Visualizzazione post con etichetta #Roma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Roma. Mostra tutti i post

ReFoodgees, il progetto che ogni sabato redistribuisce mille chili di frutta e verdura al mercato Esquilino di Roma

Nato a fine 2018, sulla scia del precedente Roma Salvacibo realizzato al mercato dell'Alberone in collaborazione con Eco dalle Città, oggi ReFoodgees è un'attività ampia e consolidata, capace non solo di redistribuire una tonnellata di cibo ogni sabato ma anche di fare da trait d'union fra tante persone e progetti sociali presenti nella zona. Ecco cosa ci ha raccontato la sua presidente, Viola de Andrade Piroli, poco prima della pausa estiva



“Siamo alla frutta, abbiamo bisogno di una pausa” ci dice al telefono Viola De Andrade Piroli di ReFoodgees, facendo un’involontaria battuta, lei che è la presidente dell’associazione che ogni sabato al mercato Esquilino di Roma recupera e redistribuisce gratis centinaia di chili di frutta e verdura, ma anche di pane, pizza e focaccia, donati dai commercianti. Quasi tre anni vissuti intensamente, senza praticamente mai fermarsi, neppure per il Covid. Il progetto (e l’associazione omonima) è nato a fine 2018, sulla scia del precedente Roma Salvacibo realizzato al mercato dell’Alberone, in collaborazione con Eco dalle Città. Oggi ReFoodgees è un’attività ampia e consolidata, un punto di riferimento al rione multietnico dell’Esquilino, capace di fare da trait d’union fra tante persone e progetti sociali presenti nella zona. Ecco cosa ci ha raccontato la sua presidente, poco prima dello stop che vedrà il banchetto chiudere ad agosto per ripresentarsi a settembre con nuove proposte.

Viola com’è andato questo 2021?

L’andamento ha inevitabilmente risentito di questo momento particolare. Noi non ci siamo mai fermati, neanche quando eravamo in zona rossa. Quei sabati erano veramente surreali, perchè Roma il sabato pomeriggio solitamente è il caos, mentre in giro non c’era nessuno. Era tutto chiuso, tranne pochissime attività, tra cui il nostro banchetto, che essendo un banco di ortofrutta ci ha permesso di avere l’autorizzazione per aprire e fare la distribuzione. Ovviamente con un’attenzione estrema a mascherine e distanziamento e con una massiccia riduzione dei tanti volontari che ci aiutano.

Quanti siete attualmente?

Bè siamo circa una ventina di persone operative, a volte anche di più, anche trenta, che lavorano tra due gazebi grandi da quaranta chili ognuno e una decina di tavoli, divisi tra una prima linea dove serviamo la frutta e la verdura e la parte espostiva dietro, dove le persone vedono quello che c’è e chiedono quello di cui hanno bisogno. 



Quanto cibo recuperate mediamente?

Ormai siamo attestati su una media di mille chili di frutta e verdura ogni sabato.

Chi sono i principali beneficiari?

Il pubblico è estremamente eterogeneo. Rispecchia sia il quartiere dell’Esquilino dove lavoriamo, che è multietnico, sia il mercato stesso, che vende frutta, verdura, spezie e quant’altro che si trovano solo qui. Alcune persone vengono da tutta Roma a fare la spesa all’Esquilino, sia italiani che stranieri. È difficile fare delle percentuali, ci sono nordafricani, sudamericani, centroamericani, asiatici, e anche come età il pubblico è vasto e diversificato, ci sono sia giovani che anziani. Ci sono tante neo mamme, questo sì.

Come mai?

Perchè è un target su cui puntiamo. Tra le tante cose che facciamo, oltre a ridistribuire il cibo, c’è l’idea di metterci in rete con attività del territorio che si occupano di altri aspetti legati al sostegno di persone in difficoltà socio-economica. Uno di questi è quello della neo natalità. Siamo in contatto con Piano Terra, una onlus proprio qui dell’Esquilino, che si occupa dei primi tre anni del bambino. Prima facevamo molte attività con i bimbi, al mercato ne venivano tanti con le famiglie e questo ci aiutava anche nell’approfondire le relazioni con i loro genitori. A causa del covid hanno iniziato a venirne molti di meno e contemporaneamente abbiamo visto che passavano dal banchetto molte donne incinte, o che avevano appena partorito, alcune delle in condizioni di fragilità, perchè sole, poco inserite o con una scarsa conoscenza dei propri diritti. Grazie al banchetto, che rispetto ad un ufficio chiuso o ad uno sportello è più accessibile e immediato, siamo riusciti ad indirizzare diverse donne in difficoltà a realtà specifiche che le hanno aiutate e con le quali si è creata una bella sinergia. Siamo molto contenti.



C’è qualcuno che viene al banchetto anche per motivi espressamente ecologisti o anti-spreco?

Sì c’è anche quella componente, soprattutto tra i più giovani. Vengono spesso anche dei food blogger, molto interessati dalle attività anti spreco, e noi stessi ci adopereremo ancora di più per sensibilizzare maggiormente in quel senso. Ci piacerebbe che fare la spesa gratis con frutta e verdura recuperata al mercato diventasse motivo di vanto, o quanto meno una pratica comunemente accettata, visto che è passato il messaggio, alcune volte, che quello recuperato e redistribuito gratis qui all’Esquilino fosse cibo di seconda scelta o per poveri. Questo non è un progetto per poveri, lo ribadiamo sempre ogni volta che ne parliamo all’esterno. È un progetto per tutti, perchè il cibo è la cosa più democratica che esiste, ed è un progetto che ha alla base la lotta allo spreco alimentare e quindi il sostegno all’ambiente. Tutti i mercati d’Italia e del mondo dovrebbero avviare progetti anti spreco del genere.

