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Maria De Biase: L' esperienza di una Preside del Cilento a cui piace volare alto e sporcarsi le mani


Qui si costruisce, qui vedo realizzate le cose, i ragazzi e le loro famiglie mi fermano per strada per dirmi che da quando ci siamo noi hanno cambiato stile alimentare oppure li incontro in spiaggia con le borracce di alluminio senza più plastica. Questa è una cosa meravigliosa, ne valeva la pena...




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Case in canapa e calce per un abitare davvero sostenibile

È possibile costruire rispettando la natura? Come si può creare armonia tra attività umane e ambiente naturale? Messapia Style, Emilio e i suoi collaboratori cercano di darci una risposta diffondendo teoria e pratica di un modello di edilizia naturale fondato sull'utilizzo di materiali ecologici, tradizionali e anche economici: canapa e calce.








Oggi più che mai l’ambiente ha bisogno di aiuto. L’emergenza climatica sta diventando un problema sempre più rilevante e la necessità di promuovere in ogni campo l’eco-sostenibilità è uno degli obiettivi cardine del ventunesimo secolo. Anche l’edilizia può svolgere un ruolo significativo in questo ambito, cercando di non arrecare danno a ciò che ci circonda. Ed è proprio qui che entra in gioco Messapia Style, una realtà salentina pioniera in Italia dell’edilizia naturale per la realizzazione di case in canapa e calce.

«Nel 2015 ho deciso di costruire per me e mia moglie questa abitazione a Supersano, nella quale tuttora viviamo, con l’uso di materiali ecosostenibili», racconta l’imprenditore bioedile Emilio Sanapo, fondatore dell’azienda. «Ho voluto sperimentare su di me per primo questo sistema innovativo fondato sull’uso della calce/canapa. Il mio obiettivo è proprio quello di non rimanere una goccia nel mare, ma di portare quante più persone possibile a seguire il mio esempio. Se tutti ci impegnassimo sarebbe un vero e proprio toccasana per l’ambiente, anche perché la canapa è un materiale rinnovabile e biodegradabile, cresce in cento giorni e con un ettaro si può costruire una casa».

Emilio Sanapo

L’intento di Emilio e dei suoi collaboratori è quello di promuovere un modo di vivere salutare attraverso la costruzione e la ristrutturazione delle abitazioni facendo uso di materiali naturali che non siano nocivi all’ambiente. La natura è infatti capace di fornirci tutti i mezzi necessari per realizzare case ed edifici che possano durare nel tempo e che siano in grado di fare del bene tanto all’uomo quanto alla natura stessa.

In tutto ciò la canapa riveste un ruolo di primaria importanza. Si tratta di una pianta erbacea a ciclo annuale dalla quale si ricavano semi e fibre. Lo stelo legnoso invece contiene una buona quantità di silice e questo la rende resistente al fuoco e alla decomposizione. La miscela che viene utilizzata per la bioedilizia si realizza impastando con acqua la canapa, la calce idrata (un legante) e un eccipiente naturale che ha la funzione di far indurire quest’ultima in un tempo adeguato.

I materiali edili a base di canapa e calce presentano numerose proprietà, positive sia per l’uomo che per l’ambiente. Innanzitutto, le pareti costituite da questi elementi permettono di gestire in maniera naturale l’umidità, che viene mantenuta a un livello stabile intorno al 50-60%. Inoltre, si tratta di materiali isolanti che permettono di creare una barriera contro il calore, isolando sia dal freddo invernale sia dal caldo estivo. Questi fattori garantiscono costi di climatizzazione particolarmente bassi, per quanto riguarda sia i consumi energetici che la manutenzione degli impianti. La miscela di calce e canapa è del tutto traspirante ed esente da condense e muffe poiché, assorbendo la CO2, si viene a creare un clima interno all’abitazione salubre che tende all’alcalino. Inoltre, essa costituisce un materiale da costruzione ideale sia per il basso consumo di energia, sia per il bassissimo inquinamento in fase di produzione, di installazione e a fine vita. È, infine, un prodotto molto durevole nel tempo, a differenza dei materiali da costruzione sintetici che iniziano a presentare fenomeni di degrado dopo pochi anni.

