggiano ma che poi continuano nonostante tutto. Di persone che cercano di fare qualche cosa ogni giorno con creatività e amore. Di persone che alla fine prevalgono. Da Carpignano al Centro Oli di Ortona, da Sciacca a Bomba, dal parco del Curone ad Arborea, fino ad Ombrina. Il mio augurio è che tutte le comunità d’Italia con lo spettro del petrolio (o di qualsiasi altro mostro ambientale) abbiano la stessa voglia di lavorare, la stessa unità, lo stesso amore e che sappiano mettere da parte il proprio ego per essere a servizio dell’altro, dell’Italia, del pianeta.
Queste battaglie ambientali, cosi difficili, lunghe e snervanti, possono dare un senso alle nostre vite, e possono farci sentire che abbiamo seminato semi buoni, che siamo riusciti a elevarci in alto, più in alto dei nostri piccoli egoismi quotidiani, e verso quell’ad majora a cui in un modo o nell’altro tutti aneliamo. Tanti auguri Carpignano Sesia!
Maria Rita D'Orsogna
fonte: comune-info.net

Workshop conclusivo del progetto INDICIT. Presentazione del documentario ISPRA





















Il 17 e 18 gennaio si è svolto a Bruxelles il workshop conclusivo del progetto INDICIT, durante il quale sono stati presentati i risultati finali di ricerca e i requisiti per l'implementazione degli indicatori sull’impatto del marine litter a supporto della Marine Strategy Framework Directive. Con l'occasione è stato presentato il documentario INDICIT- Marine litter impact on sea turtles, realizzato da ISPRA.




fonte: http://www.isprambiente.gov.it

L'auto elettrica ri-circola

A Firenze una tavola rotonda sul passaggio alla trazione elettrica ha permesso di fare il punto sulla posizione italiana, confermando la tendenza intrapresa a livello europeo




















Un incontro tra più soggetti coinvolti nel passaggio all’elettrico, organizzato a Firenze da Vaielettrico in collaborazione di Enel-X e patrocinato dal Comune di Firenze, ha fatto il punto sulla stato dell’arte, grazie all’intervento di ricercatori del CNR, di rappresentati di aziende coinvolte nel riciclo e riuso degli accumulatori, delle aziende di produzione e fornitura di energia elettrica, dell’Assessore alla mobilità del Comune di Firenze, di società di progettazione e realizzazione di reti di rifornimento per l’utenza finale, fino a coinvolgere anche il mondo delle competizioni con un intervento che ha denotato l’interesse crescente dei marchi di auto tradizionali alla Formula E.
L’incontro ha mostrato gli sviluppi ad oggi fatti a monte ed a valle delle filiere produttive e di smaltimento dei veicoli elettrici senza tralasciare i vantaggi del medesimo per quanto riguarda i costi di assistenza e gestione.
batteria-vano-motore.jpgInteressanti sono stati gli interventi dove da un lato sono stati esposti le possibili fasi di fabbricazione degli accumulatori con energie rinnovabili e dall’altro la disamina di possibili e per certi versi già realizzati percorsi di recupero. L’iniziativa infatti ha posto delle risposte, data la tecnologia attuale, ma tutt’oggi in divenire, al problema delle emissioni di CO2 nei processi di produzione dei veicoli elettrici e delle possibili vie percorribili per il loro smaltimento.
Non sono mancati interventi di carattere infrastrutturale dove è emerso lo sforzo delle società di produzione e di trasferimento dell’energia elettrica per offrire sistemi omogenei di allaccio oltre che condividere con le amministrazioni locali procedure standardizzate per la distribuzione degli stalli sul territorio.
Gli interventi hanno anche evidenziato il maggiore interesse da parte dei costruttori di auto tradizionali verso la realizzazione di veicoli a trazione elettrica ed un consolidato percorso di sviluppo presso i centri di ricerca europei capaci di confermare i miglioramenti tecnologici utili per attuare la transizione all’elettrico.
Considerata la relativa semplicità costruttiva dei veicoli elettrici è ragionevole pensare che in questo ambito si potranno affacciare, sul mercato dei veicoli, anche nuovi costruttori alcuni dei quali anche con una propria diversa storia industriale dall’automotive.
L’iniziativa, nel susseguirsi dei contributi, ha comunque sottolineato i requisiti di basso impatto ambientale di tutte le fasi della vita del veicolo elettrico rinnovandone i requisiti alla sostenibilità ed ai criteri di un’economia circolare.
fonte: http://www.arpat.toscana.it