Per la ripartenza di settembre è prevista qualche novità?

Sì certo, una su tutte è la cucina dei prodotti con il coinvolgimento di cuoche e cuochi. Anche questo, come le attività con le neo mamme, nasce da un’esigenza che abbiamo riscontrato nel corso delle attività del sabato e cioè la richiesta di lavoro da parte di tante persone. E in questo contesto le donne migranti ci sembravano la categoria più fragile, che spesso ha anche grandi competenze in ambito culinario che rimangono inespresse se non tra le mure domestiche. Abbiamo selezionato un gruppo che è stato mandato al corso Hccp per donne migranti organizzato da Slow Food e due di quelle che lo hanno completato sono state ingaggiate regolarmente, per cucinare pagate nel corso di un fine settimana 100 pasti, distribuiti poi gratuitamente. È stata come la puntata pilota di un progetto che vorremmo diventasse stabile.

Nell’ultimo giorno di attività prima della pausa, ReFoodgees ha “recuperato e redistribuito 1299 chili di frutta, verdura, pane… e tanto tanto amore”, come si legge sulla pagina facebook del progetto. Le attività riprenderanno sabato 4 settembre.

fonte: www.ecodallecitta.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

NoCSS Gubbio: Roma 30 giugno 2021

 






























#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Discariche abusive, l’Italia ne ha regolarizzate 48: risparmiati 20 milioni di sanzioni

I dati sono contenuti nella settima relazione semestrale sullo stato delle discariche abusive del commissario unico alle bonifiche Vadalà



Negli ultimi tre anni sono stati messe in sicurezza 55 discariche abusive, tra le quali si contano anche sette dossier ancora al vaglio della Commissione europea: tre sono state proposte a dicembre per la successiva espunzione dalla sanzione e quattro in questi giorni. Di queste, 48 provengono dal procedimento Sanzionatorio: Abruzzo (12 siti), Campania (7), Calabria (8) poi Sicilia (6), Lazio (4), Veneto (2), Puglia (1) e Toscana (1). Le operazioni di bonifica, o messa in sicurezza hanno consentito all'Italia di risparmiare oltre 20 milioni di euro ogni anno sulle sanzioni imposte dall'Ue.

Sono alcuni dei dati contenuti nella settima relazione semestrale sullo stato delle discariche abusive italiane, presentata nel corso di una conferenza stampa dal commissario unico alle bonifiche, il generale dell'Arma dei Carabinieri Giuseppe Vadalà. Nel rapporto si sottolinea che sono stati bonificati "più della metà degli 81 siti abusivi affidati al commissario quattro anni fa, con l'obiettivo di mettere in sicurezza i rimanenti 26 entro dicembre 2023". “È di questi giorni - ha aggiunto - l’affidamento voluto dalla Presidenza del Consiglio di ulteriori 4 siti di un altro contenzioso (causa 498-17) per i quali ci stiamo attivando, prima che vada in sanzione. Questo assegnamento ci spinge a fare ancora meglio, ma è anche evidenza che si è sul sentiero giusto e che stiamo operando in maniera efficace, corretta e veloce”.

Nel 2014 la Corte di Giustizia Europea, allo scadere delle tempistiche di cui alla procedura di infrazione sanzionava l'Italia con una multa di 80 milioni di euro (40 milioni subito più 40 milioni per ogni semestre di ritardo) con l’accordo che tale multa sarebbe stata ridotta di € 200.000 per ogni discarica bonificata e quindi espunta dalla sanzione. L’Italia, dal 2014 al 2017, ha pagato alla UE circa 200 milioni di euro. Ad oggi, su 81 discariche consegnate il 24 marzo 2017 nelle mani del Commissario di Governo per la bonifica dei siti inquinati più della metà (51) sono state portate fuori dalla procedura di infrazione, permettendo all’Italia di risparmiare 20 milioni e 400mila euro ogni anno. La sanzione europea iniziata, nel 2014, con € 42.000.000 oggi si è ridotta a € 6.600.000 - calcolando anche i tre dossier al vaglio della Commissione UE - e portando così un risparmio economico per l’erario e soprattutto restituendo zone più salubri alle collettività.



fonte: www.e-gazette.it/


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Roma, domenica 20 giugno torna “Il Tuo quartiere non è una discarica”: raccolta straordinaria di rifiuti ingombranti e di oggetti destinati al riuso

Oltre ai consueti materiali destinati allo smaltimento si potranno quindi consegnare anche libri usati (esclusi testi scolastici ed enciclopedie), vecchie biciclette o parti di esse, vecchi cellulari e tablet (purchè ancora funzionanti). Gli oggetti consegnati alle associazioni no profit saranno riutilizzati per varie attività sociali




Domenica 20 giugno torna nei municipi pari la campagna “Il Tuo quartiere non è una discarica”, la raccolta straordinaria gratuita mensile di rifiuti ingombranti, particolari, elettrici ed elettronici, organizzata da AMA in collaborazione con il TGR Lazio. Come avvenuto nei municipi dispari nell’appuntamento di maggio (domenica 23), l’evento si arricchisce con la presenza di alcune realtà del Terzo Settore (associazioni, cooperative sociali e organizzazioni di volontariato) che promuovono progetti di riutilizzo dei beni e con le quali l’azienda ha recentemente siglato degli specifici protocolli di intesa.

