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Senza raggi e con lettore di impronte, arriva Reevo, la bicicletta elettrica del futuro

Ruote senza raggi per una futuristica bici elettrica progettata negli USA. La e-bike di Reevo si può prenotare su Indiegogo.com al prezzo di lancio di 1.999 dollari




Si chiama Reevo la bici elettrica che sta realizzando una startup americana la Beno Technologies.

Al momento è un progetto che sta cercando finanziatori attraverso la piattaforma di crowfunding Indiegogo, ma sta già stupendo per le sue caratteristiche innovative e per il design decisamente futuristico.

Quella più evidente riguarda le ruote, che non hanno raggi né mozzo centrale, ma scorrono attraverso un particolare meccanismo del telaio in alluminio che integra una batteria staccabile che offre un’autonomia fino a 60 km.





Reevo/Indiegogo

Molto curiose le luci di marcia, integrate nel perimetro delle ruote e praticamente invisibili di giorno. Si accendono automaticamente grazie ad un sensore crepuscolare.

La e-bike di Reevo promette anche di essere molto difficile da rubare: può essere avviata solo attraverso la lettura dell’impronta digitale, è presente un meccanismo di bloccaggio della ruota posteriore molto difficile da manomettere ed è dotata di modulo GPS per rilevare costantemente la sua posizione.

Inoltre è dotata di porta USB e modulo Bluetooth per connettere lo smartphone, che grazie alla app dedicata e al supporto sul manubrio diventa un cruscotto digitale.

Si può prenotare su Indiegogo.com ad un prezzo di 1.999 dollari (circa 1.700 euro) con uno sconto di circa il 40% sul prezzo che avrà la Reevo quando la produzione entrerà a regime. Le prime consegne sono previste per il marzo del 2021.




Fonte: Indiegogo.com


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Cinque misure per ripensare la mobilità urbana nel post coronavirus

Dalle nuove norme per i mezzi pubblici alle piste ciclabili provvisorie, una mini guida per ridisegnare gli spostamenti urbani. Legambiente: “Per superare l’emergenza e per far ripartire le città italiane servono risposte e soluzioni eccezionali”.



Più bici e piste ciclabili, meno auto inquinanti. Più mezzi pubblici ma anche nuove regole per garantire la sicurezza degli spostamenti. Queste alcune delle misure proposte da Legambiente per ridisegnare la mobilità urbana nel dopo-coronavirus

Un “dopo” che non significa essersi lasciati tutto alle spalle, quanto aver trovato un modo per ripartire senza cadere negli errori del passato. Ecco perché, spiega l’associazione ambientalista, per il post Covid19 “servono risposte e soluzioni eccezionali”.

Per dare il giusto ritmo al rilancio della mobilità urbana, Legambiente ha scritto oggi ai sindaci delle città italiane e al presidente dell’Anci Antonio Decaro. In una lettera aperta ha stilato una serie di interventi per ripensare agli spostamenti cittadini in chiave sostenibile. Cinque proposte concrete, per lo più attuabili attuabili in pochi mesi e con risorse relativamente contenute. E senza dimenticare, ovviamente, la sicurezza. “Cari Sindaci, – spiega il cigno verde – non vi limitate all’ordinario, non restituiteci le vecchie città. Il vostro mestiere richiede visione di futuro, soluzioni inedite, capacità di guidare la comunità verso frontiere nuove”.
Le cinque proposte per una mobilità urbana più sicura e sostenibile

Trasporti pubblici – Nel post coronavirus sarà necessario programmare con attenzione le corse e garantire le distanze di sicurezza, ripensando anche agli orari per evitare congestioni nelle ore di punta. “Sarà fondamentale – scrive Legambiente – un continuo e attento monitoraggio di mezzi e stazioni, introducendo controlli e tornelli per contingentare gli ingressi oltre a garantire una quotidiana sanificazione”. Ma soprattutto saranno necessarie risorse per realizzare tutto ciò. Un’idea da replicare? Il governo spagnolo ha stabilito l’obbligo di mascherine su bus e metro, garantendone la distribuzione di nelle stazioni principali.

