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Le auto elettriche stanno iniziando a correre, anche in Italia



Eurac: anche i costi stanno scendendo, i prezzi delle batterie sono calati dell’85% dal 2011 a oggi

Le auto elettriche sono tutt’altro che una novità: il primo veicolo con motore elettrico è stato inventato in Scozia nel 1832, ovvero un terzo di secolo prima che...

Sappiamo come contrastare il cambiamento climatico ?

Molte delle azioni che riteniamo importanti per contrastare il cambiamento climatico non sono quelle, in realtà, più efficaci per raggiungere l'obiettivo di ridurre gli effetti del cambiamento del clima



La ricerca “Perils of Perception” di Ipsos – condotta in 30 Paesi – rivela che, nonostante la crescente preoccupazione per il cambiamento climatico e l’elevata fiducia nella conoscenza in merito alle azioni più efficaci da attuare per contrastarlo, le percezioni errate delle persone sono più che diffuse. In tutti i Paesi europei, le persone - in media - sottovalutano le azioni più efficaci per combattere il cambiamento climatico e tendono a sopravvalutare quelle meno impattanti.

La consapevolezza degli impatti del cambiamento climatico è bassa. Ad esempio, soltanto il 4% degli intervistati è a conoscenza che gli ultimi 6 anni sono stati i più caldi mai registrati.

I messaggi suggeriti per contrastare il cambiamento del clima possono confondere, molte persone, infatti, non prendono in debita considerazione lo stile alimentare da adottare, la dieta, continuando a mangiare carne e latticini, anche se di provenienza locale, piuttosto che passare ad una dieta vegetariana.

Secondo le percezioni degli intervistati, le tre azioni più efficaci che un individuo potrebbe intraprendere per ridurre le emissioni di gas a effetto serra sono:
riciclare il più possibile (59%)
comprare energia da fonti rinnovabili (49%)
sostituire un'auto tipica con un veicolo elettrico o ibrido (41%).

Anche i cittadini italiani hanno la percezione che queste tre azioni siano le più efficaci per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

A livello di percezioni, le azioni più condivise sono
ridurre gli imballaggi e packaging (52%)
acquistare meno articoli, beni, ma più durevoli (46%).

Nella realtà, entrambe le misure citate, sono al di fuori delle prime 30 considerate più efficaci per combattere il cambiamento climatico, e si classificano, rispettivamente, al 38 ° e 46 ° posto.

Una delle azioni più efficaci, ossia “ristrutturare e rinnovare le abitazioni per l'efficienza” - che si colloca al 6 ° posto su 30 - è stata scelta soltanto dal 35% degli intervistati. In Italia, la percentuale di chi ritiene che ristrutturare e rinnovare le abitazioni rientri tra le azioni più efficaci per ridurre l’impatto del cambiamento climatico è superiore alla media di tutti i Paesi, attestandosi al 52%.

La decisione, invece, di non avere animali domestici si posiziona tra le prime 30 azioni per la riduzione dell'impatto del cambiamento climatico, collocandosi al 25° posto, ma questa scelta è condivisa solo dal 5% degli intervistati.

Sempre secondo le percezioni degli intervistati, il 43% ritiene che lo spostamento da alcune aree geografiche del nostro Pianeta durante il 2020 sia dovuto a conflitti, come ad esempio la guerra, la violenza criminale e la politica. Soltanto il 32% degli intervistati pensa sia dovuto a disastri climatici e meteorologici, come ad esempio uragani, tempeste e inondazioni.

In realtà, nei primi 6 mesi del 2020, 9,8 milioni di persone in tutto il mondo sono state sfollate a causa dei cambiamenti climatici rispetto ai 4,8 milioni di persone sfollate a causa dei conflitti. Su 28 Paesi, soltanto negli Stati Uniti (43%), Giappone (41%), Cina (40%), Francia (39%) e Russia (35%), gli intervistati erano più propensi a dire che il cambiamento climatico era la causa maggiore di spostamento interno. In Italia, il 38% degli intervistati ritiene che lo spostamento interno sia dovuto a conflitti e soltanto il 29% ai cambiamenti climatici.

In merito al riscaldamento globale, tutti gli intervistati hanno sottostimato (22%) o non erano sicuri (73%) di quanti anni, da partire dal 2015, siano stati registrati come i più caldi di sempre. Soltanto una persona su venticinque (4%) ha dato la risposta corretta, ossia che tutti i 6 anni – dal 2015 al 2020 – rientrano tra gli anni più caldi mai registrati.

Inoltre l'indagine evidenza che il 57% delle persone intervistate ritiene che mangiare prodotti locali (anche se comprendono carne e latticini), rispetto a seguire una dieta vegetariana (anche se alcuni prodotti sono importati da altri Paesi) sia l’azione ambientale più efficace nel ridurre le emissioni di gas serra di un individuo.

Ciò è condiviso anche dal 60% degli italiani. Infatti, soltanto il 18% crede che passare a una dieta vegetariana – anche se comprende prodotti provenienti da altri Paesi – ridurrebbe di più le emissioni di gas serra di ciascun individuo. In realtà, secondo alcune ricerche, il modo migliore per ridurre le emissioni di gas serra, a livello individuale, è proprio quello di passare a una dieta a base vegetariana.

