venerdì 21 febbraio 2020

Milano, in arrivo un secondo hub antispreco. Il primo ha già recuperato 77 tonnellate di cibo

Ad un anno dall'apertura del primo centro di stoccaggio e redistribuzione delle eccedenze alimentari, che recupera il cibo di mense e supermercati e lo dona ai più bisognosi, la vicesindaca di Milano annuncia l'apertura di un secondo hub antispreco.















Il primo hub di quartiere contro lo spreco alimentare di via Borsieri a Milano festeggia un anno di età con due belle notizie. La prima è rappresentata dai numeri, che da soli raccontano la buona riuscita del progetto; la seconda è l’annuncio dell’apertura di un nuovo centro di stoccaggio e redistribuzione delle eccedenze alimentari nel municipio 3 di Milano, in via Bassini 26. E non è tutto: “L’ambizione che avevamo inizialmente prende corpo – spiega la vicesindaca della città con delega alla Food policyAnna Scavuzzo –. Abbiamo dato il via al secondo hub, ne stiamo consolidando altri due e contiamo, entro fine mandato, di onorare l’impegno in tutti i nove municipi”. Oltre al Comune di Milano, all’iniziativa collaborano AssolombardaBanco alimentare della Lombardiaprogramma Qubì di Fondazione Cariplo e Politecnico di Milano.

I numeri dell’hub antispreco

A parlare, appunto, sono i numeri: a dodici mesi dall’apertura del primo hub antispreco sono state salvate 77 tonnellate di cibo per un valore di 308mila euro. Ma che fine fanno le eccedenze? L’equivalente di 154mila pasti è stato redistribuito, attraverso reti locali di quartiere, a chi ne ha più bisogno: il totale è di 1.300 nuclei familiari, cioè circa 3.950 persone.


“Un bell’esempio di collaborazione e sinergia tra pubblico e privato”, prosegue Anna Scavuzzo. Dopo un percorso di sensibilizzazione, infatti, Assolombarda ha individuato e coinvolto alcune aziende: le prime realtà ad aderirvi sono state SiemensMaire TecnimontPirelliNumber1PellegriniSamsung e Armando Testa – quelle del quartiere Isola – che donano il 75 per cento dell’eccedenza alimentare prodotta a beneficio di ventuno onlus del territorio. “Stiamo cercando di allargare il bacino – spiega il direttore generale di Assolombarda, Alessandro Scarabelli – e nel secondo hub ci saranno altre imprese a noi associate, già pronte a sostenere l’iniziativa”.

L’impatto ambientale

Il piano, oltre ad avere un forte impatto etico e sociale, ne ha certamente anche uno ambientale: in un anno di attività dell’hub sono stati risparmiati 77mila metri cubi di acqua e 240 tonnellate di emissioni di anidride carbonica. Cifre che fanno ben sperare, considerando che “siamo riusciti a costruire un modello replicabile in altre realtà di Milano – spiega Marco Melacini, professore di Logistica e responsabile scientifico dell’Osservatorio food sustainability del Politecnico di Milano –; un modello che mette insieme le eccellenze già presenti sul territorio e non solo raccoglie e distribuisce le eccedenze, ma introduce anche un sistema di misura dello spreco, che permette alle realtà coinvolte di migliorare progressivamente il processo”.
L’effetto per le aziende donatrici si concretizza nella riduzione di Tari (del 20 per cento) e iva. Naturalmente anche la componente economica non è affatto trascurabile: “Basti pensare che lo spreco di cibo vale l’1 per cento del pil italiano, cioè 15 miliardi di euro”, spiega il direttore generale di Assolombarda, Scarabelli.
hub antispreco Milano
Il primo hub di quartiere contro lo spreco alimentare di via Borsieri a Milano festeggia un anno di età con due belle notizie: sono state salvate 77 tonnellate di cibo, ed è stata annunciata l’apertura di un nuovo centro di recupero delle eccedenze © Banco alimentare
La strada è in salita, ma sembra essere quella giusta. Specialmente a livello individuale, perché nel nostro piccolo tutti possiamo – anzi, dobbiamo! – dare il nostro contributo. I lombardi sembrano essere a buon punto nella strada verso la redenzione, considerando il primo monitoraggio 2020 dell’Osservatorio nazionale waste watcher di Last minute market con Swg, promosso da Whirlpool e dedicato alla Lombardia, dove la sensibilizzazione sembra essere più radicata che altrove in Italia. Qui un cittadino su due getta il cibo meno di una volta al mese e solo il 4 per cento dichiara di buttare alimenti più volte alla settimana, contro il 7 per cento degli italiani. La soluzione è una spesa oculata per il 69 per cento dei lombardi, il congelamento degli avanzi per il 62 per cento.
fonte: www.lifegate.it