In alcuni dei siti messi a disposizione da AMA, domenica mattina a partire dalle ore 8, i cittadini, oltre ai consueti materiali, potranno quindi consegnare anche libri usati (esclusi testi scolastici ed enciclopedie) alle associazioni culturali Book Cycle, Libra e Nuova Acropoli, vecchie biciclette o parti di esse all’associazione Ciclonauti, ausili per disabili dismessi (stampelle, carrozzine, deambulatori, ecc.) all’associazione Joni and Friends Italia e vecchi cellulari e tablet (purchè ancora funzionanti) alla cooperativa sociale W.A.Y.S. onlus. Gli oggetti consegnati ai soggetti no profit saranno riutilizzati per varie attività sociali, pertanto chi partecipa a questa speciale raccolta parallela contribuirà anche alla campagna di prevenzione dei rifiuti.

In tutti i siti, ovviamente, il personale AMA sarà come sempre a disposizione per il conferimento dei tradizionali rifiuti ingombranti (mobili, sedie, letti, divani, scaffalature, materassi, ecc.), delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE: computer, televisori, stampanti, telefonini, frigoriferi, lavatrici, condizionatori, ecc.) e dei materiali particolari (pile, oli esausti, contenitori con residui di vernici e solventi). I rifiuti raccolti nel corso della mattinata verranno differenziati secondo la categoria merceologica (legno, ferro, plastica, altri metalli, RAEE, ecc.) e avviati alle rispettive filiere di recupero.

Nelle postazioni di raccolta, anche con il supporto della Polizia Locale di Roma Capitale, saranno adottale le necessarie misure di sicurezza a tutela di utenti e lavoratori attraverso accessi scaglionati che consentiranno di regolare il flusso di veicoli e persone. Ama per questo invita i cittadini a recarsi sul posto entro le ore 12 e ricorda che il conferimento dei materiali nei cassoni dedicati dovrà essere effettuato dai cittadini, muniti di mascherina, mantenendo le distanze minime di sicurezza.

Tutte le informazioni sulla campagna di raccolta, sui siti coinvolti e le postazioni allestite dai volontari delle varie associazioni che partecipano all’iniziativa si trovano sul sito di AMA www.amaroma.it .

fonte: https://www.ecodallecitta.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Roma: firmati 6 protocolli d’intesa tra Ama e terzo settore per iniziative di riuso dei beni e riduzione dei rifiuti



L’Azienda e il Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale hanno firmato sei protocolli d’intesa della durata di 12 mesi con le organizzazioni iscritte all’albo istituito da AMA per gli enti del terzo settore che promuovono nella città di Roma progetti e iniziative con questi obiettivi





AMA, associazioni, cooperative sociali e organizzazioni di volontariato insieme per recuperare e riusare beni ed oggetti dismessi riducendo i rifiuti. L’Azienda e il Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale hanno firmato sei protocolli d’intesa della durata di 12 mesi con le organizzazioni iscritte all’albo istituito da AMA per gli enti del terzo settore che promuovono nella città di Roma progetti e iniziative con questi obiettivi. L’idea di fondo è creare una sorta di “centro del riuso” creativo e virtuale, composto da una serie di azioni su base gratuita e volontaria, per la prevenzione dei rifiuti.

Lo comunica AMA S.p.A. in una nota.

La decisione di supportare attività anche a carattere sociale in tema di prevenzione e riduzione dei rifiuti realizzate dagli enti del terzo settore si basa su quanto stabilito dalla Direttiva Europea sui rifiuti numero 98 del 2008 e dal Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti adottato dal Ministero dell’Ambiente nel 2013. In qualità di ente gestore del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani nella città di Roma e soggetto «pubblico», AMA ha stabilito dei criteri imparziali di selezione e agito con trasparenza mediante un avviso pubblicato sul proprio sito internet.

Le sei realtà associative senza scopo di lucro operanti sul territorio cittadino con cui AMA ha sottoscritto i protocolli sono: Libra, che sostiene, crea e coordina iniziative volte al benessere senza spreco tra cultura e stile di vita; i Ciclonauti, che recuperano e riparano le biciclette usate; la cooperativa sociale W.A.Y.S., che favorisce il collocamento delle persone diversamente abili nel mondo produttivo recuperando tappi di plastica, ricondizionando cellulari e personal computer; Joni&Friends, cheraccoglie e ricondiziona gli ausili dismessi per disabili (sedie a rotelle, ecc.) da donare ai più bisognosi; le associazioni culturali Nuova Acropoli Italia e Book-Cycle: la prima promuove lo scambio gratuito nel corso di eventi e attraverso le postazioni di book-crossing allestite sul territorio, la seconda si occupa di recupero, riutilizzo e ridistribuzione dei volumi raccolti in Italia e all’estero attraverso la collaborazione gratuita con altre associazioni.

“La firma dei protocolli d’intesa con le realtà del Terzo Settore iscritte all’albo aziendale – dichiara l’amministratore unico Stefano Zaghis – consentirà di avviare iniziative originali per il riutilizzo di oggetti usati, evitando che molti di essi divengano scarti e quindi rifiuti. È la conferma della volontà di AMA di stringere in maniera continuativa una forte collaborazione con il mondo dell’associazionismo e del volontariato ambientale per creare una rete tra cittadini e operatori del comparto con l’ulteriore obiettivo di sensibilizzare tutti a prestare maggiore attenzione ai temi dell’ambiente urbano e della prevenzione dei rifiuti”.

fonte: www.ecodallecitta.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

#Iscriviti QUI alla #Associazione COORDINAMENTO REGIONALE UMBRIA RIFIUTI ZERO (CRU-RZ) 


=> Seguici su Blogger 
https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram 
http://t.me/RifiutiZeroUmbria
=> Seguici su Youtube 

Il valore della natura. Presentato il quarto Rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia

 










È stato presentato in videoconferenza, alla presenza del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, il “Quarto Rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia” che, dopo l'approvazione, sarà trasmesso al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia. Alla riunione plenaria del Comitato per il capitale naturale sono intervenuti tra gli altri, oltre al direttore generale del Mite per il patrimonio naturalistico Antonio Maturani, il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Enrico Giovannini, il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, la viceministra all’Economia Laura Castelli, la sottosegretaria al Lavoro Rossella Accoto, la sottosegretaria al Sud Dalila Nesci e il direttore generale dell'Ispra Stefano Laporta.

