BiovaProject - Dal recupero del pane invenduto alla produzione di birra - Torino - Sabato 11 dicembre 2021
Soluzioni anti spreco: un’offerta sempre più differenziata, anche nei prezzi
Spreco alimentare, il cibo è un bene essenziale
Le pillole di sostenibilità di ARPAT: organizzare una festa sostenibile per bambine e bambini
Nella nostra nuova pillola di sostenibilità, qualche suggerimento per una festa di compleanno con impronta green, perché il rispetto per l’ambiente va promosso e diffuso fin dalla più tenera età
Ogni occasione è buona per cimentarsi con ...
ReFoodgees, il progetto che ogni sabato redistribuisce mille chili di frutta e verdura al mercato Esquilino di Roma

“Siamo alla frutta, abbiamo bisogno di una pausa” ci dice al telefono Viola De Andrade Piroli di ReFoodgees, facendo un’involontaria battuta, lei che è la presidente dell’associazione che ogni sabato al mercato Esquilino di Roma recupera e redistribuisce gratis centinaia di chili di frutta e verdura, ma anche di pane, pizza e focaccia, donati dai commercianti. Quasi tre anni vissuti intensamente, senza praticamente mai fermarsi, neppure per il Covid. Il progetto (e l’associazione omonima) è nato a fine 2018, sulla scia del precedente Roma Salvacibo realizzato al mercato dell’Alberone, in collaborazione con Eco dalle Città. Oggi ReFoodgees è un’attività ampia e consolidata, un punto di riferimento al rione multietnico dell’Esquilino, capace di fare da trait d’union fra tante persone e progetti sociali presenti nella zona. Ecco cosa ci ha raccontato la sua presidente, poco prima dello stop che vedrà il banchetto chiudere ad agosto per ripresentarsi a settembre con nuove proposte.
Viola com’è andato questo 2021?
L’andamento ha inevitabilmente risentito di questo momento particolare. Noi non ci siamo mai fermati, neanche quando eravamo in zona rossa. Quei sabati erano veramente surreali, perchè Roma il sabato pomeriggio solitamente è il caos, mentre in giro non c’era nessuno. Era tutto chiuso, tranne pochissime attività, tra cui il nostro banchetto, che essendo un banco di ortofrutta ci ha permesso di avere l’autorizzazione per aprire e fare la distribuzione. Ovviamente con un’attenzione estrema a mascherine e distanziamento e con una massiccia riduzione dei tanti volontari che ci aiutano.
Quanti siete attualmente?
Bè siamo circa una ventina di persone operative, a volte anche di più, anche trenta, che lavorano tra due gazebi grandi da quaranta chili ognuno e una decina di tavoli, divisi tra una prima linea dove serviamo la frutta e la verdura e la parte espostiva dietro, dove le persone vedono quello che c’è e chiedono quello di cui hanno bisogno.

Quanto cibo recuperate mediamente?
Ormai siamo attestati su una media di mille chili di frutta e verdura ogni sabato.
Chi sono i principali beneficiari?
Il pubblico è estremamente eterogeneo. Rispecchia sia il quartiere dell’Esquilino dove lavoriamo, che è multietnico, sia il mercato stesso, che vende frutta, verdura, spezie e quant’altro che si trovano solo qui. Alcune persone vengono da tutta Roma a fare la spesa all’Esquilino, sia italiani che stranieri. È difficile fare delle percentuali, ci sono nordafricani, sudamericani, centroamericani, asiatici, e anche come età il pubblico è vasto e diversificato, ci sono sia giovani che anziani. Ci sono tante neo mamme, questo sì.
Come mai?
Perchè è un target su cui puntiamo. Tra le tante cose che facciamo, oltre a ridistribuire il cibo, c’è l’idea di metterci in rete con attività del territorio che si occupano di altri aspetti legati al sostegno di persone in difficoltà socio-economica. Uno di questi è quello della neo natalità. Siamo in contatto con Piano Terra, una onlus proprio qui dell’Esquilino, che si occupa dei primi tre anni del bambino. Prima facevamo molte attività con i bimbi, al mercato ne venivano tanti con le famiglie e questo ci aiutava anche nell’approfondire le relazioni con i loro genitori. A causa del covid hanno iniziato a venirne molti di meno e contemporaneamente abbiamo visto che passavano dal banchetto molte donne incinte, o che avevano appena partorito, alcune delle in condizioni di fragilità, perchè sole, poco inserite o con una scarsa conoscenza dei propri diritti. Grazie al banchetto, che rispetto ad un ufficio chiuso o ad uno sportello è più accessibile e immediato, siamo riusciti ad indirizzare diverse donne in difficoltà a realtà specifiche che le hanno aiutate e con le quali si è creata una bella sinergia. Siamo molto contenti.

C’è qualcuno che viene al banchetto anche per motivi espressamente ecologisti o anti-spreco?