giovedì 20 febbraio 2020

Una storia di successo: ecco come la Norvegia ricicla le bottiglie di plastica















Da tempo i norvegesi riportano al supermercato i vuoti in plastica e constribuiscono a riciclare la quasi totalità delle bottiglie in pvc usate…




fonte: euronews


FSC, aperta consultazione sugli indicatori per l’uso di pesticidi altamente pericolosi

L’organizzazione ha aperto una consultazione pubblica sugli indicatori generici internazionali per l’uso di pesticidi altamente pericolosi. I contributi serviranno alla modifica della prima bozza dello standard FSC-STD-60-004a FSC



















Per mezzo di una relazione compilata e diffusa nei giorni scorsi, la Corte dei Conti europea ha evidenziato limiti, lacune e mancanze circa l’azione intrapresa dagli Stati membri per la regolamentazione dell’uso di pesticidi altamente pericolosi e prodotti fitosanitari. Il testo evidenziava in particolare la necessità di maggiori controlli e migliori indicatori di rischio comuni a tutta l’Unione. 
Un passo importante in tal senso è stato mosso da FSC, organizzazione internazionale non governativa nata per promuovere la gestione responsabile di foreste e piantagioni. L’organizzazione punta nel dettaglio all’implementazione della nuova Politica FSC sui pesticidi attraverso una consultazione pubblica sulla prima bozza dello standard “FSC-STD-60-004a FSC sugli indicatori generici internazionali per l’uso di pesticidi altamente pericolosi”. 

Approvata dal Comitato Esecutivo di FSC International a marzo 2019 ed entrata in vigore nell’agosto dello stesso anno, la nuova politica fornisce un elenco dei pesticidi altamente pericolosi e classificati in tre distinte categorie di rischio: pesticidi proibiti da FSC, pesticidi il cui uso è fortemente limitato e pesticidi il cui uso è limitato. I pesticidi proibiti da FSC non possono essere mai utilizzati se non in caso di emergenza, mentre quelli altamente pericolosi il cui uso è fortemente limitato o limitato possono essere utilizzati solo in base a diversi criteri. La valutazione dev’essere ovviamente proporzionata alla scala, all’intensità e al rischio delle attività di gestione (“Variabili di Esposizione”). 
Poiché la Valutazione del Rischio permette di selezionare l’opzione di controllo meno impattante dal punto di vista ambientale e sociale, si rende anche in questo caso necessario lo sviluppo di nuovi indicatori generici internazionali. Tali indicatori sono formulati da un gruppo di lavoro, composto da membri del gruppo di lavoro sulla Politica sui Pesticidi (cominciato nel 2016) ed esperti tecnici nel campo dei pesticidi, in particolare negli audit, nello sviluppo dello standard e nella gestione forestale.
La consultazione pubblica – spiega FSC incoraggiando tutti i portatori d’interesse a collaborare per fornire le proprie impressioni – serve per raccogliere input fondamentali alla modifica della bozza. Lo si potrà fare fino al 20 aprile accedendo alla sezione dedicata sul sito internet. 
FSC International ha inoltre annunciato l’avvio di uno studio per lo sviluppo di ulteriori indicatori generici internazionali applicabili per l’utilizzo di pesticidi chimici, che saranno poi adattati al contesto nazionale di riferimento e inclusi nello Standard Nazionale di Gestione Forestale FSC. Una volta sviluppati i nuovi indicatori – chiarisce l’associazione – FSC Italia provvederà a informare le aziende certificate per adeguare il proprio sistema di gestione integrata degli agenti patogeni.