Infine, la comprensione pubblica dell’impatto che la produzione di hamburger ha sul cambiamento climatico è davvero molto bassa. L’86% degli intervistati non ha idea di quanto lontano dovrebbe guidare un'auto per eguagliare le emissioni di carbonio necessarie per la produzione di un hamburger di manzo. Tra coloro che hanno provato a rispondere, la risposta media è stata di 43 km. In base ai dati sull'efficienza delle auto dell'AIE, la vera lunghezza del viaggio è tra 38-119 km.

Per approfondimenti: Ipsos - Percezioni vs realtà

fonte: www.arpat.toscana.it


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Lightyear One, l’auto elettrica fotovoltaica che fa 710km con una ricarica

Ottime prestazioni per il prototipo di Lightyear che sulla pista tedesca di Aldenhoven ha percorso più di 700 km con una batteria di solo 60 kWh



Aveva promesso un’autonomia di 725 km ma il risultato raggiunto sino ad oggi, anche se leggermente più basso, non delude. Sulla pista di Aldenhoven, l’auto elettrica fotovoltaica Lightyear One, ha dato il meglio di sé. Con una sola ricarica ha percorso ben 710 km, valutati sul ciclo WLTP (Worldwide Harmonized Light Vehicles) usando una batteria di appena 60 kWh. Si tratta di un’autonomia di tutto rispetto per un prodotto ideato nel 2017 e sviluppato solo nel 2019.

Lex Hoefsloot e Arjo van der Ham, i due co-fondatori e rispettivamente a.d. e CTO della società, continuano a macinare progressi per portare la compagnia e la loro auto elettrica fotovoltaica verso la fase produzione commerciale. E le prestazioni catturate nel centro test tedesco, dimostrano che Lightyear One è sulla buona strada.

“Dopo quattro anni di duro lavoro e sviluppo interno, abbiamo raggiunto una pietra miliare ingegneristica e tecnologica molto importante”, spiega Hoefsloot. “Convalida la nostra tecnologia brevettata e dimostra che siamo davvero in grado di mantenere la nostra promessa di introdurre il veicolo elettrico più efficiente di sempre. Questo prototipo ha oltre 710 km di autonomia con un consumo energetico di soli 83 Wh/km a 85 kmh. Anche le auto elettriche più efficienti oggi sul mercato consumano circa il 50% in più di energia a questa velocità relativamente bassa”.

Il Ceo è fiducioso di riuscire a portare la sua auto elettrica fotovoltaica a consumi simili anche con una velocità autostradale. “Ridurre il consumo per km di un veicolo elettrico significa poter fornire molta autonomia con una piccola batteria”. E “poiché le batterie sono la parte più costosa di un veicolo elettrico, è possibile abbassare il prezzo di acquisto dell’auto e ottenere auto elettriche convenienti con un’ampia autonomia che non richiedono molta ricarica. Le auto a basso consumo energetico possono anche ottenere maggiori benefici dall’aggiunta di celle solari”.

Allo stato attuale il veicolo incorpora su tettuccio e cofano cinque metri quadrati di celle solari che dovrebbero aggiungere circa 70 km alla percorrenza al giorno. Ben al di sotto della spinta fornita che il fotovoltaico regala al competitor Sion di Solo Motors, ma con risultati di autonomia difficilmente paragonabili. Questo primo test di convalida non è ancora una prova ufficiale del ciclo di guida WLTP, ma le ultime sperimentazioni arriveranno a breve. I primi 946 veicoli dovrebbero entrare in produzione nella prima metà del 2022, per poi giungere sul mercato di massa a partire dal 2024.



fonte: www.rinnovabili.it


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Più servizi e mezzi, per le auto in condivisione triplicare obiettivi al 2030 e 100% elettrico

Il rapporto dell’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility e Motus-E. La sharing mobility e l’elettrificazione possono diventare due grandi alleate strategiche. Il car sharing potrà essere il segnale di una ripresa e potrà contribuire a liberare le nostre strade dall’attuale affollamento di mezzi inquinanti. Il mezzo elettrico costituisce la soluzione ideale
















Servono maggiore scambio tra offerta e domanda, più servizi e più auto, un’estensione delle aree, un aumento delle città, un incremento di tipologie di carsharing e una maggiore penetrazione dei veicoli elettrici. Questo il quadro degli obiettivi strategici per la condivisione e l’elettrificazione delle auto in futuro – secondo il rapporto ‘Lo sviluppo di servizi di carsharing con veicoli elettrici – Soluzioni e proposte’, messo a punto dall’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility e Motus-E – con un target al 2030 che punti alla triplicazione delle auto in sharing e una flotta 100% elettrica.

“Nel quadro italiano, che registra uno dei tassi di motorizzazione privata più alti del mondo, sharing mobility ed elettrificazione – dichiara Raimondo Orsini, responsabile dell’Osservatorio nazionale della sharing mobility – possono diventare due grandi alleate strategiche. I trasporti condivisi, come il carsharing, sono fondamentali per fornire ai cittadini un’alternativa efficace e competitiva che li incentivi a rinunciare all’auto di proprietà”.

