sabato 26 maggio 2018

Rifiuti edili, come gestirli correttamente

Quello della gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione è un settore estremamente delicato che espone le aziende a rischio di illeciti.


















 

fonte: https://www.ricicla.tv

Con progetto Chimera letame polli diventa ricchezza

Trasforma in modo pulito la pollina in energia e fertilizzante




















Si chiama Chimera, ed è un'idea destinata a rivoluzionare il settore dell'allevamento, in particolare quello avicolo, utilizzando la pollina, il letame dei polli, come fertilizzante e energia. Il progetto è stato pensato dall'azienda 3P Engineering di Chiaravalle che ne ha presentato due prototipi in anteprima, uno nello stabilimento Fileni di Osimo, l'altro in quello Lorenzetti, a Castelfidardo, in provincia di Ancona. I prototipi sono stati installati anche grazie all'autorizzazione da parte della Regione Marche. Il progetto è stato scelto dalla Commissione Europea nell'ambito del programma Life, dedicato alle nuove iniziative per le politiche ambientali e climatiche di interesse comunitario. L'obiettivo principale di Chimera è di realizzare un impianto pilota per lo smaltimento totale della pollina. La biomassa può essere utilizzata per realizzare fertilizzante di ottima qualità e allo stesso tempo generare energia, termica ed elettrica, per il sostentamento dell'azienda avicola stessa. Lo smaltimento della pollina nei Paesi Ue impatta per 25 milioni di tonnellate l'anno di gas serra, 0,48 milioni di tonnellate di ammoniaca e 100 mila tonnellate di metalli pesanti (senza considerare il trasporto) con costi che vanno dai 10 ai 22 a tonnellata (per un totale di circa 2 miliardi di euro l'anno per tutti e 152 milioni di tonnellate di letame prodotto). Dopo i prototipi di Osimo e Castelfidardo, sarà realizzato entro il 2019, un impianto pilota completo in Olanda, negli allevamenti Renders&Renders, partner di 3P Engineering nel progetto Europeo Chimera, capace di riutilizzare il 100% della pollina negli stessi stabilimenti in cui è prodotta, eliminando quindi anche il problema del trasporto e con la possibilità di produrre energia. 3P Engineering è nata come start up nel 2002 vincendo il premio E-Capital: ha già 31 brevetti registrati e un fatturato annuo di 2 milioni di euro (+10%).

fonte: www.ansa.it

Vuoto a rendere per le bottiglie in PET: un’altra occasione persa per l’Italia? E intanto gli Alpini invadono Trento con un mare di plastica




















La grave situazione ambientale che deriva dai rifiuti di plastica è un problema su cui è puntata l’attenzione dei Paesi di tutto il mondo. Anche Il Fatto Alimentare ha trattato il tema più volte, in particolare sostenendo le campagne che promuovono il consumo dell’acqua di rubinetto invece di quella in bottiglia. In questi giorni abbiamo assistito a diverse iniziative virtuose: dal primo maggio 2018 le Isole Tremiti hanno bandito la plastica, sostituita da contenitori biodegradabili, in attesa di eliminare anche le bottiglie in pet e i contenitori di polistirolo. Il governo britannico invece si è dichiarato contrario alle cannucce monouso utilizzate per le bevande, ai bastoncini inseriti dai barman nei cocktail e ai cotton fioc.
Ma è in arrivo un’altra novità positiva: in Italia sta per tornare il vuoto a rendere per le bottiglie di pet utilizzate soprattutto per le acque minerali, il latte e altri liquidi alimentari. A parlarne è un articolo di Valori, a firma di Emanuele Isonio, che spiega come “dopo due anni dalla richiesta, il Ministero dell’Ambiente ha emanato il decreto che autorizza le attività del consorzio Coripet, il progetto presentato nella primavera 2016 da sei dei più importanti produttori di acque minerali e dai riciclatori. Il via libera ministeriale permetterà di gestire in modo autonomo le bottiglie in PET”. Queste si potranno ancora buttare nella frazione differenziata della spazzatura domestica, “ma – continua Isonio – verrà introdotto un “premio” per i cittadini che decideranno di inserirle in appositi macchinari eco-compattatori che saranno installati nei supermercati” in cambio di un piccolo sconto sulla spesa effettuata.
Si tratta di un’iniziativa lodevole, che rischia però di essere uno specchietto per le allodole nella lotta all’inquinamento. Il sistema del vuoto a rendere funziona se, oltre buona volontà, i consumatori possono effettivamente recuperare qualche euro sulla spesa. In Italia, per ogni bottiglia riportata, verrà riconosciuto un importo di 1,5 centesimi, meno del prezzo delle buste compostabili dell’ortofrutta che tanto scalpore hanno generato in questi mesi. In Germania il sistema è attivo da diversi anni, ma con una differenza fondamentale: per ogni bottiglia il cliente riceve un buono di circa 15 centesimi (l’importo varia a seconda del materiale e del formato dai 2 ai 25 centesimi, vedi sito).
Facciamo un esempio: il cittadino tedesco virtuoso che invece di buttare una decina di bottiglie nella spazzatura le porta al supermercato, riceve un buono sconto di 1,5 euro. La medesima procedura fatta in Italia frutterà a uno sconto di 15 centesimi! Quando l’italiano virtuoso vedrà quei 15 centesimi sottratti all’importo della spesa sullo scontrino, forse gli verrà in mente la tassa annuale sulla spazzatura e si domanderà se anche da quei 2/300 euro potrà detrarre i meritati 15 centesimi…