Sì c’è anche quella componente, soprattutto tra i più giovani. Vengono spesso anche dei food blogger, molto interessati dalle attività anti spreco, e noi stessi ci adopereremo ancora di più per sensibilizzare maggiormente in quel senso. Ci piacerebbe che fare la spesa gratis con frutta e verdura recuperata al mercato diventasse motivo di vanto, o quanto meno una pratica comunemente accettata, visto che è passato il messaggio, alcune volte, che quello recuperato e redistribuito gratis qui all’Esquilino fosse cibo di seconda scelta o per poveri. Questo non è un progetto per poveri, lo ribadiamo sempre ogni volta che ne parliamo all’esterno. È un progetto per tutti, perchè il cibo è la cosa più democratica che esiste, ed è un progetto che ha alla base la lotta allo spreco alimentare e quindi il sostegno all’ambiente. Tutti i mercati d’Italia e del mondo dovrebbero avviare progetti anti spreco del genere.
Per la ripartenza di settembre è prevista qualche novità?
Sì certo, una su tutte è la cucina dei prodotti con il coinvolgimento di cuoche e cuochi. Anche questo, come le attività con le neo mamme, nasce da un’esigenza che abbiamo riscontrato nel corso delle attività del sabato e cioè la richiesta di lavoro da parte di tante persone. E in questo contesto le donne migranti ci sembravano la categoria più fragile, che spesso ha anche grandi competenze in ambito culinario che rimangono inespresse se non tra le mure domestiche. Abbiamo selezionato un gruppo che è stato mandato al corso Hccp per donne migranti organizzato da Slow Food e due di quelle che lo hanno completato sono state ingaggiate regolarmente, per cucinare pagate nel corso di un fine settimana 100 pasti, distribuiti poi gratuitamente. È stata come la puntata pilota di un progetto che vorremmo diventasse stabile.
Nell’ultimo giorno di attività prima della pausa, ReFoodgees ha “recuperato e redistribuito 1299 chili di frutta, verdura, pane… e tanto tanto amore”, come si legge sulla pagina facebook del progetto. Le attività riprenderanno sabato 4 settembre.
fonte: www.ecodallecitta.it
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Will Meets e RePoPP contro lo spreco alimentare: salvati 242 kg di cibo

Conclusa la tappa locale del tour di Will, community online che conta oltre 1 milione di followers su Instagram e Facebook e fenomeno social ed editoriale nato nel 2020, impegnato in queste settimane nell’iniziativa Will Meets, in collaborazione con il Parlamento europeo in Italia.
Nella mattina di mercoledì 28 luglio il team di Will e alcuni volontari della community hanno partecipato a un’attività di contrasto allo spreco alimentare insieme ai collaboratori del progetto RePoPP dell’associazione Eco dalle città. In tutto sono stati 242 i chili di cibo invenduto raccolti nei mercati di Porta Palazzo, corso Palestro e piazza Foroni: la frutta e la verdura ancora commestibili, ma che sarebbero finite nella spazzatura, sono state recuperate e ridistribuite gratuitamente. Una parte dell’invenduto, inoltre, viene cucinata nella Bottega Circolare di RePoPP nel Mercato Centrale di Torino. Il progetto RePoPP, nato nel 2016, è presente anche in altri mercati cittadini (Borgo Vittoria, piazza Cincinnato, via Porpora, quartiere Campidoglio, corso Svizzera, Santa Rita e via Vigliani) e ha l’obiettivo di contrastare lo spreco alimentare e anche di migliorare le performance di raccolta differenziata e gestione rifiuti del mercato di Porta Palazzo. RePoPP è anche un’opportunità di integrazione, dato che alcuni operatori retribuiti sono accolti nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

«Il lavoro di Eco dalle città e del progetto RePoPP nei mercati, e non solo nei mercati, è sia sociale sia di educazione ambientale – ha commentato Paolo Hutter, presidente di Eco dalle città – Per noi il fatto di essere appoggiati e osservati è molto importante. Avere consenso significa la possibilità di avere un aiuto in termini di ore di volontariato, ma è anche una pressione verso enti locali e aziende che hanno a che fare con i rifiuti, il commercio e gli imballaggi a supportare questa attività».
Nel tardo pomeriggio, nel cortile della Scuola Holden, il team di Will ha invece incontrato la community locale per un momento di ascolto e confronto sui temi che più stanno a cuore a chi vive in città. Sono stati circa quaranta i partecipanti all’iniziativa, soprattutto giovani, che hanno toccato temi cruciali come Europa, inclusione, mondo del lavoro e della comunicazione, parità di genere e salute mentale.
«Il tour Will Meets sta volgendo al termine, ma continua a regalarci incontri e confronti stimolanti: così è stato anche nella tappa torinese – ha dichiarato Alessandro Tommasi, fondatore e CEO di Will – Sono molto contento di avere incontrato una realtà come RePoPP, che non solo ha una valenza in termini di sostenibilità ed economia circolare, ma anche in ambito sociale, dato che mira all’integrazione di migranti all’interno della società. Quello dell’inclusione è stato anche uno dei temi più discussi nel community meeting, insieme a un vero senso di unione tra gli europei e all’innovazione nel mondo del lavoro»

Il progetto Will Meets si svolge in collaborazione con il Parlamento europeo in Italia, impegnato a sua volta a stimolare la partecipazione all’iniziativa della Conferenza sul futuro dell’Europa, piattaforma lanciata dall’Unione Europea per consultare i cittadini e consentire loro di condividere le proposte per il futuro dell’UE.
