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Luca Mercalli promuove il Green Game di APPA Trento

Edizione speciale del Green Game di APPA Trento dedicata ai temi dell'Agenda 2030 e del clima realizzata in collaborazione con l’Osservatorio climatico del Trentino (Servizi prevenzioni rischi della Provincia autonoma di Trento).

















Sarà presentata il 25 ottobre la nuova edizione per il Green Game, “un torneo per non giocarsi il pianeta” che coinvolge le classi secondarie di secondo grado del Trentino per parlare di cambiamenti climatici e dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030. Anche il meteorologo Luca Mercalli, in occasione del 120° anniversario di costruzione del Rifugio Stavel – Denza ha promosso l’iniziativa.



Green Game è realizzato da APPA Trento in collaborazione con il Servizio Prevenzione Rischi – Osservatorio trentino per il clima.
La pagina dedicata al Green Game sul sito di APPA Trento: www.appa.provincia.tn.it/educazioneambientale/Greengame/
fonte: http://www.snpambiente.it

Rifiuti: meno ne produci, meno paghi

Si chiama Pay-As-You-Throw: si paga in base ai rifiuti effettivamente prodotti. Accade a Trento dove smaltire i rifiuti costa il 31% in meno della media nazionale





















Dove si ricicla di più e si producono meno rifiuti, i cittadini pagano meno. E risparmiano pure i comuni. Come a Trento dove il costo pro capite per lo smaltimento dei rifiuti, con il 78,9% di riciclo, è di soli 152 euro per abitante, contro un costo totale medio pro-capite annuo pari a 218,31 euro per abitante.
Pago per quello (i rifiuti) che produco

Sembrerebbe lapalissiano, in realtà non lo è. Trento fa parte di una ristretta cerchia di comuni italiani, che hanno applicato la tariffa puntuale, cioè quella correlata all’effettiva produzione di rifiuti per famiglia, riuscendo così a far “spendere” meno ai propri cittadini e contenendo i costi di gestione del servizio. Risparmi che si rivelano un vero e proprio investimento non solo per le nostre tasche, ma per l’ambiente e per la nostra salute, ancor più nell’ottica dell’ormai indispensabile economia circolare.
La non trasparenza della TARI

Il dato proviene dallo studio condotto da Ispra sui 223 comuni, pari a 1.860.847 cittadini interessati, che applicano appunto il regime denominato Pay-As-You-Throw, determinato cioè da quanti rifiuti effettivamente produciamo, che ha mostrato che, in generale, i comuni con la tariffazione puntuale presentano un costo totale medio pro-capite inferiore a quelli che utilizzano la cosiddetta “Tari Normalizzata” cioè la “Tassa Rifiuti”. TARI che resta un vero e proprio tributo, applicato al “possesso o alla detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani”, in parole povere alla superficie delle nostre case e appartamenti, non in base a quanti rifiuti effettivamente “produciamo” o “differenziamo”.

Tassa su cui in passato anche gli stessi comuni non hanno operato in trasparenza “gonfiando” le bollette, tanto che il Ministero delle Finanze, lo scorso novembre, è dovuto intervenire con un’apposita circolare, anche per fornire ai cittadini gli estremi per il rimborsi dovuti per costi addebitati ingiustamente.
Adesione volontaria

In realtà, ad oggi, non c’è ancora un obbligo per i comuni per aderire alla tariffazione puntuale. Anche se con legge 47/13 (articolo 1, comma 639), che ha istituito la TARI, il comma 652 dell’articolo 1 prevede che, “in alternativa ai criteri del metodo normalizzato, e comunque nel rispetto del principio “chi inquina paga”, il Comune “può commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti”.

Il decreto attuativo per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico, è arrivato, però, solo il 20 aprile 2017, pertanto tutti i comuni che nel frattempo hanno iniziato ad utilizzare il sistema lo hanno fatto in modo “volontario”.
Rifiuti che pesano in bolletta

Resta il fatto che sul campione di 2.988 comuni (il 37,4% dei comuni italiani) per 35.122.966 abitanti (il 58% della popolazione), analizzando i Piani Finanziari presentati sulla gestione TARI, Ispra ha calcolato che nel 2016 sono stati spesi mediamente, appunto, 218,3 euro procapite Mediamente 60 euro per ogni cittadino, ogni anno, in più.