Riciclare è encomiabile e necessario, ma per evitare di essere sommersi dalla plastica la soluzione più logica è, da parte delle aziende, diminuire il packaging, e per i consumatori privilegiare alimenti sfusi o evitare acquisti inutili, come ad esempio l’acqua in bottiglia, scegliendo di bere quella del rubinetto o delle casette dei Comuni.
Sia le aziende sia i singoli cittadini hanno ampio margine di azione per ridurre la quantità di rifiuti e queste iniziative lo dimostrano, ma c’è un altro attore che dovrebbe promuovere le “buone pratiche”: l’amministrazione pubblica.
In molte fiere di carattere gastronomico o alimentare che si tengono a Milano e Torino, oramai è prassi l’impiego di stoviglie monouso realizzate con materiale compostabile e biodegradabile, purtroppo non è sempre così.
Come nel caso della 91° Adunata Nazionale degli Alpini che si è tenuta a Trento il 11, 12 e 13 maggio. Oltre 600.000 visitatori, eppure il Comune di Trento non ha ritenuto necessario inserire nella convenzione stipulata con il Comitato organizzatore, l’obbligo all’uso di stoviglie compostabili. Un’occasione persa la piccola città ma colta al volo da Pro.Mo – Gruppo Produttori Stoviglie Monouso in Plastica – che pubblicizza la collaborazione con l’Adunata come una festa all’insegna della “sostenibilità globale, grazie alla fornitura di stoviglie monouso in polipropilene”. E per la pace degli ambientalisti scettici si precisa che “a fine evento i prodotti saranno riciclati e trasformati in nuovi oggetti: un perfetto esempio di economia circolare a salvaguardia dell’ambiente”. A coronare l’intera faccenda l’immagine pubblicitaria pregna di significato: piatto e bicchiere di plastica, cappello da alpino e sullo sfondo le Dolomiti (Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2009).







Scegliere l’opzione più ecologica era possibile, come dimostrano da anni gli organizzatori di “Fa’ la cosa giusta”, la Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Quest’anno ha raggiunto 91mila visitatori a Milano, e da regolamento vieta l’utilizzo della plastica a tutti gli espositori. Durante l’esposizione si possono utilizzare esclusivamente piatti e bicchieri lavabili o al 100% biodegradabili e compostabili.
fonte: www.ilfattoalimentare.it

venerdì 25 maggio 2018

Eternot, una storia che va oltre l’amianto


















L’educazione ambientale è un dovere istituzionale per il Sistema nazionale per la protezione ambientale e Arpa Piemonte, in coerenza, sta investendo anche in quest’ambito, scegliendo un linguaggio tanto insolito per un ente tecnico, quanto naturale per l’essere umano: la musica.
La musica è entrata da tempo nelle corde dell’Agenzia grazie a Musica d’Ambiente, idea creativa e interdisciplinare i cui contenuti sono stati sviluppati per le scuole primarie. Tuttavia Arpa Piemonte intende coinvolgere direttamente anche un pubblico più adulto e, per farlo, ha immaginato un lavoro in continuità con quanto già realizzato.
L’occasione nasce dalla volontà di far dialogare un altro progetto dell’Agenzia, il Tour delle buone pratiche Città amianto zero, con qualcosa di emotivamente coinvolgente, in grado di raccontare in grado di raccontare un tema ambientale spigoloso e aspro come l’amianto, trasfigurandolo.
Ci si è concentrati sull’esperienza, esemplare a livello italiano, di Casale Monferrato (AL) e sulla capacità della città di risollevarsi dalla tragedia vissuta, divenendo esempio di una rivincita possibile. Monumento a questa conquista è il Parco Eternot, oasi di salubrità, memoria e rinascita.
Per onorare ciò che Eternot rappresenta, con il patrocinio del Comune, Arpa Piemonte ha realizzato un brano e un video dedicati che sono stati presentati a Roma, in occasione della giornata mondiale della Terra e a Casale Monferrato, in occasione della giornata mondiale delle vittime dell’amianto.
fonte: http://ambienteinforma-snpa.it

