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#TG3UMBRIA: NUOVO #SIT-IN DEGLI #AMBIENTALISTI - 13 SETTEMBRE 2022

Il servizio del Tg3Umbria
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Comunicato stampa dei Comitati ambientali Umbri: Umbria e gestione dei rifiuti: nel 2022 torniamo indietro al 2009!
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Piano rifiuti, ampliamento delle discariche, no e protesta dei Comitati

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#TG3UMBRIA: #DISCARICHE, #AMBIENTALISTI CONTRARI - #SIT-IN DEL 31 AGOSTO 2022

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Le nuove batterie di flusso al ferro sono pronte per il mercato
Lunga durata e materiali economici, ne fanno uno delle proposte più interessanti per l’accumulo delle rinnovabili. E la produttrice
Energia dalla sabbia. Un’azienda italiana presenta un sistema di accumulo di lunga durata
Il nodo delle Materie Prime nella Transizione Energetica
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La nuova corsa all’oro dell’industria estrattiva
È il deep sea mining: minare materiali chiave per l'industria high tech dai fondali marini. L’industria la considera un ponte verso la transizione energetica, la comunità scientifica avverte riguardo alle conseguenze
Sul fondo dell’Oceano
Se la dipendenza dalle materie prime critiche diventa un boomerang per lo sviluppo sostenibile
TriesteNext 2021 - Nicola Armaroli: dalle auto alla casa; come l'elettrico cambierà le nostre vite
L'intervento del Prof. Nicola Armaroli a TriesteNext 2021 del 25 settembre 2021:
dalle auto alla casa; come l'elettrico cambierà le nostre vite
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L'idrogeno per l’infrastruttura energetica
Tetti verdi fotovoltaici, un connubio vincente per il solare domestico
Un nuovo studio indaga gli effetti dei tetti verdi sul rendimento energetico dell’impianto fotovoltaico quantificandolo anche in base alla tecnologia utilizzata.
Come unire la lotta climatica urbana alle esigenze della ...Progetto RECOCER, una cabina di regia per le Comunità energetiche
La Regione del Friuli Venezia Giulia ha assegnato 5,4 milioni di euro alla Comunità Collinare del Friuli. Obiettivo: realizzare uno dei ...
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La grande menzogna dell’idrogeno blu
Uno studio sull’intero ciclo di vita del vettore energetico considerato low-carbon sottolinea il ruolo del metano, spesso tralasciato. Così emerge che l’idrogeno blu emette ...
Quali sono le nazioni più pronte ad adattarsi ai cambiamenti climatici

Un studio sui cambiamenti climatici ha rivelato i primi cinque paesi che sopravvivrebbero al crollo della civiltà globale. In testa c’è la Nuova Zelanda.
Nel suo saggio intitolato “Collasso”, l’antropologo statunitense Jared Diamond si chiedeva se i turisti del futuro avrebbero ...
Con il boom del fotovoltaico ci sarà un forte aumento della domanda di metalli
Il consumo globale di alluminio, rame e zinco per l'industria solare è destinato a crescere moltissimo al 2030-2040. Le stime di Wood Mackenzie.
La crescita del fotovoltaico su scala globale avrà un impatto rilevante sulla domanda di alcuni metalli, soprattutto nello scenario di ...
Tutte le tecnologie che portano alla decarbonizzazione

La partita della decarbonizzazione dei sistemi energetici è una delle più importanti e strategiche dell’era presente. Rappresenta, infatti, una sfida destinata a condizionare l’evoluzione delle economie e delle società più avanzate negli anni a venire, a creare nuovi mercati, a coniugare i temi dello sviluppo e della tutela ambientale.
La decarbonizzazione non sarà però un pasto gratis. Né potrà avvenire dall’oggi al domani: richiederà un salto tecnologico capace di rendere disponibili nuove fonti di generazione energetica, nuove innovazioni abilitanti, nuovi paradigmi produttivi. Da portare a piena maturità prima del loro inserimento sul mercato.
Ma quali sono le tecnologie più importanti per definire le vie della transizione energetica e del superamento del carbonio? Nonostante la pandemia di Covid-19, vengono sempre più sviluppate nuove tecnologie volte a aumentare l’impatto delle fonti pulite sul contesto energetico contemporaneo, descritte anche dall’Agenzia Internazionale dell’Energia in un report dell’ottobre 2020.
