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Sappiamo come contrastare il cambiamento climatico ?

Molte delle azioni che riteniamo importanti per contrastare il cambiamento climatico non sono quelle, in realtà, più efficaci per raggiungere l'obiettivo di ridurre gli effetti del cambiamento del clima



La ricerca “Perils of Perception” di Ipsos – condotta in 30 Paesi – rivela che, nonostante la crescente preoccupazione per il cambiamento climatico e l’elevata fiducia nella conoscenza in merito alle azioni più efficaci da attuare per contrastarlo, le percezioni errate delle persone sono più che diffuse. In tutti i Paesi europei, le persone - in media - sottovalutano le azioni più efficaci per combattere il cambiamento climatico e tendono a sopravvalutare quelle meno impattanti.

La consapevolezza degli impatti del cambiamento climatico è bassa. Ad esempio, soltanto il 4% degli intervistati è a conoscenza che gli ultimi 6 anni sono stati i più caldi mai registrati.

I messaggi suggeriti per contrastare il cambiamento del clima possono confondere, molte persone, infatti, non prendono in debita considerazione lo stile alimentare da adottare, la dieta, continuando a mangiare carne e latticini, anche se di provenienza locale, piuttosto che passare ad una dieta vegetariana.

Secondo le percezioni degli intervistati, le tre azioni più efficaci che un individuo potrebbe intraprendere per ridurre le emissioni di gas a effetto serra sono:
riciclare il più possibile (59%)
comprare energia da fonti rinnovabili (49%)
sostituire un'auto tipica con un veicolo elettrico o ibrido (41%).

Anche i cittadini italiani hanno la percezione che queste tre azioni siano le più efficaci per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

A livello di percezioni, le azioni più condivise sono
ridurre gli imballaggi e packaging (52%)
acquistare meno articoli, beni, ma più durevoli (46%).

Nella realtà, entrambe le misure citate, sono al di fuori delle prime 30 considerate più efficaci per combattere il cambiamento climatico, e si classificano, rispettivamente, al 38 ° e 46 ° posto.

Una delle azioni più efficaci, ossia “ristrutturare e rinnovare le abitazioni per l'efficienza” - che si colloca al 6 ° posto su 30 - è stata scelta soltanto dal 35% degli intervistati. In Italia, la percentuale di chi ritiene che ristrutturare e rinnovare le abitazioni rientri tra le azioni più efficaci per ridurre l’impatto del cambiamento climatico è superiore alla media di tutti i Paesi, attestandosi al 52%.

La decisione, invece, di non avere animali domestici si posiziona tra le prime 30 azioni per la riduzione dell'impatto del cambiamento climatico, collocandosi al 25° posto, ma questa scelta è condivisa solo dal 5% degli intervistati.

Sempre secondo le percezioni degli intervistati, il 43% ritiene che lo spostamento da alcune aree geografiche del nostro Pianeta durante il 2020 sia dovuto a conflitti, come ad esempio la guerra, la violenza criminale e la politica. Soltanto il 32% degli intervistati pensa sia dovuto a disastri climatici e meteorologici, come ad esempio uragani, tempeste e inondazioni.

In realtà, nei primi 6 mesi del 2020, 9,8 milioni di persone in tutto il mondo sono state sfollate a causa dei cambiamenti climatici rispetto ai 4,8 milioni di persone sfollate a causa dei conflitti. Su 28 Paesi, soltanto negli Stati Uniti (43%), Giappone (41%), Cina (40%), Francia (39%) e Russia (35%), gli intervistati erano più propensi a dire che il cambiamento climatico era la causa maggiore di spostamento interno. In Italia, il 38% degli intervistati ritiene che lo spostamento interno sia dovuto a conflitti e soltanto il 29% ai cambiamenti climatici.

In merito al riscaldamento globale, tutti gli intervistati hanno sottostimato (22%) o non erano sicuri (73%) di quanti anni, da partire dal 2015, siano stati registrati come i più caldi di sempre. Soltanto una persona su venticinque (4%) ha dato la risposta corretta, ossia che tutti i 6 anni – dal 2015 al 2020 – rientrano tra gli anni più caldi mai registrati.

Inoltre l'indagine evidenza che il 57% delle persone intervistate ritiene che mangiare prodotti locali (anche se comprendono carne e latticini), rispetto a seguire una dieta vegetariana (anche se alcuni prodotti sono importati da altri Paesi) sia l’azione ambientale più efficace nel ridurre le emissioni di gas serra di un individuo.

Ciò è condiviso anche dal 60% degli italiani. Infatti, soltanto il 18% crede che passare a una dieta vegetariana – anche se comprende prodotti provenienti da altri Paesi – ridurrebbe di più le emissioni di gas serra di ciascun individuo. In realtà, secondo alcune ricerche, il modo migliore per ridurre le emissioni di gas serra, a livello individuale, è proprio quello di passare a una dieta a base vegetariana.

Infine, la comprensione pubblica dell’impatto che la produzione di hamburger ha sul cambiamento climatico è davvero molto bassa. L’86% degli intervistati non ha idea di quanto lontano dovrebbe guidare un'auto per eguagliare le emissioni di carbonio necessarie per la produzione di un hamburger di manzo. Tra coloro che hanno provato a rispondere, la risposta media è stata di 43 km. In base ai dati sull'efficienza delle auto dell'AIE, la vera lunghezza del viaggio è tra 38-119 km.