fonte: www.rinnovabili.it

Pubblicate le linee guida per l’applicazione della disciplina End of Waste





















La legge 128 del 02 novembre 2019, pubblicata su GU n.257 del 2/11/19, di conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali, ha modificato l’articolo 184 ter del d.lgs n. 152/2006, sulla cessazione della qualifica di rifiuto.
La nuova formulazione dell’articolo 184 ter attribuisce alle Autorità competenti al rilascio di provvedimenti autorizzativi relativi all’esercizio di impianti di gestione dei rifiuti, la possibilità di definire “caso per caso”, nel rispetto delle condizioni previste dal medesimo articolo, i criteri di cessazione della qualifica di rifiuto per il singolo impianto.
Le autorità competenti che hanno rilasciato le autorizzazioni (adottate, riesaminate o rinnovate) con propri criteri dettagliati, entro 10 giorni dalla notifica degli stessi al soggetto istante, devono trasmettere all’ISPRA i relativi provvedimenti di autorizzazione.
Il comma 3 ter dell’art. 184 ter  istituisce un sistema di controlli della conformità degli impianti di recupero autorizzati “caso per caso”, attribuendone la competenza al Sistema Nazionale per la protezione dell’ambiente.
In particolare, si stabilisce che l’ISPRA o l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente territorialmente competente delegata dall’ISPRA controlli a campione, sentita l’autorità competente, in contraddittorio con il soggetto interessato, la conformità delle modalità operative e gestionali degli impianti, ivi compresi i rifiuti in ingresso, i processi di recupero e le sostanze o oggetti in uscita, agli atti autorizzatori rilasciati nonché alle condizioni di cui al comma 1 dell’art. 184 ter, redigendo, in caso di non conformità, apposita relazione al ministero dell’Ambiente della tutela del territorio e del mare.
La Linea guida appena approvata dal SNPA si propone di fornire gli elementi utili alla realizzazione di un sistema comune di pianificazione ed esecuzione delle ispezioni nell’ambito dei processi di recupero o riciclaggio dei rifiuti da cui esitano materiali che hanno cessato di essere rifiuti e, nel contempo, di garantire al sistema impiantistico di recupero la piena trasparenza sulle attività di controllo effettuate dal Sistema.

Linee Guida SNPA n. 23/2020

Delibera del Consiglio SNPA. Seduta del 06.02.2020. Doc. n. 62/20

fonte: https://www.snpambiente.it

Una rete piena di gamberi e plastica: ecco cosa si pesca ogni giorno nei nostri mari











Una giornata con lo stesso peschereccio quattro anni fa e oggi: le immagini impressionanti dei rifiuti raccolti in mare in Salento. «Se continuiamo a inquinare così nel 2050 nuoteremo in un mare fatto dal 50% di pesci e 50% di plastica»
 - Iacopo Gori - Video di Francesco Sena /Corriere Tv



Una rete piena di gamberi rossi. E di plastica. Succede nei mari bellissimi del Salento ma è la realtà quotidiana in qualunque altro mare italiano o mediterraneo. I dati del Wwf secondo cui «ogni anno nel mar Mediterraneo sono 570mila le tonnellate di plastica che finiscono in acqua, l’equivalente di 34mila bottigliette al minuto» sono una drammatica realtà documentata in maniera chiara anche con queste immagini.

«Ho rifatto a fine gennaio la stessa giornata di pesca sullo stesso peschereccio quattro anni dopo. E ho messo a confronto i video che ho fatto le due volte, sono immagini impressionanti (qui il video integrale). Il problema della plastica in mare è diventato spaventoso. C’è una ricerca che dice che se continueremo con questo tasso di emissioni di rifiuti in mare entro il 2050 la plastica sarà uguale alla biomassa della fauna ittica: nuoteremo in un mare fatto dal 50% di pesci e 50% di plastica» dice Francesco Sena, 30 anni, apneista salentino che, oltre a raggiungere 50 metri di profondità senza bombole, sa usare bene anche video e social (è un influencer, anche se non vuole essere definito così). Sicuramente un esperto e appassionato di mare che documenta in diretta lo stato dei nostri mari. Un uomo che passa oltre 250 giorni l’anno nel Mediterraneo.

«Abbiamo rifatto quattro anni dopo la stessa giornata di pesca a bordo di un peschereccio, a 20 miglia dalla costa tra Gallipoli e Marina di Ugento. I pescatori stanno facendo un lavoro eccezionale: separano il pescato dalla plastica e grazie alla nuova normativa adesso possono riportare in porto la plastica raccolta in mare e mandarla a smaltire. Prima venivano multati se riportavano a terra i rifiuti raccolti durante la pesca perché per la legge diventavano loro stessi produttori di rifiuti».

