Rimandato il lancio della campagna di educazione ambientale nelle scuole del litorale romano, online il cartone animato dedicato alla Posidonia oceanica.
Da rifiuto maleodorante a risorsa naturale. Parliamo delle cosiddette banquette di Posidonia oceanica, spesso rimosse dalle spiagge per rendere i litorali più puliti. Una pratica comune ma scorretta, che può seriamente compromettere l’integrità delle coste, privare le spiagge della loro naturale protezione dalle mareggiate e sottrarre importanti nutrienti agli arenili. Oltre a portar via grandi quantità di sabbia ogni anno.
L’idea di spiaggia ecologica lanciata da Ispra è quella di un habitat dove la Posidonia non viene immediatamente rimossa, ma trattata in modi alternativi. Per questo è stata lanciata la campagna di sensibilizzazione indirizzata agli amministrazioni locali, gestori dei litorali, studenti e residenti. Con l’obiettivo di sensibilizzare all’adozione di un modello alternativo di gestione che eviti il ricorso alla discarica. Nei casi in cui non sia possibile mantenerla in loco, prevederne il riuso nel rispetto degli ecosistemi costieri.
Il cartone animato dal titolo “Banquette alla riscossa!” intende spiegare ai più giovani, e non solo, l’importanza della Posidonia e il fondamentale ruolo ecologico che riveste all’interno degli habitat costieri. A causa della chiusura delle scuole per l’emergenza Covid-19, non è stato possibile lanciare la campagna, come previsto, nelle scuole medie inferiori nei litorali a nord di Roma nelle città di Sabaudia, Cerveteri e Ladispoli.
Oltre a provocare danni all’equilibrio delle coste, la rimozione della Posidonia spiaggiata porta con sè anche la rimozione di tonnellate di sabbia. Un recente studio condotto nelle Isole Baleari, ha calcolato che per portare via la Posidonia da 19 spiaggie sono stati rimossi 39.000 m3 di sabbia in nove anni, equivalenti a circa 30.000 tonnellate.
Approvato dalla giunta regionale un progetto di raccolta e trattamento dei rifiuti organici per la produzione di compost direttamente dalle imprese agricole locali
Una filiera regionale del compostaggio che sia sostenibile, di qualità e a km zero. Questo l’obiettivo a cui mira il Lazio in un’ottica di profonda trasformazione verso l’economia circolare. A gettare le basi di questo percorso è un nuovo progetto che ha ottenuto in questi giorni il via libera. La giunta ha, infatti, approvato la scorsa settimana un investimento da 200mila euro con cui far partire un esperimento territoriale dedicato al riciclo della frazione organica. Nel dettaglio il progetto prevede la promozione di un sistema per la raccolta e il trattamento delle frazioni umide e verdi dei rifiuti raccolti dai Comuni, organizzata secondo criteri di efficienza e di prossimità. L’obiettivo, spiega la stessa Regione in una nota stampa, è favorire la produzione di compost di qualità certificata presso impianti di compostaggio gestiti direttamente da imprese agricole, che potranno quindi utilizzarlo per fertilizzare i propri terreni.
In altre parole un sistema chiuso, i cui benefici sono in grado di autoalimentarsi.
Attualmente in Italia vi sono quasi 340 impianti di compostaggio o integrati di digestione anaerobica e compostaggio con una capacità complessiva di circa 10 milioni di tonnellate annue (dati del consorzio CIC). Tuttavia la maggior parte di queste strutture si trova al Nord.
Per Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio, è proprio qui che la sperimentazione permetterà di fare la differenza. “Con questo provvedimento vogliamo sostenere le aziende agricole per la realizzazione di compost certificato, che potrà essere direttamente impiegato nei campi coltivati del Lazio senza dover fare migliaia di chilometri in giro per l’Italia”, ha spiegato l’assessore.
D’altra parte i benefici legati al riciclo della frazione organica sono ormai noti: negli ultimi 25 anni l’utilizzo del compost come fertilizzante nel settore agricolo nazionale ha garantito un risparmio di 650 milioni di euro.