Per approfondimenti: Ipsos - Percezioni vs realtà

fonte: www.arpat.toscana.it


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Nel Varesino un gioiello in bioedilizia: grazie a Paea

È terminata la ristrutturazione in bioedilizia dell'edificio a uso residenziale la cui progettazione e risistemazione è stata interamente seguita dal personale dell'associazione Paea. Un gioiello che ha recuperato un casale degli anni '60 rendendolo un esempio di comfort e risparmio energetico.





















La ristrutturazione del "brutto anatroccolo" degli anni ’60 ha avuto termine e ha raggiunto ottimi risultati in termini di estetica e comfort interno, conseguendo una prestazione energetica di classe A4. Sono stati installati: una pompa di calore aria-acqua per il riscaldamento, un Nuos (scaldacqua a pompa di calore) per l’acqua calda sanitaria ed un impianto fotovoltaico da 3 kW.
Grande la soddisfazione di tutti gli attori dell’impegnativo processo di trasformazione: i committenti, Marina Russo e Walter Milanesi, che hanno avuto un ruolo chiave nella progettazione essendo Marina a capo di Area Progetto dell’Associazione Paea, ma anche i tecnici collaboratori e gli artigiani che hanno prestato il proprio lavoro.
Marina e Walter abitano la loro casa da quasi un anno e hanno avuto prova di cosa significhi vivere in spazi ben coibentati e studiati per il benessere delle persone che li abitano.
Avevamo scritto dell’inizio dei lavori già nel 2017. L’edificio di Caronno Pertusella (VA) era disabitato da qualche anno e vantava tutti i pregi e i difetti dell’epoca di costruzione (anni ’60): generose aperture ma molto disperdenti, come d’altronde tutto l’involucro. Per fortuna si trattava di una costruzione sana dal punto di vista delle fondamenta e non presentava problemi di umidità di risalita. 
L’inconveniente di avere due lati dell’edificio coincidenti con la linea di divisione dei lotti confinanti ha fatto escogitare un intervento misto di isolamento delle pareti perimetrali: quelle corte sul confine sono state isolate solo dall’interno con 10 cm di polistirene e 5 cm di sughero biondo mentre le altre due con un cappotto esterno di 15 cm in calce canapa e sughero interno di 5 cm. I ponti termici delle solette di piano sono comunque stati coibentati esternamente con una striscia di polistirene super compresso di 2 cm scrostando l’intonaco esterno per alloggiare l’isolante nello scavo ottenuto.
La falda del tetto esistente è stata isolata con 15 cm di polistirene e 5 cm di sughero naturale, doppio assito per la ventilazione e copertura in lamiera verniciata antirombo; la coibentazione della copertura relativa all’ampliamento è stata realizzata con calce e canapa posata semi a secco nell’intercapedine della struttura lignea 
Isolamento di copertura .
Il cappotto di calce canapa 
Cappotto in calce e canapaè stato realizzato con lo stesso metodo usato per la parete nuova al secondo piano, cioè provvedendo a montare un’intelaiatura di legno, procedendo con una casseratura (da disarmare man mano che il muro sale) ed un getto formato da un impasto di calce e canapa.
L’impasto si ottiene in cantiere miscelando calce idraulica naturale e canapulo con una betoniera planetaria orizzontale. Si tratta di lavorazioni semplici che devono rispettare le dosi definite di acqua, calce e canapa, comunque svolgibili anche da manovalanza comune. Questo rende il sistema proponibile nelle più svariate situazioni: isolamento interno, cappotti esterni, nuove pareti, intonaci.
A parte la descrizione tecnica, ci interessa capire altri aspetti che hanno riguardato la costruzione e abbiamo chiesto a Marina di illustrarceli.
Marina, innanzitutto come vivete la vostra nuova casa?
Questa casa ci sta dando molte soddisfazioni: in estate, le persone che entrano mi chiedono se abbiamo l’aria condizionata dato il comfort di freschezza percepito; e questo inverno che è stato così rigido in Lombardia, abbiamo sperimentato una temperatura costante di 21 gradi giorno e notte, pur avendo i caloriferi praticamente spenti.
Le aspettative iniziali sono state soddisfatte?
Direi proprio di si in quanto volevamo creare un edificio che rispondesse al criterio fondamentale della sostenibilità come la concepiamo noi di PAEA, e cioè che non dobbiamo risparmiare eneCassero della parete esterna, zona nottergia ma dobbiamo non consumarne proprio!
Quali sono stati gli obiettivi raggiunti?
Quello di abitare un edificio ad emissioni zero, portandoci verso l’uso di risorse provenienti esclusivamente da fonti rinnovabili; inoltre abbiamo inserito un serbatoio per l’acqua piovana proprio per evitare il più possibile di consumare acqua potabile per il giardino.
Le difficoltà incontrate sono state di carattere tecnico o di mancanza di competenze tra gli operatori del settore?
Inizialmente abbiamo avuto qualche difficoltà con le maestranze, in quanto facevano fatica a capire la filosofia che desideravo seguire in relazione ai dettagli legati ai ponti termici, ma alla fine con l’impresa Gierre Edile (opportunamente formata), siamo riusciti a terminare la ristrutturazione egregiamente. La formazione è stata affidata al capocantiere dell’Associazione PAEA, Verdiano Donini , il quale ha tenuto un corso rivolto a tecnici e maestranze sulla corretta posa e realizzazione del cappotto in calce e canapa. L’Associazione PAEA ha rilasciato un attestato che è stato consegnato ai partecipanti.
Avete voluto usare per lo più materiali a basso impatto ambientale, questo ha comportato delle difficoltà o dei costi aggiuntivi?
Qualche difficoltà l’abbiamo dovuta affrontare facendo ampie ricerche di mercato per trovare di volta in volta prezzi ragionevoli relativi ai materiali naturali.  Per quanto riguarda la manodopera, per le coibentazioni con materiali naturali non abbiamo potuto avvalerci di prezzi stabiliti dalla Camera di Commercio e questo ha fatto lievitare un po’ i prezzi. Possiamo concludere che se i collaboratori sono eticamente professionali si riesce a contenere i costi.
Perché avete scelto la coibentazione in calce canapa?
Abbiamo scelto questo tipo di coibentazione perché la canapa è una pianta dalle mille risorse (dall’edilizia alla salute, alla bonifica dei terreni inquinati) e della quale, secondo noi, andrebbe incentivata la coltivazione.
fonte: http://www.ilcambiamento.it