Emilio e i suoi collaboratori lavorano principalmente in Puglia, ma piano piano stanno esportando la filosofia della bioedilizia in tutta Italia, per insegnare a imprese o a persone normalissime come auto-costruirsi e costruire per altri abitazioni in calce/canapa. «Si tratta però – ci spiega Emilio – di una tecnica che solo parzialmente siamo riusciti a diffondere. Un grosso ostacolo è quello culturale: si è poco propensi a mettersi in gioco e a imparare nuovi modi di costruire anche se, nolenti o dolenti, saremo costretti a reinventarci, perché è l’ambiente a imporcelo. La mia speranza è che a livello politico qualcosa si possa muovere, per favorire innanzitutto lo sviluppo di questo tipo di materiali e penalizzare quelli derivanti dal petrolio e, soprattutto, per agevolare la filiera della bioedilizia, costruendo degli impianti di trasformazione della canapa».








I mattoni, i blocchetti in laterizio e il calcestruzzo utilizzati nelle costruzioni moderne vengono prodotti da impianti industriali che emettono grandi quantità di CO2, inquinanti per l’atmosfera. Per giunta, il cemento stesso contiene molto spesso alcune sostanze che sono tossiche sia per i lavoratori che per gli abitanti delle abitazioni. Messapia Style, Emilio e tutti i collaboratori di questa azienda si battono ormai da anni per cambiare la situazione attuale e per far fronte alle problematiche ambientali e della salute del singolo. Passo dopo passo, stanno diffondendo il loro ideale di edilizia naturale in calce/canapa, mettendosi al servizio dell’ambiente e dimostrando che anche una goccia d’acqua può far sentire la propria presenza in un mare, soprattutto se questa goccia ne ispira molte altre al cambiamento.

fonte: www.italiachecambia.org


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La Scuola Ecosostenibile | Maria De Biase | TEDxBologna

 













TEDx Talks


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Edifici ‘intelligenti’, anche in Italia arriva Brainbox AI: bioedilizia e risparmio energetico

 








Brainbox AI è la startup canadese specializzata nell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale alla bioedilizia. L’annuncio dell’arrivo in Italia è della scorsa settimana e comunica l’approdo della tecnologia aziendale utile nella gestione del consumo energetico in edifici autonomi.


La società, nata nel 2017, ha sede a Montreal, in Canada, ma dal 2019 opera in 4 continenti dove ha già installato la propria tecnologia di autoapprendimento per una superficie complessiva di 2.800.000 metri quadrati di proprietà immobiliari: uffici, shopping center, hotel, aeroporti, strutture multi-residenziali, supermercati e vendita al dettaglio.




Nel proprio quartier generale, Brainbox dà lavoro a 70 dipendenti e collabora con partner come il National Renewable Energy Laboratory (NREL) del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, l’Istituto per la valorizzazione dei dati (IVADO) e varie istituzioni educative tra cui l’École de technologie supérieure (ETS) di Montreal e la McGill University. L’azienda è infatti cresciuta nel suo mercato interno, il Canada, ma si è espansa negli Stati Uniti e ora sta estendendo le sue operazioni internazionali in Europa e nell’APAC, l’insieme delle nazioni asiatiche ed oceaniane le cui coste sono bagnate dall’Oceano Pacifico.

In Italia farà il suo ingresso nel mercato con due operatori del settore Real Estate (settore immobiliare), supportati dal suo partner di rivendita che ha sede principale a Pavia, ma anche punti a Catania e a Cagliari: R2M Solution, società di ingegneria focalizzata nella produzione di strumenti innovativi a supporto della transizione energetica, della sostenibilità ambientale e della digitalizzazione del mondo immobiliare.

Oltre che in Italia, R2M Solution opera in Francia, Spagna e Regno Unito. Le costruzioni in cui sarà applicata la centralina di BAI sono invece due centri commerciali e una torre uffici, localizzati sull’asse Milano – Roma.

Le soluzioni di Brainbox AI, basate sull’intelligenza artificiale, aiutano gli operatori immobiliari a gestire al meglio il consumo energetico degli edifici arrivando a un 25% di risparmio sui costi e riducendo le emissioni del 20-40%. La tecnologia combina algoritmi di deep learning e cloud computing per ottenere risultati anche predittivi. Dalla società fanno sapere che “Nessun’altra ditta al mondo può vantarsi di possedere una tecnologia del genere”. Il contatore è infatti in grado di gestire un edificio in modo autonomo 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Il cervello intelligente della cabina di comando, un apparecchio simile a una normale centralina, è in grado di capire quante persone siano presenti in uno spazio, calcolarne il calore e regolarsi di conseguenza per offrire la temperatura interna più ottimale. Lo strumento è in grado di prevedere, sulla base di dati e algoritmi, quale sarà il miglior ‘clima’ da offrire in anticipo, restituendo quindi comfort e una notevole riduzione dell’impatto ecologico.