«Sembra incredibile ma era così prima della legge Salvamare dell’ottobrePaolo D’Ambrosio 2019» dice Paolo D’Ambrosio, direttore dell’Area marina protetta di Porto Cesareo in Puglia, assai sensibile al tema dell’inquinamento da plastica e microplastica. «Noi come area marina protetta avevamo già iniziato due anni fa a fare accordi con i 150 pescatori della marineria di Porto Cesareo. Abbiamo realizzato un ecocentro recintato e videosorvegliato dove i pescatori possono e devono smaltire i rifiuti raccolti in mare. La regione Puglia sta facendo i sopralluoghi per creare presto un ecocentro in ogni porto. Stiamo pensando a una serie di incentivi per spingere i pescatori a raccogliere sempre di più la plastica. Ogni anno nel mondo produciamo 300 milioni di tonnellate di plastica: di queste 13 finiscono nel mare. Il 70% dei rifiuti vanno a finire in fondo al mare, quelli che rimangono in superfice sono il 25% circa. Nel Mediterraneo non si formano le isole di rifiuti come in Oceano ma il nostro è il mare più inquinato di plastica di tutti. Il sud dell’Adriatico è un’area predisposta per le correnti marine all’ accumulo di plastica galleggiante».

Quanto possono aiutare davvero i pescatori in questa lotta impari contro la plastica?
«I pescatori possono dare un contributo importantissimo anche se da solo ovviamente non può bastare: occorre cambiare le nostre abitudini e ognuno di noi, a ogni livello, dal diportista al pescatore dilettante al semplice turista in spiaggia, può fare la propria parte. Senza dimenticare il consumo consapevole: quando andiamo a comprare qualcosa siamo attratti dal prodotto meglio confezionato, ce lo dicono ricerche e studi. Ecco, noi dobbiamo essere più consapevoli quando facciamo la spesa: evitare utilizzo di plastica monouso, cercare di comprare prodotti con materiale riciclato, trovare prodotti con confezioni semplici invece di imballaggi complessi più difficili da riciclare. Se adottiamo tutti insieme questo modo di fare, possiamo cambiare anche le produzioni delle multinazionali. Loro fanno i prodotti che noi cerchiamo: se noi tutti da domani cerchiamo prodotti sostenibili, le multinazionali si metteranno a produrli. Non va dimenticato che siamo noi in massima parte che contribuiamo a inquinare».

Francesco Sena (Foto Virginia Salzedo) davanti Gallipoli - prosegue Francesco Sena - ho trovato un fiume di plastica. Sì, si nota anche a vista d’occhio l’aumento esponenziale della plastica e dei rifiuti: chiunque va in mare si trova davanti questa triste realtà. E bisogna fare tutti qualcosa al più presto prima che ci sia tanta plastica quanto pesce».

Sena ha iniziato a fare apnea molto presto. A 18 anni ha iniziato a girare per i centri diving di mezzo mondo: nel Mar Rosso una volta ha incontrato Umberto Pellizzari, atleta straordinario che ha stabilito record mondiali in tutte le discipline dell’apnea. Dopo un paio di anni, Pellizzari ha chiamato Francesco a lavorare con lui: oltre a diventare suo allievo e collaboratore (nonché amico), Sena è diventato lui stesso istruttore di apnea, ha fondato l’Apnea Salento e d’inverno gira il mondo a tenere corsi (l’ultimo a dicembre a Pechino).

Francesco è un uomo di mare, da sempre appassionato di apnea e pescaFrancesco Sena (Foto Virginia Salzedo) sportiva, di vela e navigazione che ora sta spostando un’altra volta la bussola della sua vita: «Se alcuni anni fa pensavo quasi solo a fare tuffi sempre più profondi e a pescare, poi a studiare e insegnare l’apnea che è una disciplina complessa e affascinante, sia fisica che psicologica, adesso - anche grazie ai video che posto sul mio canale Youtube o alle visite di tante persone sui miei profili social - ho capito che volevo e dovevo allargare l’orizzonte e divulgare quello di cui sento sempre più l’esigenza: l’amore e il rispetto per il mare e per l’ambiente».

fonte: www.corriere.it

mercoledì 19 febbraio 2020

Rifiuti da costruzione e demolizione edifici, pubblicate le linee guida UNI



















Il documento definisce un macro-processo per la decostruzione selettiva per favorire il riuso e riciclo dei rifiuti derivanti dalla costruzione e demolizione degli edifici, in un'ottica di economia circolare.


Se ricicliamo e riutilizziamo, si sa, evitiamo di produrre materie prime. E ridurre la produzione di materie prime, significa anche risparmiare energia.

