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Smaltimento pannelli solari: i rischi delle nuove regole












È online la nuova versione delle “Istruzioni Operative per la gestione e lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici incentivati“, aggiornate dal Gestore dei servizi elettrici (Gse) il 26 maggio scorso, ai sensi dell’art. 40 del D.lgs. 49/2014 e dell’art. 1 del D.lgs. 118/2020.

Chi impianta dovrà versare 10 o 12 euro, a seconda del pannello, a garanzia del corretto smaltimento, allo stesso Gse o ai Sistemi collettivi riconosciuti. Per gli impianti antecedenti al 2014, tuttavia, è previsto l’esonero dal versamento purché venga “dimostrato” – con una sorta di autocertificazione – il corretto smaltimento dei moduli.

In buona sostanza, si affida lo smaltimento della maggior parte dei pannelli solari esistenti in Italia alla buona fede degli attori coinvolti, per lo più i grandi gruppi del solare. Una clausola che potrebbe aprire la strada al mercato nero dello smaltimento illegale che da anni è una delle principali preoccupazioni di magistratura e carabinieri del nucleo per la Tutela ambientale.

Gli impianti in Italia

In Italia sono attivi circa 900mila impianti per un totale di circa 100 milioni di pannelli. Il ciclo di vita dei moduli è vent’anni e l’età media di quelli operativi oggi è di 12-13. Questo significa che il Paese si prepara al revamping di 73 milioni di pannelli fotovoltaici, sostenuto anche dagli incentivi della transizione ecologica e dagli investimenti del Pnrr.

Il processo che sarà veloce perché la sostituzione conviene su due fronti: i pannelli che invecchiano producono il -2% di energia l’anno, mentre quelli di nuova generazione sono più piccoli ed efficienti (circa il 30% di energia in più).

Cosa dicono le nuove istruzioni

Il Decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 118, introduce modifiche al Decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49. In particolare, all’art. 1 prevede una “Razionalizzazione delle disposizioni per i RAEE da fotovoltaico” la quale stabilisce che “Per la gestione dei RAEE derivanti da AEE di fotovoltaico incentivate ed installate precedentemente alla entrata in vigore del presente decreto relativi al Conto Energia, per i quali è previsto il trattenimento delle quote a garanzia secondo le previsioni di cui all’articolo 40, comma 3, i Soggetti Responsabili di impianti fotovoltaici possano prestare la garanzia finanziaria […] nel trust di uno dei sistemi collettivi riconosciuti. Il GSE definisce le modalità operative ed è autorizzato a richiedere agli stessi responsabili degli impianti fotovoltaici idonea documentazione […]”.

La nuova versione del documento disciplina le modalità e le tempistiche con cui i Soggetti Responsabili degli impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia, per cui è previsto il trattenimento delle quote a garanzia ai sensi dell’art. 40 del D.lgs. 49/2014, possono esercitare l’opzione disposta dal D.lgs. 118/2020.

I Soggetti Responsabili possono decidere se prestare la garanzia finanziaria, riferita alla gestione dei moduli fotovoltaici a fine vita, tramite il processo di trattenimento delle quote a garanzia attuato dal GSE, secondo le modalità descritte nelle Istruzioni Operative, o, in alternativa, esercitando l’opzione prevista mediante l’adesione a un Sistema Collettivo, identificato nell’elenco qualificato dal Ministero della Transizione Ecologica (MITE).

L’aggiornamento del documento prevede ulteriori novità derivanti dal confronto con gli stakeholders interessati, come l’esonero, su richiesta del Soggetto Responsabile, dal trattenimento delle quote a garanzia in casi di sostituzione totale dei moduli fotovoltaici installati e l’avvenuto ritiro in garanzia degli stessi dall’azienda produttrice dei componenti.

Le reazioni del settore

Il Gse, interpellato dal Fatto Quotidiano, replica che i documenti richiesti per dimostrare il “corretto smaltimento” sono esplicitamente richiamati nelle nuove istruzioni e comunque che “l’applicazione o meno delle quote a garanzia è definita e regolamentata dal Dlgs 49/2014, che individua il perimetro di impianti fotovoltaici incentivati per i quali applicare le quote”: “Le recenti modifiche introdotte (Dlgs 118/2020) hanno previsto per tali impianti (soggetti al versamento delle quote a garanzia) la possibilità di esonero dal trattenimento attraverso l’esercizio dell’opzione”. In buona sostanza, il Gestore dice di essersi limitato a fare quel che ha deciso l’allora ministero dell’Ambiente.

