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Rifiuti preziosi: tariffa puntuale e raccolta differenziata convengono

Nuovi dati dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) relativi a un campione di enti locali confermano il risparmio sui costi in tariffa grazie al metodo “paga in base a quanto butti”. E il sistema è più resiliente

©shutterstock.com/g/enkiphoto



In Val di Susa alcuni comuni stanno decidendo di passare alla tariffazione puntuale. È il caso di Avignana e Almese. Altri, come Sant’Antonino di Susa e Susa, l’hanno già fatto. Alessio Ciacci, presidente di Acsel Spa, l’azienda pubblica che si occupa dell’igiene urbana in 40 comuni della valle, li sta seguendo da vicino. Dal 2007 al 2013 Ciacci è stato assessore all’Ambiente a Capannori (Lucca), il primo in Italia ad avere adottato la strategia “Rifiuti zero”. Il Comune ha introdotto la tariffa puntuale nel 2013 con l’obiettivo di incrementare la differenziata e ridurre la produzione dei rifiuti. Ha raggiunto la più alta percentuale di raccolta differenziata tra le città toscane sopra i 15mila abitanti: secondo i dati certificati dalla Regione, è stata dell’86,6% nel 2016. La sua tariffa sui rifiuti inoltre è la più bassa della provincia: nel 2017 il costo per due persone in 70 metri quadrati con un numero minimo di ritiri è stato di 141 euro, mentre quello per quattro persone in 100 metri quadrati è stato di 242 euro (nel 2016 rispettivamente i costi erano 143 euro e 245 euro).

“Il vantaggio della tariffazione puntuale è poter educare l’utenza, come avviene per gli altri servizi a rete, come l’acqua o l’energia, in cui il cittadino è abituato a pagare in funzione dei consumi effettuati. In questo caso, si tratta di spingere il singolo a produrre meno rifiuti, soprattutto quelli non riciclabili, perché una parte variabile della tariffa è legata all’effettiva produzione annua del rifiuto. Il tutto attraverso un monitoraggio di rilevazione del sacco o del bidoncino del non riciclabile grazie a sistemi di radiofrequenza o di microchip che ne rilevano facilmente ogni ritiro effettuato dagli operatori”, spiega. “Sarebbe un errore però pensare che il sistema di tariffazione puntuale valga solo per i piccoli comuni. Milano ci sta lavorando”, afferma riferendosi alle trattative che Palazzo Marino sta portando avanti con l’Amsa. “Non ho dubbi sul fatto che potrebbe arrivare anche a Roma. Sarebbe necessario un passaggio preliminare: trasformare il sistema di raccolta nei cassonetti con quello a raccolta domiciliare che responsabilizza l’utente e migliora le percentuali di raccolta differenziata. Quando il sistema è consolidato, possono volerci un paio di anni, si può passare alla tariffazione puntuale”, conclude.


40 i comuni in Val Susa dove opera l’azienda pubblica di igiene urbana Acsel. Il presidente è Alessio Ciacci, già assessore all’Ambiente di Capannori (LU), il primo comune italiano ad aver adottato la strategia “Rifiuti zero”

Le prime esperienze di tariffa “a consumo” sono partite a metà anni 90 in provincia di Bolzano. “Negli ultimi anni il trend di chi passa alla tariffazione puntuale è cresciuto, in particolare nelle Regioni del Nord”, spiega Lucia Muto, ricercatrice preso l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra). Nell’ultimo rapporto dedicato alla produzione di rifiuti urbani (RU), che ha coinvolto 7.954 comuni italiani, l’Istituto ha dedicato un’ampia analisi ai dati economici derivanti dal sistema di tariffazione puntuale e da quello a Tari “normalizzata”. In particolare, Ispra ha condotto uno studio su un campione di 593 Comuni, per una popolazione di ben quattro milioni di abitanti, che seguono il principio del Pay as you throw: paga in base a quanto butti. Anche se i dati non sono esaustivi perché non si riferiscono a tutti i Comuni che applicano la tariffa puntuale (dato ignoto) ma solo a chi ha risposto al questionario di indagine elaborato da Ispra, il rapporto ha evidenziato che nei Comuni a tariffazione puntuale il costo totale medio pro-capite a carico del cittadino è stato inferiore rispetto a quelli a Tari “tradizionale”. Nel primo caso, nel 2018 il costo totale medio pro-capite si è attestato a 157,79 euro; nel secondo il dato medio nazionale è stato di 173,92 euro per abitante. Quasi 20 euro. Il campione di indagine è stato elaborato suddividendo i comuni per classi di popolazione (dai casi inferiori ai 5mila abitanti e ai superiori i 150mila). Nei centri tra i 5.001 e i 10mila abitanti con Tari normalizzata il costo medio per abitante è stato di 134,77 euro: nella stessa fascia ma con tariffazione puntuale si scende a 95,58 euro. “Sul costo medio pro capite incidono anche i ricavi derivanti dalla vendita di materiali, provenienti dalla raccolta urbana, che trovano una effettiva destinazione nella filiera del recupero e del riciclo”, spiega Muto ricordando come in Italia nel 2018 siano stati prodotti 30,2 milioni di 
tonnellate di RU.