Bici – Le due ruote “dolci” non sono solo il mezzo per eccellenza della mobilità urbana sostenibile. Sono anche quello che permette il migliore distanziamento. Ma per iniziare a pedalare fin da subito servono percorsi ciclabili temporanei (con segnaletica orizzontale e verticale) lungo le tratte più frequentate, dotandoli di protezioni e passaggi esclusivi. Con l’obiettivo di trasformarli in futuro in vere e proprie piste ciclabili

Mobilità condivisa – La sharing mobility (auto, bici, scooter e monopattini) offre un’importante alternativa sostenibile all’auto privata e ai tradizionali mezzi pubblici. Legambiente raccomanda ai Comuni di stringere accordi con le imprese per avere più mezzi e coprire più quartieri, a prezzi più contenuti. “Serviranno risorse, ma il servizio potrà avere grande successo e in parte ripagarsi”.

4 Bonus Rottamazione – “Qui – spiega Legambiente – i Sindaci devono farsi sentire, perché le risorse ci sono! Cosa aspetta il Ministero dell’Ambiente a mettere a disposizione i fondi per ‘Programma Buoni di mobilità’ previsti dal decreto Clima approvato a dicembre scorso?” In totale sono stati stanziati 75mln per il 2020 e 180mln per le annualità successive. I fondi serviranno per offrire offrire 1.500 euro a chi rottama un’auto fino alla classe Euro 3 o 500 euro per un motociclo omologato fino alla classe Euro 2 ed Euro 3. Il bonus può essere utilizzato, entro i successivi tre anni, per l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico, biciclette anche a pedalata assistita o per l’utilizzo dei servizi di mobilità condivisa ad uso individuale.

5. Smart working
– L’associazione chiede ai sindaci di spingere sullo smart working per riorganizzare il lavoro dell’amministrazione pubblica, sostenendo tutte le attività che scelgono di andare in questa direzione. “Serviranno risorse, ma soprattutto idee nuove e andrà coinvolto il Governo, – scrive l’associazione – ma esistono tutte le possibilità per premiare con vantaggi fiscali sia le aziende che i lavoratori che decideranno di puntare su soluzioni innovative di smart working e mobility management di comunità”.

fonte: www.rinnovabili.it


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Per la mobilità del futuro non basta cambiare i motori. Serve un nuovo modello urbano

Per far rivivere le nostre città e ridurre inquinamento ed emissioni è essenziale tagliare il numero di veicoli motorizzati privati. L'esperienza della rete ciclabile di Parigi, in poco tempo e bassi investimenti, ha già dato risultati importanti.