Il documento, oltre a fare il punto su come promuovere lo sviluppo del carsharing in Italia avanza una serie di proposte e raccomandazioni al livello locale e nazionale, costituendo il primo punto di partenza per un confronto tra amministratori locali, operatori e decisori politici.

“Il car sharing potrà essere il segnale di una ripresa – conclude Dino Marcozzi, segretario generale di Motus-E – secondo una diversa civiltà della mobilità e potrà contribuire a liberare le nostre strade dall’attuale affollamento di mezzi inquinanti, oltre che svecchiare il parco auto e ripulire l’aria dai veleni del traffico. Il mezzo elettrico costituisce la soluzione ideale, anche quale esempio per consumatori e pubbliche amministrazioni verso una compiuta transizione ecologica”.

La promozione del carsharing elettrico deve tenere conto della fase di transizione che attraversa il settore e alcuni elementi di contesto, come la crisi pandemica, l’uscita dal mercato di alcuni operatori elettrici (sharen’go, Bluetorino) e l’ingresso di nuovi (LeasysGo a Roma, Milano e Torino). Un quadro complessivo in cui la quota di elettrificazione del carsharing è tornata ai livelli del 2015 pur rimanendo, tra i servizi di mobilità in cui si condivide un’auto, quello più elettrificato. Una delle criticità per la diffusione dell’e-sharing e della mobilità elettrica in generale resta la non sufficiente e poco uniforme diffusione delle infrastrutture di ricarica: i ‘distributori’ elettrici sono attualmente 9.709 con un totale di 19.324 punti di ricarica e sono localizzati per il 56% nelle regioni del Nord, il 23% in quelle del Centro e solo il 21% in quelle del Sud e nelle Isole.

Secondo i rappresentanti delle istituzioni centrali e locali – nel corso del webinar di presentazione del rapporto – è di fondamentale importanza fornire “alle amministrazioni locali maggiori strumenti di tipo economico e regolatorio per supportare i servizi di carsharing con auto elettriche”, ormai “strategici per centrare gli obiettivi di mobilità sostenibile”.

fonte: www.rinnovabili.it


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Le auto elettriche saranno più convenienti di quelle a petrolio già nel 2027

Nel dossier commissionato da Transport & Environment, la parità tra EV e ICE è prevista al più tardi tra 6 anni. I primi sono i furgoni elettrici nel 2024, seguiti da auto di medie dimensioni e Suv nel 2025. Servono però politiche di incentivo da parte di Bruxelles









L’orizzonte per la mobilità elettrica in Europa è il 2027. Entro 6 anni produrre auto elettriche costerà meno di un’equivalente con motore a combustione interna. E tutto questo anche in assenza di tassazioni agevolate o di eventuali incentivi economici all’acquisto. E in qualsiasi segmento di mercato: dalle utilitarie ai modelli pensati per il traffico urbano, dai Suv ai furgoni leggeri.

Lo sostiene un rapporto di BloombergNEF commissionato dalla ong Transport & Environment, che delinea un futuro a portata di mano a patto che la politica faccia la sua parte. “Auto e furgoni elettrici saranno in grado di coprire il 100% delle vendite nel territorio UE entro il 2035, se i legislatori europei e nazionali introdurranno le giuste politiche, a partire da limiti alle emissioni di CO2 più rigorosi rispetto a quelli attuali”, si legge nel dossier.

Il rapporto studia l’evoluzione dei prezzi delle auto elettriche dividendole per segmenti di mercato. Il primo segmento di veicoli elettrici a diventare più convenienti di quelli tradizionali sarà quello dei commerciali leggeri: la parità è prevista già nel 2025, fra meno di 4 anni. Per il 2025 è attesa invece la parità da parte delle auto di media dimensione e dei Suv. I modelli a raggiungere più tardi i loro omologhi a petrolio sono invece le auto più piccole, nel 2027.

Una data, questa, che T&E prende come punto di riferimento per suggerire all’Unione Europea qualche aggiustamento nella politica per la mobilità sostenibile e la decarbonizzazione dei trasporti. L’ong sottolinea l’importanza di prevedere degli obiettivi vincolanti intermedi al 2027, oltre a quelli già previsti nel 2025 e 2030, per poi raggiungere il target finale che preveda lo stop alla vendita di nuovi veicoli a combustione interna nel 2035.

Cosa succede in caso contrario; se, cioè, le politiche di agevolazione non accompagnano questa tendenza virtuosa che porterebbe, peraltro, al 100% di quota di mercato occupata dagli EV? “Senza forti politiche di indirizzo, le auto elettriche a batteria raggiungeranno una quota di mercato dell’85% e I furgoni solo l’83% entro il 2035. I veicoli inquinanti continuerebbero a essere venduti più a lungo del necessario e questo impedirebbe alla Ue di centrare l’obiettivo di decarbonizzazione che si è posta per il 2050”, spiega il rapporto.

fonte: www.rinnovabili.it


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Arera avvia la prima ricognizione sui sistemi di ricarica delle auto elettriche

Oltre 200 i dispositivi analizzati. Da maggio è possibile aderire alla sperimentazione ARERA per l’aumento di potenza gratuito (effettiva dal 1° luglio)



Sul mercato esistono ben 225 i modelli di dispositivi di ricarica per le auto elettriche, con potenze dai 2 kW ai 350 kW, prodotti da 24 aziende; gli apparati vanno dalle wallbox casalinghe alle colonnine stradali, dalla ricarica slow e quick (l’86% degli apparati) a quelle fast e ultra-fast. Sono alcuni degli elementi della prima ricognizione “Mercato e caratteristiche dei dispositivi di ricarica per veicoli elettrici”, appena pubblicato da ARERA.