I Costi medi per abitante nei comuni italiani che hanno applicato la tariffa puntuale nel 2018. Il campione analizzato dall’Ispra è di 593 enti locali per ben quattro milioni di residenti

Oltre alla tariffa puntuale, Ispra ribadisce la centralità della differenziata. Secondo il professor Enzo Favoino, tecnico e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza, centro studi che ricopre un ruolo di primo piano per lo sviluppo e il rafforzamento di pratiche di raccolta differenziata, riciclaggio, compostaggio e riduzione dei rifiuti, il rapporto consente di scardinare la credenza che la differenziata, anche se è utile, abbia costi elevati. “In realtà aiuta a risparmiare. Si tratta del meccanismo che gli economisti definiscono internalizzazione delle esternalità ambientali: se non agli inizi, la differenziata fa risparmiare rispetto alla situazione che si verrebbe a creare in sua assenza perché i costi dello smaltimento in discarica sono elevati, anche grazie alle direttive europee che stabiliscono l’obbligo di pretrattamento del rifiuto solido”, spiega. “Le zone con più raccolta differenziata sono quelle dove i costi sono minori perché il sistema diventa più resiliente rispetto all’aumento dei costi di smaltimento finale. L’incidenza del costo finale è marginalizzata”, conclude.


“La differenziata fa risparmiare rispetto alla situazione che si verrebbe a creare in sua assenza anche perché i costi dello smaltimento in discarica sono elevati” – Enzo Favoino

È il caso di Trento dove, secondo i dati Ispra, nel 2018 il dato medio ottenuto con il Pay as you throw è stato di 153,67 euro annui con un livello di differenziata pari all’81,5%. O la provincia di Treviso, dove la differenziata si è attestata all’87,3%. Insieme a quella di altri 48 comuni, la gestione dell’igiene urbana di Treviso è organizzata dal Consorzio Contarina che si occupa della raccolta porta a porta, trattamento e recupero dei rifiuti. La società è a completa partecipazione pubblica, diretta e coordinata dal Consiglio di Bacino Priula, il più ampio e popoloso bacino di Comuni con tariffazione puntuale in Italia. “La tariffa è composta da una parte fissa annuale, che copre i costi generali del servizio e attività come la pulizia delle strade e del territorio, e da una variabile che copre i costi di raccolta e il loro trattamento. La prima è calcolata in base al numero di componenti del nucleo familiare; la seconda in base al numero di svuotamenti del contenitore del secco non riciclabile”, spiega Paolo Contò, il direttore del Consiglio di Bacino Priula. Per esempio, secondo le tariffe che il Consorzio nel 2018 ha applicato su un totale di quasi 554mila abitanti, la quota fissa per una famiglia mono-nucleare è di 78,66 euro annui, 93,67 euro per due persone fino ad arrivare a 107,56 euro per una famiglia composta da cinque membri. “La tariffazione puntuale responsabilizza l’utente perché è legato alle sue scelte. Un circolo virtuoso: hai meno rifiuti, hai meno costi nella gestione e meno sforzo di raccolta”, spiega. È d’accordo Franco Bonesso, assessore all’Ambiente di Trevignano: “I cittadini la percepiscono come un dovere civico”. Nel 2018, secondo i dati Ispra, nel Bacino Priula la produzione di rifiuto secco residuo indifferenziato è stata di soli 57 chilogrammi per abitante per anno.


87,3 la percentuale della raccolta differenziata raggiunta dalla provincia di Treviso nel 2018

Parma, con 194.471 abitanti, è il comune più grande in Italia ad applicare la tariffa a consumo. L’ha introdotta nel 2015 ma prima aveva già avviato un sistema di raccolta porta a porta, muovendosi da alcuni quartieri residenziali e poi allargandosi al resto della città. “Questo passaggio preliminare ha sensibilizzato il cittadino, agendo sui suoi comportamenti. Solo dopo abbiamo introdotto la tariffa a consumo, una forma di incentivo economico”, spiega l’assessora alle Politiche di sostenibilità ambientale Tiziana Benassi. “I risultati sono stati molto buoni perché in cinque anni abbiamo aumentato la raccolta differenziata che è passata dal 46% al 80% nel 2017”. A Parma, secondo i dati del Comune, tra il 2015 e il 2017 la Tari domestica è diminuita del 6% passando da 257,8 euro a 242,40 euro. Inoltre, ci sono incentivi (meno 20% sulla quota variabile della Tari) per chi pratica il compostaggio domestico e per chi porta i rifiuti indifferenziati nei centri di raccolta. “La tariffa puntuale inserisce in un percorso virtuoso perché permette anche di diminuire la quantità di rifiuto indifferenziato che finisce in discarica. A Parma la riduzione è stata del 64%”. Aiuta a chiudere il cerchio.