Nel parlare di un tema, la mobilità attiva che in Italia è trattata nei fatti – e generalmente anche nell’elaborazione culturale e nella comunicazione – come “minore”, di “nicchia” o appannaggio di pochi “ambientalisti visionari”, è utile inquadrarlo nel contesto:
  • l’unico scenario che consente di mantenere il deregolamento climatico entro 1,5 °C, senza l’azzardo e l’ingiustizia di assegnare alle generazioni future l’onere (fin ben oltre il 2100) di rimuovere CO2 dall’atmosfera con tecnologie di cui non è provata la fattibilità tecnico-economica – lo European Academies Science Advisory Council ammonisce la Ue che fare affidamento sulle “tecnologie ad emissioni negative” invece di ridurre le emissioni stesse alla fonte potrebbe risultare in un fallimento e avere come conseguenza un severo riscaldamento globale e serie implicazioni per le generazioni future – è uno scenario di riduzione della domanda di energia finale mondiale del 40% al 2050 rispetto all’uso attuale, in modo da permettere una rapida de-carbonizzazione della domanda restante.
Poiché l’Europa e l’Italia utilizzano pro capite tre volte più energia della media mondiale, questo significa per queste due entità ridurre l’uso finale di energia da qualunque fonte, fossile o rinnovabile, rispetto a oggi e non a ipotetici trend futuri, di una quantità ben maggiore del 40%;
  • il rapporto Iea (Agenzia Internazionale dell’Energia) Energy Outlook 2019 nel capitolo sulla mobilità, mostra come la crescita delle dimensioni e peso delle auto (in particolare col raddoppio in 10 anni del numero di Suv) abbia azzerato tutti gli altri progressi in termini di efficienza energetica dei motori. La crescita del numero di Suv è il secondo fattore di crescita delle emissioni di CO2 negli anni 2010-2018 dopo gli impianti di generazione elettrica.
“Il tasso d’incremento delle emissioni da Suv li pone davanti all’industria pesante (incluso ferro, acciaio, cemento e alluminio) l’aviazione e il trasporto merci marino, con nostra stessa sorpresa”;
  • una larga parte (fino al 90%) delle particelle sottili (PM10 e PM2,5) dovuta al traffico non è causata dalle emissioni allo scappamento del motore, ma dalla abrasione di freni, pneumatici, asfalto e alla ri-sospensione delle polveri depositate al suolo (vedi tabella).
E le emissioni da abrasione risultano tutte proporzionali al peso del veicolo. Risulta quindi chiaro che l’unico modo di ridurre le concentrazioni di PM sono politiche che riescano a ridurre numero e peso dei veicoli, ottenendo al tempo stesso una miriade di co-benefici (spazi liberi per attività sociali, verde, riconquista di autonomia di spostamento per bambini e anziani, ecc.).
Meno auto in città
Assunta, dunque, come razionale e necessaria la riduzione del numero di veicoli motorizzati privati, sorgono le domande: è possibile per i cittadini modificare le loro abitudini, utilizzando la bicicletta, o andando a piedi, i percorsi brevi e medi che oggi svolgono in auto? È possibile per le amministrazioni favorire questa trasformazione? È possibile completare una fitta rete ciclabile in tre anni e con fondi limitati, attenendosi a princìpi chiari che diano massima efficacia ai nuovi tratti e a quelli esistenti?
Parigi l’ha fatto (2016-2019), e abbiamo invitato la responsabile dell’applicazione del Plan Velo di Parigi Charlotte Guth a raccontarlo in una delle conferenze organizzate dal Master Ridef.
princìpi che hanno guidato le scelte dell’amministrazione sono semplici e chiaramente esplicitati:
  • la rete ciclabile deve rivolgersi alla stragrande maggioranza dei cittadini che sarebbero interessati a utilizzare la bicicletta ma temono per la propria incolumità e deve permettergli di essere e sentirsi in sicurezza;
  • lo spazio per le nuove infrastrutture ciclabili non deve essere tolto a aree verdi e pedoni; corollario è che le piste ciclabili sono parte di un processo di riequilibrio che riduce lo spazio dedicato al mezzo meno efficiente, il veicolo motorizzato individuale;
  • la rete deve essere realizzata in modo da consentire alla bicicletta di esplicitare la sua efficacia, creando percorsi diretti/rettilinei da punto A al punto B; corollario: le vie a senso unico devono essere percorribili in ambo i sensi dalle biciclette, con apposita segnaletica e con riduzione della velocità delle auto a 20 o 30 km/h nella maggior parte della rete viaria; solo gli assi di grande scorrimento rimangono a 50 km/h;