Una prima innovazione arriva dalla disponibilità di reti di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica resistenti e resilienti. Capaci di assicurare, grazie alle tecnologie innovative a disposizione e ai sensori IoT, il matching ideale tra domanda e offerta, tra generazione e consumo. CESI, società milanese leader mondiale nel testing e nella consulenza energetica, con un’esperienza pluridecennale nel campo dell’innovazione tecnologica, è tra le società che maggiormente puntano sullo sviluppo delle smart grids nei decenni a venire, testandole nel proprio Flex Power Grid Laboratory di Arnhem, in Olanda.
KEMA Labs (la Divisione di Testing, Ispezione e Certificazione del Gruppo CESI), entro cui questi laboratori sono incorporati, lavora anche a trovare tecnologie alternative al gas di esafluoruro di zolfo (SF6) per la gestione dei quadri delle reti ad alto voltaggio. Nelle apparecchiature di comando con isolamento in gas, CESI, coerentemente con la sua missione di aiutare le società clienti e partner a ottenere una completa decarbonizzazione, sta sviluppando tecnologie “verdi” per trovare alternative a un gas ritenuto importante per il settore energetico ma al tempo stesso dotato di un elevato impatto inquinante.
La necessità di aziende, governi e utilities di passare, nei mix energetici, dalle fonti fossili alle rinnovabili, nel contesto di una ciclicità non prevedibile della disponibilità di fonti per la generazione, impone poi la necessità di sviluppare tecnologie di stoccaggio all’altezza delle necessità dei sistemi. Questo per evitare dispersioni eccessive o asimmetrie dannose tra i momenti di picco di domanda e quelli di offerta di energia. Oggigiorno le tecnologie più diffuse, nota Energy Journal, magazine pubblicato da CESI sono basate su batterie elettrochimiche, che negli ultimi anni sono state oggetto di numerose innovazioni in termini di miglioramento di performance, permettendo al contempo di realizzare impianti con capacità sempre maggiori: un esempio è sicuramente dato dall’australiana CEP Energy nel Nuovo Galles del Sud, che intende costruire il più grande impianto di accumulo al mondo, con una capacità totale di 1,2 GW.
L’innovazione è il driver che sta creando anche altre forme di sviluppo in materia
Un’altra compagnia australiana, la Lavo, sta sviluppando sistemi di stoccaggio basati sull’idrogeno verde, ovvero ottenuto da fonti di energia rinnovabile. Separato dall’acqua per elettrolisi, esso può essere utilizzato nei cosiddetti settori “hard-to-abate”, come l’industria siderurgica e chimica. L’idrogeno come fattore di decarbonizzazione è oggi fortemente valorizzato nelle strategie nazionali energetiche di diversi Paesi, e pure l’Unione Europea ha proposto una strategia per una catena del valore dell’idrogeno nel Vecchio Continente.
Nuovi campi di applicazione per la decarbonizzazione riguardano infine il settore dei trasporti grazie alla mobilità sostenibile. Secondo un report Ispra, nel 2019 in Italia i trasporti sono stati responsabili del 23,4% delle emissioni totali di gas serra, con un aumento del 3,9% rispetto al 1990. In particolare, i consumi di gasolio e benzina hanno rappresentato circa l’88% del consumo totale dei trasporti su strada. La decarbonizzazione dei sistemi di trasporto può giocare un ruolo fondamentale nell’alleviare il peso dell’inquinamento da mezzi di trasporto. L’Italia, in quest’ottica, è indietro nella corsa a una diffusione strutturata di veicoli elettrici e a basso tasso di inquinamento.