BrainBox AI ha un’impronta italiana per i natali del neoeletto presidente, Sam Ramadori, italocanadese strettamente legato alla terra d’origine e raggiunto da Business Insider Italia.

“La nostra tecnologia è un’intelligenza che si sovrappone a un sistema già esistente nell’edificio, un computer centrale che si chiama BMS e che gestisce tutte le componenti dell’AI. Edifici più piccoli, a volte, non ne dispongono, ma tutti possono beneficiarne. La predittività è il nostro maggiore punto di forza, la centralina raccoglie dati sulla base degli algoritmi. Con queste informazioni riesce a capire come reagirà da una a sei ore ogni singola zona dell’edificio. Non c’è necessità di installare sensori a parte perché BrainBox AI utilizza quelli già presenti, come i termostati.

Si tratta di una tecnologia utilizzabile su grandi volumi ma che restituisce precisione assoluta. Possiamo lavorare con ogni tipo di distribuzione energetica, da quelle tradizionali al fotovoltaico. Anzi, quella solare è una risorsa importante. Siamo molto entusiasti del nostro lavoro e dell’arrivo in Italia. La collaborazione con R2M è preziosa, quando li abbiamo conosciuti è stato il massimo. È un partner fantastico, in continua ricerca di nuove tecnologie da mettere in pratica. Dall’inizio siamo stati un’azienda che ha sempre investito nell’innovazione, abbiamo un team di ricerca dedicato di circa 50 persone. Siamo felici di lavorare in Europa, dove il focus sull’ambiente è molto pregnante rispetto che altrove. La nostra centralina non ha bisogno di manutenzione, o meglio, il lavoro da fare è sugli algoritmi, nel cloud, quindi anche lì si tratta di una ‘manutenzione intelligente’. In sostanza la centralina è solo uno strumento che permette il flusso comunicativo delle informazioni.

La struttura burocratica in Italia non sempre permette di lanciare progetti e idee per mancanza di risorse e investimenti. Le capacità ci sono, e le università sono fra le più prestigiose al mondo, ciò che manca è il sostegno finanziario per rendere stimoli e spunti dei veri piani di lavoro, startup e società. All’estero c’è la possibilità di fallire e imparare dall’errore. Qui, invece, il fallimento è visto come un baratro dal quale non si esce”.

fonte: it.businessinsider.com

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Packaging ecosostenibile, materiali virtuosi e politiche green

Ricorrere a imballaggi virtuosi è una scelta in grado di apportare dei benefici sia ai produttori e alle aziende che ai consumatori




Prendersi cura della natura, del pianeta e delle sue risorse affinché la Terra rimanga un luogo bello e ospitale per le molte generazioni a venire è un dovere che riguarda tutti. Se i privati cittadini sono sempre più chiamati a fare la loro parte nella quotidianità, compiendo scelte green e improntate al rispetto dell’ambiente (la raccolta differenziata, l’acquisto di alimenti e materiali a chilometro zero, la scelta di prodotti plastic free e così via) è indubbio che una parte ancor più essenziale in questo contesto sono chiamate a interpretarla le grandi aziende, in ogni settore.

C’è un elemento che è costantemente presente nelle nostre giornate, in qualsiasi contesto e ad ogni ora: il packaging, gli imballaggi che ogni giorno riceviamo e apriamo. Una mole gigantesca di plastica e altri materiali, che finisce puntualmente nella spazzatura. Ecco perché uno degli obiettivi più importanti in tema di ecosostenibilità riguarda proprio la progettazione e la realizzazione da parte delle aziende di packaging ‘green’. Ricorrere a imballaggi virtuosi, infatti, è una scelta in grado di apportare dei benefici sia ai produttori e alle aziende che ai consumatori (che diventano sempre più sensibili). 


Progettare e diffondere imballaggi riciclabili e riutilizzabili

L’imballaggio il più delle volte è molto più ‘impattante’ e ingombrante del prodotto stesso. Anzi, capita spesso di percepire la sua presenza quasi come eccessiva o superflua (a cominciare dai sacchetti in plastica o le bustine per separare frutta e verdura ma non solo). Le soluzioni ci sono ma per trovarle devono essere interessati esperti del settore.