  • la rete è pensata per ospitare agevolmente il flusso di ciclisti previsto nei prossimi decenni (il piano ha appunto l’obiettivo di renderli molto più numerosi degli attuali); corollario: le piste devono essere ampie, per permettere a due biciclette di viaggiare affiancate per ogni senso di marcia, permettendo così agevolmente i sorpassi tra gli utenti che viaggiano a diverse velocità, anche quando uno dei veicoli è una cargo-bike;
  • la rete deve essere realizzata rapidamente, in modo che, dopo qualche disagio di circolazione durante la realizzazione, i cittadini possano rapidamente prenderne possesso e apprezzarne i vantaggi.
Piazze e bici
Investimenti: circa 70 milioni per le piste ciclabili vere e proprie e 40 milioni per il rifacimento di 7 tra le maggiori piazze dalla città, nelle quali trasferire a pedoni, ciclisti e verde oltre il 50% della superficie prima occupata dalle auto.
Un investimento significativo, anche se di piccola entità, rispetto al budget complessivo per la manutenzione delle strade e dell’intera amministrazione.
E una serie di altre misure meno appariscenti ma importanti: co-finanziamento di una delle migliori applicazioni di navigazione gps assistita in bici (www.geovelo.fr) che è in fruizione libera e gratuita e le cui mappe coprono tutto il pianeta, obbligo di destinare un locale al parcheggio bici in tutti gli edifici nuovi, 50% di cofinanziamento per la sua realizzazione in edifici esistenti, parcheggi sicuri (box chiusi) per bici sono in via di installazione nelle strade e sono disponibili in affitto a prezzi modici, chiusura di molte strade in vicinanza delle scuole durante gli orari di ingresso e uscita, posizione privilegiata delle bici – davanti a tutti gli altri mezzi – ai semafori.
Risultati? In un solo anno, da settembre 2018 a settembre 2019, il numero di ciclisti, misurato da 56 sensori digitali distribuiti nella capitale, è cresciuto del 54%. Con punte altissime su alcuni dei tratti: +200% in quai d’Orsay, quai de Grenelle, voie G. Pompidou.
Ma anche la pista ciclabile di rue Lafayette ha visto un incremento del 200%, ed esiste da oltre dieci anni: il traffico ciclistico è triplicato quando da troncone isolato è diventata parte di una rete completa, quella creata dal Plan Velo.
Gradimento dei cittadini? L’incremento del numero dei ciclisti, varie analisi giornalistiche, il fatto che tutti i candidati alle amministrazioni amministrative di marzo 2020 stiano facendo a gara sul tema della promozione della bicicletta e che la Regione Ile de France competa con il Comune di Parigi negli incentivi all’acquisto di bici elettriche, testimoniano di un cambio di paradigma.
E i vantaggi della rete saranno ancora più evidenti quando tratti ancora in preparazione, come la corsia veloce dalla Senna alla periferia Sud, saranno completati quest’anno. I vantaggi sono diventati estremamente tangibili anche grazie allo sciopero dei mezzi pubblici durato oltre un mese a dicembre-gennaio: i cittadini si sono ritrovati a disposizione una efficacissima nuova infrastruttura di trasporto.
La trasformazione urbanistica potrebbe procedere ben oltre.
La Sindaca Hidalgo si ricandida con un progetto di “Città 15 minuti”, che intende promuovere una situazione di “iper-prossimità” dove tutti i servizi essenziali siano disponibili a distanze percorribili a piedi o in bicicletta, secondo un concetto promosso da vari urbanisti, tra cui Carlos Moreno, docente all’università Paris-1 Pantheon-Sorbonne.
E propone “Parigi 100% ciclabile”, che intende infittire la rete fino ad avere una corsia ciclabile in ogni strada e ponte, e rimuovere 60.000 degli 83.500 parcheggi in strada per trasformarli in piste ciclabili, aree verdi, spazi gioco, rendendo la città amica dei bambini, dunque di tutti i cittadini.
Nei piani futuri c’è anche un grandissimo nuovo spazio verde tra Tour Eiffel e Trocadero, trasformando in un giardino anche il ponte che li collega. Le associazioni di ciclisti hanno predisposto un piano di rete ciclabile veloce che si estende a collegare tutti i comuni circostanti.
La previsione del Financial Times, “Parigi sarà la prima città post-automobile”, è probabilmente in corso di realizzazione. Ma anche solo quanto fatto finora – in soli tre anni e con soli 110 milioni di spesa – potrebbe aprire la strada a trasformazioni analoghe in molte altre città.
È probabilmente una delle misure più efficaci, veloci da realizzare, economiche, per rispondere alla necessità di agire con drastici tagli all’uso di energia sin dai primi dei dieci anni in cui il mondo deve invertire rotta. Se non bastasse, Parigi è oggi ancora più bella di prima.
fonte: www.qualenergia.it