Il Rapporto è stato predisposto tra novembre 2020 e marzo 2021. La necessità di preservare e ripristinare il capitale naturale per garantire una ripresa duratura è riconosciuta dall’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile e dal Green Deal europeo. Nell’impostare questa quarta edizione, gli esperti hanno concordato sull’importanza strategica di tenere in considerazione ciò nell’ambito della transizione economica prevista dal programma integrato del Next Generation EU, da sviluppare attraverso un Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che dedichi il 37% delle risorse alla biodiversità, ad azioni per il clima e all’adattamento ai cambiamenti climatici, anche in virtù dei nuovi impegni comunitari derivanti dalla Strategia europea per la biodiversità al 2030 e alla Strategia “Farm to Fork” per una migliore sostenibilità ecologica di tutta la filiera agroalimentare.

“La nostra deve essere la prima generazione capace di lasciare i sistemi naturali e la biodiversità dell’Italia in uno stato migliore di quello che abbiamo ereditato - sostiene la “vision” del comitato. - Per questo si suggerisce che il Pnrr, costituendo una straordinaria occasione per il necessario cambio di rotta, includa una grande “opera pubblica” di ripristino degli ambienti terrestri e marini attraverso la creazione di infrastrutture verdi e soluzioni basate sulla natura, rispondendo altresì all’impegno delineato dal decennio delle Nazioni Unite sull’“Ecosystem Restoration” 2021-2030 e consentendo di affrontare l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Proprio sulle azioni prioritarie del Pnrr si è soffermato nel suo intervento il ministro Cingolani, che ha sottolineato quanto sia fondamentale puntare sulla riforestazione, sul miglioramento delle aree fluviali, sui programmi per i parchi e il mare, sulla riconnessione degli ecosistemi, sul turismo verde, sul monitoraggio del capitale naturale, includendo la decarbonizzazione, la circular economy, lo stop al consumo di suolo, il recupero delle aree degradate, le infrastrutture idriche, la mobilità urbana, senza dimenticare la pianificazione delle risorse. “Ho osservato con soddisfazione – ha affermato il ministro – che l'impostazione del Quarto Rapporto sullo stato del capitale naturale è allineata con il Recovery Plan, pur essendo nata precedentemente. È una buona notizia: vuol dire che stiamo quindi lavorando, tutti insieme, nella giusta direzione".

fonte: www.e-gazette.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

Torna #roadtogreen, il contest della sostenibilità

Idee per un futuro sostenibile, nell’iniziativa promossa da Road to green 2020 e l’Accademia del Lusso di Roma, rivolta a creativi e innovatori green. Tra le novità di quest’anno, nuovi riconoscimenti e opportunità per i partecipanti










Anche nel 2021, torna #roadtogreen, l’appuntamento annuale con la creatività e l’innovazione all’insegna della sostenibilità. Un contest, promosso dall’Associazione Road to green 2020 e l’Accademia del Lusso di Roma, aperto a chiunque voglia presentare il proprio progetto (che dovrà essere rigorosamente inedito) per rendere il nostro futuro più green.

Il progetto migliore verrà proclamato nel corso del Forum Internazionale “La città del futuro”, che si terrà il 23 settembre a Roma, durante il quale i finalisti presenteranno al pubblico in sala i propri lavori, e si aggiudicherà un Voucher Formativo presso l’Accademia del Lusso di Roma.

Tra le novità di quest’anno, nuovi riconoscimenti e opportunità per i partecipanti. Nella giuria del contest, infatti, siederanno esperti del settore della sostenibilità, ognuno dei quali potrà conferire la propria “menzione speciale” ad uno dei candidati sulla base della presentazione fatta. Queste menzioni potranno essere di vario genere: dai premi economici alla possibilità di prendere parte ad importanti eventi del settore, all’opportunità di essere inserito in alcuni dei loro progetti. Il nome dei giurati, ancora rigorosamente top secret, verrà svelato nelle settimane precedenti l’evento.

“Siamo davvero felici di annunciare la nuova edizione del nostro contest, un progetto che è a noi molto caro e che non si è lasciato fermare dalle difficoltà del momento. – Ha dichiarato Barbara Molinario, Presidente di Road to green 2020. – Ogni anno siamo orgogliosi di vedere la grande partecipazione da parte di creativi, innovatori, designer e artisti. Questo indica che la nostra società sta sviluppando una maggior consapevolezza di quanto sia importante salvaguardare l’ambiente”.

Le categorie previste sono cinque: food; culture & nature; health; fashion & beauty; city, mobility & technology. Ognuno può partecipare con la propria arte, senza alcun vincolo, utilizzando pitture, sculture, installazioni, video, abiti (bozzetti o realizzati), plastici ecosostenibili, disegni, fotografie, progetti di eventi e altro. Il contest è aperto a tutti, senza vincoli di età, titolo o professione.

Il regolamento è disponibile al link https://lacittadelfuturo.com/contest-2021-roadtogreen/.

fonte: www.rinnovabili.it



#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

Roma: On lancia un nuovo servizio integrato per la mobilità elettrica

120 colonnine di ricarica Sicharge AC22 consentiranno la ricarica di diverse tipologie di veicoli elettrici in città. Siemens fornirà la piattaforma basata su cloud per la gestione dell’infrastruttura di ricarica.