Un censimento esteso, anche se non completo, che in ogni caso, ci fa riflettere, soprattutto controllando le nostre bollette. Ad oggi, infatti, “non v’è certezza”. Occorre ricordare il monitoraggio dell’Osservatorio Prezzi di Cittadinanza Attiva che a novembre 2017 ha realizzato una classifica delle dieci città più care e quelle dove la gestione dei rifiuti costa meno.

Secondo l’associazione di tutela dei cittadini-consumatori, nel corso del 2017, una famiglia media italiana ha pagato 300 euro. Confrontando i singoli capoluoghi di provincia, Belluno (con tariffazione puntuale) si conferma la città più economica (149 euro all’anno), mentre a Cagliari spetta il primato di più costosa (549 euro). La Campania è la regione più cara (418 euro annui), il Trentino Alto Adige quella più economica (197 euro).
Un business nelle mani di pochi

Ma chi gestisce i nostri rifiuti? Intanto gestirli male costa di più, alla collettività. Lo ribadisce anche il Green Book dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, pubblicato lo scorso 3 maggio. Sono 575 gestori di rifiuti individuati in tutta Italia, che forniscono ai nostri 7.954 comuni, i servizi di igiene urbana.

Un settore che ha registrato oltre 12 miliardi di fatturato solo nel 2016, il cui 75% delle aziende è rappresentato da monoutility legate al settore ambiente, mentre il restante 25% da aziende multiutility. Ma se gli operatori di piccole dimensioni rappresentano il 55% del totale, costituiscono solo il 10% del fatturato nazionale. Il 37% del fatturato di settore è generato, infatti, dal 3% di operatori con un volume d’affari superiore ai 100 milioni di euro. E dal punto di vista dell’assetto proprietario solo il 34% delle aziende ha natura completamente privata: il 66% risulta partecipato dal pubblico.

Numeri che, quindi, ci riguardano da vicino: proprio il 30 maggio Istat ha annunciato l’aumento dell’indice dei costi di gestione e di produzione dei rifiuti, nazionali, con riferimento all’acquisto di beni e servizi, al costo del personale dipendente e al costo d’uso del capitale, pari al 16,3%.
Verso un sistema meno costoso

Ma a chi spetta spingere verso il sistema di tariffazione puntuale, meno oneroso per il nostro portafogli e per l’ambiente? Un primo passo sembra arrivare dall’attribuzione di nuovi poteri di controllo, anche sanzionatori, all’Autorità di regolazione per energia e reti e ambiente(Arera) che, come previsto dalla legge di stabilità 2018, dovrà definire “un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”, che dovrà verificare “gli obiettivi economico-finanziari dei soggetti esercenti il servizio con gli obiettivi generali di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse“.

L’’Autorità è già al lavoro. Lo scorso 5 aprile ha avviato un’indagine per l’adozione di provvedimenti di regolazione tariffari per tutto il ciclo dei rifiuti, differenziati, assimilati e urbani. Un lavoro imponente, ma che si rende necessario. Ora più che mai, per risparmiare, i nostri soldi e quelli pubblici.

fonte: www.valori.it

Vuoto a rendere per le bottiglie in PET: un’altra occasione persa per l’Italia? E intanto gli Alpini invadono Trento con un mare di plastica




