“La vera sfida per facilitare la diffusione globale dei veicoli elettrici è, secondo l’Ad di CESI Matteo Codazzi, “lo sviluppo di una rete di infrastrutture di ricarica capillare e adatta tanto alle esigenze del cliente quanto della rete elettrica”. La tecnologia può contribuire ad aumentare l’interazione tra la rete in questione e i singoli veicoli attraverso lo sviluppo delle tecnologie per lo Smart Charging, “ovvero la possibilità di ottimizzare l’energia prelevata e immessa a seconda delle necessità del cliente e della rete elettrica”. Tecnologie, queste, che vengono testate e sviluppate nei laboratori KEMA Labs, al fine di contribuire a valutare la maturità e la sostenibilità dell’innovazione, vero volano per conseguire una strutturata decarbonizzazione. Obiettivo da coltivare pazientemente ma tutt’altro che utopico, grazie alle nuove frontiere aperte dall’innovazione continua e dalle sue applicazioni di mercato.
fonte: it.insideover.com
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Energia: i combustibili fossili rimangono la fonte dominante
La quota di combustibili fossili nel consumo di energia non è diminuita nel 2020 per il decimo anno consecutivo e le energie rinnovabili stentano a crescere, nonostante siano sempre più vantaggiose economicamente

Il 2020 avrebbe potuto essere un anno di svolta grazie alla pandemia ma così non è stato; nonostante la domanda di energia primaria sia diminuita del 4%, infatti, i paesi del G20, i maggiori inquinatori del pianeta, hanno a malapena raggiunto o addirittura mancato i loro obiettivi di energia rinnovabile, già poco ambiziosi.
Secondo il rapporto sulle rinnovabili REN21, la quota di combustibili fossili nel mix energetico totale è rimasta alta quanto un decennio fa (80,3% contro l'80,2% di oggi) e le moderne rinnovabili, che includono idroelettrico e biomasse, sono aumentate di poco (da 8,7% a 11,2%).
I cinque membri del G20 con obiettivi di energia rinnovabile per il 2020 (UE, Italia, Francia, Germania, UK) hanno lottato per raggiungere i loro obiettivi mentre gli altri 15 non ne avevano nemmeno uno.
Non siamo dunque affatto vicini al necessario cambiamento di paradigma verso un futuro energetico pulito, più sano e più equo.
Lo scorso mese di giugno, i membri del G7 hanno dichiarato che non destineranno più finanziamenti internazionali a progetti che prevedano l'uso del carbone come combustibile, a meno che non garantiscano allo stesso tempo tecnologie per la cattura e lo stoccaggio delle emissioni. Tuttavia, il G7 non è stato chiaro su tempi e modi della transizione energetica, non specificando, ad esempio, obiettivi precisi e limiti temporali.
La stessa Agenzia internazionale per l'energia (AIE), nel delineare la tabella di marcia per abbattere le emissioni e raggiungere l'obiettivo di zero emissioni derivanti dal settore energetico nel 2050, aveva già previsto esplicitamente l'esclusione di investimenti in nuovi progetti di fornitura di combustibili fossili e nessuna ulteriore decisione di investimento in nuove centrali a carbone.
È chiaro però che non basta annunciare traguardi per il 2050 se poi non si agisce in modo coerente con queste affermazioni e con i previsti scenari di azzeramento delle emissioni.
Questa strada è necessaria ed anche possibile. I combustibili fossili sono infatti responsabili del cambiamento climatico e contribuiscono pesantemente anche alla perdita di biodiversità e all'inquinamento. Passare dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è un passo necessario da fare e rendere le rinnovabili la norma non è una questione di tecnologia o di costi.
Il settore energetico ha già fatto grandi progressi. Oggi, quasi tutta la nuova capacità energetica è rinnovabile (83%). Nel 2020 sono stati aggiunti globalmente oltre 256 GW, superando il record precedente di quasi il 30%. In sempre più regioni, comprese parti della Cina, dell'UE, dell'India e degli Stati Uniti, è ora più economico costruire nuovi impianti eolici o solari fotovoltaici piuttosto che far funzionare le centrali elettriche a carbone esistenti.
Secondo le stime di Irena, nel 2020 è infatti proseguita la tendenza al calo dei costi per l'energia solare ed eolica, nonostante l'impatto della pandemia e le interruzioni causate dalla diffusione del virus. Nel 2020, il costo dell'elettricità derivante da nuovi impianti eolici onshore è diminuito del 13%, rispetto al 2019, l'energia solare a concentrazione del 16%, l'eolico offshore del 9% e del solare fotovoltaico su scala industriale del 7%.
I costi di generazione di energia rinnovabile sono diminuiti drasticamente nell'ultimo decennio, grazie anche a tecnologie in costante miglioramento ed alle economie di scala. I costi per l'elettricità da fotovoltaico su scala industriale sono diminuiti dell'85% tra il 2010 e il 2020. Il costo dell'elettricità da energia solare ed eolica è sceso, a livelli però molto bassi.