fonte: https://altreconomia.it


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Rifiuti: meno ne produci, meno paghi

Si chiama Pay-As-You-Throw: si paga in base ai rifiuti effettivamente prodotti. Accade a Trento dove smaltire i rifiuti costa il 31% in meno della media nazionale





















Dove si ricicla di più e si producono meno rifiuti, i cittadini pagano meno. E risparmiano pure i comuni. Come a Trento dove il costo pro capite per lo smaltimento dei rifiuti, con il 78,9% di riciclo, è di soli 152 euro per abitante, contro un costo totale medio pro-capite annuo pari a 218,31 euro per abitante.
Pago per quello (i rifiuti) che produco

Sembrerebbe lapalissiano, in realtà non lo è. Trento fa parte di una ristretta cerchia di comuni italiani, che hanno applicato la tariffa puntuale, cioè quella correlata all’effettiva produzione di rifiuti per famiglia, riuscendo così a far “spendere” meno ai propri cittadini e contenendo i costi di gestione del servizio. Risparmi che si rivelano un vero e proprio investimento non solo per le nostre tasche, ma per l’ambiente e per la nostra salute, ancor più nell’ottica dell’ormai indispensabile economia circolare.
La non trasparenza della TARI

Il dato proviene dallo studio condotto da Ispra sui 223 comuni, pari a 1.860.847 cittadini interessati, che applicano appunto il regime denominato Pay-As-You-Throw, determinato cioè da quanti rifiuti effettivamente produciamo, che ha mostrato che, in generale, i comuni con la tariffazione puntuale presentano un costo totale medio pro-capite inferiore a quelli che utilizzano la cosiddetta “Tari Normalizzata” cioè la “Tassa Rifiuti”. TARI che resta un vero e proprio tributo, applicato al “possesso o alla detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani”, in parole povere alla superficie delle nostre case e appartamenti, non in base a quanti rifiuti effettivamente “produciamo” o “differenziamo”.

Tassa su cui in passato anche gli stessi comuni non hanno operato in trasparenza “gonfiando” le bollette, tanto che il Ministero delle Finanze, lo scorso novembre, è dovuto intervenire con un’apposita circolare, anche per fornire ai cittadini gli estremi per il rimborsi dovuti per costi addebitati ingiustamente.
Adesione volontaria

In realtà, ad oggi, non c’è ancora un obbligo per i comuni per aderire alla tariffazione puntuale. Anche se con legge 47/13 (articolo 1, comma 639), che ha istituito la TARI, il comma 652 dell’articolo 1 prevede che, “in alternativa ai criteri del metodo normalizzato, e comunque nel rispetto del principio “chi inquina paga”, il Comune “può commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti”.

Il decreto attuativo per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico, è arrivato, però, solo il 20 aprile 2017, pertanto tutti i comuni che nel frattempo hanno iniziato ad utilizzare il sistema lo hanno fatto in modo “volontario”.
Rifiuti che pesano in bolletta

Resta il fatto che sul campione di 2.988 comuni (il 37,4% dei comuni italiani) per 35.122.966 abitanti (il 58% della popolazione), analizzando i Piani Finanziari presentati sulla gestione TARI, Ispra ha calcolato che nel 2016 sono stati spesi mediamente, appunto, 218,3 euro procapite Mediamente 60 euro per ogni cittadino, ogni anno, in più.

Un censimento esteso, anche se non completo, che in ogni caso, ci fa riflettere, soprattutto controllando le nostre bollette. Ad oggi, infatti, “non v’è certezza”. Occorre ricordare il monitoraggio dell’Osservatorio Prezzi di Cittadinanza Attiva che a novembre 2017 ha realizzato una classifica delle dieci città più care e quelle dove la gestione dei rifiuti costa meno.

Secondo l’associazione di tutela dei cittadini-consumatori, nel corso del 2017, una famiglia media italiana ha pagato 300 euro. Confrontando i singoli capoluoghi di provincia, Belluno (con tariffazione puntuale) si conferma la città più economica (149 euro all’anno), mentre a Cagliari spetta il primato di più costosa (549 euro). La Campania è la regione più cara (418 euro annui), il Trentino Alto Adige quella più economica (197 euro).
Un business nelle mani di pochi

Ma chi gestisce i nostri rifiuti? Intanto gestirli male costa di più, alla collettività. Lo ribadisce anche il Green Book dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, pubblicato lo scorso 3 maggio. Sono 575 gestori di rifiuti individuati in tutta Italia, che forniscono ai nostri 7.954 comuni, i servizi di igiene urbana.