Siemens consegnerà diverse colonnine di ricarica e la piattaforma per la gestione dell’energia basa su cloud a On in Italia. Le soluzioni forniranno le basi per un nuovo servizio di mobilità elettrica per la città di Roma sviluppato dalla startup italiana On.
Le prime 23 colonnine di ricarica sono già state installate nel centro della capitale romana, le altre saranno implementate nel corso dell’anno. Per supportare la transizione verso un trasporto urbano più sostenibile, la città di Roma sta implementando il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. L’obbiettivo è quello di promuovere l’accessibilità a tutti e migliorare la qualità della vita, della salute pubblica e la sostenibilità ambientale. Fattore strategico in questa direzione è l’implementazione di servizi di mobilità condivisa, per esempio il car sharing e il bike sharing.
Siemens sta fornendo l’infrastruttura di ricarica per il progetto, che comprende 120 colonnine di ricarica compatte Sicharge AC22. In ognuna delle stazioni, potranno ricaricarsi simultaneamente due veicoli elettrici attraverso due connettori con una capacità di 22 kW. A due ulteriori prese da 230 Volt AC, potranno fare il pieno di energia anche le e-bike, gli e-scooter e altri nuovi piccoli veicoli elettrici. Le colonnine sono tutte connesse in cloud alla piattaforma di gestione dell’energia Siemens E-Car Operation Center (E-Car OC).
La piattaforma è in grado di gestire l’infrastruttura di ricarica e di fornire a sistemi esterni dati elaborati per l'uso in ulteriori processi, quali la fatturazione. Questi dati sono usati dalla app On per mostrare agli utenti dove si trovano i punti di ricarica sulla mappa, la loro disponibilità e il loro stato in tempo reale. In questo modo è possibile avviare il processo di ricarica e accedere ai servizi di pagamento direttamente attraverso la app.

fonte: www.greencity.it


#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

CorrieredellaSera - SensoCivico: Il cibo che serve (Roma) - Recup (Milano)



Sensocivico - CorrieredellaSera



#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

Ricerca. Con la mobilità elettrica nel 2030 l’inquinamento delle città crollerà dell’89%

Uno studio considera la dispersione in atmosfera e al suolo degli inquinanti e l'impatto delle emissioni a Torino, Milano, Bologna, Roma e Palermo nel 2025 e nel 2030


 

Con un ricambio del parco circolante di veicoli privati e della logistica verso una mobilità fatta da mezzi elettrici per il 2030, si avrebbe una riduzione dell'inquinamento fino all'89% in meno e dei costi sociali che si pagano in termini di salute fino a 3 miliardi di euro. Lo afferma il rapporto “Più mobilità elettrica: scenari futuri e qualità dell'aria nelle città italiane”, realizzato dall'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Cnr in collaborazione con Motus-E, l'associazione italiana per lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia.

Cinque città a confronto

Lo studio prende in considerazione la dispersione in atmosfera e al suolo degli inquinanti e l'impatto delle emissioni in cinque città: Torino, Milano, Bologna, Roma e Palermo. L'analisi guarda a due scenari: uno al 2025 e uno al 2030, con riferimento all'attuale parco circolante di veicoli privati e della logistica.
Nello scenario di ricambio del parco mezzi, "la penetrazione di una percentuale di veicoli elettrici gioca un ruolo fondamentale nella riduzione delle concentrazioni degli inquinanti locali, in particolare di NO2 (biossido di azoto)": si passerebbe da un minimo del 47% a Bologna a un massimo del 62% a Roma nello scenario al 2025; e dal 74% a Palermo fino all'89% nella Capitale, nello scenario al 2030. Impatto ridotto, ma comunque importante per il PM10. Se si osservano i risultati dello scenario 2025 la percentuale di riduzione parte da un minimo del 28% (caso Bologna) fino ad un massimo del 38% (caso Palermo); per lo scenario 2030 l'abbattimento non è così determinante come per NO2, la riduzione varia tra 34% e 46%.

fonte: www.e-gazette.it

#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

Cortocircuito: l’elettronica solidale e circolare di Roma

Da Reware ad Aggiustotutto Repair Café: cooperative e associazioni della capitale recuperano e riparano dispositivi elettronici per rimetterli sul mercato. Riducono la produzione di rifiuti e l’impatto sull’ambiente e avviano progetti di solidarietà sociale. Le loro storie

L’officina-laboratorio Reware © Michela Giarrusso

A Roma, fra i palazzi del quartiere residenziale Collatino, si trova una piccola officina informatica. Una grande immagine raffigurante due alberi stilizzati copre la vetrina: sui rami si alternano foglie dai circuiti elettrici come nervature e apparecchiature elettroniche. Una scritta verde recita “Reware: l’informatica sostenibile”. L’ingresso dell’officina è un piccolo spazio adibito a negozio. Ai lati vengono esposti i computer in vendita; di fronte si trova un bancone con veri e propri cimeli della storia dell’informatica, come il Commodore 64, il personal computer più venduto nella storia. Alle spalle della teca delle antichità informatiche, scaffali pieni di computer portatili, fissi e pezzi di ricambio coprono ogni centimetro di muro. La parte più ampia dell’officina è dedicata al laboratorio: due ragazzi stanno assemblando dei portatili, lasciando intravedere gli ingranaggi interni della macchina.

Reware è una cooperativa e un’impresa sociale in cui sette artigiani dalle competenze hi-tech rigenerano computer dismessi per rivenderli come ricondizionati: usati ma come nuovi. “Raddoppiamo la vita utile dei computer; se il computer vive il doppio degli anni, sostituendo uno equivalente, permette di consumare la metà delle risorse e di dimezzare il rifiuto elettronico”, racconta Nicolas Denis, uno dei soci fondatori. Il beneficio ambientale è chiaro: un computer costa alla natura fra i 1.500 e i 1.800 chilogrammi di risorse, a cui si aggiunge il danno ambientale dei componenti tossici non correttamente smaltiti.