Tecnologia trentina per il porta a porta e la tariffa puntuale a Roma

Grazie a sistemi d’identificazione Rfid di Altares, azienda del gruppo trentino Sartori Ambiente, sarà possibile tracciare in tempo reale il numero di conferimenti delle varie tipologie di materiali per ciascuna utenza



















Roma sceglie un’azienda trentina per la nuova raccolta differenziata porta a porta. L’iniziativa realizzata da Ama, Conai e Roma Capitale, vede il contributo del Gruppo Sartori Ambiente, azienda nata nel 1996 con sede ad Arco (TN) che sviluppa prodotti e soluzioni tecnologiche per l’ambiente.

“La nostra azienda è da sempre focalizzato nella realizzazione di prodotti per la raccolta differenziata pratici per l’utente e funzionali all’interno del sistema di raccolta - ha dichiarato Luca Torresan, direttore commerciale del Gruppo Sartori Ambiente –“Collaboriamo da anni con le amministrazioni per sviluppare sistemi innovativi su misura e facciamo della sostenibilità il nostro punto di forza”.

I kit per la raccolta differenziata sono composti da 4 contenitori impilabili con coperchi di colore diverso secondo la normativa europea: giallo per plastica e metallo, blu per carta e cartoncino, grigio per i materiali non riciclabili e marrone per l’organico. I contenitori tecnologici saranno dotati di microchip per tracciarne lo svuotamento effettivo e la tipologia. Grazie ad un codice, infatti, ogni bidone sarà associato all’utenza e così si potrà verificare il reale utilizzo da parte delle singole famiglie.

“Roma è una delle città europee con la maggiore produzione di rifiuti: circa 2 milioni di tonnellate l’anno, di cui oltre il 30% dei rifiuti prodotti quotidianamente da ogni famiglia è costituito da scarti alimentari e vegetali” - ha commentato Torresan - “È per noi motivo di grande soddisfazione contribuire alla buona riuscita di un progetto ambizioso come quello della città di Roma, dove forniremo il nostro kit a oltre 49.000 famiglie romane, ovvero circa 200.000 contenitori. Grazie a sistemi d’identificazione Rfid di Altares, azienda anch’essa del Gruppo Sartori, è possibile tracciare in tempo reale il numero di conferimenti delle varie tipologie di materiali per ciascuna utenza. Queste soluzioni nascono dal bisogno di creare strumenti completi e semplici da utilizzare che consentano di ottimizzare il servizio di raccolta. La raccolta differenziata, la riduzione dei rifiuti ed il riciclo è il modello su cui Sartori Ambiente ha costruito il suo sviluppo sia in Italia che in campo internazionale” conclude Torresan.

fonte: www.ecodallecitta.it

Addio all’inceneritore



In venti anni di lotta siamo riusciti ad annullare il folle piano provinciale dei rifiuti che ne prevedeva ben 3 nella provincia di Firenze. Hera può tornare a casa. Alia può cominciare a fare come si deve la raccolta differenziata. Sconfitto il PD che ha sempre difeso a spada tratta l’inceneritore di Firenze, da Renzi a Nardella.
Oggi,il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), ha respinto definitivamente, l’appello principale dell’ATO Toscana Centro e quelli incidentali della Città Metropolitana di Firenze e di HERA, che invano hanno tentato di ricorrere contro la prima sentenza del TAR del 2016, che aveva bloccato la realizzazione dell’impianto.
No boschi, No inceneritore
Il punto dirimente dell’intera questione è che i famosi boschi della Piana, le cosiddette misure di mitigazione e riqualificazione ambientale, “contrappeso al peggioramento ambientale derivante dal nuovo insediamento” dell’inceneritore, NON sono stati fatti, per negligente arroganza? per autolesionismo? per l’aeroporto?