Un settore che ha registrato oltre 12 miliardi di fatturato solo nel 2016, il cui 75% delle aziende è rappresentato da monoutility legate al settore ambiente, mentre il restante 25% da aziende multiutility. Ma se gli operatori di piccole dimensioni rappresentano il 55% del totale, costituiscono solo il 10% del fatturato nazionale. Il 37% del fatturato di settore è generato, infatti, dal 3% di operatori con un volume d’affari superiore ai 100 milioni di euro. E dal punto di vista dell’assetto proprietario solo il 34% delle aziende ha natura completamente privata: il 66% risulta partecipato dal pubblico.

Numeri che, quindi, ci riguardano da vicino: proprio il 30 maggio Istat ha annunciato l’aumento dell’indice dei costi di gestione e di produzione dei rifiuti, nazionali, con riferimento all’acquisto di beni e servizi, al costo del personale dipendente e al costo d’uso del capitale, pari al 16,3%.
Verso un sistema meno costoso

Ma a chi spetta spingere verso il sistema di tariffazione puntuale, meno oneroso per il nostro portafogli e per l’ambiente? Un primo passo sembra arrivare dall’attribuzione di nuovi poteri di controllo, anche sanzionatori, all’Autorità di regolazione per energia e reti e ambiente(Arera) che, come previsto dalla legge di stabilità 2018, dovrà definire “un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”, che dovrà verificare “gli obiettivi economico-finanziari dei soggetti esercenti il servizio con gli obiettivi generali di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse“.

L’’Autorità è già al lavoro. Lo scorso 5 aprile ha avviato un’indagine per l’adozione di provvedimenti di regolazione tariffari per tutto il ciclo dei rifiuti, differenziati, assimilati e urbani. Un lavoro imponente, ma che si rende necessario. Ora più che mai, per risparmiare, i nostri soldi e quelli pubblici.

fonte: www.valori.it

Alea, il dado è tratto: finisce l'epoca Hera, si pagherà per quanti rifiuti si producono

Alea, il dado è tratto: finisce l'epoca Hera, si pagherà per quanti rifiuti si producono
La più grossa novità sarà l’introduzione – a partire del 1° gennaio 2019 – della tariffa puntuale secondo il principio “Paga quanto produci” 

















Alea, il dado è tratto: finisce l'epoca Hera, si pagherà per quanti rifiuti si producono

Se la celebre frase di Giulio Cesare che varcava il Rubicone “Alea iacta est” (“Il dado è tratto”) è all'origine del nome di 'Alea ambiente', oggi è proprio il caso di usare quest'espressione per indicare la rivoluzione copernicana che dal 1 gennaio entra nel vivo, dopo anni di discussioni e gestazioni, per quanto riguarda il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti nel Forlivese. L'elemento più significativo è che non ci sarà più Hera a gestire il servizio, l'holding pubblico-privata quotata in Borsa che è nata esattamente 15 anni fa dalla fusione delle ex municipalizzate dei servizi da Modena, Bologna e la Romagna, compresa Forlì stessa, che resta azionista.

Hera resta nella gestione dell'inceneritore

Forlì e 12 Comuni del suo territorio hanno deciso di tornare all'antico, con una società completamente pubblica. “Municipalizzata” è un termine che non va più di moda, e si dice “società in house”, ma poco cambia. Il 31 dicembre sarà l'ultimo giorno del servizio affidato ad Hera, mentre dal 1 gennaio a gestire la raccolta dei rifiuti e le relative bollette sarà 'Alea', un nome che presto entrerà nell'uso comune dei forlivesi. Hera, tuttavia, resta per gli altri servizi che eroga come acqua, luce e gas, ma anche come “fornitore” di Alea, principalmente come proprietaria dell'inceneritore di via Grigioni a cui continueranno a pervenire i rifiuti urbani indifferenziati del territorio. Mentre prima Hera raccoglieva e “bruciava” sotto le medesime insegne, ora il passaggio dei rifiuti all'inceneritore è normato da un contratto, siglato a dicembre, tra Alea ed Hera. “Un rapporto obbligato, previsto dalla legge, contrattualizzato e con tariffe decise dall'autorità regionale”, precisa Paolo Contò, amministratore unico di Alea Ambiente.

Obiettivo: pagare per i rifiuti che si producono

E’ stata presentata giovedì la società dei 13 comuni della Romagna Forlivese (Bertinoro, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Civitella di Romagna, Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Galeata, Meldola, Modigliana, Portico e San Benedetto, Predappio, Rocca San Casciano e Tredozio), che dal 1° gennaio 2018 si occuperà della gestione dei rifiuti, in base ad un sistema integrato, dove il rifiuto viene considerato dalla produzione, alla raccolta, al trattamento e recupero. La più grossa novità sarà l’introduzione – a partire del 1° gennaio 2019 – della tariffa puntuale secondo il principio “Paga quanto produci”. Per riuscire a raggiungere quest'obiettivo nel corso del 2018 Alea investirà le sue risorse per riuscire a tracciare quanto più individualmente possibile i conferimenti di ogni singola utenza.