Definire e avviare la produzione di imballaggi sempre più virtuosi, riciclabili e riutilizzabili è la strada maestra che le aziende devono imboccare per raggiungere – nella prossima decade – obiettivi ambiziosi in tema di impatto ambientale. La cui riduzione, in primis, passa dall’abbattimento dei consumi di plastica vergine derivata dal petrolio. Occorre procedere con passi decisi all’alleggerimento del packaging e all’aumento dell’impiego di plastica riciclata in quest’ultimo.

Inoltre, ogni volta che sia possibile, si dovrà privilegiare l’utilizzo di materiali del tutto alternativi. Le politiche green sono ormai sempre più trasversali e quello della tutela del pianeta è un mantra che ha raggiunto una diffusione capillare e globale.
Le regole per un packaging rispettoso dell’ambiente e della salute umana

Il concetto di packaging è ampio e complesso, comprende tutti quei contenitori che rivestono i prodotti, mantenendoli al sicuro da contaminazioni esterne. Il loro compito è dunque proteggerli, senza mettere in pericolo la salute umana. Ma gli imballaggi possono ricoprire anche ulteriori funzioni, per esempio quella estetica dal momento che si tratta di elementi forti nell’ambito del marketing aziendale. Devono essere sviluppati, inoltre, con una funzionalità etica: il consumatore, cioè, deve ricevere un chiaro messaggio relativo all’importanza di tutelare il futuro della Terra. Ci sono tre ambiti principali che entrano in gioco quando si parla di ecosostenibilità: ambiente, economia e sociale.

Naturalmente il packaging per essere virtuoso e rispettare i diktat dell’ecosostenibilità deve ridurre il suo impatto ai minimi livelli sia per quanto riguarda l’ambiente che in relazione agli altri due ambiti. Per quanto riguarda materiali e prodotti migliori da utilizzare per il packaging sarà utile indicare in primis la plastica riciclata, raccolta dagli oceani e dalle spiagge, nei confronti della quale è in corso una campagna informativa e di sensibilizzazione internazionale. Poi, tra gli altri, ci sono PET (polietilene tereftalato), ovvero plastica 100% riciclabile la cui trasparenza è in grado di far risaltare il contenuto, ma anche polipropilene, anch’esso ideale per intraprendere politiche green aziendali poiché – con il PET – è la plastica ideale per il riciclo. La scelta dell’ecosostenibilità è in grado di orientare e influenzare i mercati, aumentando la brand reputation del marchio e dei relativi prodotti.

fonte: www.rinnovabili.it


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Ekoe: la nuova frontiera delle bustine trasparenti

La storia a lieto fine di Ekoe, una cooperativa nata nel 2015 con un unico, grande obiettivo: abolire l'uso della plastica derivata da petrolio e proporre soluzioni Plastic Free. Una scelta coraggiosa ed etica, quella di Ekoe, che oggi invia in tutto il mondo stoviglie monouso e prodotti compostabili a privati, aziende ed istituzioni.




Il dibattito sul riscaldamento globale, sull'inquinamento e sull'estinzione di numerose specie animali e vegetali è all'ordine del giorno. Si richiede ai governi di intervenire in modo efficace e alle imprese di cambiare direzione, ma per i grandi cambiamenti, si sa, c'è bisogno di tempo.

Esiste invece un cambiamento rapido che coinvolge ogni essere umano: tutti noi possiamo scegliere di mettere in atto, quotidianamente, con gesti piccoli e apparentemente banali, una rivoluzione Plastic Free che abbia un grande impatto sociale.

Obiettivo Plastic Free

Per Ekoe l'impegno all'abolizione, o almeno alla drastica riduzione dell'impiego di plastica, è l'obiettivo primario ed essenziale, la ragione di vita stessa di questa cooperativa, che vanta un passato come associazione ambientale e che ha collaborato attivamente in Italia alla promozione dei primi comuni Plastic Free, con il sostegno di istituzioni, strutture e aziende che hanno saputo credere in questo progetto e ne hanno compreso l'urgenza e la necessità.

Per contrastare efficacemente la diffusione di plastica, in particolare del monouso o del cosiddetto “usa e getta” che sta letteralmente sommergendo il Pianeta, Ekoe propone soluzioni a basso impatto ambientale, sia per quanto riguarda la loro produzione che per il loro smaltimento dopo l'uso. Oltre a detergenti per l'igiene della persona e degli ambienti completamente naturali e biodegradabili, Ekoe vanta numerose soluzioni alternative alla plastica usa e getta.