Energiesprong: come trasformare 111.000 alloggi in edifici a Net Zero Energy



















Sprong in olandese significa "salto in avanti". Ed è effettivamente un salto verso il futuro quello che Energiesprong ha realizzato negli ultimi anni nel settore dell’edilizia residenziale e dell’efficientamento energetico nei Paesi Bassi.

Un numero su tutti: 111.000. Tante sono le case ristrutturate e trasformate a Net Zero Energy (Nze) da questo progetto pionieristico, nato dall’accordo tra imprenditori edili e associazioni di social housing olandesi e che oggi si sta espandendo in Europa e negli Stati Uniti.

In Olanda, così come in numerosi paesi europei, è forte la necessità di ristrutturare alloggi a canone sociale costruiti negli anni ’60 che, dopo 50 anni di utilizzo, presentano rilevanti dispersioni di energia ed elevati costi di manutenzione. Per cercare una soluzione, nel 2010 l’allora ministro per l’edilizia abitativa, i quartieri e l’integrazione del governo Balkenende ha stanziato 45 milioni di euro per efficientare questo patrimonio immobiliare attraverso il programma di innovazione olandese Energiesprong.

In Energiesprong l’idea di partenza era abbattere i costi energetici degli edifici del 60%.

Obbiettivo salito poi all’80% e infine – raccolta la sfida di creare edifici a consumo netto di energia nullo – al 100%. Ovvero ristrutturare gli edifici rendendoli in grado di auto-generare la quantità di energia di cui hanno bisogno per il riscaldamento, produrre acqua calda e usare gli elettrodomestici. Nel 2013 la sfida si è concretizzata con la firma dell’accordo "Stroomversnelling" in cui quattro imprese edili e sei associazioni di edilizia sociale si sono impegnate a ristrutturare 111.000 case trasformandole a "energia netta zero".

Il rifacimento consiste nel rivestire le facciate con uno strato isolante aggiuntivo, sostituire gli infissi, installare pannelli solari, pompe di calore, sistemi di riscaldamento e raffreddamento efficienti. Le case così ristrutturate sono più attraenti, mentre il design di qualità offre agli occupanti un migliore stile di vita e aiuta a rigenerare l’intero quartiere. Il tutto senza costi mensili aggiuntivi per gli inquilini.



Cambia, tuttavia, il modello economico: prima gli inquilini pagavano l’affitto ai proprietari e le bollette alle compagnie fornitrici di energia. Con il progetto Energiesprong, il costo dei consumi energetici viene pagato direttamente alle aziende immobiliari che hanno investito nella ristrutturazione. La ristrutturazione è finanziata, quindi, dai fondi che solitamente sono spesi per le bollette energetiche. Tutto il sistema è sostenibile perché l’investimento nella ristrutturazione è ripagato negli anni dalla ridotta manutenzione, dal risparmio sui costi energetici e dall’aumento del valore della proprietà.

Un aspetto fondamentale è che l’intera ristrutturazione arriva con una garanzia, come spiega a Materia Rinnovabile Marieke Buijs di Energiesprong International: "Per far funzionare l’intero sistema è necessario che la società di costruzioni garantisca per trent’anni le prestazioni energetiche e il clima interno degli appartamenti. Ciò assicura che la qualità dell’edificio, con elevati standard di climatizzazione interna e di rendimento energetico, sia garantita per tutto il periodo". Per fare questo è stato necessario realizzare sistemi di monitoraggio del servizio, ridurre i tempi di ristrutturazione e gestire il patrimonio immobiliare in maniera efficiente, investendo su tecnologie e qualità dei fornitori.

Un modello di successo

Dovendo fornire garanzie per trent’anni, la domanda delle imprese edili ha spinto i fornitori a offrire prodotti e tecnologie efficienti e affidabili progettate per ottimizzare la manutenzione degli edifici. Le imprese di costruzioni lavorano a stretto contatto con i fornitori per creare soluzioni integrate e innovare il monitoraggio, la produzione di energia, la tecnologia ecc. Sono nate aziende come Factory Zero che produce moduli facili e veloci da assemblare per facciate, tetti e finestre con funzionalità già integrate.