Inaugurata la sede

E' stato aperto anche il primo Punto Alea situato in via Golfarelli 123 a Forlì, subito dopo la rotonda con via Enrico Mattei che porta in tangenziale: si tratta di un luogo di incontro tra azienda e cittadini, dove sarà possibile ricevere tutte le informazioni necessarie inerenti le nuove modalità di raccolta ed espletare le pratiche relative al contratto per la gestione dei rifiuti. Una sala è già stata attrezzata come front office. Qui bisognerà venire, dal 1 gennaio, per tutte le problematiche connesse ai rifiuti e alla 'Tari', la tassa che per tutto il 2018, anno di transizione, resterà con le medesime modalità, se non per il fatto che a Forlì e Forlimpopoli la bollettazione sarà gestita direttamente da Alea e non più affidata ad Hera. La sede operativa dei mezzi invece sarà in via Budrione, nell'area industriale inizialmente destinata alla Querzoli-Ferretti tra Villa Selva e la via Emilia. Entrambe le sedi sono in affitto, ma in futuro si conta di utilizzare dei locali di proprietà pubblica che saranno individuati.

La carta d'identità di Alea Ambiente

La società è stata costituita il 6 giugno 2017 e a settembre ha ricevuto ufficialmente l’affidamento del servizio per la gestione dei rifiuti di 13 Comuni della Romagna Forlivese: un territorio di 1.014 km quadrati, con 183mila abitanti. Saranno oltre 86mila le utenze domestiche servite da Alea Ambiente e più di 11mila quelle non domestiche. Gli obiettivi della nuova società, entro un anno dall’avvio, sono ambiziosi: l'introduzione e gestione della raccolta differenziata porta a porta in tutto il territorio servito, il raggiungimento almeno del 74% di raccolta differenziata, la diminuzione del 22% del rifiuto totale prodotto, la diminuzione del 54% del rifiuto secco residuo prodotto (quello per l'inceneritore). La principale differenza con Hera? Contò la sintetizza nell'essere “una società organizzata industrialmente come una Spa ma con i cromosomi del servizio pubblico”. Alea, per statuto, non potrà fare utili e distribuire dividendi e questo la proietterà – è l'auspicio – in una logica di servizio, mettendo al primo posto riduzione dei costi al cittadino e qualità ambientale.
“Abbiamo messo su in pochi mesi una società pienamente operativa – commenta Contò -. In molti ci chiedevano se se l'avremmo fatta in così poco tempo. Ora possiamo dire di avercela fatta. Alea, anche grazie al supporto di 'Contarina', ha tutto il necessario per partire”. E sui rapporti con Hera, con cui si vocifera di frizioni per l'uscita del comparto rifiuti dalla multiutility, Contò è diplomatico: “Per noi è un importante vicino di casa e un buon fornitore”, mentre il sindaco Davide Drei ringrazia Hera per “aver facilitato e collaborato nei complessi passaggi della transizione”.

Cosa cambia dal 1 gennaio 

A partire dal 1° gennaio 2018 gli operatori di Alea Ambiente svolgeranno il regolare servizio di raccolta dei rifiuti, in continuità con quanto svolto dalla precedente gestione. Resterà, quindi, attiva la raccolta stradale, o il porta a porta dove presente; anche il sistema tributario resterà invariato.
A partire dalla primavera 2018 si tornerà ad estendere il 'porta a porta': inizierà gradualmente la consegna del materiale adeguato alla nuova modalità di raccolta dei rifiuti (contenitori, sacchetti e materiale informativo). Gli addetti alla distribuzione, muniti di tesserino di riconoscimento, consegneranno il materiale a domicilio a tutte le utenze; inoltre verranno organizzati degli incontri pubblici per illustrare alla cittadinanza il nuovo sistema. Nel corso del secondo semestre 2018, la nuova modalità di raccolta verrà introdotta gradualmente in tutti i 13 Comuni serviti da Alea e dal 1° gennaio 2019 su tutto il territorio sarà attivo il 'porta a porta' e verrà applicata la tariffa puntuale a tutte le utenze servite.
La raccolta domiciliare dei rifiuti viene integrata dai Centri di Raccolta diffusi sul territorio: spazi appositamente attrezzati per la raccolta di particolari rifiuti che, per dimensioni o tipologia, non possono essere gestiti con il porta a porta, come: inerti, ingombranti, apparecchi elettrici ed elettronici, rifiuti pericolosi, ecc. Vi possono accedere tutte le utenze servite da Alea Ambiente. Oltre al servizio ordinario, le utenze non domestiche con elevata produzione di rifiuti possono usufruire di un servizio di raccolta a chiamata, svolto in continuità con le modalità finora adottate.
Per il centro storico di Forlì sono previsti due servizi aggiuntivi, denominati EcoBus ed EcoStop, a supporto della normale raccolta porta a porta, svolti con automezzi itineranti e studiati per garantire un servizio capillare in tutte le aree più centrali della Città.