Nel primo anno di attività i computer riqualificati da Reware sono stati 500, mentre oggi sono circa 4.000 all’anno. “Il nostro è un lavoro artigianale”, spiega Denis mostrando uno dei “giocattoli” costruiti dagli stessi soci, un intreccio di cavi, usato per cancellare in maniera definitiva i dati dai computer. Le macchine riqualificate da Reware vengono da aziende o grossisti. Sono tutti prodotti di fascia alta perché “hanno ancora molti anni di vita davanti a loro”. Si tratta quindi di macchine potenti vendute a un prezzo molto vantaggioso per l’acquirente. Il mercato dell’usato rigenerato è in forte crescita: l’aumento della domanda si traduce anche in più lavoro per le imprese del settore, come sottolinea anche Denis parlando del nuovo collaboratore assunto. Reware è riconosciuta come un’attività di utilità sociale: è stata la “prima cosa su cui abbiamo lavorato. L’aspetto ambientalista del nostro lavoro ha un’origine etica che si incontra chiaramente con altre tematiche”.




Oltre ai progetti di alfabetizzazione e formazione informatica, tra i programmi di solidarietà sociale promossi da Reware c’è Elettronica Solidale, al quale collabora una fitta rete di associazioni. A Centocelle, all’interno di un grande deposito di aiuti umanitari, tre volontari di Informatici senza frontiere (Isf) sono al lavoro. “Abbiamo tutti un passato nel settore informatico, ora mettiamo a disposizione le nostre competenze per il volontariato”, racconta Maurizio Sapienza, il coordinatore di Isf Lazio. I volontari stanno riparando computer, forniti da Reware e da altre aziende, per donarli a persone in difficoltà economica.

Device4all è il nome con cui l’associazione Nonna Roma, che ospita Informatici senza frontiere, pubblicizza l’iniziativa. Come spiega Sapienza “i nomi sono tanti, ma la finalità è sempre la stessa: combattere il divario digitale” fra chi ha accesso alla tecnologia e chi no. Al momento sono circa una trentina i computer donati. Eloa Montesel, volontaria di Nonna Roma, ci spiega che l’associazione raccoglie le richieste fra le persone e le famiglie cui distribuisce i pacchi alimentari. “Siamo attivi contro la povertà educativa e la dispersione scolastica. L’associazione Rimuovendo Gli Ostacoli ci ha proposto di partecipare al progetto e noi abbiamo accettato subito perché in linea con quello che stavamo già facendo. Moltissimi ragazzi facevano lezione a distanza dallo smartphone dei genitori”. Anche così si fa economia circolare, sottolinea Sapienza, perché vengono ridotti “gli scarti e il materiale che va in discarica”.



L’economia circolare è un modello che prevede il riutilizzo, la riparazione e il riciclo dei materiali e dei prodotti. Prolungandone il ciclo di vita, l’estrazione di nuove risorse naturali e i rifiuti sono ridotti al minimo. Inoltre, reintroducendo il prodotto riparato nel ciclo economico, come avviene nel caso di Reware, si genera ulteriore valore senza il bisogno di consumare risorse naturali. Come spiega Denis, attraverso investimenti mirati “è possibile industrializzare questa attività artigianale”, costruendo impianti capaci di rigenerare milioni di computer: un’economia circolare su larga scala. Nel settore dell’elettronica, l’applicazione in scala industriale di questo modello permetterebbe sia di diminuire significativamente l’estrazione di metalli rari sia di ridurre la produzione di rifiuti elettronici. Il rifiuto domestico che cresce più rapidamente a livello mondiale è proprio quello derivante da apparecchiature elettroniche dismesse: nel 2019, secondo il rapporto “Global e-waste monitor” dell’Università delle Nazioni Unite, è stato prodotto l’equivalente di sette chilogrammi di rifiuti elettronici per ogni persona sul Pianeta, neonati inclusi.

Sostengono la riparazione le imprese che applicano i principi dell’economia circolare, ma anche gruppi di riparazione comunitaria e privati cittadini stanchi dell’obsolescenza programmata, l’insieme di pratiche con cui le aziende limitano la durata dei dispositivi per aumentare le vendite. Francesco Pelaia, vice presidente dell’associazione Aggiustotutto Repair Café, nel quartiere Monte Sacro di Roma, spiega che cosa siano questi gruppi di riparazione comunitaria: “I Repair Café sono luoghi dove si socializzano esperienze inerenti al riuso e alla riparazione”. Il termine nasce nel Nord Europa e richiama i caffè come luogo di ritrovo, più che di consumo. Volontari e utenti si ritrovano per dare nuova vita a vecchi oggetti e per scambiare esperienze su come si aggiusta, attraverso uno “scambio orizzontale di conoscenze”. Nei Repair Café si aggiusta qualsiasi cosa e si tengono corsi di formazione per diffondere le conoscenze tecniche. Anche i riparatori del gruppo Aggiustotutto partecipano a progetti di solidarietà sociale, collaborando con Informatici senza frontiere al progetto Device4all. Insieme a Officine Digitali, un’associazione dello stesso quartiere, Aggiustotutto è ospitato nel LabPuzzle, un centro sociale che promuove “vertenze per una vita più sana ed equa”. Lo rimarca Pelaia: “Abbiamo deciso di condividere spazi ed esperienze con l’idea di aprirci al quartiere”.