Maurizio Molinari, responsabile media del Parlamento europeo in Italia, ha commentato: «Sostenibilità e diritti sono aspetti fondamentali dell’azione del Parlamento europeo. La collaborazione con Will è importante perché con un vero e proprio giro d’Italia raccontiamo i valori dell’UE e diciamo ai giovani che possono decidere il suo futuro. Invitiamo i partecipanti e i cittadini a contribuire con idee e iniziative sulla piattaforma perché l’Europa delle prossime generazioni la costruiamo solo insieme».
Il viaggio, che ha già fatto tappa in diverse regioni d’Italia, dalla Sicilia al Veneto, proseguirà ora a Genova e si concluderà a Milano il 2 agosto. Tutte le tappe verranno raccontate live sui canali social di Will.
fonte: www.ecodallecitta.it
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Lo spreco di cibo a SuperQuark
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Ridurre lo spreco alimentare dei ristoranti con l’Intelligenza artificiale

In tutto il mondo circa un terzo del cibo prodotto viene sprecato. Un problema etico, come abbiamo spesso sottolineato, con un importante impatto ambientale dal momento che gli sprechi alimentari generano emissioni di CO2. Quale miglior modo per festeggiare la Giornata Mondiale dell’Ambiente che pensare di ridurre sprechi ed emissioni? Con questo obiettivo Elior, gruppo attivo nel settore della ristorazione, ha avviato un progetto pilota insieme alla startup Winnow con l’obiettivo di ridurre entro il 2025 gli sprechi alimentari del 30% e le emissioni di CO2 per ogni pasto del 12% nei propri ristoranti e cucine: è proprio qui che è più difficile quantificare lo spreco. Grazie alla tecnologia di Winnow Vision, basata sull’intelligenza artificiale, sarà possibile tracciare con precisione gli sprechi alimentari dei ristoranti in modo che gli chef possano disporre di dati per capire come intervenire.
La prima sperimentazione è stata avviata a Milano nella cucina e nel ristorante di Elior Fourchette. Qui è stata installata da Winnow Vision una telecamera sopra i contenitori della spazzatura per fermare le immagini dei rifiuti alimentari. Il sistema impara a riconoscere il cibo gettato, registrando le diverse tipologie di spreco (ad esempio individuando quali sono i cibi che i clienti lasciano di più nel piatto).
Già da tempo Elior ha iniziato un cammino per rendere le proprie attività più sostenibili, a cominciare dalla riduzione dello spreco alimentare. Elior aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite, il programma sulla responsabilità sociale d’impresa ispirato alla tutela dei diritti umani, degli standard lavorativi, della difesa dell’ambiente e della lotta alla corruzione.
Elior ha adottato il Positive Foodprint Plan, una strategia di responsabilità sociale d’impresa con cui si è allineato ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 quattro dei quali si accordano con il suo core business: cibo sano, utilizzo di materiali e ingredienti sostenibili, modello circolare di sviluppo che prevede la lotta agli sprechi alimentari e sviluppo del potenziale dei propri dipendenti.
Marc Zornes, CEO e co-fondatore di Winnow ha le idee molto chiare in proposito e ritiene che lo spreco alimentare sia «una sfida globale che dobbiamo risolvere tutti insieme. Elior ha una visione chiara e ambiziosa, e la determinazione per lasciare un’impronta positiva sul futuro. È un privilegio lavorare con un operatore della ristorazione così attento alla sostenibilità e aiutarlo a trasformare ulteriormente le proprie attività in ottica responsabile».
Gli fa eco Rosario Ambrosino, amministratore delegato di Elior: «I valori dell’innovazione e della sostenibilità sono alla base del nostro modello di business e riteniamo che la collaborazione con Winnow rappresenti una testimonianza importante della nostra attenzione all’evoluzione tecnologica e alla necessità di sviluppare sistemi alimentari più responsabili. Il progetto si integra nella nostra strategia di sostenibilità ambientale che vede nella lotta allo spreco alimentare un punto focale: lavoriamo con tutti i rappresentanti della filiera, inclusi i nostri collaboratori e i clienti finali, per diffondere una cultura consapevole della necessità di evitare gli sprechi di cibo, sia in cucina che nei nostri 2.200 ristoranti».
fonte: www.rinnovabili.it
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L’innovazione combatte spreco alimentare e nuove povertà

Università, startup, associazioni. La mobilitazione contro ogni forma di spreco alimentare è diventata un imperativo etico, sia dal punto di vista ambientale – più spreco genera più rifiuti da smaltire – che sociale. La pandemia ha creato condizioni di povertà assoluta come non si vedevano da molti anni: nel 2020 le persone in povertà assoluta in Italia hanno raggiunto i 5,6 milioni (un milione in più rispetto al 2019 secondo i dati ISTAT 2021). Nel periodo marzo-giugno 2020 le organizzazioni che si occupano di recuperare e ridistribuire il cibo in eccesso da mercati, negozi e dagli scaffali della grande distribuzione hanno avuto un aumento di richieste di aiuto del 50% soltanto in Europa.