Immobile dopo immobile, Energiesprong ha creato un modello affidabile e veloce. Grazie a nuovi network d’impresa, l’accordo Stroomversnelling iniziale si è sviluppato diventando un’iniziativa più ampia e strutturata. Ciò grazie alla creazione della rete Stroomversnelling composta da aziende edili, fornitori di componenti, proprietari di immobili, associazioni di inquilini, governi locali e finanziatori. L’espansione della rete ha consentito la riduzione del prezzo delle tecnologie richieste e una migliore accettazione degli interventi di ristrutturazione da parte degli inquilini. Accelerando decisamente il mercato immobiliare degli "edifici a energia netta zero".

fonte: http://www.nextville.it

L’abisso culturale del consumo di suolo

La legge in discussione al Senato non frena né ferma la “speculzione edilizia” su suoli liberi o agricoli, e sembra scritta negli anni Cinquanta. “Piano terra”, l’editoriale di Paolo Pileri
















Non è consentito il consumo di suolo tranne che per “gli interventi e i programmi di trasformazione […] previsti nei piani attuativi […] per i quali i soggetti interessati abbiano presentato istanza per l’approvazione prima della data di entrata in vigore della presente legge, nonché le varianti, il cui procedimento sia attivato prima della data di entrata in vigore della presente legge, che non comportino modifiche di dimensionamento dei piani attuativi”.
Non state leggendo un estratto da “La speculazione edilizia”, scritto da Italo Calvino nel 1957. La frase arriva dal disegno di legge che il Senato sta decidendo se approvare o no, nel 2017. Alcuni articoli vanno bene, ma molti altri, come questa che è particolarmente grave e fa l’esatto contrario di quel che abbiamo bisogno, nient’affatto. Con poche parole si sta dicendo che a) i piani attuativi che galleggiano vuoti e stanchi da anni nelle carte della nostra pianificazione urbanistica non si toccano: sono “salvi”; b) basta che si faccia una domanda o semplicemente si inizi una variante a un piano perché entrambe queste azioni abbiano il via libera al consumo di suolo: non devono essere verificate e approvate da un qualche organismo, ma solo depositate. Assurdo. Tutto è delegittimato di fronte al furore del “soggetto interessato”. È come se un imputato chiedesse di essere prosciolto e questo bastasse a non fare il processo. Tutto ciò fa fare al Paese un balzo indietro e lo consegna al capriccio speculativo di proprietari terrieri, di immobiliari e finanziarie e di impresari senza scrupoli che affolleranno gli uffici tecnici comunali giusto un attimo prima si approvare la legge.
Basta una semplice domanda… capite? Un timbro del protocollo! Quello di cui invece abbiamo un bisogno urgente è invece una legge che di fronte alla sciagura del consumo di suolo e dei suoi perversi effetti sociali, economici e ambientali dica con chiarezza che le previsioni non attuate, evaporano, fintanto che ciò che già abbiamo (volumi inutilizzati, incompiuti, da recuperare, aree dismesse…) non verrà utilizzato. C’è bisogno di un congelamento preventivo delle domande di consumo di suolo e non una nuova variante smart di uno pseudo-condono. Il Consiglio di Stato nel 2012 aveva già detto chiaramente che non esiste una vocazione edificatoria dei suoli se non quando su essi ci siano già dei volumi (n. 6656).

2383 è il disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo che il Senato sta discutendo (già approvato alla Camera il 12 maggio 2016, A.C. 2039) e che contiene pericolosi scivoloni che rischiano di spalmare inutile cemento su quel che rimane del nostro Bel Paese
Se il Parlamento approva una legge del genere, addio recupero, addio rigenerazione urbana e ristrutturazioni varie. Sarà il far west: tutti correranno a costruire fin tanto che ce n’è. Anche culturalmente queste parole sono un abisso. Già, perché negli anni ’60 ci si è dannati l’anima per dire che non basta essere proprietari o “soggetti interessati” per essere automaticamente autorizzati a costruire: ora invece si torna indietro di 50 anni. Il consumo di suolo prende forma nella legge che dovrebbe fermarlo e il piano urbanistico diventa ancor più carta straccia. Il potere del sindaco viene amputato perché di lui serve solo il braccio che deve depositare cemento su suolo e non quello che può toglierlo, visto che i suoli sono bene comune e risorsa ecosistemica (così la proposta afferma, palesando il suo carattere bipolare). Mi appello al buon senso dei Senatori della Repubblica, quell’istituzione che ha l’ambizione di essere “esente da difetti” e “di esempio agli altri” (Cicerone), per statuto indifferente ai soggetti interessati, quell’istituzione che conosce il bordo pericoloso delle leggi pavide e sa che “una società non è migliore della propria idea di diritto” (Philip Allott).

fonte: https://altreconomia.it

Modulo Eco, quando la bioedilizia manda in pensione il riscaldamento

Il 19 dicembre 2016 alle 17.30, con una temperatura esterna di 0°C, all’interno di Modulo Eco si misuravano 16.5°C













Fotografia complessiva del Modulo Eco

Sono andata a visitare il Modulo Eco, a Parma, in un freddo pomeriggio prima di Natale. Avevo appuntamento con alcuni dei responsabili di questo progetto pilota e ricordo bene che la cosa che più mi ha colpita, entrando nell’edificio, è stato il tepore che ho sentito e il profumo di legno. Ho subito pensato che ci fosse il riscaldamento e invece…no! Una differenza di temperatura di oltre 16 gradi rispetto all’esterno, ottenuta semplicemente con una progettazione accorta, intelligente.
Se si parla di Modulo Eco non si può tralasciare il punto chiave che ha portato alla nascita di un edificio simile: la sostenibilità. Che significa? La prima definizione di sostenibilità, ufficiale e riconosciuta a livello internazionale, risale al 1987 in occasione del World Commission on Environment and Development (WCED) e detta: “Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Il documento derivante, noto anche come rapporto Brundtland (dal nome dell’allora presidentessa del WCED), non tratta dell’ambiente in quanto tale, ma del benessere delle persone e della qualità ambientale, ponendo l’accento sulla responsabilità delle generazioni d’oggi nei confronti di quelle future e sul mantenimento delle risorse e dell’equilibrio ambientale del nostro pianeta. In seguito, nel 1992, a Rio de Janeiro, venne redatta e firmata da 179 nazioni, tra cui l’Italia, l’Agenda 21: un programma operativo a sostegno dello sviluppo sostenibile in cui i Paesi firmatari si impegnano a ridurre l’uso di risorse naturali e la produzione di rifiuti. A questo protocollo d’intesa ne sono seguiti molti altri, a testimonianza del grande interesse che il tema suscita a livello mondiale. Il risultato consiste in un nuovo modo di intendere la progettazione, la costruzione e la concezione dell’abitare. In alcune zone d’Europa questo tipo di discorso è ampiamente sviluppato e attuato da tempo; in Italia, invece, le cose non stanno proprio così.