In questo contesto l’iniziativa regionale, da un lato aiuterà i Comuni nella gestione della frazione umida attraverso la realizzazione di centri di compostaggio da parte delle aziende agricole, mentre dall’altro assumerà una rilevanza economica e ambientale. “Verrà così promossa una concreta chiusura del ciclo dei rifiuti, – conclude Valeriani – per trasformarli in una reale risorsa per l’ambiente e il sistema agricolo regionale”.
Le
risposte degli operatori che gestiscono gli impianti del Lazio parlano
chiaro: più rifiuti da Roma se aumentano disponibilità del
termovalorizzatore di Acea e della discarica di Colle Fagiolara
L'emergenza rifiuti bussa di nuovo alla
porta. Da fine maggio i due impianti di Trattamento meccanico biologico
(Tmb) di Malagrotta, di proprietà del Colari ma gestiti dal commissario
Pier Luigi Palumbo a seguito di un'interdittiva antimafia, accoglieranno
500 tonnellate di immondizia in meno al giorno. Manutenzioni straordinarie necessarie alle strutture
ne ridurranno la capacità di smaltimento fino a settembre. Alternative?
E' il solito macro problema: Roma non è autonoma nella gestione del
ciclo. E al primo intoppo, deve appoggiarsi a impianti terzi.
Dove portare i rifiuti di Roma
La regione Lazio ha scritto una lettera a fine aprile per
verificare le disponibilità al trattamento da parte di impianti analoghi
presenti nel Lazio. Parliamo però, lo ricordiamo, di Tmb per la
lavorazione di rifiuti indifferenziati e produzione di frazione secca e
scarti organici, che poi devono trovare uno sbocco finale in discarica.
Qui sta l'empasse. Rida Ambiente, gestore dell'impianto di Aprilia, Saf
srl, del Tmb di Frosinone, e Porcarelli srl del tritovagliatore di
Rocca Cencia, potrebbero accogliere tra le 100 e le 150 tonnellate al
giorno in più. Ma il condizionale è d'obbligo, come evidente dalle
risposte arrivate dalle singole società, che RomaToday ha potuto
visionare. Tutto dipende da quanti rifiuti trattati si potranno poi
trasferire, per l'ultima fase di smaltimento, nella discarica di Colle
Fagiolara gestita da Lazio Ambiente e nel termovalorizzatore di Acea a
San Vittore nel Lazio. Che ancora non hanno risposto su eventuali
disponibilità.
Allarme Rocca Cencia: "Vasche piene"
Intanto si stringono i denti per le 200 tonnellate che già gli
impianti di Malagrotta, da Pasqua, non prendono più. Sono destinati alle
vasche del Tmb Ama di Rocca Cencia (rientrato in funzione dopo l'incendio di marzo) carico al massimo. "L'amministrazione aveva garantito un'attenzione particolare all'impianto per scongiurare il rischio incendi" attacca Natale Di Cola, segretario regionale Fp Cgil. "In generale il quadro è critico, senza soluzioni si rischia l'ennesima emergenza".
Il tutto si aggiunge alle criticità ordinarie più volte denunciate
dagli stessi lavoratori di Ama: l'assenza di mezzi e personale, con
circa 25-30 autisti al giorno che restano fermi. Da qui i giri che
saltano e i cassonetti strapieni.
Ama senza vertici e "Campidoglio immobile"
Senza dimenticare le difficoltà di Ama, ancora senza bilancio 2017 (appeso alla partita dei 18 milioni di crediti che il Campidoglio non vuole riconoscere alla partecipata) e senza Consiglio di amministrazione dall'addio dell'ex ad Lorenzo Bagnacani.
"La Regione ha sempre garantito collaborazione e sostegno al Comune di
Roma per superare le ripetute emergenze sui rifiuti, ma dal Campidoglio
solo immobilismo" attacca l'assessore all'Ambiente della giunta Zingaretti, Massimiliano Valeriani. "Silenzio
dell'Amministrazione Raggi sul Tmb Salario e su nuovi impianti di
trattamento e smaltimento. Nessun assessore all'Ambiente, nessun vertice
Ama, nessuna seria strategia per la corretta gestione dei rifiuti di
Roma".