Il caso di Aggiustotutto è tutt’altro che isolato. Contro il consumismo si schierano i membri di un altro Repair Café romano che si riunisce all’interno del vecchio Casale Garibaldi di San Paolo, l’edificio che ospita il progetto Città dell’Utopia del Servizio civile internazionale. Qui i riparatori, tutti volontari, incontrano una volta al mese gli utenti con i loro oggetti rotti o malfunzionanti. Durante questi incontri avvengono le riparazioni e si spiegano i problemi e le soluzioni ai proprietari degli oggetti. Coinvolgere l’utente è importante: potrà poi riparare lui stesso l’oggetto, o essere più consapevole al momento di un futuro acquisto, perché “a volte è meglio spendere qualcosa in più per avere un prodotto che possa essere riparato”, dice Michele D’Onofrio, l’esperto di elettronica del Repair Café San Paolo.

“Oggi la tendenza è consumare e buttare. È questa cultura del ‘prendo e lascio’ la cosa più difficile da contrastare, non basta l’intervento normativo, solo con coscienza e consapevolezza si può cambiare questo sistema”. Ma i consumatori, da soli, forse non bastano. È necessaria anche la collaborazione delle aziende produttrici “sia nel disegnare prodotti più duraturi, sia nel pubblicare manuali di riparazione e schemi elettrici” sottolinea un altro socio del caffè, l’ingegnere Luciano Trulli. Oggi, inoltre, con l’evoluzione tecnologica e l’introduzione di microprocessori programmati anche in oggetti semplici come una radio, sono necessari strumenti e conoscenze adeguate.





Sulla piattaforma iFixit, vengono venduti a un prezzo molto contenuto kit di riparazione. Inoltre è possibile trovare guide di riparazione (gratuite) scritte dagli utenti. Dorothea Kessler, responsabile della comunicazione di iFixit Europa, spiega che la piattaforma “è stata fondata per facilitare l’accesso alla riparazione e per rafforzare il potere delle persone”. La comunità di iFixit crede che “con adeguati strumenti e guide tutti possano riparare cose. Ma per fare ciò, è necessario che i dispositivi elettronici siano riparabili”. Spesso, invece, le aziende utilizzano piccoli escamotage per far sì che i prodotti non siano riparabili: batterie incollate, pezzi di ricambio introvabili, manuali segreti e costi esorbitanti delle assistenze autorizzate dal marchio.

Come racconta Pelaia, i gruppi di riparazione italiani hanno diversi obiettivi e si rivolgono sia ai consumatori sia a produttori e legislatori. Nel maggio 2019 il movimento per la riparazione comunitaria in Italia si è riunito a Torino, pubblicando un manifesto, condiviso da molte associazioni di riparatori, che ne sintetizza la visione. Fra i firmatari anche Aggiustotutto: “Il manifesto di Torino è una dichiarazione di intenti”, dice Pelaia. Nel documento, consultabile sul sito restarters.it, si legge: “Mettendo al centro le persone e le esigenze del Pianeta, indichiamo un futuro in cui la riparazione sia un settore fiorente della nostra economia; i prodotti siano facili da riparare e i produttori forniscano a tutti ricambi, aggiornamenti software e documentazione il più a lungo possibile”.

I firmatari del documento aderiscono alla campagna europea per il diritto alla riparazione che mette insieme attori delle economie circolari, associazioni di riparatori e privati cittadini, mantenendo i contatti con simili iniziative negli Stati Uniti. Le idee alla base della campagna, diffuse ormai in tutto il mondo, sono le stesse che muovono il lavoro di Reware, l’officina-laboratorio del Collatino, a Roma. Simili le convinzioni: la riparazione, da sola, non salverà il Pianeta, ma è un’alternativa alle montagne di rifiuti.

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito delle attività della Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio e Lisli Basso.

fonte: altreconomia.it



#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!

=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

Studio: le città hanno un ruolo chiave nella battaglia contro lo spreco alimentare

Un nuovo studio, realizzato con la collaborazione della Fondazione CMCC, mette in luce il ruolo decisivo delle città nella lotta agli sprechi alimentari. Un metodo specifico valuterà le politiche e le iniziative sullo spreco alimentare urbano applicabile a qualsiasi città





















Le città si stanno affermando come attori chiave nella lotta allo spreco alimentare: qui si concentra ormai oltre la metà della popolazione mondiale, dato che i centri urbani occupano oggi circa il 3% della superficie terrestre e che per la prima volta nella storia dell’umanità, la popolazione urbana ha superato quella rurale e vi viene consumato tra il 70% e l’80% delle risorse alimentari prodotte; è sempre qui che si stanno sperimentando tutta una serie di azioni per rendere più sostenibile il sistema alimentare. Dall’esame di 40 città europee in 16 diversi Paesi, uno studio pubblicato di recente sulla rivista Resources - Special issue Food Loss and Waste: The Challenge of a Sustainable Management through a Circular Economy Perspective presenta una nuova metodologia per valutare le politiche e le iniziative delle città per la lotta allo spreco alimentare.

Attraverso un’analisi della letteratura del settore, gli autori dello studio hanno cercato di delineare una mappa di quelle che sono le iniziative a livello urbano per la lotta allo spreco alimentare. Sono inoltre andati a vedere quale fosse la loro relazione con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, evidenziando il ruolo fondamentale che le città possono avere per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Lo studio ha evidenziato la grande molteplicità di politiche e di attori coinvolti nella lotta allo spreco alimentare, uno specchio interessante, più in generale, delle azioni sul sistema alimentare: molte delle politiche implementate sono finalizzate a fornire informazioni corrette ai cittadini e ad accrescere la loro consapevolezza (campagne e azioni di sensibilizzazione), altre sono politiche basate su strumenti del mercato, come ad esempio incentivi fiscali, o politiche regolatorie, che stabiliscono degli obiettivi da raggiungere. Ci sono poi le cosiddette iniziative di nudging, interventi che vogliono andare, in maniera non coercitiva, a influenzare l’adozione di determinati comportamenti ritenuti di valore positivo per la società. L’analisi mette in luce anche come molte città (in Italia, Bari, Bologna, Milano, Torino, Genova, Venezia e Cremona, con iniziative sia pubbliche che private) stiano utilizzando la lotta allo spreco per andare ad alleviare la povertà alimentare e l’esclusione sociale delle fasce più vulnerabili della popolazione, per esempio attraverso sistemi di donazione delle eccedenze di cibo, o la creazione di nuove opportunità di lavoro nell’economia circolare.