Sebbene siano numerosi gli impianti fotovoltaici che si vedono sui tetti, sebbene si cerchi di investire nell’energia eolica e in molti abbiano introdotto l’utilizzo di serramenti a tenuta stagna, la strada da percorrere è ancora lunga. In quanti sanno che cos’è un triplo vetro o hanno un tetto verde sulla propria casa? E se parliamo di domotica? Quanti possono dire di vivere in una casa auto-sostenibile? E’ possibile creare e vivere in un edificio auto-sostenibile? Queste sono solo alcune delle domande senza risposta che hanno spinto, un paio di anni fa, un gruppo di giovani, appartenenti all’associazione culturale Manifattura Urbana a realizzare il Modulo Eco. Quest’ultimo, quindi, è figlio della volontà di coinvolgere persone e cittadini per trasmettere loro la sostenibilità dell’abitare. Quale modo migliore per spiegare il significato di sostenibilità e progettazione basata su materiali naturali e biodegradabili se non permettere alle persone di entrare fisicamente in un edificio ECO-sostenibile? Attraverso la realizzazione del Modulo Eco e l’organizzazione di eventi e seminari, i cittadini di Parma, ma anche coloro che si trovano a passare dal Piazzale della Pace, possono toccare con mano e provare sulla propria pelle il significato di un edificio sostenibile. Quindi sostenibilità attraverso il Modulo Eco va intesa come vivere in un ambiente fatto di materiali naturali, biodegradabili e riciclabili che un domani saranno facilmente smaltibili, senza impattare dannosamente sull’ambiente. Un altro punto importante di questo progetto è la didattica: dalla fase iniziale fino alla realizzazione e messa in opera, sono stati coinvolti studenti di geometra, architettura, ingegneria, ma anche volontari, e persone semplicemente interessate.
















Sezione longitudinale del Modulo Eco con riferimenti dei particolari costruttivi.





































Segue

fonte: http://www.rinnovabili.it

I palazzi nelle nuvole. Intervista a Gianni Silvestrini

No, non state per leggere un racconto di fantascienza. Il titolo di questo contributo fa riferimento alla trasformazione in corso nel settore dell’edilizia, che viene sempre più investito dalle tecnologie dell’IT.
 
 











Abbiamo chiesto a Gianni Silvestrini, presidente di GBC Italia e autore dell’introduzione di Leadership in Green Building, di illustrarci i cambiamenti che stanno avvenendo anche nel nostro paese e di cui i protocolli Leed sono parte importante.

Digitalizzazione e industrializzazione dei processi, big data, stampa 3D, robot, veicoli elettrici e smart grid: sono solo alcuni degli elementi di quella che si preannuncia come una rivoluzione per il settore dell’edilizia. Che effetti potrà avere, specie sotto il profilo occupazionale?

La rivoluzione del digitale coinvolgerà anche l’edilizia, un settore in cui notoriamente negli ultimi decenni si è avuto un bassissimo incremento della produttività del lavoro.
È dunque auspicabile che il programma Industria 4.0 recentemente avviato in Italia venga utilizzato per qualificare almeno una parte del nostro mondo delle costruzioni.
Una delle novità che emergeranno riguarda il passaggio a forme spinte di industrializzazione degli interventi di riqualificazione energetica, sul modello dell’esperienza olandese di Energiesprong.
La prospettiva che auspichiamo è la nascita di nuove industrie focalizzate alla realizzazione automatizzata di componenti chiave, come i cappotti, che consentiranno di accelerare notevolmente i tempi delle ristrutturazioni. Penso che si stiano aprendo nuovi e interessanti spazi d’intervento che verranno colti dagli attori che si attrezzeranno per tempo. E se le nostre imprese non lo faranno rapidamente, è probabile che ci saranno gruppi stranieri che proporranno i loro approcci innovativi. Sarebbe dunque importante che in Italia alcune grandi imprese investissero nell’innovazione per poi aggregare piccole realtà in agili cordate attrezzate in grado di affrontare le nuove sfide.
Insomma, come in altri settori, la digitalizzazione comporterà l’eliminazione di alcuni posti di lavoro, ma favorirà la creazione di altre competenze, più creative e specialistiche.
Consideriamo poi che gli edifici saranno sempre più inseriti in un contesto olistico che li farà dialogare da un lato con la rete elettrica grazie all’energia pulita esportata e alla gestione della domanda attraverso i contatori intelligenti, e dall’altro con i veicoli elettrici anch’essi in connessione bidirezionale con le infrastrutture di ricarica che, dal prossimo decennio, saranno obbligatorie nei nuovi edifici. 

Nella sua introduzione fa riferimento al fatto che GBC Italia ed Enea hanno messo a punto un innovativo sistema per finanziare l’efficientamento energetico degli edifici. Può spiegarci come funziona?