Forti dubbi e preoccupazioni arrivano dalla filiera del riciclo. Dai moduli, secondo il processo previsto dalla legge, si può recuperare pressoché il 100%: materie prime e seconde di pregio quali vetro, acciaio, silicio, polimeri, persino argento. Il valore di questi materiali – che in larga parte importiamo – secondo Irena arriverà a 15 miliardi entro il 2050: servirà dunque a creare un’industria “verde” in Italia che aiuterà anche la manifattura tradizionale.

Il timore di chi fa parte della filiera sana è che queste linee guida finiscano per essere un assist alle aziende che fanno dumping sul prezzo dello smaltimento. I 10 euro di quota per i pannelli “professionali” lasciano pochissimo margine a chi smaltisce: si guadagna, in sostanza, con la vendita delle materie recuperate, sotto quel prezzo il riciclo difficilmente diventa “ambientalmente compatibile” come prescrive la legge. Il ministero della Transizione ecologica, chiamato in causa dalle imprese del settore, fa sapere che ascolterà tutte le posizioni e se c’è una falla nelle linee guida è disposto a intervenire. Già con il decreto Semplificazioni oggi in Parlamento.

Il mercato nero dello smaltimento illegale

La lista dei sequestri milionari e delle inchieste sullo smaltimento illegale dei pannelli solari è impressionante: dalla Puglia al Veneto, dalla Sicilia all’Umbria fino alla Liguria. Le modalità sono sempre le stesse: una ditta regolare ritira i pannelli e fa finta di smaltirli secondo legge, in realtà li scarica in qualche magazzino-discarica oppure li rivende in Africa e in Asia, dove finiranno come rifiuti abbandonati senza controllo. Il guadagno è garantito a tutti: al produttore di energia che con la certificazione viene rimborsato dal Gse (anche se non sempre le imprese sono consapevoli dell’illecito che si gioca alle loro spalle), all’organizzazione criminale e all’impresa che dismette il materiale a un costo inferiore (un euro o anche meno).

Intervistato dal Corriere della Sera, il capo del nucleo Tutela ambientale dei Carabinieri, generale Maurizio Ferla, ha spiegato che “qui non stiamo parlando di mafia, bensì di un sistema economico che diventa criminale quando cerca un sistema meno costoso di smaltimento”.

“Stiamo parlando di una imprenditoria strutturata, che si avvale di capaci consulenti tecnici, giuridici, e che in linea di principio ha contatti internazionali qualificati. Perché per mandare da 300 a 750 tonnellate di pannelli fotovoltaici in un altro continente, magari per farli finire in una discarica a cielo aperto in Burkina Faso, occorre avere contatti con le organizzazioni locali, con il potere locale; bisogna corrompere funzionari, doganieri…”.

fonte: www.recoverweb.it


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Dai rifiuti industriali il nuovo isolamento termico per l‘edilizia

Ceneri volanti centrifugate con acqua e speciali additivi: questa la ricetta segreta di FenX, startup che porterà sul mercato un nuovo isolante sostenibile ed economico














Leggero “come una meringa”, ma allo stesso tempo robusto e versatile. È il nuovo materiale per l’isolamento termico degli edifici creato da quattro giovani ricercatori a partire da un sottoprodotto particolare: i rifiuti industriali. L’idea, nata nei laboratori del Dipartimento Materiali dell’ETH di Zurigo, impiega attrezzature semplici e una ricetta che i quattro hanno perfezionato in anni di ricerca e oggi cuore della nuova startup – FenX – fondata dagli scienziati.
Lo strumento principale è un grande frullatore da cucina, come spiega il ricercatore Etienne Jeoffroy, CEO della nuova azienda “È così che realizziamo il materiale”. I rifiuti industriali sono mescolati con acqua e alcuni additivi messi a punto dal team. Il risultato è una schiuma porosa che successivamente si solidifica per formare il materiale isolante leggero, della stessa consistenza del gesso e non infiammabile.
La soluzione entra nel mondo dell’isolamento termico per l’edilizia con un approccio circolare e attento alla sostenibilità. L’obiettivo dei ricercatori era, infatti, creare un prodotto che potesse competere da un lato con gli isolanti artificiali (es. il polistirolo), i più efficienti sul mercato ma anche i meno sostenibili, e dall’altro con i materiali naturali come le fibre di legno o lino, più costosi e spesso meno efficaci. La schiuma su cui sta lavorando da FenX mira creare un terza via. In questo caso il processo di produzione è efficiente dal punto di vista energetico perché, a differenza delle alternative artificiali, non è necessario applicare temperature elevate per far solidificare la schiuma. E, dato che i pannelli isolanti installati in pareti o tetti sono perfettamente riciclabili, l’intero processo è circolare. 