Le banche del cibo
La prima banca del cibo (o food bank) fu fondata nel 1967 a Phoenix in Arizona da John Van Hengel; da allora la sua intuizione ha dato la spinta a organizzazioni che uniscono il fine umanitario alla lotta allo spreco alimentare. Le principali food bank europee aderiscono alla FEBA-European Food Banks Federation di cui fanno parte 24 organizzazioni nazionali; esiste inoltre una rappresentanza internazionale di cui fanno parte le organizzazioni di 30 Paesi, la rete GFB-The Global Food Banking Network. La Fondazione Banco Alimentare Onlus esiste in Italia dal 1989, e altri ne hanno seguito l’esempio a livello locale o nazionale.
Le banche del cibo collegano l’offerta di alimenti prossimi alla data di scadenza con la domanda delle organizzazioni non profit che gestiscono le mense per le persone in difficoltà. L’aumento dei richiedenti ha bisogno di un sistema che semplifichi i processi di redistribuzione incrociando i dati degli esercizi dove si genera lo spreco alimentare con quelli delle organizzazioni di aiuto sul territorio e delle persone in difficoltà.
“Dono ergo sum”
Un esperimento interessante in questa direzione è nato da un progetto di ricerca finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca di cui fanno parte le Università della Tuscia (Viterbo), di Roma Tre e di Trento. Il nome del progetto è “Dono ergo sum” (redistribuzione dello spreco di filiera durante e post pandemia a favore delle categorie di persone più vulnerabili in allineamento agli obiettivi di sviluppo sostenibile). Si tratta di una ricerca interdisciplinare che coniuga competenze manageriali, statistiche, ingegneristiche e di public policy; l’obiettivo è sviluppare un sistema integrato di monitoraggio, comunicazione e analisi – grazie alla tecnologia blockchain – per tracciare i flussi di cibo dalla produzione alla donazione fino al consumo finale. Partner tecnologico del progetto è la startup Recuperiamo srl.
Il monitoraggio, la produzione e l’analisi dei dati su scala locale saranno in grado di favorire lo scambio informativo a livello di filiera, supportare la redistribuzione e, in linea più generale, contribuire ad allineare gli attuali modelli di produzione e consumo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda Onu 2030. Digitalizzare il recupero delle eccedenze e la loro distribuzione tramite le organizzazioni non profit che operano sul territorio rende il tutto più facile, veloce e sicuro.
Esistono anche piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti tra di loro per lo scambio gratuito di alimenti, ma in Italia stentano a decollare nonostante uniscano la riduzione dello spreco alimentare a una dimensione sociale che favorisce le relazioni all’interno delle comunità.
Un altro esempio di innovazione in materia di lotta allo spreco alimentare è Regusto, un brand della startup Recuperiamo srl che si definisce un “marketplace della sostenibilità per ottimizzare i processi di donazione e vendita di prodotti alimentari e non”. Anche Regusto sfrutta la tecnologia blockchain per garantire tracciabilità e trasparenza: la piattaforma connette tra loro i soggetti coinvolti nella donazione e compravendita dei beni, e i dati relativi alle transazioni sono salvati all’interno di un registro pubblico.
La spesa sospesa
Tra le esperienze interessanti sul tema della lotta allo spreco alimentare con finalità sociali vogliamo segnalare l’iniziativa Spesasospesa di LAB00 Onlus. Il Manifesto di LAB00 si fonda su “sostenibilità, solidarietà e trasparenza al servizio della comunità per evitare gli sprechi alimentari” e agisce in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 1 (Sconfiggere la povertà), 2 (Sconfiggere la fame), 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 10 (Ridurre le disuguaglianze), 11 (Città e comunità sostenibili) e 12 (Consumo e produzione responsabili) dell’Agenda 2030. Come funziona Spesasospesa? I cittadini donano denaro e le aziende donano cibo, con il denaro si acquistano beni di prima necessità e si coprono i costi logistici, i prodotti sono inviati ai centri di distribuzione presenti sul territorio che li consegnano ad associazioni non-profit convenzionate che a loro volta li distribuiscono alle famiglie bisognose. Spesasospesa si avvale della tecnologia blockchain della piattaforma Regusto per garantire tracciabilità e trasparenza.
fonte: www.rinnovabili.it
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Scuola.Ambiente, le nuove proposte per le scuole altoatesine

Il nuovo logo per l'educazione ambientale di Appa Bolzano rispecchia in toto il significato dei due termini Scuola.Ambiente
Al via le iscrizioni ai progetti “Scuola.Ambiente” di Appa Bolzano per l’anno scolastico 2021/2022 rivolti a tutte le scuole altoatesine: scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado e scuole professionali. Da quest’anno nuovo logo per l’educazione ambientale, nuove proposte formative e iscrizioni in modalità online.