Il modello proposto prevede la costituzione di un Fondo dedicato all’efficienza energetica nel settore privato che coinvolga la Cassa depositi e prestiti, eventualmente in pool con altri istituti di credito privati, dedicato alla riqualificazione energetica di interi edifici che consenta una drastica riduzione dei consumi. Dopo una validazione tecnico-economica delle proposte, il Fondo erogherà il 90% del capitale necessario. Lo stato riconoscerà poi direttamente al Fondo un credito di imposta decennale di misura analoga alle attuali detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza energetica (65%), mentre la parte restante verrà veicolata al Fondo dai distributori elettrici attraverso le bollette. La riduzione dei consumi consentirà quindi alle famiglie di contribuire a rimpinguare il Fondo senza avvertire un peso economico.
Si supera in questo modo il limite dell’impossibilità per le famiglie incapienti di accedere alle detrazioni fiscali e si stimolano gli interventi di "Deep Renovation" di interi edifici e quartieri, essenziali per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030.Pensiamo che questo provvedimento potrebbe consentire di rimettere in moto il mondo dell’edilizia che ha perso con la crisi mezzo milione di posti di lavoro. Il settore delle costruzioni dovrà però aumentare la propria produttività utilizzando tutte le opportunità che il digitale oggi consente, inclusa l’industrializzazione delle riqualificazioni in grado di ridurre drasticamente tempi e costi. 

Quali sono i fattori che hanno contribuito e contribuiscono all’affermazione dei protocolli di certificazione energetico-ambientale degli edifici?

Le certificazioni indicano un percorso chiaro nelle fasi della progettazione, della realizzazione degli interventi e della gestione degli edifici, attraverso l’analisi e valutazione di tutte le variabili: dai consumi di energia alla vivibilità degli ambienti, dalle misure per minimizzare i consumi idrici alla scelta dei materiali utilizzati. La possibilità di avere dati misurati e validati da parte terza rappresenta un valore che viene riconosciuto dai proprietari degli immobili e questa è una delle motivazioni che spingono i grandi gruppi internazionali a richiedere la certificazioni dei loro immobili. Non è un caso che la maggioranza dei nuovi grattacieli realizzati in Italia nell’ultimo decennio sia stata certificata.
Considerata inoltre la possibile apertura di un mercato di riqualificazione dell’edilizia esistente grazie ai nuovi sistemi di incentivazione, il Green Building Council sta predisponendo un "Protocollo Condomini" come strumento per accompagnare una efficace ristrutturazione degli edifici e favorire una riqualificazione della parte più attenta del nostro mondo delle costruzioni.
Riferimenti

Leadership in Green Building I progetti certificati LEED in Italia – The LEED Certified Projects in Italy
un libro di Edizioni Ambiente


Puntosostenibile
La newsletter di Edizioni Ambiente


fonte: http://www.nextville.it

Strategie nazionali di ristrutturazione edilizia per l'efficienza energetica

Positive il 74% di quelle messe in atto dai vari paesi per attuare la direttiva UE. Tra queste, esemplari quelle di 10 paesi