La società promette inoltre che quando il materiale sarà disponibile in commercio, avrà un prezzo competitivo“Siamo in grado di ottenere i rifiuti industriali che utilizziamo come materia prima a buon mercato o anche gratuitamente”, aggiunge Jeoffroy. I quattro scienziati  – si legge nel sito dell’ETH – stanno ancora esplorando quali prodotti di scarto si prestano meglio alla lavorazione. Nei loro primi test pilota hanno usato ceneri volanti, ma dovrebbe anche essere possibile elaborare altri sottoprodotti, provenienti ad esempio dall’industria delle costruzioni o della carta. “Attualmente stiamo sperimentando circa dieci diversi tipi di rifiuti industriali”.

fonte: www.rinnovabili.it

Arte e ambiente, un capodoglio lungo 12 metri fatto con i tetrapak usati

Intervista al professor Edoardo Malagigi, che sta realizzando un'installazione artistica a sostegno del Santuario dei cetacei Pelagos




















Edoardo Malagigi ha insegnato 40 anni all’Accademia di Belle Arti di Firenze e, da tempo, è impegnato a realizzare installazioni artistiche utilizzando come materia prima dei rifiuti.




Lo ha fatto nel 2009 in Sardegna a Pula (CA) dove ha coinvolto la popolazione locale realizzando “Schillellè”, un pesce lungo 8 metri, fatto di rifiuti che il mare riporta sulla terra ferma; bottiglie, scarpe, reti, legni, plastiche varie. Ha le sembianze del popolare muggine dal quale si estrae la “bottarga”.



Un’altra esperienza del genere lo ha visto protagonista nel 2013, a Naha la capitale dell’isola di Okinawa in Giappone. Sono stati raccolti migliaia di piccoli rifiuti arrivati dall’oceano al porto di Naha. Questi sono stati poi lavati e poi ancora piegati con la tecnica degli origami diventando così dei fiori da collocarsi all’esterno di una forma lunga otto metri simile al dugongo, un mammifero in via di estinzione, che ancora frequenta le coste dell’isola.

Siamo andati a trovarlo nella zona industriale di Pisa, in un capannone di Herambiente, dove – insieme ad un gruppo di volontari – sta costruendo un capodoglio lungo 12 metri, delle dimensioni reali di questo mammifero marino che vive nel Santuario dei cetacei Pelagos, che si estende fra la Liguria, la Corsica e la Toscana.

Lo scheletro del cetaceo in costruzione è stato prodotto mirabilmente da un fabbro, un artigiano locale. Per la pelle del capodoglio, invece, Malagigi e i volontari, tutti artisti o studenti di belle arti, Katerine da Chicago, Toni da Barcellona, Silvia da Carrara e Irene da Firenze, utilizzano dei rifiuti.










Si tratta di tetrapak usati, i diffusissimi contenitori di latte e bevande. Gli artisti ricavano da ciascun contenitore due “ondine” che poi vengono applicate sullo scheletro usando della colla a caldo. Ne saranno necessarie più di cinquemila di queste ‘ondine’, che vengono disposte come delle tegole su di un tetto, perché l’installazione artistica sarà esposta all’aperto e quindi in questo modo la pioggia potrà scorrere lungo la ‘pelle’ del capodoglio.

Malagigi realizza un capodoglio per richiamare l’attenzione sul Santuario dei cetacei Pelagos, nel quale vivono questi mammiferi, insieme a tanti delfini ed anche balene.


Intervista al prof. Edoardo Malagigi





La scelta di usare dei rifiuti, come i tetrapak usati, è una scelta culturale e fortemente voluta dall’artista che in questo modo vuole manifestare un forte impegno a tutela dell’ambiente, sposando in pieno la logica dell’economia circolare.

Questa esperienza vuole dimostrare come sia possibile riusare i materiali ‘scartati’, diventati rifiuti, come materie prime seconde, l’artista li ha definiti la sua ‘nuova tavolozza’, che ha preso il posto dei tradizionali materiali usati per realizzare le tradizionali opere d’arte, il marmo, il legno, la pietra.

E poi, tanta pazienza, tanta cura, tanta attenzione nel lavoro di questi appassionati volontari nel rispettare la forma pensata dall’artista e descritta sotto forma di un modello, ed esempi di ‘pelle’.