Prezzi dai 700 euro a 80mila
I prezzi spaziano dai 700 euro dei dispositivi ideati per le famiglie agli oltre 80mila per le ricariche ultra-veloci ad uso degli operatori professionali di ricarica, con un prezzo unitario per ogni kW installato che va da 36 a 580 euro, in relazione alla velocità di ricarica (quindi alla potenza elettrica in gioco). Grazie anche all’attività dei Focus group sulla mobilità elettrica, istituiti dall’Autorità a inizio 2021, sono stati individuati i termini della sperimentazione definita dall’Autorità - al via dal 1° luglio, con adesioni aperte dal 3 maggio - per favorire la ricarica domestica in fasce orarie notturne e festive, con aumento di potenza gratuito.

Caratteristiche tecniche
Dotati di funzionalità in continua evoluzione e interessanti sia per l’automobilista sia per il sistema elettrico, le infrastrutture di ricarica rappresentano il punto di snodo essenziale per consentire una benefica interazione tra veicoli e reti elettriche. Ma ci sono anche elementi da approfondire sulla sostenibilità dei consumi in stand-by. Una ricognizione che, per distribuzione, taglie e tipologie degli apparati analizzati, consente di descrivere in modo esauriente l’offerta attualmente disponibile sul mercato e di valutare i riflessi sul funzionamento dei mercati elettrici e delle reti. La ricerca ha riguardato le caratteristiche tecniche ed economiche dei sistemi di ricarica disponibili sul mercato per l’acquisto da parte di consumatori, aziende, amministrazioni pubbliche o gestori di punti di ricarica. Per la ricerca non è stata posta alcuna limitazione né sulla potenza, né sulla tipologia di corrente elettrica erogata al veicolo (alternata o continua). Le informazioni della ricognizione sono state raccolte da ARERA con la collaborazione di RSE (Ricerca Sistema Energetico), contattando le aziende costruttrici dei dispositivi, direttamente o tramite l’intermediazione operata da alcune delle associazioni di categoria partecipanti ai Focus group.

fonte: www.e-gazette.it/


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Auto elettriche e disabili, le colonnine di ricarica sono ancora poco accessibili

Emerge un nuovo limite al pieno sviluppo delle auto elettriche: una ricerca inglese ha rilevato le criticità denunciate dagli automobilisti con disabilità.



Per la piena affermazione delle auto elettriche sono centrali i nodi dei costi per l’acquisto, dell’autonomia delle batterie e del numero delle infrastrutture di ricarica. Ma proprio rispetto all’ultimo elemento, una ricerca inglese evidenzia un altro aspetto problematico: quello dell’accessibilità delle persone disabili alle colonnine pubbliche. Lo studio, pubblicato dal Research institute for disabled consumers e commissionato da Urban Foresight – fornitore di colonnine urbane che fuoriescono dalla sede stradale al momento dell’uso – ha rivelato le preoccupazioni dei conducenti con mobilità ridotta rispetto alla ricarica dei mezzi al 100 per cento elettrici.


Propensi all’acquisto di auto elettriche ma preoccupati

Secondo l’indagine, la maggior parte dei conducenti disabili è propensa all’acquisto di auto elettriche, ma lo farà solo se le colonnine e i sistemi di collegamento fra i mezzi e la rete saranno resi più accessibili; nella forma attuale, infatti, oltre due intervistati su tre considerano la ricarica “difficile o molto difficile da effettuare”, un particolare che finisce per scoraggiarli. Vari aspetti del consueto processo di ricarica sono stati identificati come potenzialmente problematici, in particolare la rimozione del cavo dall’auto, l’inserimento dello spinotto e gli spostamenti tra il mezzo e la colonnina.


I problemi di accessibilità scoraggiano la maggior parte degli intervistati © Pixabay

Quelli che per molti sono considerati gesti di routine, diventano scogli insormontabili per persone anziane e disabili, compresi coloro che soffrono di artrite, malattie muscolari o controllo motorio compromesso, oppure che si stanno riprendendo da un ictus. Il 54 per cento ha affermato che sollevare il cavo di ricarica dal bagagliaio e poi collegarlo può essere un’operazione molto complessa; il 41 per cento teme di dover faticare troppo per portare il cavo al caricabatterie, a cui si aggiunge un 66 per cento che esprime preoccupazioni sui pericoli di inciampo sulle barriere attorno la colonnina.

Il rischio di escludere fasce consistenti di consumatori

Altre questioni emerse includono la preoccupazione per il collegamento di cavi pesanti e punti di connessione di ricarica fuori portata, quindi inutilizzabili per gli utenti in sedia a rotelle. Il risultato, a fronte di oltre due terzi degli intervistati che esprime il desiderio di possedere un veicolo elettrico, è una certa ritrosia a sposare in pieno la mobilità sostenibile.