182-16 Strategie nazionali di ristrutturazione edilizia per l'efficienza energetica
Il settore residenziale è responsabile del 40% del consumo di energia e del 36% delle emissioni di CO2 nell'UE.
L'efficienza degli edifici è un settore strategico delle politiche energetiche UE, tanto da essere una tra le dieci priorità della Commissione per l'energia.
La prestazione energetica degli edifici (EPBD), insieme alle direttive sull'efficienza energetica (EED), sulle energie rinnovabili (RED) e sulla progettazione ecocompatibile delle nuove tecnologie, è uno dei pilastri per il miglioramento a lungo termine del rendimento del patrimonio edilizio europeo.
Nello specifico, all'articolo 4 la Direttiva UE sull'efficienza energetica impone agli Stati membri dell'Unione europea di "stabilire una strategia a lungo termine oltre il 2020 per mobilitare gli investimenti nella ristrutturazione di edifici residenziali e commerciali, al fine di migliorare il rendimento energetico del patrimonio edilizio".
Ad aprile 2014 ogni paese è stato invitato per la prima volta a trasmettere le proprie strategie, corredate dai piani nazionali per l'efficienza (PNAEE), alla Direzione Generale della Commissione per l'energia che li ha affidati alla valutazione del Joint Research Centre of the European Union (JRC, in italiano CCR Centro Comune di Ricerca).
Il Rapporto valuta ogni strategia in conformità all'articolo 4:
  1. panoramica del patrimonio edilizio nazionale basata sul campionamento statistico;
  2. identificazione di approcci efficaci per lavori di ristrutturazione significativi per tipo di edificio e zona climatica;
  3. valutazione delle politiche e delle misure secondo il parametro costo-efficacia, in particolare per le grandi ristrutturazioni;
  4. capacità di orientare gli investimenti degli individui, del settore delle costruzioni e delle istituzioni finanziarie;
  5. stima dei benefici basata sulle prove di risparmio energetico e sulla valutazione di ulteriori e più ampi effetti attesi.
Il quadro che emerge dall'analisi dei documenti non è omogeneo. Oltre ad alcune lacune, in molti casi mancano anche i dati necessari a valutare in modo adeguato alcune strategie nazionali, tuttavia, nel complesso, i risultati sulle strategie nazionali di ristrutturazione edilizia messe in atto sono positivi.
In particolare, si è ritenuto che il 74% delle strategie affronti i temi principali della Direttiva sull'efficienza energetica in modo soddisfacente.
Tra queste dieci strategie, quelle di Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Romania, Slovenia, Spagna e Regno Unito, sono state addirittura considerate esemplari.
Sei, quelle di Austria, Bulgaria, Polonia, Portogallo e delle regioni della Vallonia e delle Fiandre belghe, sono risultate non conformi ad almeno due dei requisiti fissati. Si rileva, però, che alcune di queste provengono da stati membri che vantano già un'efficace tradizione e attenzione nell'attuare misure per l'efficienza energetica.
Nel complesso, la valutazione del JRC sui paesi dell'Unione è positiva, ma ci si attendono comunque miglioramenti, considerando che si tratta dei primi documenti predisposti e che una nuova valutazione sarà effettuata nel 2017 e successivamente in modo costante ogni 3 anni.
Parametri Italia
Per quanto riguarda l'Italia, questa la valutazione dei dati forniti, organizzata secondo i parametri fissati dall'articolo 4:
  1. lo scenario italiano si basa sui dati dell'ultimo censimento ISTAT del 2010 e su quelli raccolti soprattutto da ENEA, ANCE, CRESME, che non sono stati considerati esaustivi. È stato fornito solo il numero totale di edifici residenziali, senza specificare, per esempio, se si tratta di abitazioni unifamiliari o appartamenti, i volumi, le zone climatiche, la densità di abitanti, ecc.;
  2. per gli approcci di costo-efficacia dei lavori di ristrutturazione nel PNAEE si presenta una sintesi del costo ottimale, ma questa risulta troppo generica per fornire un quadro chiaro del metodo messo a punto e dei risultati effettivamente raggiunti;
  3. buona la panoramica sulle politiche e sulle misure esistenti per promuovere la ristrutturazione edilizia. Negli ultimi dieci anni le politiche energetiche nazionali si sono evolute in modo significativo e la legislazione ha introdotto nuove metodologie e misure tecniche di regolamentazione per promuovere un uso razionale energia. Oltre ai Certificati Bianchi, alle detrazioni fiscali e al conto termico, sono diversi i fondi e i programmi introdotti per promuovere l'efficienza energetica degli edifici. Tra questi il Fondo per l'efficienza energetica nazionale, i fondi per l'acquisto della casa, gli strumenti finanziari per le scuole, le abitazioni e le strutture sociali promossi dalle Regioni. Tuttavia dovrebbe essere meglio dettagliata l'efficacia delle politiche esistenti o la necessità di nuove;
  4. gli investimenti complessivi di ristrutturazione sono stimati per anno, ma non sono adeguatamente indicate le fonti e i meccanismi di finanziamento esistenti. Permangono diverse barriere per il miglioramento energetico degli edifici. Per esempio, nel settore civile la necessità di alti investimenti iniziali scoraggia gli interventi per l'efficienza energetica e non sono individuati strumenti adeguati al superamento di questa criticità. Manca anche un’informazione adeguata a sostenere le decisioni di investimento dei diversi soggetti;
    e- gli investimenti nelle ristrutturazioni sono considerati prioritari e la previsione è di investire nel settore 170-180.000.000.000 euro entro il 2020 attraverso l'economia tradizionale e verde. I benefici vengono quantificati nell'orizzonte del 2020, quando si attende un risparmio stimato in 4,9 Mtep/anno, pari a una riduzione del 24% dell'energia primaria, ma senza indicazioni di dettaglio.
Nel complesso la strategia italiana è stata valutata non sufficientemente strutturata e piuttosto generica, senza connessione a misure puntuali e non adeguata a offrire una guida utile alla formazione delle decisioni di investimento dei diversi attori sociali individuali e collettivi, nonostante la spinta propulsiva di una buona serie di misure politiche già attuate, come le detrazioni fiscale, il conto termico e i certificati bianchi.
In sintesi, la strategia italiana non sembra accogliere pienamente le prescrizioni dell'art.4, anche se, avverte il JRC, sarebbe necessario disporre di maggiori dettagli per una più puntuale valutazione.

 
fonte: http://www.arpat.toscana.it/

Trento, incentivi a sostenibilità e risparmio energetico

La giunta approva due delibere in materia di efficientamento energetico e apre il bando per i progetti di sviluppo sostenibile dell’ambiente


Trento, incentivi a sostenibilità e risparmio energetico

Tutela della biodiversità, turismo sostenibile, eco mobilità, ma anche efficientamento energetico e lotta aperta contro i cambiamenti climatici: la Provincia autonoma di Trento ha deciso di sposare una strategia di sviluppo decisamente verde. Le direttrici su cui il territorio si muoverà sono duplici: da una parte incentiverà i progetti finalizzati alla sostenibilità ambientale, dall’altro agevolerà tutti gli interventi dedicati al risparmio energetico.

Nel primo caso sarà un bando, promosso dal Servizio sviluppo sostenibile e aree protette della Provincia, a fare da collettore alle nuove proposte green. I 100.000 euro stanziati  (la percentuale di finanziamento per ciascun progetto è pari al 90% della spesa ritenuta ammissibile entri i 9.000 euro) saranno destinati nello specificoa iniziative, progetti e interventi culturali creativi e innovativi che rientrino negli ambiti della biodiversità, del turismo sostenibile, della mobilità sostenibile e dei cambiamenti climatici. Si potranno inoltre presentare “buone pratiche” finalizzate alla promozione dei modelli di consumo, degli stili di vita e dei sistemi di produzione in un’ottica di sostenibilità, che applicano tecniche, metodi e approcci adeguati ed efficaci sotto il profilo economico e all’avanguardia, tenendo conto del contesto specifico del progetto. Per aderirvi c’è tempo fino al 23 giugno.