Il capodoglio sarà esposto a settembre 2019 presso l’Orto botanico di Firenze, per poi andare ad Ecomondo, il tradizionale appuntamento sui temi ambientali che si tiene a Rimini, per poi raggiungere Montecarlo, dove si trova la sede del Santuario Pelagos.

fonte: http://www.snpambiente.it

Questa è la rivoluzionaria bicicletta fatta di materiali riciclati che costa circa 10 euro costa
















Izhar Gafni è un disegnatore israeliano ed è il creatore di questa fantastica bicicletta di nome Alfa. Il suo innovativo modello pesa 9 chili e può sopportare fino a 200 chilogrammi di peso. La sua biciletta è composta principalmente da cartone riciclato e monta un sistema di pedali con catena che non richiede nessun tipo di manutenzione.
Nonostante sia fatta di cartone, alla bicicletta viene effettuato un trattamento che la rende resistente all'acqua e all'umidità



Tuttavia, quello che forse attira di più l'attenzione su questa bici è il suo prezzo, poiché si aggira intorno ai 10 euro, mentre la versione per bambini costa ancora meno. Il suo costo di realizzazione contenuto la rende, probabilmente, tra le più economiche biciclette al mondo e si pensa che possa anche essere un grande deterrente contro i frequenti furti di questo mezzo di trasporto.



La parte davvero complicata di questo progetto è il suo design. Quando Gafni presentò il progetto agli ingegneri, gli venne detto che era <strong>impossibile da fabbricare. Tuttavia, lui insistette sulla propria idea e scoprì che il cartone poteva essere solido se correttamente trattato. Gafni ha spiegato che per capire il suo progetto bisogna pensare allo sviluppo di un origami o a quel momento in cui strappiamo le pagine di un quaderno, se ne strappiamo solo una è molto facile, ma quando proviamo a strapparne cento insieme è quasi impossibile



Per sviluppare il modello di bicicletta Alfa, ci sono voluti tre anni di intenso e duro lavoro e due di essi sono serviti solo per capire come lavorare correttamente il cartone. Tutto il tempo investito ha portato a numerosi brevetti che hanno trasformato una semplice scatola di cartone con le ruote in una vera e propria bicicletta.





Il concetto di bicicletta di cartone era già stato inventato da uno studente britannico. Tuttavia, era una bicicletta usa e getta; con un'aspettativa di vita di soli 6 mesi. In questo caso, si suppone che la bici dovrebbe durare molto più tempo.



L'uomo sta tutt'ora lavorando per migliorare ulteriormente il progetto e sta cercando di raccogliere fondi che gli permettano di finalizzare il processo di fabbricazione delle biciclette per adulti e per bambini, di modo da poterle lanciare sul mercato. Se il progetto dovesse veramente realizzarsi su larga scala, potrebbe essere un <strong>cambiamento radicale nel settore dei trasporti e nella storia della bicicletta.

fonte: https://curiosandosimpara.com

Torna la RE BOAT RACE – Trofeo EUROMA 2

Torna a settembre la X SPECIAL EDITION della REGATA RICICLATA – RE BOAT NATIONAL RACE 2019, la regata di imbarcazioni realizzate con oggetti di recupero.

Re Boat National Race – Già attivi tre diversi CONTEST!














A Settembre torna la Re Boat Race – Trofeo Euroma 2, la prima regata in Italia d’imbarcazioni costruite con materiali di riciclo. Un evento green – definito da tutti il più folle e colorato di fine estate – che accoglie chiunque abbia voglia di porsi in gioco in una divertente avventura e sperimentare, sul campo, le proprie capacità tecnico/creative.


I 3 CONTEST


Tuttavia la novità di questa stagione sono i 3 contest che hanno preso il via con il propedeutico progetto FAI LA DIFFERENZA, C’E’… CONTEST-AZIONI, parte integrante del programma EUREKA 2019 – ROMA CAPITALE:
– il RE BOAT NATIONAL CONTEST, che, omaggiando Leonardo Da Vinci, nei 500 anni dalla sua morte, nasce per dare più qualità alle recycled boat attraverso la progettazione!
CONTESTECO, oggi Premio METRO 2019 – L’esposizione e il concorso d’arte e design + eco del web
FAI LA DIFFERENZA… RECUPERA E RIUSA IN CUCINA! senza sprecare né acqua, né cibo! per raccontare attraverso le ricette della tradizione il recupero e riuso di quello che sembrano pietanze di scarto e non lo sono.






LUGLIO 2019: PROGETTAZIONE E COSTRUZIONE DI UNA RECYCLED BOAT CON I TUTOR DELLA REGATA RICICLATA


In questa edizione, lo Staff propone ai diversi Green Team che lo richiederanno, un incontro propedeutico alla progettazione e alla costruzione delle recycled boat, dal titolo “DA VENTI A TRENTA-NON SOLO REGATA RICICLATA…”


Un incontro ludico\tecnico di circa 2 ore per comprendere meglio non solo la regata, ma soprattutto per condividere e sensibilizzare bambini e ragazzi sugli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile del pianeta, che sarà il contenuto principale della X edizione della RE BOAT NATIONAL RACE. Tutto sotto l’egida del Re Boat National Contest e dell’obiettivo “zero Waste”: come disse Leonardo da Vinci infatti “non esiste cosa che possa essere considerata un rifiuto“.