La grave situazione ambientale che deriva dai rifiuti di plastica è un problema su cui è puntata l’attenzione dei Paesi di tutto il mondo. Anche Il Fatto Alimentare ha trattato il tema più volte, in particolare sostenendo le campagne che promuovono il consumo dell’acqua di rubinetto invece di quella in bottiglia. In questi giorni abbiamo assistito a diverse iniziative virtuose: dal primo maggio 2018 le Isole Tremiti hanno bandito la plastica, sostituita da contenitori biodegradabili, in attesa di eliminare anche le bottiglie in pet e i contenitori di polistirolo. Il governo britannico invece si è dichiarato contrario alle cannucce monouso utilizzate per le bevande, ai bastoncini inseriti dai barman nei cocktail e ai cotton fioc.
Ma è in arrivo un’altra novità positiva: in Italia sta per tornare il vuoto a rendere per le bottiglie di pet utilizzate soprattutto per le acque minerali, il latte e altri liquidi alimentari. A parlarne è un articolo di Valori, a firma di Emanuele Isonio, che spiega come “dopo due anni dalla richiesta, il Ministero dell’Ambiente ha emanato il decreto che autorizza le attività del consorzio Coripet, il progetto presentato nella primavera 2016 da sei dei più importanti produttori di acque minerali e dai riciclatori. Il via libera ministeriale permetterà di gestire in modo autonomo le bottiglie in PET”. Queste si potranno ancora buttare nella frazione differenziata della spazzatura domestica, “ma – continua Isonio – verrà introdotto un “premio” per i cittadini che decideranno di inserirle in appositi macchinari eco-compattatori che saranno installati nei supermercati” in cambio di un piccolo sconto sulla spesa effettuata.
Si tratta di un’iniziativa lodevole, che rischia però di essere uno specchietto per le allodole nella lotta all’inquinamento. Il sistema del vuoto a rendere funziona se, oltre buona volontà, i consumatori possono effettivamente recuperare qualche euro sulla spesa. In Italia, per ogni bottiglia riportata, verrà riconosciuto un importo di 1,5 centesimi, meno del prezzo delle buste compostabili dell’ortofrutta che tanto scalpore hanno generato in questi mesi. In Germania il sistema è attivo da diversi anni, ma con una differenza fondamentale: per ogni bottiglia il cliente riceve un buono di circa 15 centesimi (l’importo varia a seconda del materiale e del formato dai 2 ai 25 centesimi, vedi sito).
Facciamo un esempio: il cittadino tedesco virtuoso che invece di buttare una decina di bottiglie nella spazzatura le porta al supermercato, riceve un buono sconto di 1,5 euro. La medesima procedura fatta in Italia frutterà a uno sconto di 15 centesimi! Quando l’italiano virtuoso vedrà quei 15 centesimi sottratti all’importo della spesa sullo scontrino, forse gli verrà in mente la tassa annuale sulla spazzatura e si domanderà se anche da quei 2/300 euro potrà detrarre i meritati 15 centesimi…










Riciclare è encomiabile e necessario, ma per evitare di essere sommersi dalla plastica la soluzione più logica è, da parte delle aziende, diminuire il packaging, e per i consumatori privilegiare alimenti sfusi o evitare acquisti inutili, come ad esempio l’acqua in bottiglia, scegliendo di bere quella del rubinetto o delle casette dei Comuni.
Sia le aziende sia i singoli cittadini hanno ampio margine di azione per ridurre la quantità di rifiuti e queste iniziative lo dimostrano, ma c’è un altro attore che dovrebbe promuovere le “buone pratiche”: l’amministrazione pubblica.
In molte fiere di carattere gastronomico o alimentare che si tengono a Milano e Torino, oramai è prassi l’impiego di stoviglie monouso realizzate con materiale compostabile e biodegradabile, purtroppo non è sempre così.
Come nel caso della 91° Adunata Nazionale degli Alpini che si è tenuta a Trento il 11, 12 e 13 maggio. Oltre 600.000 visitatori, eppure il Comune di Trento non ha ritenuto necessario inserire nella convenzione stipulata con il Comitato organizzatore, l’obbligo all’uso di stoviglie compostabili. Un’occasione persa la piccola città ma colta al volo da Pro.Mo – Gruppo Produttori Stoviglie Monouso in Plastica – che pubblicizza la collaborazione con l’Adunata come una festa all’insegna della “sostenibilità globale, grazie alla fornitura di stoviglie monouso in polipropilene”. E per la pace degli ambientalisti scettici si precisa che “a fine evento i prodotti saranno riciclati e trasformati in nuovi oggetti: un perfetto esempio di economia circolare a salvaguardia dell’ambiente”. A coronare l’intera faccenda l’immagine pubblicitaria pregna di significato: piatto e bicchiere di plastica, cappello da alpino e sullo sfondo le Dolomiti (Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2009).