Da qualche giorno sono aperte le iscrizioni a tutti i progetti “Scuola.Ambiente” per l’anno scolastico 2021/2022, i cui temi spaziano dall’acqua al clima, dall’aria all’energia, dal rumore ai rifiuti e al consumo. Con Scuola.Ambiente Appa Bolzano offre da oltre 15 anni a tutte le scuole altoatesine di ogni ordine e grado un ventaglio di iniziative nell’ambito dell’educazione ambientale. “L’educazione ambientale è molto più di una semplice trasmissione di conoscenze”, afferma l’assessore provinciale all’ambiente ed energia, Giuliano Vettorato. “Parlare di educazione ambientale all’interno delle aule scolastiche significa sensibilizzare bambini e giovani al rispetto dell’ambiente che ci circonda, renderli più consapevoli dell’importanza di un uso responsabile delle risorse naturali, affinché un domani diventino cittadini capaci di agire per il bene dell’ambiente e dell’intera comunità.”
Nuovi progetti: transizione energetica e spreco alimentare
L’offerta formativa “Scuola.Ambiente” si arricchisce il prossimo anno scolastico di due nuove iniziative: “Prossima uscita futuro“, workshop sull’uso efficiente delle risorse per rendere il nostro stile di vita più sostenibile e “Troppo buono per finire nei rifiuti“, iniziativa per sensibilizzare sulle cause e le conseguenze dello spreco alimentare. Tale iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione con il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano ed il progetto “Una buona occasione”. “Appassionare i ragazzi verso la tutela dell’ambiente affinché siano loro stessi a cambiare i propri comportamenti nella quotidianità è l’obiettivo delle iniziative “Scuola.Ambiente”, spiega Manuela Bonfanti, nuova referente per il settore dell’educazione ambientale in seno all’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima di Bolzano. “Tutti i progetti offerti trattano sì questioni globali, ma sono adattati in chiave locale e resi più interessanti al target giovanile attraverso la modalità interattiva dei workshop e dei laboratori.”
Nuova modalità d’iscrizione ai progetti
Quest’anno l’iscrizione ai progetti “Scuola.Ambiente” si effettua online tramite il portale SAP SuccessFactors, grazie ad una proficua collaborazione con i responsabili del settore SAP dell’Informatica Alto Adige Spa. Si tratta di un portale co-finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del progetto “NewAthena” già utilizzato da qualche tempo dai docenti delle scuole altoatesine di ogni ordine e grado per iscriversi ai corsi di aggiornamento.
La partecipazione ai progetti è gratuita ma riservata alle scuole della Provincia autonoma di Bolzano.
Per i progetti “EcoPausa” e “Passi per il clima” le scuole hanno tempo fino al 15 giugno per iscriversi, mentre per i restanti progetti il termine scade il 1° ottobre.
Nuova veste grafica per logo e pagine web
“L’educazione ambientale per Appa Bolzano non è solo un compito istituzionale, è anche un settore d’importanza sempre più strategica”, sottolinea Flavio Ruffini, direttore dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima di Bolzano, “è per questo motivo quest’anno abbiamo colto l’occasione per rinnovarlo”. “Oltre ad offrire due nuovi progetti”, spiega infatti Manuela Bonfanti, “sono stati rivisti la grafica e i contenuti della homepage, del depliant informativo e del logo che ora rispecchia in toto il significato dei due termini: il libro aperto quale sinonimo di educazione, le due icone stilizzate come immagine del gruppo target e le foglie assieme al colore verde in varie sfumature come simbolo dell’ambiente.”
Una descrizione dettagliata di tutti i progetti “Scuola.Ambiente” è a disposizione sul sito web di Appa Bolzano, nella sezione educazione ambientale: ambiente.provincia.bz.it/educazione-ambientale

Il depliant dei nuovi progetti “Scuola.Ambiente”
fonte: www.snpambiente.it/
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Marsiglia, al mercato internazionale le eccedenze vengono trasformate sul posto per essere donate più facilmente

A Marsiglia esiste un’associazione che ha deciso di mettere fine all’enorme spreco di generi alimentari all’ingrosso nel Mercato d’Interesse Nazionale (MIN) di Arnavaux. Dallo scorso dicembre Fruits et Légumes Solidarité (Frutta, verdura e solidarietà) attraverso il supporto di finanziatori pubblici e privati, ha sviluppato un laboratorio di trasformazione alimentare ad alti standard per dare vita ad una gamma di prodotti molto varia ottenuti da frutta e verdura recuperata al mercato.