Le colonnine per le auto elettriche non sono pensate per le persone con disabilità © Matt Cardy/Getty Images

Oppure, come nel caso di Mike Jones – un utilizzatore di sedia a rotelle di 52 anni e proprietario di un’auto elettrica – un’insoddisfazione successiva all’acquisto: “Volevo un modello a batteria poiché sono ansioso di fare la mia parte per proteggere l’ambiente, dato che faccio principalmente piccoli viaggi. Sono rimasto deluso, tuttavia, dalla mancanza di punti di ricarica pubblici vicino a dove vivo e dal fatto che le strutture di ricarica non sono progettate per gli utenti su sedia a rotelle, perché di solito non c’è molto spazio per manovrare”. Anche rispetto al grande tema della mobilità del futuro, in sostanza, c’è il rischio concreto di immettere sul mercato prodotti o servizi non pensati per tutti. Con il risultato di tagliare fuori fasce consistenti di consumatori che sarebbero pronte a fornire il proprio contributo, a vantaggio di tutti.

fonte: www.lifegate.it


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Auto elettriche: nuova vettura depura l’aria dallo smog

Auto elettriche, nuova vettura depura l'aria dallo smog: è questo il progetto presentato da Heatherwick Studio, casa di design londinese.



L’universo delle auto elettriche aiuta l’ambiente non solo riducendo le emissioni di anidride carbonica, ma anche depurando l’aria dallo smog. È quanto conferma un nuovo progetto presentato nel Regno Unito, quello di una vettura elettrica capace di assorbire gli inquinanti presenti nell’aria circostanze.

In altre parole, più si guida il veicolo maggiore sarà il quantitativo d’aria depurato. Al momento, non è dato sapere quando la vettura sarà messa in vendita per gli utenti finali.

Auto elettriche, ora depurano anche l’aria

Il concept della nuova auto elettrica è stato sviluppato dalla casa di design londinese Heatherwick Studio, per IM Motors. Il veicolo è stato ribattezzato Airo ed è stato poi presentato nel corso dell’ultimo Salone dell’Auto di Shanghai, soltanto pochissimi giorni fa.

Dal design futuristico, con tanto di sportelli semoventi, la caratteristica fondamentale di questa auto è la presenza di speciali filtri pensati per depurare l’aria circostante al mezzo. Dei bocchettoni aspirano infatti l’aria ricca di smog, trattengono le particelle più dannose e rimandano all’esterno aria perfettamente depurata. Così ha spiegato Thomas Heatherwick, fondatore di Heatherwick Studio:

Airo non è semplicemente un’altra auto elettrica che non rilascia emissioni. Invece, grazie alla tecnologia dei filtri HEPA, va oltre e aspira gli inquinanti nell’aria e prodotti di altre vetture mentre la si guida su strada.

I filtri HEPA montati sull’auto elettrica Airo sono in grado di trattenere sia i PM10 che i PM2.5, nonché il diossido di azoto. In totale, il sistema di aspirazione è in grado di trattenere il 99.97% delle particelle contaminanti presenti nello smog, di dimensioni fino a 0.3 micron.

La vettura è ora solamente in fase di concept, ma l’intenzione è quella di avviare la produzione nei prossimi due anni. Si tratta di un progetto innovativo e amico dell’ambiente che, se adottato anche da altri produttori, potrebbe rendere più veloce l’abbattimento degli inquinanti e dello smog cittadino.

Fonte: CGTN


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Batterie auto elettriche: tipologie, vantaggi e durata

Batterie per auto elettriche: come funzionano, tipologie, vantaggi e durata nel tempo di queste irrinunciabili componenti.









Le auto elettriche stanno sempre diventando più popolari anche in Italia, grazie anche agli incentivi voluti a livello statale, eppure molti dubbi ancora permangono sul fronte delle batterie. I guidatori faticano a comprendere le differenze delle tipologie disponibili sul mercato e, soprattutto, non riescono a coglierne appieno i vantaggi. Ad esempio, come funzionano gli accumulatori per veicoli elettrici e a quanto ammonta la loro durata?

Orientarsi in questo universo non è semplice, anche perché ogni produttore garantisce delle innovazioni specifiche per aumentare la capacità di carica, l’autonomia e ridurre il più possibile i tempi di ricarica. Di seguito, qualche informazione utile.

Batterie per auto elettriche: come funzionano




Le batterie per auto elettriche non si differenziano molto, a livello di funzionamento, dalle analoghe componenti incluse in molti strumenti di uso quotidiano, dagli smartphone a molti altri dispostivi. Grazie a una reazione chimica, viene non solo prodotta energia elettrica, ma quest’ultima può essere anche immagazzinata.

Così come qualsiasi altra batteria, si può semplificare il concetto alla base come quello di una comunissima pila. Grazie a specifiche reazioni chimiche, un anodo cede un flusso di elettroni a un catodo, sfruttando un elettrolita. Quest’ultimo può essere liquido – come nella maggior parte delle batterie oggi in commercio – oppure solido. Non a caso chiamate “batterie allo stato solido”, rappresentano una grande scommessa per il futuro: sono infatti in grado di accumulare grandi quantità di energia e, di conseguenza, di estendere sensibilmente l’autonomia del veicolo.