Scegliere l’opzione più ecologica era possibile, come dimostrano da anni gli organizzatori di “Fa’ la cosa giusta”, la Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Quest’anno ha raggiunto 91mila visitatori a Milano, e da regolamento vieta l’utilizzo della plastica a tutti gli espositori. Durante l’esposizione si possono utilizzare esclusivamente piatti e bicchieri lavabili o al 100% biodegradabili e compostabili.
fonte: www.ilfattoalimentare.it

Trentino: al via gli incentivi per la mobilità elettrica

Adottato il Piano Provinciale per la mobilità elettrica con incentivi e contributi. Nel 2025 previsti 2500 punti di ricarica per le auto elettriche sul territorio


















Il Trentino mantiene le promesse fatte sull’e-mobility. La Giunta ha approvato, in via preliminare, il Piano Provinciale per la mobilità elettrica (PPME), ricco pacchetto di misure stilate per ridurre inquinanti ed emissioni  legati al settore dei trasporti. “Il Piano – spiega l’assessore alle infrastrutture e all’ambiente Mauro Gilmozzi – si muove, lungo un orizzonte temporale di 10 anni, nella direzione di un Trentino Zero Emission”. I primi passi concreti in questo senso la Provincia li aveva già compiuti con una serie di iniziative intraprese negli anni passati, come l’accordo firmato con il consorzio dei Comuni trentini dedicato alla conversione elettrica dei trasporti e alla rete di ricarica dei veicoli su aree pubbliche.

Il nuovo PPME rilancia con uno sguardo al futuro a medio termine, mettendo in campo anche incentivi e contributi. Tra le priorità del piano, lo sviluppo della rete infrastrutturale di ricarica su tutto il territorio “favorendo la facilità di accesso con sistemi di pagamento aperti e garantendo uniformità nella distribuzione su tutto il bacino provinciale”. Il numero di colonnine di ricarica dovrebbe passare dalle attuali 65 a quasi 400 per a fine del 2018 puntando a 2.500 unità per il 2025. Il piano prevede anche l’implementazione e potenziamento delle stazioni di bike sharing elettrico del numero delle cosiddette “wallbox”, ovvero ricariche elettriche domestiche, che avranno un costo dell’energia agevolato.


Sono previsti inoltre  contributi pubblici per l’acquisto di veicoli elettrici, ai quali si ipotizza l’aggiunta di un ulteriore incentivo da configurarsi come sconto da parte dei concessionari coi quali la Provincia si è proposta di stipulare a breve delle convenzioni, che porteranno ad un incremento dagli attuali 1000 veicoli elettrici immatricolati in Trentino a fine 2016 a oltre 11 mila: uno ogni 45 abitanti. Esenzione dal pagamento della tassa proprietà per cinque anni e poi riduzione del 75% per i successivi. Altri incentivi economici, che portano a poco meno di 21 milioni di euro l’ammontare complessivo delle risorse pubbliche che si andranno ad investire, riguardano l’acquisto delle bici e scooter elettrici.

fonte: www.rinnovabili.it

Riqualificazione energetica in edilizia, le agevolazioni di Trento e Bolzano

Anche per il 2017 le Province autonome di Trento e Bolzano supportano i cittadini che decidono di ristrutturare le proprie abitazioni. I dettagli delle due agevolazioni e le tempistiche per inviare le domande di accesso alla facilitazione.

