La REGATA RICICLATA ha un profondo spirito sportivo e un sano incentivo all’emulazione e al confronto: proprio per queste ragioni esortiamo Centri Estivi, Centri Sportivi, Stabilimenti Balneari, Associazioni Sportive e Centri Velici a partecipare alla regata, “giocando e condividendo con noi” il piacere di questa inconsueta avventura.


Partecipare vuol dire sfidare altri Green Team, quando il gioco si fa duro… ci si diverte tanto di più!






LA X SPECIAL EDITION DELLA REGATA RICICLATA


Questa stagione, d’altronde, la X Special Edition della REGATA RICICLATA proporrà oltre alle consuete iniziative dedicate alla costruzione delle imbarcazioni riciclate, incontri e laboratori, tutti gratuiti, per sensibilizzare i giovani e meno giovani alla scoperta dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (OSS) – dell’Agenda 2030: una serie d’incontri, laboratori e attività green & educational; racconti, progettazione e creatività, confronti e iniziative d’intrattenimento, per raccontare gli OSS – universali, trasformazionali e inclusivi – che descrivono le maggiori sfide dello sviluppo per l’umanità e interagiscono in modo trasversale in cinque aree strategiche declinate in obiettivi strategici nazionali: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership.


Così dal 1° al 26 settembre circa tante le iniziative ludico e sportive, green & educational che si snoderanno tra il Parco degli Scipioni, il Centro Commerciale Euroma 2 e il Parco Centrale del Lago dell’EUR, che daranno vita a un unico grande percorso di EVENTI SOSTENIBILI a ROMA.


Ritornando alla regata riciclata, chiunque può porsi in gioco nella progettazione e costruzione di una recycled boat! Dalle famiglie ai gruppi di amici, dai circoli sportivi ai centri estivi, o ancora, dalle associazioni culturali alle onlus: tutti possono creare la propria imbarcazione riciclata, ovunque. È possibile infatti costruire la propria recycled boat in qualsiasi luogo si voglia: nel giardino di casa, nel proprio garage, in un centro estivo o centro sportivo; nella propria officina o nel cortile del proprio condominio.






Oppure l’appuntamento è presso il Parco degli Scipioni nel contesto de la Città in Tasca: da Domenica 1° settembre infatti aprirà ufficialmente alle ore 17.00 il Cantiere delle Re Boat.


Per quindici giorni, fino al 18 Settembre, LA CITTÀ IN TASCA ospita un cantiere in cui progettare e costruire colorate e fantasiose recycled boat, dove i partecipanti troveranno a disposizione una “dispensa” piena di oggetti da riusare e acciaio, plastica, legno, carta e cartone. Tutti i giorni dalle ore 16.00 alle ore 20.00 il Cantiere sarà presidiato da 2 tutor che aiuteranno i Green Team, con consigli e indicazioni di natura tecnica a concludere la loro imbarcazione riciclata che Domenica 22 Settembre, al Parco Centrale del Lago dell’EUR di Roma, parteciperà alla X edizione della Re Boat National Race – Trofeo Euroma2, la regata riciclata più folle e divertente di fine estate. Per quei Green Team che vorranno completare i lavori in tempo utile, il Cantiere sarà accessibile anche senza tutor, tutti i giorni in orari da concordare.






Info per il pubblico:


www.regatariciclata.it






fonte: www.rinnovabili.it

Riciclabile il 20% della spazzatura recuperata in mare
















Sei tonnellate di rifiuti strappate ai fondali adriatici, di cui oltre il 20% potenzialmente riciclabili: è il primo bilancio del progetto “A pesca di Plastica”, a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). In sei settimane quaranta pescherecci della località marchigiana hanno raccolto tre tonnellate di plastica e altrettante fra metallo, vetro, gomma e tessuto.
Al ritmo di una tonnellata a settimana, i rifiuti sono stati sbarcati, analizzati e differenziati dalle aziende di gestione dei rifiuti PicenAmbiente e Garbage Service, il Comune di San Benedetto e l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, con il coordinamento della Capitaneria di Porto e MedSharks con il supporto di CNH Industrial e FPT Industrial.
Un’analisi a campione dei materiali sbarcati rivela che oltre la metà (il 53%) è in plastica, il 13% in materiale tessile, l’11,5% metallo e gomma, il 4,6% vetro e il 4% rifiuti misti. La metà degli oggetti in plastica, il 48%, è costituita da oggetti monouso: buste di plastica e imballaggi alimentari, bottiglie, flaconi, piatti e bicchieri usa&getta.
Il 34% del totale della plastica viene dal mondo della pesca: lenze, cime, galleggiati e reti perse o abbandonate, fra cui molte retine per l’allevamento delle cozze. Dalla navigazione proviene il 28% dei rifiuti: oltre agli attrezzi da pesca, anche latte metalliche di vernice, filtri e guarnizioni per i motori, cerate e stivali, guanti da lavoro e imballaggi alimentari.
L’analisi effettuata da PicenAmbiente ha registrato che il 22% dei rifiuti raccolti sono potenzialmente recuperabili (12% imballaggi in plastica, 5% ferro, 3% vetro e 1% alluminio).
Anziché concludersi a maggio, come inizialmente previsto, il successo dell’iniziativa ha spinto pescatori e partner a impegnarsi a proseguire la bonifica dei fondali fino a Ferragosto, quando la pesca verrà sospesa per il fermo annuale.
fonte: www.ansa.it

Economia circolare: cemento e calcestruzzo nella Green Economy

Cemento e calcestruzzo, quale il loro ruolo all'interno dell'economia circolare: se ne discute oggi a Roma in un evento promosso da Federbeton.




Economia circolare e materiali edili. Oggi a Roma si discute di questo particolare rapporto, soprattutto in relazione a cemento e calcestruzzo. Presso la Biblioteca del Senato a Roma si sta svolgendo l’incontro “Il contributo di cemento e calcestruzzo all’economia circolare”,evento promosso da Federbeton in collaborazione con Circular Economy Network. Tema centrale l’affermazione della filiera di cemento e calcestruzzo quale volano di sostenibilità.

Nell’incontro si è discusso inoltre di come i comparti cemento e calcestruzzo possano relazionarsi con la mitigazione dei cambiamenti climatici e con l’implementazione di modelli di economia circolare e Green Economy. Fondamentale puntare a sviluppare il potenziale del settore in merito al recupero di energia e materia. Come ha sottolineato Roberto Callieri, presidente Federbeton:

Le istanze ambientali giustamente presenti nella sensibilità dei cittadini e negli obiettivi fissati dai decisori pubblici nazionali e internazionali disegnano una sfida condivisa, da tempo, dalla nostra filiera. Grazie alle tecnologie disponibili e agli investimenti messi in campo dalle imprese, siamo in grado di migliorare ulteriormente la nostra sostenibilità ambientale. Gli obiettivi che ci poniamo sono raggiungibili però solo se condivisi dall’intera catena del valore del mercato delle costruzioni e a patto che il quadro normativo e il consenso sui territori concorrano in maniera sinergica a questa prospettiva.

Ha commentato il sottosegretario On. Vannia Gava:

La promozione dell’economia circolare in tutti i settori è lo sforzo che tutti noi, Istituzioni, imprese, associazioni e cittadini, siamo chiamati a mettere in atto. Anche la filiera del cemento e del calcestruzzo può svolgere un ruolo chiave e dare un forte contributo al settore delle costruzioni, attraverso l’utilizzo di materiali riciclati e di sottoprodotti nel processo produttivo, e quindi riducendo conferimento in discarica di materiali di scarto, unitamente all’uso di combustibili alternativi in tutte le fasi del processo.

Diversi i dati evidenziati durante l’incontro, a cominciare da quelli che riguardano il comparto cemento. Dagli 87,5 milioni di euro investiti dalle imprese nel triennio 2015-2017 per l’implementazione di tecnologie che reimpieghino materiali di recupero cementizi nel ciclo produttivo, passando per il 7,4% di impiego di materie prime residuali al posto di risorse naturali (nel 2017), fino alle 360mila tonnellate di combustibili derivanti dai residui di produzione trattati e sottratti alla discarica nel 2017.

Impiegati nel 2017 combustibili alternativi per il 17,3% del fabbisogno, a fronte di una percentuale media europea del 44%: numeri sui quali pesa, spiega Federbeton, una normativa italiana poco lineare, competenze frammentate e diffidenza a livello locale. Se la percentuale italiana raggiungesse la media UE si potrebbero risparmiare all’ambiente 2 milioni di tonnellate di CO2.