L'uso e l'abuso di plastica

Vi siete mai soffermati a riflettere su come sia difficile, soprattutto quando facciamo i nostri acquisti nei supermercati, evitare la plastica? È praticamente ovunque: dai prodotti sottovuoto alla pasta, dalle confezioni dei latticini al packaging di frutta e verdura preincartate.

Un primo passo è indubbiamente stato fatto con l'introduzione obbligatoria di sacchetti biodegradabili per l'acquisto di frutta e verdura, ma molto si può (e si deve) ancora fare.

Anche presso piccoli rivenditori è frequente trovare prodotti confezionati nelle bustine di plastica. È ormai noto, però, che soprattutto con sbalzi di temperatura o con una conservazione non adeguata, i prodotti contenuti nella plastica possono assorbirne delle microparticelle, che quotidianamente finiscono nel nostro organismo con quello che mangiamo e beviamo. Un ulteriore problema è dato dallo smaltimento di questi materiali. Purtroppo l'Italia smaltisce e ricicla meno del 10% di tutta la plastica che viene utilizzata e gettata; più del 90% finisce direttamente nei corsi d'acqua e nei mari, compromettendo la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali.

Le bustine trasparenti compostabili, la buona alternativa alla plastica

Le bustine trasparenti di Ekoe sono la soluzione ideale per ogni tipo di imballaggio alimentare e sono totalmente biodegradabili e compostabili.

Cioè?

Le bustine trasparenti sono realizzate in Natureflex, un materiale derivato dalla pasta di legno di foreste gestite responsabilmente, e sono certificate secondo la norma europea EN 13432 che ne stabilisce rigidamente i requisiti di biodegradabilità e compostabilità.

I possibili impieghi dei sacchetti compostabili come valida alternativa alle buste in plastica sono davvero numerosi.

Le bustine trasparenti in Natureflex sono infatti termosigillabili, vantano un'ottima resistenza, possono contenere cibi caldi fino a 40 °C ed in alcuni casi possono essere anche utilizzati in forno tradizionale e microonde.

Oltre a rappresentare una buona alternativa a buste e vaschette in plastica, le bustine in Natureflex possono sostituire dentro le nostre case materiali più inquinanti come pellicola trasparente ed alluminio, o meno resistenti all'unto ed al calore come le buste in carta.

In ambito commerciale, le bustine trasparenti biodegradabili possono essere impiegate per il confezionamento di biscotti, caramelle, dolciumi, pasta, verdure, infusi, tisane, semi e cereali e sono disponibili in diversi formati per soddisfare ogni esigenza di packaging.

Il circolo virtuoso del compostabile

L'impiego delle bustine trasparenti biodegradabili innesca un vero e proprio circolo virtuoso, che inizia con la loro produzione e si conclude con il loro smaltimento.

• Per la produzione di questi materiali la quantità di CO2 emessa nell'ambiente è davvero minima.

• Le aree e le foreste progettate per la realizzazione di materiali compostabili riducono l'inquinamento e migliorano la qualità del terreno, dell'acqua e dell'aria.

• I prodotti compostabili e biodegradabili non causano contaminazioni agli alimenti che contengono.

• Una volta utilizzati, possono (e devono) essere gettati nel contenitore dell'umido, facilitando sia in ambito domestico che nelle attività di ristorazione le operazioni di pulizia e smaltimento dei rifiuti.

• Invece di inquinare, quando tornano alla terra, questi prodotti diventano fertile compost naturale e riducono la necessità di additivi chimici per la coltivazione.

A conti fatti, non esiste una sola valida ragione per non scegliere le bustine trasparenti e tutti i prodotti biodegradabili ed abolire consapevolmente l'uso e l'abuso di plastica.

fonte: www.terranuova.it


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Natale plastic free per 23,5 milioni di italiani