Anche per il 2017 le Province autonome di Trento e Bolzano supportano i cittadini che decidono di ristrutturare le proprie abitazioni.
Bolzano
La Giunta di Bolzano anticiperà il bonus fiscale per le ristrutturazioni edilizie sulla prima casa effettuate nell’anno in corso.
“Questo tipo di finanziamento anticipato ha avuto un’ottima risonanza nella popolazione negli ultimi tre anni e ha contributo ad un rilancio dell’economia locale”, sottolinea il presidente Arno Kompatscher. È stato quindi confermato dalla Provincia anche per i lavori che saranno eseguiti quest’anno, considerato che la Legge di stabilità 2016 dello Stato ha esteso l’applicazione delle detrazioni fiscali sui recuperi edilizi privati anche al 2017″.
Ai 40 milioni di euro messi complessivamente a disposizione nei primi tre anni dalla Provincia per le domande di bonus fiscale si aggiungono ora altri 12 milioni per il 2017. “Questa misura offre un aiuto concreto e immediato ai cittadini che intendono risanare la prima casa e contribuisce a sostenere le piccole e medie imprese del settore edilizio”, aggiunge l’assessore all’edilizia e ai lavori pubblici Christian Tommasini.
Il finanziamento provinciale viene concesso sulla base di una dichiarazione del direttore dei lavori, resa sotto la propria responsabilità, che attesta tipologia e spesa degli interventi di ristrutturazione eseguiti o da eseguire.
La liquidazione del finanziamento è subordinata alla presentazione della dichiarazione dei redditi comprovante l’ammontare delle detrazioni fiscali richieste e la sottoscrizione di un contratto di mutuo decennale senza interessi.
A fronte del mutuo la Provincia può anticipare le detrazioni fiscali previste dalla normativa statale (rimborso decennale, sottoforma di detrazione fiscale dalla dichiarazione dei redditi, pari al 50% dei costi sostenuti).
Le domande per ottenere l’anticipo del bonus fiscale sulle ristrutturazioni edilizie vanno presentate entro il 30 giugno 2018 agli uffici della Ripartizione edilizia abitativa della Provincia.
Il finanziamento dell’anticipo del bonus fiscale con mutuo a tasso zero, ricorda Tommasini, rientra nel pacchetto di misure che Provincia e Stato hanno messo in campo a sostegno delle ristrutturazioni in edilizia: accanto al bonus statale del 50%, ci sono il contributo provinciale a fondo perduto per le ristrutturazioni e il modello del Risparmio casa (“Bausparen”).
Trento
È invece attivo dal 18 aprile il bando della Provincia autonoma di Trento, che assume a proprio carico gli oneri degli interessi derivanti dall’anticipazione delle detrazioni d’imposta, previste dalle disposizioni statali, per le spese relative agli interventi di recupero edilizio e di riqualificazione energetica.
Fra le novità del bando 2017 la decisione di estendere sia la tipologia delle unità immobiliari destinatarie degli interventi, sia i soggetti che possono presentare la domanda di contributo.
In particolare, con riferimento alle categorie catastali, si è estesa l’ammissibilità anche agli interventi di recupero e/o di riqualificazione energetica di unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/2 e C/6 per la trasformazione di questi fabbricati ad unità immobiliari ad uso abitativo. Inoltre si è estesa al coniuge e/o convivente, non proprietario, la possibilità di presentare la domanda congiuntamente al proprietario dell’unità immobiliare.
Le domande di contributo possono essere presentate fino al 30 novembre 2017 (si veda anche Detrazioni “ecobonus” per l’efficenza, anche nel 2017 Trento anticipa i soldi ai residenti).


fonte: http://www.qualenergia.it

Fare una società diversa

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La Provincia Autonoma di Trento, grazie ai suoi poteri speciali e ad una antica consuetudine in materia di solidarietà sociale (lo si è visto anche per gli aiuti ai terremotati nelle Marche e Lazio), è una delle prime istituzione italiane (assieme a Lazio ed Emilia Romagna) a varare una normativa che riconosce la specificità e favorisce la diffusione dell’economia solidale. Ma ci sono voluti ben sei anni per entrare nella fase operativa che prevede la iscrizione degli operatori nei tredici settori economici stabiliti dalla Legge Provinciale n.13 del 17 giugno 2010.
Un lungo lavoro svolto dal Tavolo provinciale istituito dalla legge (che si compone di undici membri di nomina mista, sei dei quali eletti dal mondo dell’associazionismo, delle imprese, delle aziende agricole, delle cooperative, e che si avvale di una segreteria tecnica, oltre che degli uffici provinciali) per stabilire con appositi disciplinari i requisiti di ingresso e i criteri di accreditamento. In pratica i 43 soggetti economici (imprese, cooperative, enti o altro) che fino ad oggi hanno passato l’esame si sono impegnati a svolgere la loro attività soddisfacendo a requisiti (codici etici di condotta e modalità organizzative interne) molto stringenti in materia di trasparenza informativa e gestionale, trattamento e formazione del personale, inserimenti lavorativi di persone che vivono forme di disagio, apertura al servizio civile europeo, chiusura dei cicli dell’energia e dei materiali impiegati nei cicli produttivi, eco-compatibilità e tracciabilità, governace e molto altro ancora declinato nei vari ambiti: prodotti agricoli e agroalimentari biologici e biodinamici; commercio equo e solidale; welfare di comunità; filiera corta e garanzia della qualità alimentare; edilizia sostenibile e bioedilizia; risparmio energetico ed energie rinnovabili; finanza etica; mobilità sostenibile; riuso e riciclo di materiali e beni; sistemi di scambio locale; software libero; turismo responsabile e sostenibile; consumo critico e gruppi di acquisto solidale.
Agli operatori viene richiesto molto di più della normale “responsabilità sociale di impresa” e dei certificati standard Iso 14.000, Ecolabel, Eco-bio. In particolare gli indirizzi della Provincia spingono gli operatori in direzione della creazione di associazioni di secondo grado per meglio rispondere ai sistemi territoriali locali, distretti e filiere di produzione.
Manuela e Mario sono i pilastri della segreteria tecnica. Hanno appena finito di organizzare a Trento la settimana dell’economia solidale. Una fucina di idee e progetti: corsi per i Gruppi di acquisto solidale, una filiera corta del grano, l’uso delle bici per le consegne delle merci dentro la città, corsi di formazione e conferenze sull’economia circolare, sull’ospitalità green e molto altro. Anche il Comune di Trento partecipa alla sfida dell’economia solidale. L’assessore comunale Roberto Stanchina elenca i progetti: un asilo “passivo” in bioedilizia, il mercato solidale del giovedì in Piazza Santa Maria Maggiore, le feste del riuso e del riciclo e consegne con cargobike.