La storia di Gianluca Pagella: da imprenditore ad aggiustatutto in bicicletta

La storia di Gianluca Pagella, ex imprenditore nel mondo delle automobili, nasce da un fallimento: dopo essere rimasto disoccupato e dopo una forte crisi personale decide di rialzarsi e reinventarsi in un nuovo lavoro. In che modo? Divenendo un aggiustatutto in bicicletta. Così, come ha trasformato la sua bici in una cargo bike, ha rivoluzionato la sua vita in un mondo all’insegna della sostenibilità, delle relazioni umani e della lentezza, dimostrando che è sempre possibile ripartire da se stessi.



















Ci sono momenti nella vita in cui un singolo evento può cambiare tutto, rimescolando le carte in tavola e proponendoci una nuova partita. Quella che vi raccontiamo oggi è la storia di Gianluca Pagella, che ci dà il benvenuto ad Alessandria, la sua città natale, colpendoci subito con la sua solarità e il carattere esplosivo. La sua storia è una di quelle che ti rimangono impresse perché riescono a sorprenderti e a emozionarti al tempo stesso. È una storia che parla di una rinascita e di un cambiamento nonostante le difficoltà della vita. Fino al 2014 Gianluca aveva lavorato come imprenditore per una grande azienda nel settore delle automobili ma a causa di un fallimento, è stato costretto a chiudere la sua attività.


È stato un duro colpo da affrontare, un boccone troppo amaro da ingoiare: prima il pignoramento della casa, poi la ricerca di un nuovo lavoro come operaio che presto giunge al termine, infine la crisi personale. Così Gianluca si ritrova a quarantott’anni disoccupato, senza possedere più nulla e con grandi difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro. Ma come tutte le più belle storie di rinascita, non si dà per vinto e capovolge la sua vita, reinventandosi in un nuovo mestiere: l’”aggiustatutto in bicicletta”.






«Mi sono ritrovato a quarantott’anni disoccupato. A quel punto mi sono chiesto: cosa voglio fare da grande? Non avevo molte idee» ci racconta con un sorriso, a fianco della sua inseparabile cargo bike. Così, grazie ai giusti consigli e un po’ di fantasia ricomincia la sua vita come “Gianaggiusta” spostandosi per le vie di Alessandria su due ruote effettuando piccoli lavori domestici e riparazioni a domicilio come nel caso di mensole, tapparelle, veneziane, rubinetti. All’interno della sua cargo bike custodisce i suoi preziosi attrezzi da lavoro e tutto il materiale necessario per spostarsi e lavorare in libertà da un luogo all’altro.

Un tuttofare, insomma, per ritornare a condividere i rapporti umani, il lavoro manuale, le piccole cose della vita. Proprio come ci racconta nel video, si tratta di una rinascita certamente difficile e faticosa ma fortemente trasformativa. «Ho scelto un lavoro che fosse onesto e mi permettesse di vivere degnamente, di lasciare indietro tutti quegli anni caratterizzati da una vita senza tempo, dove guadagnare e fare business era l’unico obiettivo.

Quando ho chiuso l’attività per il fallimento mi hanno pignorato tutto: case, capannoni, macchine, quasi anche la dignità. L’unica cosa che sono riuscito a conservare è stata la mia vecchia bicicletta, una peugeut verde che mi ero comprato in gioventù coi primi soldi guadagnati. Fortunatamente, non avendo la targa, non me l’hanno potuta portare via e così ho iniziato ad utilizzarla per muovermi, perchè non avevo nient’altro».



E riscoprendo l’immenso valore di una vecchia bicicletta, ciò che contraddistingue la nuova vita di Gianluca è la scelta di non usare più la macchina, vivendo in maniera totalmente ecologica. «Con la bici posso muovermi velocemente, non devo pagare il posteggio e posso arrivare facilmente in qualsiasi luogo». Ma il vero guadagno è avere tempo: per nuove relazioni umane e ritornare alla semplicità della vita. Come ci racconta Gianluca, «Nelle mie giornate lavorative mi capita di andare a casa delle persone e, dopo aver fatto le riparazioni, vengo invitato dai miei clienti a fare quattro chiacchiere e bere un caffè in compagnia».

Ora Gianluca è vicepresidente dell’associazione Fiab – Gliamicidellebici di Alessandria e, insieme a Momo, richiedente asilo e abile meccanico, ha costruito una ciclofficina popolare aperta a tutta la cittadinanza. «Ricominciando da zero ed entrando in una seconda parte della mia vita ho iniziato a fare volontariato, un impegno che non avevo mai preso in considerazione perchè troppo lontano dal mondo che mi ero creato».



All’interno della ciclofficina Gianluca dedica tempo ed energie mettendosi a disposizione degli altri: insegna a donne, uomini e giovani a sporcarsi le mani, riparare la propria bicicletta, sensibilizza all’utilizzo di mezzi alternativi all’auto e trasmette con passione il proprio saper fare.