Già, l'azienda di via Capitan Bavastro si tiene in piedi a stento, tra conti da approvare e vertici da nominare. Ma intanto i cambi promessi nella macrostruttura
dall'amministratore ad interim Massimo Bagatti, non senza malumori che
serpeggiano tra gli uffici, sono quasi realtà: Marcello Bronzetti,
dirigente di lungo, lunghissimo, corso, al capo del Personale e
l'ingegner Emanuele Lategano, vicino all'ex assessora Paola Muraro,
allontanato dall'allora presidente Stefano Bina, pronto a guidare la
sezione impianti. fonte: https://www.romatoday.it
Intervento di Anna Rita Guarducci (Presidente del Cru_rz) alla Presentazione della 40° Discesa Internazionale del Tevere 2019 - 25 aprile - 1 maggio 2019
Per l’immondizia ora impianti a freddo. Il ministro dell’Ambiente: «Nessun commissariamento». Lo sciopero dei lavoratori di Ama è rimandato al 5 novembre
«Il superamento del concetto di incenerimento è molto gradito». Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, plaude il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, per il piano di chiusura dell’inceneritore di Colleferro. Il progetto è stato presentato martedì dal governatore all’incontro voluto dallo stesso ministro per trovare un percorso condiviso con il Comune sulla questione degli impianti per smaltire gli scarti della Capitale. Il ministro Costa ha escluso l’ipotesi commissario per affrontare la questione rifiuti romani: «Non c’è alcuna intenzione da parte mia» ha tagliato corto al termine dell’incontro, durato quasi due ore.
Piano a lungo termine
Per realizzare il piano su Colleferro, però, ci vorranno due o tre anni. Rimane quindi aperta la ricerca di una soluzione a breve termine per le circa 2.000 tonnellate al giorno di rifiuti romani (sulle 4.600 totali) che escono «lavorate» dai quattro Tmb (Trattamento meccanico biologico, ndr) della città per finire in parte al termovalorizzatore di San Vittore (di Acea), in parte in Abruzzo, Emilia Romagna e Austria. Intanto Ama lavora al nuovo piano industriale, che comprende anche gli impianti di smaltimento della differenziata (44,8% del totale dei rifiuti) che sarà presentato al ministro Costa entro il 15 novembre
A Colleferro impianto per il riuso
Zingaretti prima di incontrare al tavolo del ministro, la prossima settimana, anche la sindaca Raggi e la prefetta Paola Basilone, incassa il plauso di Costa che precisa: «Questo significa trovare soluzioni condivise». In pratica l’impianto di Colleferro, fermo da un anno e mezzo più per le proteste dei residenti di zona che per il necessario ammodernamento, chiamato revamping, non sarà riattivato, ma riconvertito in una nuova struttura con macchine ad alta tecnologia che separeranno i rifiuti usciti dai Tmb per riavviarli al riuso, con lavorazione a freddo, senza impatto ambientale.
Plauso per il piano della qualità dell’aria
Il nuovo impianto, secondo il piano redatto dall’assessore regionale all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, permetterà di chiudere il ciclo dei rifiuti di Roma nel Lazio entro il 2020, perché potrà ricevere tutti i rifiuti, definiti «fos» e scarti, che vengono dai Tmb che lavorano al momento il 56% della spazzatura dei romani (la parte indifferenziata). Inoltre il ministro Costa ha trovato con Zingaretti una convergenza anche sull’imminente sottoscrizione del «Piano per la qualità dell’aria».
Le polemiche
Clima dunque di esplicita cordialità tanto da suscitare un tweet ironico dei pentastellati regionali: «Dal no all’inceneritore al Piano aria - ha scritto il gruppo guidato da Roberta Lombardi - È bastata un’ora con Costa per far rinsavire Zingaretti sulle politiche ambientali». «L’unica che deve rinsavire è Virginia Raggi - la replica del vicesegretario del Pd Lazio Enzo Foschi - da cui Costa e Zingaretti aspettano da anni le aree di Roma e dell’area metropolitana, da fornire per legge, dove collocare gli impianti». Sul tema Costa era già intervenuto in mattina alla Camera rispondendo a un’interrogazione di Roberto Morassut, rimarcando in effetti tra le criticità del sistema romano e laziale «la mancata definizione delle aree idonee a colmare il deficit impiantistico», ma si è detto nel pomeriggio «moderatamente ottimista»: è necessario adesso «stringere gli spazi di interpretazione normativa e amministrativa». «Vogliamo arrivare - ha concluso il ministro - a un momento in cui si definisce l’uscita dalla situazione di sofferenza del Lazio e in particolare di Roma».