Dal 2010, a livello globale, è stato aggiunto un totale cumulativo di 644 GW di capacità di generazione di energia rinnovabile con costi stimati inferiori rispetto all'opzione più economica di combustibili fossili in ogni rispettivo anno. Nelle economie emergenti, i 534 GW aggiunti a costi inferiori ai combustibili fossili ridurranno i costi di generazione dell'elettricità fino a 32 miliardi di dollari quest'anno.
I nuovi progetti solari ed eolici stanno minando sempre di più anche le centrali elettriche a carbone più economiche e meno sostenibili. L'analisi Irena suggerisce che 800 GW di capacità esistente a carbone hanno costi operativi superiori rispetto al nuovo solare fotovoltaico su larga scala e all'eolico onshore. La sostituzione di questi impianti a carbone ridurrebbe i costi annuali di 32 miliardi di dollari all'anno e ridurrebbe le emissioni annuali di CO2 di circa 3 Gigatonnellate.
Ma come mai nonostante questi vantaggi provenienti dall'implementazione delle rinnovabili non si osserva un trend ci crescita più incisivo?
Il rapporto sulle rinnovabili REN21 rileva come nel 2020 ci sia stata un'ondata di impegni più forti per contrastare la crisi climatica; invece di guidare però la trasformazione anche verso l'energia rinnovabile, i piani di risanamento avrrebbero portato ad investimenti sei volte superiori sui combustibili fossili rispetto alle energie rinnovabili, nonostante tutte le promesse fatte durante la crisi indotta da Covid-19.
La maggior parte dei governi non ha quindi sfruttato l'opportunità unica offerta dalla pandemia per condurre una trasformazione e ridurre ulteriormente l'inquinamento da carbonio, abbattendo la resistenza degli operatori storici dei combustibili fossili.
Gli autori del rapporto suggeriscono un modo per accelerare il passaggio alle energie rinnovabili, ovvero rendere tali energie un indicatore chiave di prestazione per i processi decisionali sia pubblici che privati verso gli obiettivi climatici ed energetici, consentendo alle persone di misurare i progressi e garantire il coinvolgimento a livello globale, nazionale, regionale e locale, in qualsiasi settore economico.
Per approfondimenti leggi
Renewables Global Status Report
Renewable power generation costs in 2020
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Il 2020 avrebbe potuto essere un anno di svolta grazie alla pandemia ma così non è stato; nonostante la domanda di energia primaria sia diminuita del 4%, infatti, i paesi del G20, i maggiori inquinatori del pianeta, hanno a malapena raggiunto o addirittura mancato i loro obiettivi di energia rinnovabile, già poco ambiziosi.
Secondo il rapporto sulle rinnovabili REN21, la quota di combustibili fossili nel mix energetico totale è rimasta alta quanto un decennio fa (80,3% contro l'80,2% di oggi) e le moderne rinnovabili, che includono idroelettrico e biomasse, sono aumentate di poco (da 8,7% a 11,2%).
I cinque membri del G20 con obiettivi di energia rinnovabile per il 2020 (UE, Italia, Francia, Germania, UK) hanno lottato per raggiungere i loro obiettivi mentre gli altri 15 non ne avevano nemmeno uno.
Non siamo dunque affatto vicini al necessario cambiamento di paradigma verso un futuro energetico pulito, più sano e più equo.
Lo scorso mese di giugno, i membri del G7 hanno dichiarato che non destineranno più finanziamenti internazionali a progetti che prevedano l'uso del carbone come combustibile, a meno che non garantiscano allo stesso tempo tecnologie per la cattura e lo stoccaggio delle emissioni. Tuttavia, il G7 non è stato chiaro su tempi e modi della transizione energetica, non specificando, ad esempio, obiettivi precisi e limiti temporali.
La stessa Agenzia internazionale per l'energia (AIE), nel delineare la tabella di marcia per abbattere le emissioni e raggiungere l'obiettivo di zero emissioni derivanti dal settore energetico nel 2050, aveva già previsto esplicitamente l'esclusione di investimenti in nuovi progetti di fornitura di combustibili fossili e nessuna ulteriore decisione di investimento in nuove centrali a carbone.