Batterie: le tipologie



Sono diverse le tipologie di batterie che possono essere presenti all’interno di una vettura, sia classica che elettrica. Nel primo caso, la componente viene utilizzata per alimentare dispositivi interni all’abitacolo, nonché per la fase di avviamento del motore e garantire l’illuminazione di fari e altre luci montate sul veicolo. Nel secondo alimentano invece il motore, oltre che ad assolvere a tutte le altre funzioni già elencate. Fra i più comuni tipi di accumulatori, si elencano:

Batterie al piombo: tra le prime batterie inventate, già ormai più di un secolo fa, hanno rappresentato le candidate ideali per i primi esperimenti di mobilità elettrica negli anni ’90. Con un’autonomia di poco più di 100 chilometri e tempi di ricarica oltre le 10 ore, oggi vengono usate perlopiù per piccoli mezzi da lavoro;

Batterie al nichel-metallo: note anche come NiMH, sono molto apprezzate per la loro durata nel tempo, anche se l’autonomia non è delle migliori a oggi raggiunte. Montate sulle prime auto elettriche moderne, soffrono però di problematiche relative all’autonomia: perdono capacità con il crescere dei cicli di ricarica;

Batterie agli ioni di litio: oggi le più diffuse non solo sulle auto elettriche, ma anche su una lunga serie di dispositivi elettronici, offrono una buona capacità e tempi di ricarica sempre più ridotti. Alcuni produttori hanno addirittura raggiunto livelli di autonomia record – basti pensare a Tesla e alla soglia delle 400 miglia – e i tempi di alimentazione si riducono sempre di più. La loro efficienza varia però a seconda della temperatura, mentre la capacità diminuisce lentamente con i cicli di carica;

Batterie al litio allo stato solido: evoluzione delle precedenti, rappresentano oggi una vera e propria sfida per il mercato. L’elettrolita non è più liquido ma solito: in questo modo si aumenta la densità energetica della componente, garantendo un’autonomia più generosa.

Durata



Così come già accennato, oggi gli accumulatori più utilizzati per le auto elettriche sono quelli agli ioni di litio, in attesa che le batterie allo stato solido vengano distribuite su larga scala. Queste ultime vedono un ciclo di vita esteso e anche una buona capacità di utilizzo. Tendono infatti a ridurre la propria capacità di carica tra i sei e gli otto anni di utilizzo, per poi trovare altra vita altrove.

Quando la capacità di carica scende a livelli non più sufficienti per il corretto funzionamento della vettura e per garantire l’autonomia, le batterie delle auto elettriche possono essere sostituite e riutilizzate per gli impianti domestici. Ad esempio in abbinato a pannelli solari, per recuperare energia preziose per la casa anche per altro 10-15 anni dopo la rimozione dalle quattro ruote.

Costi e manutenzione

Il pacco batteria purtroppo rappresenta ancora una delle componenti più costose di un’automobile alimentata a energia elettrica. Oggi la media mondiale è di circa 100 dollari per kWh, di conseguenza per una vettura utilitario o un city car pesano sul listino di 3.000-4.000 euro.

La manutenzione è molto ridotta, fatta eccezione per la sostituzione al termine del ciclo di vita.

fonte: www.greenstyle.it


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Auto elettriche, alle Shetland si caricano con le onde del mare

Auto elettriche cariche con le onde del mare, l'innovazione alle Isole Shetland: energia completamente pulita per le colonnine di ricarica.



Caricare le auto elettriche solamente con l’energia prodotta dalle onde del mare, in modo completamente sostenibile e rinnovabile. È questo il singolare traguardo raggiunto dalle Isole Shetland, in Scozia, dove da tempo l’energia elettrica è prodotta dal movimento ondoso dell’oceano.

Grazie a una partnership con Nova Innovation, uno dei principali fornitori di energia elettrica dal mare del Regno Unito, sono state installate delle nuove colonnine elettriche. L’energia utile ad alimentarle è ricavata al 100% dal moto ondoso e non prevede, pertanto, il ricorso a inquinanti combustibili fossili.

Auto elettriche caricate dalle onde del mare

Nova Innovation ha investito sulla produzione di energia dal mare ormai da diversi anni, tanto che sulle Isole Shetland fornisce questo servizio da oltre un lustro. La tecnologia sviluppata sfrutta le correnti tipiche delle acque marine e, soprattutto, l’alternanza quotidiana tra le maree. I movimenti oceanici mettono quindi in moto delle speciali turbine, capaci di produrre energia al 100% pulita.

La società ha ora deciso di installare colonnine di ricarica rapida per auto elettriche sull’arcipelago scozzese, con le prime stazioni già disponibili nei pressi di Bluemull Sound. Un progetto colto con entusiasmo dalla popolazione locale, ma anche dalla stessa Nova Innovation, così come spiega il Chief Executive Officer Simon Forrest:

Oggi abbiamo la realtà delle auto alimentata dall’energia delle maree, che dimostra l’enorme passo avanti che stiamo facendo nell’affrontare l’emergenza climatica e raggiungere l’obiettivo zero emissioni, lavorando in completa armonia con il nostro ambiente naturale.