Per quanto riguarda il calcestruzzo circa 15 milioni di tonnellate potrebbero essere sottratte alla discarica e utilizzate nuovamente all’interno del ciclo produttivo. Una stima ottenuta basandosi sulla produzione annua 2018, corrispondente a 27 milioni di metri cubi. Questi i punti chiave della strategia di Federbeton per rendere più riciclabili i materiali e contribuire all’integrazione del settore nell’economia circolare:
Implementare la demolizione selettiva, come modalità di separazione delle frazioni riciclabili;
Introdurre meccanismi premiali, da parte delle committenze pubbliche. Il Comune di Bologna, ad esempio, premia in termini volumetrici i progetti che prevedono l’uso di materiali riciclati;
Regolare in maniera più chiara i criteri per i quali un rifiuto inerte cessa di essere tale. È importante venga emanata in tempi rapidi la bozza di decreto End of Waste sui rifiuti inerti, ancora all’esame del Ministero Ambiente;
Formare e sensibilizzare i progettisti alla prescrizione e all’uso dei materiali riciclati;
Valorizzare il ruolo della filiera del cemento e del calcestruzzo nel ciclo dei rifiuti, in quanto comparto capace di riutilizzare gli scarti di produzione e i rifiuti da raccolta differenziata nel proprio ciclo produttivo.

fonte: www.greenstyle.it

Credito d'imposta del 36% per acquisto prodotti realizzati con imballaggi riciclati

















Nella Legge di Bilancio pubblicata in Gazzetta il 2 gennaio 2019 è stato inserito un credito d’imposta del 36% delle spese sostenute dalle imprese per l’acquisto di prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica, nonché per l’acquisto di imballaggi biodegradabili e compostabili o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell'alluminio.
L'obiettivo, come recita il comma 73 del maxiemendamento, è quello di "incrementare il riciclaggio delle plastiche miste e degli scarti non pericolosi dei processi di produzione industriale e della lavorazione di selezione e di recupero dei rifiuti solidi urbani, in alternativa all’avvio al recupero energetico, nonché al fine di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e il livello di rifiuti non riciclabili derivanti da materiali da imballaggio".
Ci sono comunque dei limiti di fruizione (pari a 20.000 euro per ciascun beneficiario e, complessivamente, a 1 milione di euro annui per gli anni 2020 e 2021); definite anche le modalità di applicazionedel credito d’imposta, rinviandone la disciplina ad un apposito decreto ministeriale, che deve definire anche i requisiti tecnici e le certificazioni idonee ad attestare la natura ecosostenibile dei prodotti e degli imballaggi ai fini della fruizione del credito medesimo.
73. Al fine di incrementare il riciclaggio delle plastiche miste e degli scarti non pericolosi dei processi di produzione industriale e della lavorazione di selezione e di recupero dei rifiuti solidi urbani, in alternativa all’avvio al recupero energetico, nonché al fine di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e il livello di rifiuti non riciclabili derivanti da materiali da imballaggio, a tutte le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell’alluminio è riconosciuto, per ciascuno degli anni 2019 e 2020, un credito d’imposta nella misura del 36 per cento delle spese sostenute e documentate per i predetti acquisti.
74. Il credito d’imposta di cui al comma 73 è riconosciuto fino a un importo massimo annuale di euro 20.000 per ciascun beneficiario, nel limite massimo complessivo di un milione di euro annui per gli anni 2020 e 2021.
75. Il credito d’imposta di cui al comma 73 è indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e non è soggetto al limite di cui al comma 53 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Il credito è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del periodo d’imposta successivo a quello in cui sono stati effettuati gli acquisti dei prodotti di cui al comma 73.
Ai fini della fruizione del credito d’imposta, il modello F24 è presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. I fondi occorrenti per la regolazione contabile delle compensazioni esercitate ai sensi del presente comma sono stanziati su apposito capitolo di spesa dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per il successivo trasferimento alla contabilità speciale « Agenzia delle entrate – Fondi di bilancio ».
76. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i requisiti tecnici e le certificazioni idonee ad attestare la natura ecosostenibile dei prodotti e degli imballaggi secondo la vigente normativa europea e nazionale, nonché i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta di cui ai commi da 73 a 75, anche al fine di assicurare il rispetto dei limiti di spesa annui di
cui al comma 74.
fonte: www.oggigreen.it

Design for Recycling, un premio per l’ecodesign

Lanciato dall’Istituto USA delle industrie del riciclo, il riconoscimento va a chi progetta un prodotto pensando fin dall’inizio a come dovrà essere riciclato


















Un premio per la progettazione abbinata al riciclo. È il Design for Recycling (DFR) Award 2019, lanciato da ISRI, Institute of Scrap Recycling Industries. Il riconoscimento viene assegnato ogni anno al miglior prodotto che è stato fabbricato pensando a come verrà riciclato una volta giunto a fine utilizzo. È il cosiddetto Ecodesign, una pratica destinata a diventare norma, come sta avvenendo in Europa.
Il Design for Recycling Award non è esattamente una novità. Oggi si parla molto di ecodesign, meno 10 anni fa, quando ISRI ha ideato il riconoscimento, nell’ambito di uno sforzo ormai trentennale per incoraggiare i produttori a considerare il destino finale dei loro prodotti durante la fase di progettazione.
I vincitori delle passate edizioni contano anche nomi di multinazionali, come Coca Cola, LG, Samsung e Dell, che si è aggiudicato il premio lo scorso anno.