La previsione di dette misure di mitigazione era pre-condizione necessaria e imprescindibile per la realizzazione del progettato impianto di incenerimento, ed era stata recepita anche da tutti gli atti di pianificazione successivi, quali il Piano Provinciale di gestione dei rifiuti solidi urbani e assimilati di FirenzeSecondo la VIS (Valutazione di Impatto Sanitario), doveva  essere realizzato il parco periurbano denominato “Boschi della piana” di circa 20 ha boscati secondo il modello realizzato dall’Università di Firenze, con funzioni di abbattimento degli inquinanti atmosferici.
Infatti la Provincia di Firenze aveva approvato, con D.G.P. n 36 del 4 marzo 2008, il progetto preliminare dell’intervento denominato “I Boschi della Piana”, relativo alla realizzazione di un parco periurbano di circa 30 ettari nell’ area della Piana Fiorentina. E poi con Delibera di Giunta Provinciale n. 62 del 17 aprile 2014.
‘..le opere di rinaturalizzazione dovevano essere eseguite prima della realizzazione e messa in esercizio dell’impianto: del resto ciò, oltre che conforme alla lettera delle prescrizioni del Protocollo, è logico, ragionevole e coerente, in quanto, diversamente opinando, sarebbe frustrata la finalità stessa delle misure di rinaturalizzazione, volte a mitigare l’impatto ambientale del realizzando termovalorizzatore. ‘ sta scritto nella sentenza del TAR.
Nel frattempo anche il Presidente Rossi si è illuminato sulla via di Damasco ed è contro l’inceneritore!
E ora pensiamo a bloccare il nuovo aeroporto!

Gian Luca Garetti
fonte: http://www.perunaltracitta.org

Pesticidi, in un docufilm l’avvelenamento ‘a norma di legge’: “Così arrivano nel sangue, nel miele e perfino sui ghiacciai”

Nuovo documentario di Andrea Tomasi, già coautore del libro inchiesta ‘La farfalla avvelenata’ e del docufilm ‘Veleni in paradiso’, sull'agricoltura intensiva, in particolare delle mele in Trentino: "L'Italia può e deve fare di più. Ma possiamo partire da noi stessi, prendendo consapevolezza del fatto che ogni volta che scegliamo qualcosa al supermercato è come se votassimo: decidiamo noi cosa il mercato offrirà domani"















Avvelenati a norma di legge. Ci tocca lo stesso destino di Biancaneve, solo che stavolta non ci sarà nessun principe azzurro a cavallo che verrà a salvarci, dovremo vedercela da soli. Perché i pesticidi utilizzati in agricoltura sono nel sangue delle donne in gravidanza, nello sterco degli orsi, nel miele e persino sui ghiacciai. Lo racconta ‘Pesticidi, siamo alla frutta’, sottotitolo ‘Biancaneve non è sola’, il nuovo documentario di Andrea Tomasi, già coautore del libro inchiesta ‘La farfalla avvelenata’ e del docufilm ‘Veleni in paradiso’, sul traffico di rifiuti tossici che da mezza Italia arrivano in Trentino, affiancato in quest’avventura dal videomaker Leonardo Fabbri, titolare di Envyda. E di avventura si tratta, dato che l’intero lavoro, che parla degli effetti dell’agricoltura intensiva in Italia, è stato autoprodotto e autofinanziato. In questi giorni, dopo le tappe in Trentino, altre proiezioni sono previste in tutta Italia, da Roma a Taranto, da Bologna alla Terra dei fuochi