La trasformazione sul luogo
L’innovazione proposta da AFLS è quella di trasformare sul luogo ed al momento le eccedenze recuperate. In questo modo vengono prodotte conserve, succhi, minestre o surgelati che vengono donate ai più svantaggiati. Frutta e verdura confezionate sottovuoto, congelate o sterilizzate in barattoli, sono più facili da stoccare e distribuire.
Il lavoro viene svolto quotidianamente da un team di nov persone, delle quali sei arrivano da percorsi di reinserimento lavorativo, che hanno il compito di realizzare diversi prodotti, destinati ad essere ridistribuiti nel circuito solidale del Banco Alimentare. AFLS dopo un iniziale periodo di prova, vuole promuovere questa iniziativa anche in altre zona della Francia, che è la prima di questo tipo a livello di azione nei mercati all’ingrosso.
Il progetto è finanziato al 98,7% dal dipartimento di Bouches-du-Rhône ed è nato per fornire una rapida soluzione nella gestione delle scorte di prodotti freschi. La trasformazione del cibo invenduto all’interno del mercato si è rivelata una scelta vincente, in grado di evitare al massimo gli sprechi e di aumentare il tasso di recupero anche di quei prodotti che non potevano più essere più redistribuiti dal Banco Alimentare. Inoltre questa soluzione permette di assorbire i picchi di produzione, come succede con i pomodori o le insalate, e di aumentare le scorte e la relativa programmazione delle attività di redistribuzione.
AFLS vuole destinare allla vendita dal 20% al 30% della produzione, attraverso una rete in fase di costituzione. Grazie a questa operazione, l’associazione punta a bilanciare finanziariamente il suo progetto.

Il recupero di Banaste de Marianne
All’interno del Mercato Internazionale di Arnavaux opera anche l’associazione “La Banaste de Marianne” che raccoglie frutta e verdura invendute dai grossisti per poi fornirle ai negozi di alimentari solidali, membri della rete ANDES e di altre strutture di aiuto alimentare, che poi le rivendono a prezzi più bassi. L’azione di recupero si svolge dal lunedì al venerdì da parte di soggetti inoccupati che sono monitorati e supportati nel loro processo di integrazione professionale.

L’integrazione e la collaborazione attiva fra questi due innovativi progetti potrà permettere di rispondere al grande aumento dell’insicurezza alimentare che si sta registrando in Francia a causa della pandemia.
fonte: www.ecodallecitta.it
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Food Waste Index-Report 2021, pianificare strategie antispreco
Produrre e sprecare cibo ha un impatto negativo da vari punti di vista: ambientale, sociale ed economico. Si stima che l’8-10% delle emissioni globali di gas serra siano dovute al cibo che non viene consumato, con un pesante impatto sui sistemi di gestione dei rifiuti e sul consumo di risorse: circa 1,4 milioni di ettari di terreno coltivabile vengono utilizzati per produrre alimenti che non verranno mai consumati. Lo spreco di cibo, quindi, incide sul cambiamento climatico, sulla biodiversità, sull’inquinamento e sulla vita delle persone, delle quali esaspera l’insicurezza alimentare.
Nessuno può chiamarsi fuori: lo spreco alimentare si può ridurre sia a livello di produzione, trasformazione e distribuzione, che a livello di ristorazione e familiare. Eliminarlo porterebbe un vantaggio per il Pianeta e, di conseguenza, per le persone. Nonostante l’evidenza della questione, la consapevolezza in materia è ancora molto scarsa: pochi conoscono la portata dello spreco e i suoi effetti sull’ambiente. Secondo il Food Waste Index Report 2021 lo spreco alimentare delle famiglie, dei negozi di vendita al dettaglio e del settore della ristorazione ammonta a 931 milioni di tonnellate ogni anno, con impatti non marginali sui cambiamenti climatici; la maggior parte di questi sprechi avviene tra le mura domestiche (61%). Un dato ci sembra particolarmente interessante: lo spreco domestico pro capite non accomuna i Paesi ricchi bensì le fasce di reddito, a prescindere dalla ricchezza del Paese.
Lo spreco alimentare è socialmente inaccettabile
L’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 12.3 dell’Agenda ONU 2030 punta a dimezzare lo spreco alimentare globale pro capite, ma come abbiamo visto siamo ancora lontani dal raggiungerlo. Si può invertire la tendenza? L’informazione è un buon punto di partenza. Pochi governi dispongono di dati affidabili che permettano di pianificare efficaci strategie antispreco e di monitorare gli auspicabili progressi. Il Food Waste Index Report 2021 dell’UNEP (United Nations Environment Programme) presenta la raccolta, l’analisi e la modellizzazione dei dati sullo spreco alimentare più completa fino ad oggi e indica una metodologia per misurarlo a livello domestico, di servizio di ristorazione e al dettaglio.
Nel 2019 circa 690 milioni di persone hanno sofferto la fame e tre miliardi non hanno potuto permettersi una dieta sana, dal 2020 a causa del COVID-19 questi numeri sono in crescita. Uno degli obiettivi del Food Waste Index Report 2021 è anche esortare i consumatori a non sprecare il cibo e spingere i governi a includere lo spreco alimentare nei piani di ripresa nazionale, un cambio di prospettiva per pianificare azioni climatiche sempre più ambiziose.