fonte: http://www.forlitoday.it





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La tassa rifiuti del 2018? Che paghi solo chi inquina












Ormai in tutti i Comuni d’Italia è scaduta l’ultima rata della tassa dei rifiuti, l’augurio è che sia l’ultima volta che paghiamo indipendentemente da quanti rifiuti produciamo. Pochi sanno, infatti, che l’Italia ha davanti a sé l’occasione di diventare la nazione migliore al mondo per raccolta differenziata.
Gli ultimi dati ci collocano con il 52% di raccolta differenziata tra i primi 10 nel mondo, ma se prendessimo il Nord Italia saremmo al64% più di Austria o Germania. Saremmo già i migliori del mondo, anche se molti comuni del Sud Italia hanno segnato dei veri e propri exploit.
La Provincia di Benevento ad esempio arriva al 71% e la Campania, ad esempio, con il suo 51,6% supera regioni come il Lazio, la Liguria, la Puglia o la Toscana, regioni frenate dalla politica delle discariche e degli inceneritori, che obbliga gli amministratori a rinunciare a riciclare i rifiuti per sfamare questi mega impianti.
Ed è proprio questo il punto di svolta, il fatto di essere partiti in ritardo con la costruzione degli inceneritori in confronto con i paesi dell’Europa Centrale, ci consente oggi di scegliere un futuro senza rifiuti, massimizzando il riciclo e il recupero di materie seconde, attraverso l’applicazione della tariffazione puntuale.
L’Europa ci considera, quindi, un’avanguardia attribuendoci addirittura un riconoscimento ufficiale, come capitato la scorsa settimana, quando sono stato a Vienna con Alessio Ciacci per ricevere il premio europeo “Innovazione nella politica”, proprio per la tariffazione puntuale e il percorso verso Rifiuti Zero intrapreso dal Comune di Capannori, di cui Alessio Ciacci, da assessore all’Ambiente, è stato principale artefice a partire dal 2012.
Tale riconoscimento mi obbliga quindi a specificare meglio in che cosa consiste la tariffazione puntuale, quali risultati stia apportando e quali prospettive potrebbe aprire rispetto allo sviluppo dell’economia circolare.
A Capannori sono stato il progettista tecnico insieme ad Attilio Tornavacca, abbiamo studiato le sperimentazioni avviate dagli anni 90, in Italia in Nord Est e all’estero in Germania, e sviluppato un piano che oggi è considerato una best practice internazionale. Da una parte i bidoni e i sacchi distribuiti alle utenze hanno un microchip collegato al codice fiscale, dall’altra i camion di piccola dimensione hanno dei sistemi di lettura a bordo che leggono ogni sacchetto di rifiuti indifferenziato.
È necessario ovviamente che sia una raccolta a porta a porta, evitando di mescolare i sacchetti nei cassonetti stradali, perché il sistema deve essere affidabile per la bollettazione dell’utente. Si misura il volume dei sacchetti in termini di litri, visto che non si può misurare il peso perché è difficile farlo con precisione e poi perché è corretto che si paghi ogni volta che si espone il sacchetto e si richiede il prelievo dell’operatore.
A un meccanismo tutto sommato semplice corrisponde però una vera e propria rivoluzione. Si paga quanto s’inquina: la terra se il sacchetto va in discarica, l’aria se va in inceneritore. Si stabilisce finalmente un contatore dei rifiuti, perché produrre rifiuti vuol dire consumare ambiente. È proprio un cambiamento di mentalità che serve a responsabilizzare le persone sulle conseguenze dei propri gesti. Ben presto il concetto viene assimilato alle altre utenze domestiche, prevedendo così un costo ogni volta che apro il rubinetto dell’acqua, accendo la caldaia a gas oppure utilizzo il servizio di raccolta dei rifiuti.
A volte mi è stato sottoposto il problema delle famiglie più numerose che ovviamente producono più rifiuti. In questi casi vale la pena considerare che la tariffa puntuale può prevedere una parte fissa e una parte variabile come capita in tutti i contesti in cui è stata applicata.
Parma, ad esempio, il 92% delle persone ha speso meno e solo un 8% ha visto aumentare la sua tariffa, in casi estremi di cinque volte. La cosa, però, non ha destabilizzato più di tanto, perché è come quando lasciamo accesa la luce tutto il giorno e la compagnia elettrica ci manda una bolletta più alta. Con la tariffazione puntuale si guadagna in consapevolezza, spesso in termini monetari, sempre come effetti sull’ambiente.
Dagli ultimi dati ufficiali a Capannori siamo all’86%, a Trento il 78%, a Parma e a Formia oltre il 70%: sono le città in cui ho contribuito personalmente alla progettazione tecnica del sistema di raccolta differenziata puntuale.
In questo momento, in cui non ci sono inceneritori in costruzione in Italia, anche se con il decreto Sblocca Italia si prevede un maggiore uso degli stessi, possiamo fare dell’Italia lo Stato mondiale del riciclo. Non dobbiamo sfamare a tutti i costi questi mega impianti e possiamo costruire velocemente un sistema nazionale di gestione dei rifiuti votato alla raccolta differenziata e alla tariffazione puntuale. Ne gioverebbe anche l’economia circolare perché ci consentirebbe di raggiungere posizioni d’avanguardia anche in questo settore, chiedendo alle aziende di sperimentare dei prodotti che possano essere riciclati totalmente proprio per non far crescere la tariffazione puntuale.
L’Italia così scoprirebbe una sua antica vocazione, visto che siamo un paese povero di materie prime e che dal 1200, ad esempio,ricicliamo la carta.
È l’augurio che faccio a tutti gli italiani invitandoli a chiedere agli amministratori locali di essere puntuali e di non ritardare neppure di un anno questa semplice rivoluzione.
Raphael Rossi
fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Il Governo studia nuovi incentivi all’economia circolare italiana