Sul fronte del risparmio energetico, la provincia interviene invece con due delibere riguardanti le agevolazioni e gli incentivi a favore degli interventi di riqualificazione energetica di condomìni con almeno 5 unità abitative (disposti dall’assessore provinciale alle infrastrutture e all’ambiente Mauro Gilmozzi) e di ristrutturazione delle abitazioni private (di competenza dell’assessore provinciale all’urbanistica Carlo Daldoss). Per le prime sono messe a disposizione risorse per un milione di euro destinate a tre tipologie di agevolazioni:
  • la diagnosi energetica e la verifica dello stato di salute del condominio;
  • la progettazione e l’assistenza tecnica per la realizzazione degli interventi individuati nella diagnosi energetica e per i lavori da svolgere contestualmente;
  • l’assunzione di oneri degli interessi derivanti dalla sottoscrizione di mutui stipulati con istituti bancari convenzionati per le spese relative agli interventi.

La delibera a firma dell’assessore Daldoss, prevede invece che la Provincia assumerà a proprio carico gli oneri degli interessi derivanti dall’anticipazione delle detrazioni d’imposta, previste dalle disposizioni statali, per le spese relative agli interventi di ristrutturazione e di riqualificazione energetica, per coloro che realizzano interventi sulle case di abitazione. Per ulteriori dettagli consultare il sito della Provincia autonoma di Trento.
 
 
fonte: www.rinnovabili.it

Ridurre il consumo di suolo si può

 

Il suolo è una risorsa preziosa e non rinnovabile.  L’Italia è il Paese europeo che ha il più alto consumo di suolo, nella misura di quasi il doppio delle altre nazioni, equivalente a circa 7 mq al secondo. Un ritmo di consumo assolutamente insostenibile che si traduce in una perdita irreversibile di risorse e di opportunità di sviluppo. L’abnorme consumo di suolo è incentivato da una spirale perversa: i Comuni devono incrementare l’utilizzo di suolo per avere introiti da utilizzare non solo per le opere pubbliche e per le manutenzioni straordinarie, ma anche per la spesa corrente con la quale pagano servizi i cui costi aumentano esponenzialmente a seguito dell’espansione dell’edificato.  Questo circolo vizioso deve essere interrotto se vogliamo diminuire i costi per la collettività e soprattutto lasciare alle prossime generazioni un territorio ancora vivibile.
Il Comune di Rivalta di Torino (TO) sta dimostrando che è possibile uscire dalla dipendenza degli oneri di fabbricazione con pratiche virtuose.  Sta procedendo con una Variante strutturale del Piano Regolatore allo stralcio di circa il 50% delle aree edificabili, con una riduzione delle superfici lorde di pavimento tra il 10% e il 40% e parallelamente, riducendo gli sprechi e aumentando l’efficienza energetica dei propri edifici, ha spostato denaro dalla spesa corrente alla spesa per investimenti.
Questa esperienza e le molte altre analoghe che si stanno diffondendo nel Paese, dimostrano che è possibile e necessario invertire la rotta, promuovere il recupero e ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, delle aree industriali dismesse, la messa in sicurezza del territorio, l’efficientamento energetico degli edifici, tornare a valorizzare le aree agricole e verdi come risorsa e ricchezza di tutti.
Il convegno si propone dunque di sottoporre alla discussione e mettere a disposizione di amministratori, tecnici studiosi le procedure e i risultati fino qui conseguiti offrendosi anche come sede di riflessione e promozione del Disegno di legge sul consumo di suolo in corso di discussione al Parlamento.
Programma:
Ore 9.30 Registrazione dei partecipanti
Ore 9.45 Saluto del sindaco di Rivalta di Torino, Mauro Marinari
Ore 10.00 Introduce e modera Guido Montanari, assessore all’urbanistica di Rivalta di Torino
0re 10.15 Interventi:
Anna Marson, Università IUAV, Venezia, già assessore al paesaggio Regione Toscana, Come contrastare il consumo di suolo
Paolo Pileri, Politecnico di Milano, Exit. Come uscire dalla morsa dei consumi di suolo. Lezioni straniere
Maurizio Tira, Università di Brescia, Il ruolo dei trasporti e delle infrastrutture nelle strategie di riduzione del consumo di suolo
Giuseppe Cinà, Politecnico di Torino, La retrocessione di aree edificabili in aree agricole,
limiti e potenzialità

Michele Munafò, ISPRA, Il monitoraggio del consumo di suolo
Marco Boschini, Associazione Comuni Virtuosi, Il consumo di suolo si sconfigge con lungimiranza e concretezza: l’esperienza di Castel del Giudice
Federico Sandrone, Salviamo il Paesaggio, Il Disegno di legge sulla riduzione del consumo di suolo
Flavia Bianchi, Claudio Malacrino, architetti, La Variante strutturale del PRG del Comune di Rivalta
Ore 12.15 Dibattito
Ore 13.00 pausa pranzo con degustazione prodotti di eccellenze del territorio rivaltese
Ore 14.00 interventi di Sindaci e Amministratori locali, Associazioni agricoltori, Associazioni imprenditori, Sindacati Edili
Ore 15.30 Dibattito
Ore 16.15 Conclusioni
Comitato scientifico: Giuseppe Cinà, Politecnico di Torino; Anna Marson, Università IUAV, Venezia; Michele Munafò, ISPRA; Guido Montanari, Politecnico di Torino; Paolo Pileri, Politecnico di Milano; Maurizio Tira, Università di Brescia.
Riferimenti: Prof. Arch. Guido Montanari, Politecnico di Torino, Assessore all’Urbanistica Comune di Rivalta
assessore.montanari@comune.rivalta.to.it   tel. 0039 – 320 4306928 – 335 5860759

fonte: http://comunivirtuosi.org