Il Food Waste Index Report 2021 è il contributo dell’UNEP al Food System Summit delle Nazioni Unite che si svolgerà a New York nel settembre prossimo. Il messaggio del rapporto è molto chiaro: si può fare di più e proprio i consumatori hanno un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi antispreco, a tutte le latitudini. Facciamo la spesa con attenzione e cuciniamo in modo creativo: tutti hanno diritto a un’alimentazione sana e sostenibile e lo spreco di cibo è socialmente inaccettabile.
fonte: www.rinnovabili.it
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Utilizzo dell'IA per ridurre al minimo la sovrapproduzione e lo spreco alimentare
Dei milioni di tonnellate di cibo che ogni anno finiscono nelle discariche, circa il 30% proviene dalla fase di produzione e trasformazione degli alimenti, con circa il 52% che si accumula nelle famiglie domestiche e il 18% a livello di vendita al dettaglio.
Nel progetto Resource-efficient Intelligent Foodchain ( REIF ), il Fraunhofer Institute for Casting, Composite and Processing Technology IGCV ha collaborato con 30 partner per cercare modi per ridurre lo spreco alimentare implementando l'IA nell'ecosistema di trasformazione alimentare.
L'intelligenza artificiale può essere una risorsa preziosa. Formaggio, pane, carne e altri prodotti alimentari possono essere prodotti in modo efficiente utilizzando algoritmi basati sui dati. I metodi di apprendimento automatico potrebbero essere utilizzati per ottimizzare le vendite e la pianificazione della produzione, nonché i sistemi di controllo dei processi e degli impianti.
Ridurre al minimo la sovrapproduzione ed evitare gli sprechi
Ci sono varie cause di spreco evitabile, che vanno dalla sovrapproduzione, alle fluttuazioni della qualità delle materie prime, al fatto che il cibo non soddisfi specifici requisiti estetici.
Il team REIF si è concentrato su prodotti lattiero-caseari, carne e prodotti da forno, con sprechi che si verificano principalmente su questi prodotti perché possono deteriorarsi rapidamente.
"Due aspetti sono fondamentali per ridurre in modo significativo le perdite di cibo in questi settori: ridurre al minimo la sovrapproduzione ed evitare gli sprechi", ha affermato Patrick Zimmerman, scienziato del Fraunhofer IGCV e membro del consorzio.
Zimmerman, il collega ricercatore Philipp Theumer e altri cinque colleghi hanno iniziato ad analizzare come è possibile ottimizzare i potenziali interni di un'azienda, come impianti e macchinari o pianificazione e controllo della produzione, per ridurre gli sprechi utilizzando metodi di intelligenza artificiale.
“Applichiamo l'IA all'intera catena del valore, in particolare negli impianti di produzione. Per farlo, adattiamo e selezioniamo gli algoritmi adatti alla rispettiva applicazione ", ha affermato Zimmerman.
"Guardiamo alla prevedibilità e controllabilità in tutte le aree - dalla produzione in fattoria alla vendita al supermercato - per ottimizzarne il potenziale".
"La sovrapproduzione e lo spreco possono essere evitati facendo previsioni mirate sul fabbisogno alimentare, migliorando la prevedibilità e la controllabilità dei processi di creazione di valore e riducendo la perdita di cibo legata alla qualità", ha aggiunto Theumer.
Benefici pratici
I potenziali per l'implementazione dell'IA sono molto diversi. Zimmermann spiega come esempio l'utilizzo di un mixer per carne.
“La temperatura e la durata del processo di miscelazione influenzano la data di scadenza dei prodotti a base di carne. Se utilizziamo algoritmi di intelligenza artificiale per ridurre al minimo la quantità di energia ammessa al processo di miscelazione, possiamo estendere la data di scadenza, che a sua volta ottimizza i tempi di vendita al supermercato e riduce le perdite di cibo ".
A livello di sistema, la maggior quantità di rifiuti alimentari si verifica all'accensione. Questo perché i parametri ottimali devono essere prima identificati e quindi nel frattempo si producono rifiuti.
"Ad esempio, stiamo applicando sensori intelligenti e algoritmi di intelligenza artificiale ad autoapprendimento per perfezionare il processo di schiumatura durante la produzione di basi per torta al primo tentativo", ha detto Zimmermann.
Informazioni collegate per tutte le fasi della catena alimentare
A lungo termine, i partner del progetto REIF stanno cercando di stabilire un ecosistema IT e creare un mercato virtuale.
In futuro, i ricercatori prevedono che le aziende forniranno gli algoritmi AI che hanno implementato a tutti i partecipanti su questa piattaforma. Un altro obiettivo è mettere in rete i dati di tutte le aziende coinvolte nel progetto per aumentare il valore aggiunto all'interno della complessa rete di valori dell'industria alimentare.