La risorsa è particolarmente utile per le Isole Shetland, dove la gran parte della popolazione vive sulle coste, dove queste innovative colonnine sono più facili da installare. E la transizione alle auto elettriche sarà anche utile per rispettare un simile paradiso naturale, riducendo le emissioni non solo di anidride carbonica, ma anche di altri contaminanti come i metalli pesanti. Soddisfazione anche dal Ministro dei Trasporti Michel Matheson:

Questo tipo di innovazione è la chiave per rispondere all’emergenza dei cambiamenti climatici e sottolinea le opportunità che sono disponibili qui in Scozia.

Fonte: BBC


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Auto elettriche, Volkswagen ricicla le batterie

Auto elettriche, Volkswagen avvia un piano di riciclo delle batterie per recuperarne circa il 90% dei materiali e minerali.



Importanti novità per l’universo delle auto elettriche e della sostenibilità ambientale, grazie a un progetto targato Volkswagen. La società automobilistica ha infatti avviato un piano per il riciclo delle batterie usate, affinché se ne possano recuperare gran parte delle componenti. Fra questi anche minerali e metalli preziosi, che potranno essere impiegati per la produzione di nuovi accumulatori.
Il progetto è stato avviato presso l’impianto di Salzgitter e mira, nel primo anno di attività, a riciclare quasi 4.000 batterie, per circa 1.500 tonnellate di materiali gestiti.

Auto elettriche, il riciclo delle batterie

Le batterie delle auto elettriche rappresentano una risorsa davvero preziosa. Produrle è complesso e i minerali impiegati per il loro funzionamento non sono semplici da recuperare. Per questo motivo. Volkswagen ha deciso di avviare un progetto innovativo, per recuperare circa il 90% di tutte le componenti delle batterie.

Normalmente le batterie godono di una seconda vita: estratte dalle vetture, finiscono in accumulatori domestici – ad esempio abbinate a pannelli solari – per garantirne ancora molti anni di utilità. Ma cosa farne quando il ciclo di vita si conclude definitivamente? Volkswagen ha quindi elaborato una tecnologia all’avanguardia per lo smontaggio di questi componenti, affinché minerali, metalli e plastica possano essere impiegati nella produzione di nuovi componenti dalla medesima efficacia.

Dopo essere state smontate, le batterie vengono sottoposte a un processo di triturazione. Se ne ricavano quindi dei granuli, contenenti materiali come alluminio, rame e plastica, ma anche la famosa “black powder”: la polvere nera ricca di componenti preziose come litio, nichel, manganese, cobalto e grafite. Non viene invece impiegato un altoforno, scelta sostenibile poiché limita le emissioni di CO2 per l’intero processo.

Thomas Schmall, Membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Volkswagen, responsabile per la Divisione Tecnica e Presidente del CdA di Volkswagen Group Components, ha così commentato:

Volkswagen Group Components ha compiuto un ulteriore passo avanti verso la propria responsabilità end-to-end sostenibile per la batteria come componente chiave dell’e-mobility. Stiamo implementando il ciclo sostenibile per i materiali riciclabili e abbiamo un ruolo pionieristico nell’industria su un tema futuro con un grande potenziale in termini di protezione del clima e approvvigionamento delle materie prime.

fonte: www.greenstyle.it


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FREE NOW punta al Net-Zero Emissions entro il 2030

Da subito FREE NOW diventa carbon-neutral, raggiungerà almeno il 50% di corse effettuate da veicoli completamente elettrici entro il 2025 e punta ad avere una flotta 100% a zero emissioni entro il 2030 nei principali mercati europei in cui opera














FREE NOW ha annunciato il suo programma Move To Net-Zero per ridurre le emissioni di carbonio: la strategia di sostenibilità olistica prevede la compensazione immediata delle emissioni e si pone, come obiettivi a lungo termine, di raggiungere il 50% di corse effettuate con veicoli completamente elettrici entro il 2025 e il 100% della flotta a zero emissioni entro il 2030.
FREE NOW, dunque, si impegna a compensare tutte le emissioni di CO2 rimanenti che verranno generate d'ora in avanti sia dall'azienda che dai suoi servizi. FREE NOW è quindi la prima piattaforma di mobilità in Europa a realizzare un piano Net-Zero coinvolgendo tutti i principali mercati europei in cui opera. "In quanto operatore di multi-mobilità leader in Europa, abbiamo ben chiaro il nostro ruolo prioritario nella lotta al climate change. Per questo abbiamo definito il nostro piano Net-Zero, grazie al quale diventeremo neutrali dal punto di vista climatico entro il 2030, ben 20 anni prima rispetto a quanto definito dall'accordo di Parigi", afferma Marc Berg, CEO di FREE NOW.

Il percorso di FREE NOW verso la mobilità a zero emissioni include le seguenti fasi:

- FREE NOW stanzierà oltre 100 milioni di euro di risorse nei prossimi cinque anni per accelerare l'elettrificazione della flotta, attuando azioni concrete che includono la promozione delle modalità di trasporto più green presenti in app. Inoltre, FREE NOW prevede di offrire incentivi speciali per i driver, sia già iscritti sia nuovi, che sceglieranno di guidare veicoli elettrici a batteria, oltre che offrire condizioni preferenziali di noleggio e di acquisto del veicolo e vantaggi monetari per la ricarica del mezzo.