È chiaro però che non basta annunciare traguardi per il 2050 se poi non si agisce in modo coerente con queste affermazioni e con i previsti scenari di azzeramento delle emissioni.
Questa strada è necessaria ed anche possibile. I combustibili fossili sono infatti responsabili del cambiamento climatico e contribuiscono pesantemente anche alla perdita di biodiversità e all'inquinamento. Passare dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è un passo necessario da fare e rendere le rinnovabili la norma non è una questione di tecnologia o di costi.
Il settore energetico ha già fatto grandi progressi. Oggi, quasi tutta la nuova capacità energetica è rinnovabile (83%). Nel 2020 sono stati aggiunti globalmente oltre 256 GW, superando il record precedente di quasi il 30%. In sempre più regioni, comprese parti della Cina, dell'UE, dell'India e degli Stati Uniti, è ora più economico costruire nuovi impianti eolici o solari fotovoltaici piuttosto che far funzionare le centrali elettriche a carbone esistenti.
Secondo le stime di Irena, nel 2020 è infatti proseguita la tendenza al calo dei costi per l'energia solare ed eolica, nonostante l'impatto della pandemia e le interruzioni causate dalla diffusione del virus. Nel 2020, il costo dell'elettricità derivante da nuovi impianti eolici onshore è diminuito del 13%, rispetto al 2019, l'energia solare a concentrazione del 16%, l'eolico offshore del 9% e del solare fotovoltaico su scala industriale del 7%.
I costi di generazione di energia rinnovabile sono diminuiti drasticamente nell'ultimo decennio, grazie anche a tecnologie in costante miglioramento ed alle economie di scala. I costi per l'elettricità da fotovoltaico su scala industriale sono diminuiti dell'85% tra il 2010 e il 2020. Il costo dell'elettricità da energia solare ed eolica è sceso, a livelli però molto bassi.
Dal 2010, a livello globale, è stato aggiunto un totale cumulativo di 644 GW di capacità di generazione di energia rinnovabile con costi stimati inferiori rispetto all'opzione più economica di combustibili fossili in ogni rispettivo anno. Nelle economie emergenti, i 534 GW aggiunti a costi inferiori ai combustibili fossili ridurranno i costi di generazione dell'elettricità fino a 32 miliardi di dollari quest'anno.
I nuovi progetti solari ed eolici stanno minando sempre di più anche le centrali elettriche a carbone più economiche e meno sostenibili. L'analisi Irena suggerisce che 800 GW di capacità esistente a carbone hanno costi operativi superiori rispetto al nuovo solare fotovoltaico su larga scala e all'eolico onshore. La sostituzione di questi impianti a carbone ridurrebbe i costi annuali di 32 miliardi di dollari all'anno e ridurrebbe le emissioni annuali di CO2 di circa 3 Gigatonnellate.
Ma come mai nonostante questi vantaggi provenienti dall'implementazione delle rinnovabili non si osserva un trend ci crescita più incisivo?
Il rapporto sulle rinnovabili REN21 rileva come nel 2020 ci sia stata un'ondata di impegni più forti per contrastare la crisi climatica; invece di guidare però la trasformazione anche verso l'energia rinnovabile, i piani di risanamento avrrebbero portato ad investimenti sei volte superiori sui combustibili fossili rispetto alle energie rinnovabili, nonostante tutte le promesse fatte durante la crisi indotta da Covid-19.
La maggior parte dei governi non ha quindi sfruttato l'opportunità unica offerta dalla pandemia per condurre una trasformazione e ridurre ulteriormente l'inquinamento da carbonio, abbattendo la resistenza degli operatori storici dei combustibili fossili.
Gli autori del rapporto suggeriscono un modo per accelerare il passaggio alle energie rinnovabili, ovvero rendere tali energie un indicatore chiave di prestazione per i processi decisionali sia pubblici che privati verso gli obiettivi climatici ed energetici, consentendo alle persone di misurare i progressi e garantire il coinvolgimento a livello globale, nazionale, regionale e locale, in qualsiasi settore economico.
Per approfondimenti leggi
Renewables Global Status Report
Renewable power generation costs in 2020
fonte: www.arpat.toscana.it
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