Lo spreco, un quadro generale

Lo spreco alimentare è, in effetti, uno dei problemi più urgenti legato alla produzione del cibo: l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) stima che più di un terzo del cibo sia perso o sprecato lungo l’intera catena di produzione del cibo. Se si considerano gli impatti sull’ambiente, lo spreco alimentare rappresenta fino al 10% delle emissioni globali di gas serra, mentre l’impronta idrica annuale della fase agricola dello spreco alimentare è di 250 km3, pari a cinque volte il volume del lago di Garda e più alta di qualsiasi impronta idrica nazionale legata ai consumi alimentari. Il rapporto Speciale dell’IPCC Climate Change and Land (2018) stima che fino al 37% delle emissioni globali totali siano attribuibili al sistema alimentare considerato nel suo complesso, dalla produzione fino al consumo e allo spreco. In Europa, con 88 milioni di tonnellate di cibo sprecato ogni anno (pari a 173 kg a testa) si stima inoltre che il 15% degli impatti totali sull’ambiente della catena di produzione del cibo siano attribuibili proprio agli sprechi alimentari.

“La gestione dello spreco alimentare è una sfida complessa”, spiega Marta Antonelli, senior scientist presso la Fondazione CMCC e Direttore Ricerca di Fondazione Barilla, “e le città possono andare a incidere direttamente su tanti settori o elementi del sistema alimentare urbano, che poi determinano le dimensioni della sicurezza alimentare per i cittadini. Come? Attraverso l’azione sui mercati rionali, le mense scolastiche, le mense caritatevoli, gli incentivi per ridurre gli sprechi, etc. La città di Milano, per esempio, ha ridotto la tassa sui rifiuti a chi dimezzava i propri livelli di spreco alimentare, e si è impegnata con tutta una serie di azioni, fra cui questo tipo di incentivi, a dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030.” “La lotta allo spreco alimentare è una di quelle azioni che definiscono un sistema alimentare urbano integrato”, sottolinea Marta Antonelli. “Se andassimo a vedere le azioni che i diversi comuni italiani hanno intrapreso sul sistema alimentare, vedremmo che le azioni sono molteplici; quello che è ancora raro è avere una gestione integrata, cioè che guardi veramente al cibo dal campo alla tavola, fino alla gestione del rifiuto, in maniera integrata, multisettoriale, e di conseguenza anche multi-attoriale. In molte città si assiste adesso alla nascita di nuovi organismi di supporto, i cosiddetti “Food Policy Council”, esperienze partecipative, bottom up e multi-attoriali, che hanno avuto un ruolo importante anche nel creare quelle reti di advocacy che hanno richiesto al sistema istituzionale locale un approccio al cibo diverso, più sostenibile e integrato.”

Lo studio sottolinea l’importanza di fornire alle istituzioni cittadine strumenti efficaci per raccogliere dati sui livelli di spreco alimentare urbano, per valutare anche quantitativamente l’entità del problema e l’efficacia delle politiche messe in atto. Al momento, le lacune in fatto di metriche e dati sono notevoli. “È essenziale infine - conclude Antonelli - che le politiche messe in campo dalle città per la lotta allo spreco alimentare siano in linea con gli obiettivi definiti dall’Agenda 2030. Nel nostro studio, abbiamo visto che i legami con gli obiettivi di sviluppo sostenibile erano molteplici, ma che solo in pochissimi casi (Cremona, Liège, Milano e Montpellier) il riferimento era esplicito e diretto. Raramente le città usano gli obiettivi di sviluppo sostenibile come cornice politica di riferimento, e questo rende difficile una valutazione dell’impatto dei loro interventi sull’agenda della sostenibilità. Le città sono attive in tanti ambiti diversi del sistema alimentare, ma spesso manca una visione integrata, che metta in luce il fatto che se agisco sullo spreco alimentare posso anche indirizzare e intercettare altri obiettivi, come quelli di produzione agricola, attraverso una gestione circolare, o lavorare sull’esclusione socio-economica e sulla povertà alimentare. In questo senso la strategia “Farm to Fork” rappresenta il primo passo a livello europeo e internazionale per mettere sullo stesso piano aspetti del sistema alimentare che finora erano sempre stati trattati separatamente, partendo per esempio dal mettere sullo stesso piano salute umana e sostenibilità.”
L’analisi descritta nello studio potrà essere facilmente replicata e applicata ad altri contesti, anche non europei, e in futuro potrebbe essere utilizzata dalle città di quei Paesi in via di sviluppo che stanno iniziando adesso ad affrontare simili sfide.

Leggi la versione integrale dello studio:
Urban Food Waste: A Framework to Analyse Policies and Initiatives

fonte: www.e-gazette.it/

#RifiutiZeroUmbria - Sostienici nelle nostre iniziative, anche con un piccolo contributo su questo IBAN IT 44 Q 03599 01899 050188531897. Grazie!


=> Seguici su Twitter - https://twitter.com/Cru_Rz
=> Seguici su Telegram - http://t.me/RifiutiZeroUmbria