Lo sciopero di Ama rinviato al 5 novembre
Dove intanto i sindacati Ama sono ai ferri corti col Comune: «Senza il bilancio salta ogni possibilità di rilancio», spiegano, annunciando il rinvio dello sciopero dal 22 ottobre al 5 novembre. Martedì infine è stata firmata una delibera della giunta regionale che proroga fino a fine anno il trasporto di rifiuti «talquale» della Capitale verso l’Abruzzo: 39 mila tonnellate raccolte da Ama nei cassonetti di Roma, dirette all’Aquila.
La Roma-Latina
Martedì il governatore del Lazio Zingaretti ha incontrato anche il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli per parlare del progetto dell’autostrada Roma-Latina. Zingaretti spiega che l’idea è quella di fare realizzare l’opera «in-house all’Anas» perchè «questo permetterebbe subito di avviare gli espropri e le gare per i cantieri». Al momento il progetto è fermo in attesa che si risolva la controversia giudiziaria con la ditta che ha vinto la gara d’appalto. «Intanto va messa in sicurezza la Pontina», concordano Toninelli e Zingaretti.
Trovata l'intesa tra Regione, Federalimentari, Federdistribuzione, Fondazione Banco Alimentare Onlus e Unione Nazionale Consumatori per la realizzazione di attività che possano ottimizzare l'avvio alla donazione delle eccedenze alimentari con conseguente riduzione della quantità di rifiuti prodotti
La Giunta Zingaretti ha approvato lo schema di Protocollo d'intesa tra la Regione Lazio e Federalimentari, Federdistribuzione, Fondazione Banco Alimentare Onlus e Unione Nazionale Consumatori finalizzato alla realizzazione di attività che possano ottimizzare l'avvio alla donazione delle eccedenze alimentari con conseguente riduzione della quantità di rifiuti prodotti. La collaborazione tra i soggetti firmatari è finalizzata a promuovere forme di sostegno a persone indigenti, attraverso il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari ad enti assistenziali e caritativi; promuovere la riduzione dei rifiuti prodotti e, di conseguenza, i relativi costi economici, sociali e ambientali di smaltimento; proporre dei meccanismi premiali (tra cui la riduzione della tariffa comunale sui rifiuti) a favore degli operatori economici che donano le proprie eccedenze anziché destinarle a rifiuto; diffondere la cultura dell'importanza di ridurre lo spreco alimentare.
"Questa iniziativa- commenta il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - si inserisce in un filone importante e concreto di attività che testimoniano il nostro impegno a favore delle persone che vivono situazioni difficili e non solo, poiché l'accordo aiuta a proteggere l'ambiente, troppo spesso vessato dai nostri comportamenti sbagliati. La diseguaglianza sociale aumenta in modo veloce e preoccupante e assistiamo a una interruzione della capacità inclusiva, per problemi globali e a causa di errori commessi dalle classi dirigenti, che ci costringe a una riflessione profonda e a un cambio di passo. Dobbiamo ripensare il modello distributivo della ricchezza e un nuovo sistema di welfare capaci di generare un consumo più consapevole e, contemporaneamente, un meccanismo virtuoso di sostegno e di inclusione".
"Il protocollo- aggiunge l'assessore all'Ambiente, Mauro Buschini- chiama ognuno di noi alle proprie responsabilità nei confronti dei cittadini e della tutela del territorio. Si tratta di una grande innovazione per combattere gli sprechi alimentari e ridurre la produzione di rifiuti. La Regione Lazio intende coinvolgere tutti i Comuni del Lazio, principalmente i capoluoghi di provincia, in progetti di informazione finalizzati alla donazione alimentare in accordo con le imprese e gli Enti no profit presenti sul territorio e sensibilizzare le Amministrazioni comunali sulle misure fiscali premiali previste dalla normativa". fonte: www.ecodallecitta.it