“L'esperienza di un'azienda può essere trasferita a un'altra organizzazione. Più dati vengono resi disponibili, migliore sarà il training del modello AI ”, ha affermato Zimmermann.
Il mercato online è il luogo in cui i partner del progetto possono scambiare i propri dati. In definitiva, le società di produzione possono controllare meglio i loro processi di produzione beneficiando delle previsioni di vendita dei dati di vendita. I dati raccolti dai supermercati saranno inclusi nelle previsioni.
Zimmermann ha affermato che se i ricercatori riuniscono una serie di fattori come il comportamento dei clienti, i livelli di inventario e le date di scadenza, potrebbero effettuare aggiustamenti dinamici dei prezzi su prodotti specifici nei supermercati.
“Il continuo aggiustamento giornaliero dei prezzi eviterà la drastica riduzione dei prezzi che siamo abituati a vedere poco prima della data di scadenza e prolungherà il tempo di vendita. Di conseguenza, è più probabile che un prodotto venga acquistato prima di passare per lo smaltimento e anche il profitto complessivo aumenta ", ha affermato Zimmermann, spiegando il principio dell'adeguamento dinamico dei prezzi.
Ciò garantisce il massimo profitto per il rivenditore riducendo gli sprechi e la sovrapproduzione. L'intera catena di distribuzione trae vantaggio dall'idea di condividere le informazioni, che includono anche dati esterni.
“Se le previsioni del tempo sono buone, i supermercati vendono molta carne alla griglia. I produttori di carne possono regolare di conseguenza il loro volume di macellazione e, viceversa, ridurre la produzione in caso di maltempo ", ha affermato Zimmermann, spiegando il concetto di ecosistema IT. E anche il cliente finale ne trarrebbe vantaggio: in caso di maltempo, il prezzo della carne alla griglia potrebbe essere ridotto in un momento precedente, risparmiandogli di stare sullo scaffale. Sistemi di previsione come questi potrebbero essere offerti anche sulla piattaforma online.
I partner del progetto sono attualmente nella fase di ideazione, con i primi test pratici che inizieranno presto nel 2021.
fonte: www.foodprocessing.com
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Come ridurre lo spreco alimentare nelle mense: cambiando la forma dei piatti
Gli americani sprecano circa il 31% del cibo acquistato in supermercati e negozi, e consumato in ristoranti e mense: una quantità enorme, con impatto ambientale molto rilevante, e che da tempo si cerca di ridurre. L’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign, una delle più impegnate sul fronte alimentare da molti punti di vista, nel 2016 ha lanciato una campagna educazionale nelle sue residenze per studenti che, però, non ha portato ai risultati sperati. Uno studio di quello stesso anno, peraltro, aveva fatto emergere che per ogni pasto si sprecavano 93,5 grammi di cibo, per un totale – nelle sei mense presenti – di 6.747 chilogrammi buttati ogni settimana, una quantità impressionante. Inoltre aveva dimostrato come il costo complessivo dello spreco, sia ambientale che economico, degli alimenti sprecati fosse superiore a quello del cibo mangiato (perché anche smaltire costa, e consuma risorse).
Per questo le ricercatrici dei Dipartimenti di Economia agricola e del consumo (ACE) e di Scienze alimentari e nutrizione umana hanno pensato a un approccio diverso, che puntasse sulla quantità di cibo mangiata in mensa, spesso eccessiva e, di conseguenza, in parte sprecata. E, per diminuire le porzioni, questa volta hanno modificato la forma dei piatti, che da tonda è diventata ovale, con una minore superficie disponibile per il cibo.

Come hanno poi raccontato su Resources, Conservation and Recycling hanno utilizzato due mense self service in modalità all you can eat del campus per un test in condizioni reali, e hanno proposto lo stesso menu mettendo a disposizione piatti tondi, come al solito, oppure ovali. Dopo che gli avventori avevano deciso liberamente, li hanno avvicinati a uno a uno e hanno chiesto loro di fotografare il piatto scelto, pesarlo e rispondere a qualche domanda.
Alla fine hanno raccolto più di 1.200 osservazioni e dimostrato che chi aveva optato per il piatto ovale ha scelto (318 grammi, in media, contro 359,9), consumato (280,5 contro 302,9 grammi) e sprecato (37,5 contro 57 grammi) molto di meno: l’11,8%, contro il 15,8% rispetto a chi si è orientato sul piatto classico, anche quando si prendeva un bis. Tradotto in peso, chi aveva il piatto ovale per ogni piatto ha sprecato circa 20 grammi di cibo in meno: può sembrare poco, ma moltiplicato per migliaia di piatti serviti ogni giorno può fare una differenza rilevante.
Offrire meno cibo con questo espediente, anche se comporta una spesa iniziale per il cambio dei piatti, può aiutare a ridurre lo spreco e a mangiare di meno. Se poi – concludono gli autori – a ciò si aggiungono campagne educazionali, l’effetto può essere ancora più marcato, e forse durevole.
fonte: www.ilfattoalimentare.it
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