Manca meno di un mese a Natale e molti italiani sono già alle prese con i preparativi per celebrare la ricorrenza; secondo quanto emerge dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, per ridurre l’impatto ambientale e l’inquinamento prodotto durante le imminenti festività l’82% degli italiani ha intenzione di adottare comportamenti ecosostenibili. Insomma; dai regali, agli addobbi per l’albero, fino al menù del cenone, quest’anno il Natale sarà più che mai….green.
Che sia l’effetto Greta o le sempre più evidenti conseguenze legate ai cambiamenti climatici, fatto sta che gli italiani intenzionati a fare qualcosa di concreto per il pianeta sono molti; a partire dagli oltre 23,5 milioni (65%) che opteranno per un Natale plastic free bandendo dalla tavola posate e piatti monouso in favore delle normali stoviglie in ceramica. Meno sprechi alimentari per quasi 22 milioni di italiani (61%), che ridurranno la quantità di cibo del cenone e riutilizzeranno eventuali avanzi per i giorni successivi; per il 2019 rientra nelle buone abitudini di riciclo anche la carta da regalo: il 46,7% degli intervistati ha dichiarato di volerne ridurre l’uso e, per questo, riutilizzerà quella dello scorso anno.
Sono invece almeno 25,8 milioni coloro che ridurranno il consumo di energia legato alle luminarie, suddivisi tra coloro che useranno solo lampadine a led (43,8%), quelli che ridurranno il numero di luci natalizie (27,2%) e quelli che, più drasticamente, non useranno alcuna illuminazione particolare (18,9%). In tema di addobbi, quasi 1 italiano su 4 abbellirà il proprio albero con materiale riciclato e decorazioni fatte in casa (22,7%).
E se da un lato sono quasi 10 milioni gli italiani che sceglieranno di regalare un prodotto ecosostenibile (27,3%), dall’altro poco meno di 5 milioni (13,5%) hanno dichiarato che proprio per salvaguardare l’ambiente si impegneranno a non fare alcun regalo; chissà se questo arriva dalla moda del woke Christmas lanciata da divi come Emma Thompson o, invece, da semplice tirchieria.
Quello a cui gli italiani sembrano non riuscire proprio a rinunciare è invece l’albero di Natale finto; solo il 12,6% degli intervisti ha dichiarato che quest’anno adotterà un albero vero da ripiantare dopo le festività. Il trend del Natale 2019, quindi, potrebbe davvero essere l’ecosostenibilità: tra chi “crede sia importante contribuire alla salvaguardia dell'ambiente” (77,5%) e chi, invece, “adotterà comportamenti green solo per risparmiare” (40,8%), i buoni propositi degli italiani per queste festività sono tanti. Quale occasione migliore, se non il Natale, per rispettarli?


fonte: https://www.greencity.it

Ue, anche i prodotti finanziari green avranno il loro marchio di qualità?

Entro novembre 2020 la Ue potrebbe estendere il marchio Ecolabel ai prodotti e servizi finanziari verdi. Una novità che potrebbe aiutare gli investimenti sostenibili




La finanza sostenibile non è più una materia per soli professionisti ed esperti del settore: oltre agli strumenti e alle iniziative che già stanno contribuendo a diffondere la conoscenza e la pratica dell’Investimento Sostenibile e Responsabile (SRI), nel prossimo futuro un marchio potrebbe consentire a tutti i risparmiatori europei di riconoscere facilmente i prodotti finanziari che investono in titoli verdi.

L’Unione Europea sta infatti studiando una serie di criteri per attribuire una certificazione di elevate qualità ambientali agli strumenti finanziari dedicati agli investitori retail.
L’EU Ecolabel

Una “etichetta” esiste già: si chiama EU Ecolabel, è disciplinata da un regolamento europeo (il numero 66 del 2010) e al momento viene applicata ai prodotti e ai servizi di consumo che rispettano elevati standard ambientali lungo l’intero ciclo di vita, dalla materia prima allo smaltimento: per esempio, la ottengono pitture e vernici quando il processo di produzione richiede un basso livello di emissioni di CO2 e sono facilmente riciclabili, o i servizi turistici a ridotto impatto ambientale.

Al momento le categorie di prodotti e servizi mappati dal sistema Ecolabel sono quasi 73mila e le licenze concesse sono 1.575 (dati aggiornati a marzo 2019).