Come ci confida, «La vita di prima non mi manca. E’ vero quando si dice che troppo denaro corrompe l’anima, perché si finisce per guardare il mondo da una sola e limitante prospettiva. Prima ero così assorbito dal mio lavoro che non avevo più spazio per il resto. E il caso vuole che, proprio nel periodo in cui ero disoccupato, ho incontrato la persona di cui mi sono innamorato e con la quale convivo da anni.

Il messaggio che posso mandare alle persone è che se siete in un momento difficile della vostra vita è importante che non perdiate mai il vostro amor proprio e il rispetto per voi stessi. Siete fermi e dovete partire da capo? Ognuno di noi ha un talento, andate a scavare in quello che siete voi e qualcosa sicuramente troverete. La bellezza di questa nuova vita è per me un ritorno alla lentezza, alla semplicità, ai rapporti umani. E tutto questo… grazie a un fallimento».

fonte: www.italiachecambia.org

‘Libraio a domicilio’, l’iniziativa di una libreria indipendente di Torino per diffondere la cultura nella città paralizzata

















Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. E così, armi, bagagli e una buona bici macina chilometri, Mattia è bello che pronto a consegnare libri. Lui è Mattia Garavaglia, il proprietario di una libreria indipendente di Torino che ha deciso di reagire alla paura e diffondere il bello e la sensazione di sicurezza che può regalare un libro.
Come? Facendo consegne in bicicletta (oltre a fare spedizioni in tutta Italia), in modo da sostenere anche le attività culturali, tra le prime vittime dell’emergenza Coronavirus. E così dalla sua Libreria del Golem, Mattia parte per rispondere positivamente alla paralisi cittadina.
Io utilizzo quotidianamente la bici per i miei spostamenti e a volte mi è capitato di recapitare a domicilio i libri ai clienti che me ne hanno fatto richiesta. In questa circostanza, con la libreria vuota e le persone che non si muovono da casa, mi sono detto: ‘Se nessuno viene da me a comprare i libri vado io a portarli a domicilio!’. Ho quindi invitato le persone a continuare a fare i loro ordini tramite i soliti canali rassicurandoli sul fatto che mi sarei occupato io della consegna, a bordo della mia bici gialla!”, racconta Mattia a Italia che cambia.
La libreria del Golem è frequentata soprattutto da una clientela giovanile e giovani sono molti degli editori indipendenti che Mattia propone e che spesso invita agli incontri che organizza nel negozio.
Ora, però, con le nuove disposizioni che vietano le riunioni in libreria, così come gli spettacoli in teatro o al cinema, l’unica possibilità che abbiamo per rimanere uniti è farlo virtualmente. E se ci sono maestre che leggono su whatsapp una favola o volontari che lanciano giornalmente dirette Facebook con la lettura di un albo, ben vengano anche iniziative come quella di Mattia, che ci fa sentire ancora umani e bisognosi di cose belle.

 fonte: https://www.greenme.it

Questa è la rivoluzionaria bicicletta fatta di materiali riciclati che costa circa 10 euro costa
















Izhar Gafni è un disegnatore israeliano ed è il creatore di questa fantastica bicicletta di nome Alfa. Il suo innovativo modello pesa 9 chili e può sopportare fino a 200 chilogrammi di peso. La sua biciletta è composta principalmente da cartone riciclato e monta un sistema di pedali con catena che non richiede nessun tipo di manutenzione.
Nonostante sia fatta di cartone, alla bicicletta viene effettuato un trattamento che la rende resistente all'acqua e all'umidità



Tuttavia, quello che forse attira di più l'attenzione su questa bici è il suo prezzo, poiché si aggira intorno ai 10 euro, mentre la versione per bambini costa ancora meno. Il suo costo di realizzazione contenuto la rende, probabilmente, tra le più economiche biciclette al mondo e si pensa che possa anche essere un grande deterrente contro i frequenti furti di questo mezzo di trasporto.