Per essere idoneo, un prodotto deve essere progettato per:
• Contenere la quantità massima di materiali che sono riciclabili
• Essere facilmente riciclato attraverso processi e procedure di riciclaggio esistenti o di nuova progettazione
• Essere economicamente vantaggioso : il costo di riciclo non deve superare i valore dei materiali riciclati.
• Non contenere materiali pericolosi che non sono riciclabili o ostacolano il processo di riciclaggio
• Ridurre al minimo i tempi e i costi necessari per riciclare il prodotto.
• Ridurre l’uso di materie prime includendo materiali e / o componenti riciclati.
• Avere un guadagno netto nella riciclabilità complessiva del prodotto riducendo al contempo l’impatto negativo sull’ambiente.

Il punto, secondo Robin Wiener, presidente di ISRI, ruota attorno alla domanda e all’offerta di materiali riciclabili. “La soluzione sta nell’ecodesign – spiega Wiener – Quando i produttori pianificano come riciclare i prodotti in modo sicuro ed efficiente mentre sono ancora in fase di progettazione, migliora la qualità del flusso di riciclo e la disponibilità di materiale riciclabile disponibile.”
“I produttori che fanno un passo avanti e utilizzano materiali riciclabili nei prodotti – aggiunge Wiener – contribuiscono anche a stimolare la domanda. Ecco perché è importante riconoscere gli sforzi di quelle aziende che vanno ben oltre il premio Design for Recycling.”

L’Institute of Scrap Recycling Industries, Inc. (ISRI) è la voce dell’industria del riciclo negli Stati Uniti. ISRI rappresenta circa 1.300 aziende in 21 paesi negli USA e in 34 paesi in tutto il mondo che trattano materiali di scarto, inclusi metalli, carta, plastica, vetro, gomma, elettronica e tessuti. Con sede a Washington, ISRI offre formazione e promuove la consapevolezza pubblica del ruolo vitale che il riciclo svolge nell’economia e nello sviluppo sostenibile degli Stati Uniti e a livello globale.

fonte: www.rinnovalìbili.it

Nel Regno Unito tassati imballaggi senza riciclato

La misura, soggetta a consultazione pubblica, potrebbe entrare in vigore nell’aprile del 2022. Marcia indietro sull’imposta da 25 pence sulle tazze monouso.

















Il Governo britannico sta mettendo a punto una tassa che colpirà tutti gli imballaggi in plastica, prodotti o importati nel paese, con un contenuto di materiale riciclato inferiore al 30%, misura volta ad incentivare lo sviluppo di un’economia circolare attraverso una maggiore domanda di plastiche rigenerate e una minore dipendenza dalle materie prime vergini.
La nuova imposta, annunciata dal Cancelliere dello Scacchiere (equivalente al nostro ministro delle finanze) Philip Hammond (nella  foto) durante la presentazione della legge di bilancio, potrebbe entrare in vigore nell’aprile del 2022, soggetta a consultazione pubblica.
Philip HammondContestualmente, sono stati annunciati un fondo di 20 milioni di sterline per ridurre l’inquinamento da plastiche e potenziare le attività di riciclo, uno da 10 milioni di sterline per attività di ricerca e sviluppo e ulteriori 10 milioni per finanziare approcci innovativi alla gestione dei rifiuti, come i cassonetti elettronici.
Dovrebbe invece saltare la tassa di 25 pence, pari a circa 30 centesimi di euro, sulle tazze monouso per caffè (e altre bevande calde) allo scopo di scoraggiane l’impiego e finanziare con i proventi la raccolta e il riciclo di questi contenitori, misura proposta all’inizio dell’anno dalla Commissione ambiente del Parlamento britannico (leggi articolo).
Secondo Hammond, infatti, questa misura non avrebbe indotto un “cambiamento decisivo” nel comportamento dei consumatori, anche se la ragione sembra legata più al desiderio di non penalizzare gli esercizi commerciali.
fonte: www.polimerica.it