Secondo l'ultimo rapporto di sostenibilità del Conai, il riciclo di carta, alluminio, vetro, legno ecc. ha generato un risparmio di energia primaria di "oltre 20,91 terawattora in un anno, l’equivalente dell’energia necessaria a soddisfare i consumi medi di elettricità nelle case di oltre 5 milioni di famiglie italiane".

Perchè non operare una "raccolta differenziata" anche dei rifiuti prodotti nei cantieri edili?

Secondo EUROSTAT, i rifiuti inerti da costruzione e demolizione (C&D) costituiscono il flusso più rilevante dei rifiuti speciali prodotti in Europa. I dati relativi all’anno 2014, ci parlano di 868 milioni di tonnellate di rifiuti da C&D prodotti in Europa.

L’Italia si attesta all’ottavo posto della classifica dei rifiuti speciali prodotti, con circa 159 Mt, di cui 51 Mt (il 32%) relativi al settore delle costruzioni e demolizioni (incluse terre e rocce da scavo).

È innegabile che una raccolta selettiva dei rifiuti da demolizione e costruzione può generare innumerevoli vantaggi, sia in termini di riduzione di rifiuti, sia in termini di riciclo e riutilizzo dei materiali, nonchè di risparmio di energia.


Tuttavia la demolizione selettiva e il riutilizzo dei rifiuti da C&D non sono ancora normati a livello nazionale. In attesa dell'emanazione di un decreto End of Waste specifico per i rifiuti da C&D, si possono seguire le indicazioni della Prassi di Riferimento UNI/PdR 75:2020, pubblicata dall'UNI e che reca il titolo "Decostruzione selettiva – Linea guida per la decostruzione selettiva e il recupero dei rifiuti in un’ottica di economia circolare".

Il documento delinea un processo per la decostruzione selettiva e il recupero dei rifiuti che prende in considerazione sia gli edifici esistenti da ristrutturare o da demolire, sia quelli di nuova costruzione.


Per gli edifici esistenti è previsto un database dei materiali destinabili al riciclo e al riuso che deve essere realizzato nella fase di diagnosipreliminare delle tipologie e delle quantità di materiali che costituiscono o sono contenuti nell'edifico (audit predemolizione).


Per gli edifici di nuova costruzione, invece, è previsto un database da compilare con i materiali previsti da progetto.

La Prassi è scaricabile gratuitamente dal sito dell'UNI. Vedi i Riferimenti in basso.
Riferimenti

Prassi di Riferimento UNI/PdR 75:2020
dal sito dell'UNI



fonte: www.nextville.it

"Un libro ogni 10 bottiglie di plastica", l'ecolibreria di Taranto raccoglie e ricicla centinaia di contenitori

I libri sono stati donati da librerie e associazioni ma anche da singoli cittadini: in un pomeriggio sono state raccolte oltre 500 bottiglie e distribuiti decine di volumi















Bottiglie di platica in cambio di libri. Da rifiuti destinati al cassonetto o raccolti per strada a titoli celebri come l'Alchimista di Paolo Coelho e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Ha avuto un discreto successo l'iniziativa dell'associazione Plasticaqquà e della sua Ecolibreria nella pineta Cimino di Taranto.

All'interno di uno dei pochi polmoni verdi con affaccio sul mar Piccolo è apparso il cartello, contemporaneamente ad annunci social, dell'iniziativa: "Porta dieci bottiglie di plastica, ti regaliamo un libro". Così ne sono state raccolte 537, con punte record di 350 a opera di Piero, fanno sapere dall'associazione, nella fascia oraria prestabilita per l'iniziativa, dalle 10 alle 13 di sabato 8 febbraio. A queste si aggiungono 100 flaconi. Il materiale è finito nei cassonetti per la raccolta differenziata grazie alla collaborazione della municipalizzata Amiu.

"La raccolta delle bottiglie in plastica ha superato le nostre aspettative" fanno sapere i responsabili di Plasticaqquà, che ringraziano chi contribuisce alla dotazione dell'Ecolibreria. Donazioni provenienti da tutta la provincia, come quelle della biblioteca San Francesco di Grottaglie. L'Ecolibreria, del resto, è nata su base volontaria con questo intento.

"Sarà sicuramente attiva - spiega Giuseppe Internò di Plasticaqquà - il martedì dalle 19.30 alle 22 circa e poi il sabato dalle 10 alle 12. Stiamo cercando di inserire una mattina o un pomeriggio a metà settimana per fare anche il laboratorio per bambini e adulti sul riciclo creativo".


fonte: https://bari.repubblica.it