La parte davvero complicata di questo progetto è il suo design. Quando Gafni presentò il progetto agli ingegneri, gli venne detto che era <strong>impossibile da fabbricare. Tuttavia, lui insistette sulla propria idea e scoprì che il cartone poteva essere solido se correttamente trattato. Gafni ha spiegato che per capire il suo progetto bisogna pensare allo sviluppo di un origami o a quel momento in cui strappiamo le pagine di un quaderno, se ne strappiamo solo una è molto facile, ma quando proviamo a strapparne cento insieme è quasi impossibile



Per sviluppare il modello di bicicletta Alfa, ci sono voluti tre anni di intenso e duro lavoro e due di essi sono serviti solo per capire come lavorare correttamente il cartone. Tutto il tempo investito ha portato a numerosi brevetti che hanno trasformato una semplice scatola di cartone con le ruote in una vera e propria bicicletta.





Il concetto di bicicletta di cartone era già stato inventato da uno studente britannico. Tuttavia, era una bicicletta usa e getta; con un'aspettativa di vita di soli 6 mesi. In questo caso, si suppone che la bici dovrebbe durare molto più tempo.



L'uomo sta tutt'ora lavorando per migliorare ulteriormente il progetto e sta cercando di raccogliere fondi che gli permettano di finalizzare il processo di fabbricazione delle biciclette per adulti e per bambini, di modo da poterle lanciare sul mercato. Se il progetto dovesse veramente realizzarsi su larga scala, potrebbe essere un <strong>cambiamento radicale nel settore dei trasporti e nella storia della bicicletta.

fonte: https://curiosandosimpara.com

IDEA: vince mOOve, la pista ciclabile innovativa

A vincere la seconda edizione dell’Innovation Dream Engineering Award (IDEA) è mOOve, un sistema di pista ciclabile modulare e intelligente, realizzata dalla sturtup REVO con plastica e gomma riciclate





















Un sistema di pista ciclabile modulare e intelligente, realizzata con plastica e gomma riciclate, dotata di illuminazione integrata e adatta a qualsiasi tipologia di terreno. Con questo brevetto innovativo la REVO, startup milanese attiva nello sviluppo di infrastrutture e della mobilità leggera, si è aggiudicata il primo premio della seconda edizione dell’Innovation Dream Engineering Award (IDEA), il concorso rivolto a startupper e innovatori e dedicato a progetti innovativi sulle tematiche di smart living, smart cities, domotica e biotecnologie.

mOOve è, infatti, il nome del progetto vincitore, una pista ciclabile smart che, oltre a favorire l’utilizzo della bicicletta e a farlo diventare il primo mezzo di mobilità urbana, punta anche al riciclo della plastica, utilizzata come materia prima per la realizzazione delle strutture necessarie all’implemento della pista. Il team di startupper si è ispirato alle città del Nord Europa e ha cercato di sviluppare un progetto che punti alla bicicletta come mezzo di mobilità sostenibile. L’innovativa pista ciclabile è tra l’altro dotata di un sistema di sensori che non solo aiutano a tenerne d’occhio la manutenzione, ma forniscono anche dati e informazioni ambientali sulla qualità dell’aria e sulla concentrazione di polveri sottili. “Se prima la realizzazione di piste ciclabili era solo un costo – spiega il team di REVO – esso ora può diventare anche un ricavo per le amministrazioni pubbliche. Un vantaggio sia per i cittadini sia per i comuni”. 

L’Innovation Dream Engineering Award è un’iniziativa promossa dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano, dalla Commissione Startup e Settori Innovativi, InnoVits e la Fondazione Ordine Ingegneri della Provincia di Milano in collaborazione con diversi partner regionali. La seconda edizione è stata lanciata nel 2018 e si è conclusa oggi al Politecnico di Milano con l’evento di premiazione. I finalisti sono stati valutati da una giuria di esperti che ha decretato il vincitore. Il premio aggiudicato prevede la partecipazione a SMAU 2019 (in programma a Milano dal 22 al 24 ottobre), la partecipazione in qualità di VIP alla nona edizione della Fiera di Parma 2019 SPS IPC Drives Italia (28-30 maggio), 50 ore di formazione a scelta dal catalogo corsi della Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano (FOIM) e un canale aperto con le numerose Commissioni OIM per supportare lo sviluppo del progetto imprenditoriale.

fonte: www.rinnovabili.it

Ecologicpoint: guadagna spostandoti in modo ecologico!



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fonte: Ecologicpoint