- FREE NOW collaborerà con la consociata CHARGE NOW, gestita da Digital Charging Solutions GmbH, che, con più di 175.000 punti di ricarica, offre la più grande rete di colonnine elettriche in Europa, fornendo un accesso facile e senza soluzione di continuità all'infrastruttura di ricarica.

- FREE NOW collaborerà con operatori di mobilità esterni in particolare per offrire ai passeggeri soluzioni green per i tragitti più brevi e gli spostamenti del cosiddetto primo ed ultimo miglio.

- FREE NOW è già oggi carbon neutral grazie alle compensazioni delle emissioni. Il mix di progetti di FREE NOW per la compensazione di CO2 si concentra, tra l'altro, sulla conservazione e ripopolamento delle foreste, inclusa la piantumazione ogni anno di oltre 20.000 alberi in tutte le città europee.

Marc Berg, CEO di FREE NOW, continua: "Sempre più persone ed aziende in Europa chiedono opzioni di mobilità rispettose dell'ambiente e la pandemia ha accelerato questa tendenza. Il nostro obiettivo è chiaro: oltre a compensare tutte le emissioni rimanenti per essere completamente carbon-neutral, vogliamo diffondere la mobilità elettrica sia che i nostri passeggeri siano a bordo di un taxi per i viaggi più lunghi, sia che facciano uso di opzioni di micromobilità per i tragitti brevi. Con il nostro piano Move To Net-Zero, prendiamo pienamente parte alla rinomata iniziativa globale Science Based Targets (SBTi) grazie a cui garantiamo che i nostri obiettivi soddisfino i più elevati standard del settore. In collaborazione con i produttori di veicoli, i fornitori di infrastrutture di ricarica e le amministrazioni cittadine, ci assicureremo di combattere il cambiamento climatico aiutando i nostri driver ad adottare veicoli elettrici per soddisfare la domanda dei consumatori per viaggi sempre più sostenibili."

fonte: www.greencity.it


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Batteria al litio ferro fosfato, l’economica che si ricarica in 10 min

Un team di ingegneri della Penn State University ha messo a punto una nuova batteria a basso costo, veloce da ricaricare, con un’autonomia di 402 km. E il gap con i motori a combustione interna si chiude



L’ansia d’autonomia non abbandona il settore dei veicoli elettrici puri. Nei paesi dove la rete di rifornimento è ancora scarsa, le auto con la spina sono inevitabilmente relegate all’ambito urbano e ai piccoli tragitti quotidiani. Ecco perché il settore dell’e-mobility continua a spingere sull’accumulo, alla ricerca di un dispositivo che garantisca un lungo chilometraggio e alte velocità di ricarica. Obiettivo raggiunto, almeno sulla carta, dalla nuova batteria al litio ferro fosfato (LiFePO4) della Penn State University.

L’unità in questione non è altro che una batteria a ioni di litio che impiega litio ferro fosfato come materiale catodico e un elettrodo in carbonio come anodo. Questa tecnologia – attualmente impiegata nelle auto ibride – offre diversi vantaggi di base per il comparto dello storage. A partire dalla completa assenza di cobalto e nichel, materiali costosi e connessi a diversi criticità. Inoltre offre un ciclo di vita più lungo rispetto ad altri approcci agli ioni di litio e una tensione di scarica molto costante. Economiche, a bassa tossicità e con prestazioni ben definite, le batterie LiFePO4 possiedono tuttavia un’energia specifica inferiore rispetto alle cugine a base di cobalto.

In questo campo, gli ingegneri della Penn State hanno messo a segno importanti miglioramenti tecnologici. Come? Creando in laboratorio una batteria al litio ferro fosfato con un’autonomia di oltre 400 km, in grado di ricaricarsi in appena 10 minuti. “Abbiamo sviluppato una batteria abbastanza intelligente per i veicoli elettrici del mercato di massa a parità di costi con i veicoli con motore a combustione”, ha dichiarato Chao-Yang Wang, professore di ingegneria chimica e di scienza dei materiali. “Non c’è più l’ansia da ricarica e la batteria è conveniente”.

La super batteria al litio della Penn State

I ricercatori sostengono che la tecnologia possa mostrare una vita di almeno 3 milioni di km e riportano su Nature Energy, i segreti della loro innovazione. La chiave per una lunga durata e un “pieno” veloce è la capacità della batteria di riscaldarsi rapidamente fino a 60°C, durante i cicli di carica scarica. E di raffreddarsi altrettanto velocemente quando cessano queste operazioni.

La batteria al litio ferro fosfato di Wang e colleghi utilizza un approccio autoriscaldante. La tecnologia sfrutta una sottile lamina di nichel con un’estremità attaccata al terminale negativo e l’altra che si estende all’esterno della cella. “L’unità ha ridotto peso, volume e costo”, ha aggiunto Wang spiegando che un veicolo elettrico con questa batteria potrebbe andare da zero a 95 km l’ora in 3 secondi.

fonte: www.rinnovabili.it


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