Vuoto a rendere, “pay-as-you-throw” e tassazione ambientale: il documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia” suggerisce le nuove leve per la transizione economica















Come supportare il nuovo modello di economia circolare italiana? Quali incentivi e strumenti fiscali mettere in campo per accelerare la transizione sia dal lato industriale che da quello dei consumatori? Queste alcune delle domande che si è posto il Governo e che ora rigira agli stessi italiani. Negli scorsi giorni infatti il Ministero dell’Ambiente ha aperto la consultazione sul documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, elaborato con cui si definisce il primo inquadramento generale dell’Italia in tema di circular economy.

“Obiettivo della consultazione online – spiegano i ministri dell’ambiente Gian Luca Galletti e dello sviluppo economico Carlo Calenda –è, raccogliere in piena trasparenza i contributi di tutti gli organi istituzionali competenti, le imprese, gli esperti e i cittadini che sono quotidianamente coinvolti sul tema dell’economia circolare al fine di arrivare alla elaborazione di un documento che sia il frutto di un processo condiviso e partecipato”.
Uno dei capitoli del documento è dedicato agli strumenti di natura economica adoperabili per favorire il passaggio al nuovo modello economico. “Le imprese  – si legge –  evidentemente rappresentano il principale attore potendo modificare i loro processi produttivi e prodotti in favore di una loro maggiore sostenibilità. Tuttavia, anche i consumatori sono protagonisti del cambiamento, dal momento che l’aumento della domanda di prodotti e servizi compatibili con l’ambiente è un ulteriore incentivo per le imprese a migliorare le proprie prestazioni ambientali”.

E se per i primi si prendono in considerazione incentivi che favorisca il riutilizzo di materie prime seconde, ecodesign e produzione sostenibile, per le famiglie italiane ci si focalizza soprattutto sulla fase di consumo.

Incentivi e leve fiscali per un’economia circolare italiana

Per i consumatori il documento propone di spostare il carico fiscale dal reddito ai consumi, creando tuttavia un differenziale di tassazione tra quelli “sostenibili” e “non sostenibili”, in base alle caratteristiche del prodotto e del processo produttivo, anche operando (ma non esclusivamente) sulle aliquote IVA. “Inoltre sarebbe opportuno favorire una più ampia diffusione di schemi pay-as-you-throw” che, laddove sono stati applicati, hanno dato ottimi risultati facendo lievitare i tassi di riciclo fino a sfiorare il 90% in alcuni comuni come nel caso emblematico di Treviso”. Tra le proposte anche quella di tornare a schemi di “vuoto a rendere”, come previsto in via sperimentale dall’art. 39 della Legge 28 Dicembre 2015, n. 221.

Per le imprese invece l’attenzione è tutta rivolta alle tecnologie di produzione e l’ipotesi al vaglio è quella di trasferire una parte del carico fiscale dal fattore lavoro a quello delle risorse naturali, “con la possibilità di ottenere un doppio dividendo, ovvero riduzione dell’impatto ambientale e miglioramento dell’efficienza economica”.


fonte: http://www.rinnovabili.it

Con il microchip la differenziata s'impenna: in città è ormai all'80 per cento

SEREGNO - Quando i cittadini e l'amministrazione comunale lavorano insieme, diventa tutto più facile: la raccolta differenziata in città, dopo l'introduzione del sacco blu con il microchip, è ormai all'80 per cento

















Ve le ricordate i sacchi dell'immondizia accatastati in strada e le polemiche? Tutto dimenticato, anche in brevissimo tempo: la città d Seregno è arrivata quasi di colpo all'80 per cento di raccolta differenziata. "Siamo il primo Comune in Lombardia - commenta con soddisfazione il sindaco Edoardo Mazza - per dimensioni e popolazione, che centra questo importante obiettivo".