Paolo Cacciari

fonte: http://comune-info.net

Trento, incentivi a sostenibilità e risparmio energetico

La giunta approva due delibere in materia di efficientamento energetico e apre il bando per i progetti di sviluppo sostenibile dell’ambiente


Trento, incentivi a sostenibilità e risparmio energetico

Tutela della biodiversità, turismo sostenibile, eco mobilità, ma anche efficientamento energetico e lotta aperta contro i cambiamenti climatici: la Provincia autonoma di Trento ha deciso di sposare una strategia di sviluppo decisamente verde. Le direttrici su cui il territorio si muoverà sono duplici: da una parte incentiverà i progetti finalizzati alla sostenibilità ambientale, dall’altro agevolerà tutti gli interventi dedicati al risparmio energetico.

Nel primo caso sarà un bando, promosso dal Servizio sviluppo sostenibile e aree protette della Provincia, a fare da collettore alle nuove proposte green. I 100.000 euro stanziati  (la percentuale di finanziamento per ciascun progetto è pari al 90% della spesa ritenuta ammissibile entri i 9.000 euro) saranno destinati nello specificoa iniziative, progetti e interventi culturali creativi e innovativi che rientrino negli ambiti della biodiversità, del turismo sostenibile, della mobilità sostenibile e dei cambiamenti climatici. Si potranno inoltre presentare “buone pratiche” finalizzate alla promozione dei modelli di consumo, degli stili di vita e dei sistemi di produzione in un’ottica di sostenibilità, che applicano tecniche, metodi e approcci adeguati ed efficaci sotto il profilo economico e all’avanguardia, tenendo conto del contesto specifico del progetto. Per aderirvi c’è tempo fino al 23 giugno.

Sul fronte del risparmio energetico, la provincia interviene invece con due delibere riguardanti le agevolazioni e gli incentivi a favore degli interventi di riqualificazione energetica di condomìni con almeno 5 unità abitative (disposti dall’assessore provinciale alle infrastrutture e all’ambiente Mauro Gilmozzi) e di ristrutturazione delle abitazioni private (di competenza dell’assessore provinciale all’urbanistica Carlo Daldoss). Per le prime sono messe a disposizione risorse per un milione di euro destinate a tre tipologie di agevolazioni:
  • la diagnosi energetica e la verifica dello stato di salute del condominio;
  • la progettazione e l’assistenza tecnica per la realizzazione degli interventi individuati nella diagnosi energetica e per i lavori da svolgere contestualmente;
  • l’assunzione di oneri degli interessi derivanti dalla sottoscrizione di mutui stipulati con istituti bancari convenzionati per le spese relative agli interventi.

La delibera a firma dell’assessore Daldoss, prevede invece che la Provincia assumerà a proprio carico gli oneri degli interessi derivanti dall’anticipazione delle detrazioni d’imposta, previste dalle disposizioni statali, per le spese relative agli interventi di ristrutturazione e di riqualificazione energetica, per coloro che realizzano interventi sulle case di abitazione. Per ulteriori dettagli consultare il sito della Provincia autonoma di Trento.
 
 
fonte: www.rinnovabili.it