Evoluzione numero prodotti e servizi con marchio EU Ecolabel. Anni 2010-2019. FONTE: Commissione Ue




Evoluzione numero licenze con marchio EU Ecolabel. Anni 2010-2019. FONTE: Commissione Ue

L’Ecolabel nel piano della Commissione per la crescita della finanza sostenibile

L’idea di estendere l’Ecolabel agli investimenti retail è stata suggerita a gennaio 2018 dall’High-level Expert Group on Sustainable Finance; l’iniziativa è stata ripresa nel Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile pubblicato dalla Commissione Europea a marzo 2018. L’obiettivo è incrementare la trasparenza del mercato SRI, incoraggiando gli investitori a orientare i propri risparmi verso attività in linea con gli obiettivi ambientali e climatici dell’Unione europea.
Approfondimento

FINANZA ETICA
«Io sono sostenibile». La Commissione Ue decide chi può dirlo

A pochi mesi dalla fine del suo mandato, Bruxelles pubblica la bozza finale della Tassonomia: una guida per "finanziare un'economia europea sostenibile"

Lo sviluppo dell’Ecolabel per prodotti finanziari è strettamente collegato ad altre due iniziative del Piano d’Azione, che la Commissione europea sta sviluppando con il supporto di un gruppo tecnico di esperti:
la tassonomia delle attività economiche eco-compatibili, una classificazione delle attività e dei rispettivi criteri quantitativi che consentono di determinare entro quali parametri ciascuna di esse contribuisce agli obiettivi di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico;
il Green Bond Standard, uno schema di criteri condivisi a livello europeo per l’emissione di green bond.

Lo sviluppo dell’Ecolabel dovrà quindi fare riferimento sia alla tassonomia, per quanto riguarda l’analisi delle attività in cui i prodotti finanziari investono, sia al Green Bond Standard, per la definizione dei criteri nel mercato obbligazionario.
Approfondimento

RIFORME DELLA FINANZA
Finanza sostenibile: l’Europa corregge il tiro. Non è ancora “sociale”, ma è molto più green

Approvato il pacchetto sulla finanza sostenibile. Niente da fare per gli aspetti sociali, argomento rimandato al 2021. Ma almeno carbone, petrolio e nucleare sono esclusi
Come potrebbe funzionare l’Ecolabel per prodotti finanziari

Il progetto di estensione dell’Ecolabel ai prodotti finanziari è sviluppato dalla Commissione europea, più precisamente da DG FISMA (la Direzione per la Stabilità Finanziaria, i Servizi Finanziari e l’Unione dei Mercati dei Capitali) e da alcune unità del Joint Research Centre (il centro di ricerca) che si occupano di crescita e innovazione per la Direzione Ambiente; in particolare, il JRC ha il compito di individuare i criteri tecnici. Inoltre, il processo implica la consultazione con i principali attori finanziari ed esperti scientifici e accademici.

L’obiettivo è introdurre parametri che consentano di premiare con l’Ecolabel il 10-20% dei prodotti finanziari presenti sul mercato, che rappresenterebbe dunque la porzione degli strumenti con le migliori qualità ambientali.

Il progetto prevede che l’Ecolabel sia applicato anzitutto ai PRIIPs, acronimo di Packaged Retail and Insurance-based Investment Products, ovvero “Prodotti di Investimento al Dettaglio e Assicurativi Preassemblati”. In pratica, si tratta di prodotti che presentano due caratteristiche:
il valore, e quindi l’importo dovuto all’investitore, è soggetto a fluttuazioni causate dall’esposizione a variabili di riferimento o al rendimento di una o più attività sottostanti (cioè i titoli che compongono il prodotto);
sono il risultato di un processo di assemblaggio che fa sì che tali prodotti abbiano caratteristiche e costi diversi rispetto a una detenzione diretta dei titoli. All’interno di questa categoria, gli Ecolabel saranno assegnati a: fondi aperti; fondi alternativi per investitori retail; prodotti assicurativi con una componente d’investimento, per esempio le polizze vita. In futuro il progetto potrebbe essere esteso ad altre categorie di prodotti.

Secondo i primi materiali informativi pubblicati dalla Commissione europea, il progetto potrebbe vedere la luce a novembre del 2020.



Iniziative come questa sono cruciali per incrementare la conoscenza, il livello di comprensione e la fiducia degli investitori nell’SRI; l’atteggiamento proattivo e la rapidità con cui sta agendo la Commissione testimoniano il ruolo cruciale assegnato alla finanza sostenibile per il conseguimento degli obiettivi ambientali e climatici dell’Unione europea e, più in generale, per il raggiungimento di un modello di crescita più trasparente e sostenibile.

fonte: www.valori.it

Dottor Plastic: visite gratuite in cambio di bottiglie di plastica per i pazienti indonesiani

Salute e ambiente: un connubio indissolubile, reso possibile da un medico indonesiano con la sua preziosa iniziativa.




