DAI DATI AGLI ALLARMI DEGLI ESPERTI Si parte dai dati dell’Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale). Nel docufilm si mostrano quelli sulle vendite delle varie tipologie di fitofarmaciregione per regione. D’altro canto nel nuovo ‘Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018’ appena pubblicato l’Ispra certifica che il Trentino resta a livelli altissimi ed è il peggiore, in Italia, secondo solo al Veneto. In Provincia di Trento, infatti, sono stati rilevati 9,3 chilogrammi per ettaro di superficie agricola utilizzata, un livello altissimo rispetto alla media nazionale che è di 4,9 chilogrammi a ettaro e molto lontano dalla vicina provincia di Bolzano che si ferma a 4,4. Il Veneto è l’unico territorio che riesce a fare peggio con 11,7 chilogrammi di pesticidi per ettaro di superficie agricola utilizzata. “Ma se nel docufilm il baricentro è proprio in Trentino, con l’agricoltura intensiva delle mele golden a farla da padrona  – spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Tomasi – affrontiamo una questione che interessa tutto il nostro Paese, da Nord a Sud. E riguarda produttoriconsumatoriistituzioni”. Si dà la parola a oncologi, pediatri, nutrizionisti, contadini bio e non, per cercare di capire qual è la situazione nel nostro Paese, ma anche quali sono gli effetti dell’agricoltura intensiva e dell’utilizzo dei pesticidi sui consumatori e, soprattutto, sui bambini. Da queste testimonianze emerge che pur trattandosi di farmaci a norma di legge “come spiega  il pediatra Leonardo Pinelli – aggiunge Tomasi – non viene calcolato l’effetto del mix dei fitofarmaci, sul quale non ci sono neppure studi approfonditi. Dunque si sceglie cosa mangiare, senza avere una vera consapevolezza sugli effetti che l’assunzione di una serie di prodotti avrà sul nostro organismo”.

PESTICIDI OVUNQUEPartendo proprio dal Trentino Alto Adige, nel docufilm viene intervistato un contadino biologico che, insieme al ‘Comitato per il diritto alla salute’ della Val di Non ha raccolto dei campioni, fatti poi analizzare in un laboratorio di Firenze. Ebbene, sono state trovate tracce di pesticidi nello sterco dell’orso e nel favo di ceradi un alveare dal quale, quindi, passa direttamente nel miele che consumiamo. E se non può essere considerato un campione statisticamente rilevante quello che riguarda le analisi fatte in Germania e in Italia su 14 donne in gravidanza, è comunque significativo che nel 100 per cento dei casi siano state trovate tracce di fitofarmaci nelle urine. Al lavoro ha contribuito anche il meteorologo Luca Mercalli (che tiene una rubrica sul nostro mensile FqMillenniuM, ndr), che parla della presenza di sostanze chimiche anche sui ghiacciai dell’arco alpino, ad alta quota. La nutrizionista Renata Alleva ha affrontato la questione degli effetti della presenza di pesticidi sul Dna, parlando delle analisi che lei stessa ha fatto eseguire in Val di Non su una trentina di abitanti tra uomini, donne e bambini.
IL BIOLOGICO: UN SISTEMA IMPERFETTONel docufilm c’è anche un cameo dell’attore e regista Marco Paolini. Ricco di ironia il contributo di Velia Lalli, volto noto di Comedy Central di Sky e del programma Sbandati di Raidue, che prende in giro un certo modo di produrre e consumare biologico. A riguardo si giunge alla conclusione che, nonostante produrre biocosti troppo e ad oggi non rappresenti un sistema perfetto, forse è quella l’unica alternativa all’avvelenamento ‘a norma di legge’. Sulla strada opposta, lo racconta il docufilm, ci sono le contraddizioni dell’agricoltura intensiva. Un esempio è proprio quello della coltura intensiva delle mele golden in Trentino. In Italia molti sono invece i comuni che hanno aderito al progetto europeo ‘Città libere dai pesticidi’, azzerando o riducendo al minimo l’uso dei pesticidi sul loro territorio in favore di alternative sostenibili: Varese, Ragusa, Malles (Bolzano), Occhiobello (Rovigo), Volvera (Torino), Bastida Pancarana (Pavia), Robilante, Morozzo e Barge (tutti in provincia di Cuneo) e Lozzolo (Vercelli).


Andrea Tomasi

IL MESSAGGIOSecondo l’autore del docufilm “l’Italia può e deve fare molto di più, a maggior ragione in un momento nel quale anche la percezione dei consumatori sta cambiando. Siamo tutti più prudenti, soprattutto per i nostri figli”. Eppure, nonostante a livello europeo l’Italia avesse assunto una posizione favorevole alla messa al bando del glifosato, per esempio, tutto è stato frenato da Bruxelles. Gli interessi in ballo sono tanti. “Prima di rimuovere gli ostacoli politici, sia nazionali sia a livello europeo – conclude Tomasi – possiamo partire da noi stessi, prendendo consapevolezza del fatto che ogni volta che scegliamo qualcosa al supermercato è come se votassimo. Decidiamo noi cosa il mercato offrirà domani”.
fonte: www.ilfattoquotidiano.it