"Quasi due mila persone – prosegue il sindaco - hanno partecipato agli incontri promossi a gennaio e febbraio per spiegare questa piccola “rivoluzione”, circa 20 mila cittadini sono andati al “punto Verde” per ritirare i sacchi, oltre due mila bidoni bianchi per la raccolta della carta sono stati distribuiti ai condomini".

Dallo scorso 13 febbraio sono andati in pensione i sacchi grigi e viola sostituiti dal sacco blu munito di microchip e dal sacco giallo. La tecnologa "Rfid", cioè l’assegnazione di un codice univoco personale, consente di "pesare" il rifiuto secco indifferenziato prodotto dalla singola utenza con l’obiettivo, in futuro, di applicare una tariffa puntuale più equa secondo il principio "meno inquini, meno paghi", migliorando nello stesso tempo la percentuale di raccolta differenziata.

Il sacco giallo, invece, è utilizzato per il conferimento di imballaggi in plastica e alluminio, mentre la carta e il cartone sono raccolti a parte. 

"Una maggiore raccolta differenziata e una diminuzione del rifiuto secco indifferenziato – spiega Edoardo Mazza – significano maggiori risorse dai Consorzi che si occupano del recupero e minori costi per sostenere lo smaltimento. L’obiettivo è applicare una tariffa puntuale più equa. Su questo stiamo lavorando e la strada, ormai, è segnata".

Il sindaco annuncia un’altra novità: "Nei prossimi mesi attiveremo la figura del Vigile ecologico che avrà il compito di individuare i responsabili di discariche abusive e di controllare il corretto conferimento dei rifiuti".

Nel frattempo Gelsia Ambiente ha comunicato la modifica dei giorni di raccolta in due aree della città, il centro e la zona ovest, per correggere alcune fasi del sistema di raccolta dei rifiuti. Le modifiche partiranno dopo Pasqua.

"Una decisione – spiega Marco Formenti, assessore alle Politiche ambientali - che nasce dal confronto, quasi quotidiano, che in questi due mesi abbiamo avuto con la società di gestione del servizio, con i cittadini, gli amministratori di condominio e i commercianti. Abbiamo ricevuto tutte le proposte utili per migliorare il servizio e, se possibile, le stiamo accogliendo". 

fonte: http://quibrianza.it

Rufina (FI): un anno di tariffazione puntuale e raccolta differenziata al 93,10%

Raccolte differenziate cresciute in un solo anno del 33% grazie all’impegno dei cittadini.












Rufina, un comune di 7.500 abitanti a 25 chilometri da Firenze, al centro della bassa Val di Sieve vicino alla confluenza con l’Arno, fa parte di nove comuni che hanno affidato la gestione delle raccolte differenziate ad A.E.R. SpA (Ambiente Energia Risorse) dall’anno 2000.
Da allora si sono sviluppate le raccolte differenziate nei vari comuni con sistemi differenti (stradale con calotta e porta a porta).
A Rufina dal 2016 è stata avviata la tariffazione puntuale sul sistema di raccolta domiciliare e a fine anno il risultato è stato del 93,10%.
L’impegno degli utenti, unito a strategie tecniche mirate hanno portato il comune della Valdisieve a raggiungere questo risultato importante.
Rufina dopo essere stata il comune capofila nella sperimentazione di raccolte rifiuti con il sistema porta a porta dal 2007, nel 2016 ha introdotto la “quota puntuale” della tassa del tipo “pay as you throw”, ovvero “paga per quello che butti” che rappresenta la strategia più equa per distribuire i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti tra i cittadini, come auspicato dalla normativa europea. L’implementazione del sistema porta a porta con questa tariffazione è mirata a disincentivare i comportamenti più dannosi, applicando tecniche che permettano di “misurare” la quantità dei rifiuti indifferenziati prodotti dal singolo utente e applicare costi proporzionati.
Nel corso del 2016, i circa 7.500 abitanti di Rufina hanno visto un’importante diminuzione dei rifiuti indifferenziati (oltre 1.020 ton. nel 2015 sono diventate 347 ton. a chiusura 2016, con una diminuzione del 60%) accompagnata da una crescita delle raccolte differenziate, passate da 1.760 ton. del 2015 a 2.400 ton. dello scorso anno, con una crescita del 36%. L’aumento generale è evidente anche nelle principali raccolte differenziate. I rifiuti organici sono cresciuti da 660 ton. nel 2015 a 900; la raccolta di imballaggi misti è passata da 410 ton. nel 2015 a 485 nel 2016; carta e cartone sono arrivate a 470 ton. dalle 350 del 2015.

fonte: https://www.raccoltedifferenziate.it