Dottor Plastic è l’appellativo di un medico indonesiano che ha sposato in modo creativo due importanti battaglie.
Alla possibilità di offrire prestazioni mediche gratuite per i pazienti più indigenti ha unito l’impegno ambientalista per la lotta alla plastica. A Cianjur, in Indonesia, le cure mediche sono costose e non accessibili a tutti. Inoltre, in questo piccolo e povero paese, gli studi non sono garantiti alle fasce più indigenti della popolazione. A ciò si aggiunge il problema dei rifiuti, che stanno letteralmente invadendo questi splendidi territori, come sta accadendo d’altra parte nel resto del mondo.

Dr. Plastic: la sua storia

La storia del dottor Nugraha è un chiaro esempio di tenacia e capacità di sfidare gli ostacoli per raggiungere gli obiettivi desiderati. Yusuf Nugraha ha sognato fin da piccolo di diventare medico. Provenendo da una famiglia non abbiente, solo vendendo riso ha potuto coronare il suo sogno completando gli studi. All’inizio del suo lavoro ha dovuto fronteggiare la situazione di povertà dei suoi clienti, che spesso non potevano permettersi di pagare le cure. La prima opzione era quelle di offrire prestazioni mediche gratuite. Una soluzione mal tollerata, tuttavia, dall’orgoglioso popolo indonesiano, poco propenso a chiedere l’elemosina.

Dottor Plastic: l’idea

“Sono solo un medico. Come posso svolgere il mio lavoro e salvare la natura allo stesso tempo?“
Ecco allora l’idea di questo giovane e appassionato medico. Ha inventato un alternativo sistema di pagamento tramite degli speciali voucher. Rendendo 10 bottiglie di plastica da poter riciclare, ogni paziente può accedere al sistema di cure offerto dal dottor Nugraha. Negli ultimi 3 anni ha così contribuito a raccogliere circa 180 mila bottiglie. Oltre ad aumentare la consapevolezza delle persone circa i  pericoli dovuti allo spreco di plastica, ha limitato l’impatto di questi rifiuti sull’ambiente.
Una piccola favola moderna in cui l’iniziativa di una sola persona sembra in grado di seminare speranza e impegno ambientalista.
fonte: http://www.ehabitat.it

Tuoo, il primo seggiolino per bambini in cartone ondulato: ecco perchè vi conquisterà

Un prodotto creativo, etico e praticamente indistruttibile: ce lo ha raccontato - testandolo sotto i nostri occhi! - il co-founder di Tuoo baby design, Francesco Di Luzio





La plastica domina -e soffoca- il mondo, facendo da padrone in molti settori del mercato, fra cui sicuramente quello dei prodotti per l’infanzia: è proprio qui che si inserisce la novità di Tuoo, il primo rialzo da sedia per bambini realizzato interamente in cartone ondulato.
Un prodotto creativo, resistente ed etico, di cui abbiamo parlato con Francesco Di Luzio, co-founder e direttore creativo della start up Tuoo baby design: creativo perchè va montato pezzo per pezzo, resistente perchè, nonostante il pregiudizio esistente sul cartone, è un materiale di primissima qualità che assicura una resistenza fuori dal comune ed etico proprio perchè, con il suo essere riciclabile, regala un valore aggiunto ad un oggetto che, come tutti quelli per bambini, è destinato ad avere vita breve.
Il cartone di Tuoo è impermeabile e in fibra vergine e il rialzo ha realmente una resistenza che va molto al di là del peso per il quale è omologato (l’età massima di utilizzo è 36 mesi): per dimostrarcelo Francesco si è salito su, con i suoi 85 kg di peso, senza scalifire minimanente il seggiolino.
Tuoo ha superato i rigidissimi controlli del mercato americano, dove sarà disponibile da gennaio 2019, e deve superare quotidianamente i dubbi delle famiglie, che quando si tratta dei piccoli vogliono avere il 100% della sicurezza. Una sicurezza che questo seggiolino offre, insieme alla consapevolezza di offrire un prodotto educativo, che racconta una storia e che potrà viaggiare -come i suoi omologhi in plastica- di figlio in figlio, da una famiglia all’altra fino a concludere nel riciclo la sua onorata carriera.
Tuoo sarà disponibile in e-commerce, anche per l’Italia, da dicembre 2018.

fonte: https://www.funweek.it