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Cos’è una spiaggia ecologica? Lo spiega Ispra in un nuovo cartoon

Rimandato il lancio della campagna di educazione ambientale nelle scuole del litorale romano, online il cartone animato dedicato alla Posidonia oceanica.



















Da rifiuto maleodorante a risorsa naturale. Parliamo delle cosiddette banquette di Posidonia oceanica, spesso rimosse dalle spiagge per rendere i litorali più puliti. Una pratica comune ma scorretta, che può seriamente compromettere l’integrità delle coste, privare le spiagge della loro naturale protezione dalle mareggiate e sottrarre importanti nutrienti agli arenili. Oltre a portar via grandi quantità di sabbia ogni anno.
L’idea di spiaggia ecologica lanciata da Ispra è quella di un habitat dove la Posidonia non viene immediatamente rimossa, ma trattata in modi alternativi. Per questo è stata lanciata la campagna di sensibilizzazione indirizzata agli amministrazioni locali, gestori dei litorali, studenti e residenti. Con l’obiettivo di sensibilizzare all’adozione di un modello alternativo di gestione che eviti il ricorso alla discarica. Nei casi in cui non sia possibile mantenerla in loco, prevederne il riuso nel rispetto degli ecosistemi costieri.
Il cartone animato dal titolo “Banquette alla riscossa!” intende spiegare ai più giovani, e non solo, l’importanza della Posidonia e il fondamentale ruolo ecologico che riveste all’interno degli habitat costieri. A causa della chiusura delle scuole per l’emergenza Covid-19, non è stato possibile lanciare la campagna, come previsto, nelle scuole medie inferiori nei litorali a nord di Roma nelle città di Sabaudia, Cerveteri e Ladispoli.



”BARGAIN” è il nome del progetto realizzato con il contributo della Regione Lazio, insieme all’Università di Tor Vergata e ad ENEA. Obiettivo della campagna è sensibilizzare all’adozione di un modello alternativo di gestione che eviti il ricorso alla discarica. Nei casi in cui non sia possibile mantenerla in loco, prevederne il riuso nel rispetto degli ecosistemi costieri.
Oltre a provocare danni all’equilibrio delle coste, la rimozione della Posidonia spiaggiata porta con sè anche la rimozione di tonnellate di sabbia. Un recente studio condotto nelle Isole Baleari, ha calcolato che per portare via la Posidonia da 19 spiaggie sono stati rimossi 39.000 m3 di sabbia in nove anni, equivalenti a circa 30.000 tonnellate.
fonte: https://www.snpambiente.it

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Da rifiuto a risorsa: i sedimenti dei fondali diventano 'compost'



Photinia x fraserii su substrato di crescita a base di sedimenti decontaminati e residui di Posidonia oceanica


Un progetto del Cnr-Iret di Pisa

Il progetto di ricerca 'Posidonia oceanica e sedimenti per la produzione di substrati per la vivaistica', finanziato dalla Fondazione Caript, dall’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iret) e dall’Azienda agricola Zelari Company di Pieve a Nievole (PT), sta giungendo alla sua conclusione dopo due anni di attività.
Lo scopo principale del progetto è dimostrare come sia possibile recuperare materiali considerati rifiuti, quali ad esempio sedimenti di dragaggio e residui di piante marine spiaggiate, e riqualificarli come substrati di crescita alternativi alla torba per la produzione vivaistica.
Uno dei problemi fondamentali, a grande impatto ambientale ed economico, degli ultimi decenni, è quello del dragaggio dei fondali dei bacini marini, lacustri e fluviali, necessario per mantenere le profondità navigabili di darsene o canali portuali e per la protezione dell'uomo e dell'ambiente dai rischi di alluvioni.
“Solo in Europa, si stima che ogni anno siano dragati circa 150 milioni di metri cubi. La gestione sostenibile di questi sedimenti e di altre matrici di scarto e la loro valorizzazione in termini di applicazione del concetto di economia circolare è un tema su cui si sta discutendo a livello europeo”, afferma Grazia Masciandaro, responsabile scientifico del progetto per Cnr-Iret.
La Posidonia oceanica è una pianta marina molto comune nel Mar Mediterraneo che si deposita regolarmente sulle coste. Nelle aree turistiche e portuali, la rimozione e la gestione di questi residui rappresentano una seria preoccupazione per le autorità locali, dato che sono trattate come rifiuti.
“Il concetto di sostenibilità e di economia circolare deve essere quindi applicato anche ad altre matrici di scarto, come ad esempio i residui di Posidonia oceanica, che ritroviamo sulle nostre coste”, continua Masciandaro.
La domanda di substrati commerciali a base di torba, risorsa non rinnovabile, è in continua crescita, ma la sua disponibilità sta diminuendo drasticamente, incidendo sempre di più sui costi di produzione dei vivaisti, senza considerare il danno ambientale. "È necessario identificare delle alternative alla torba, puntando soprattutto sull’utilizzo di materiali rinnovabili, disponibili localmente e a basso costo”, prosegue Masciandaro.
Dal punto di vista pratico, sono state testate, presso l’Azienda agricola Zelari Company, diversi substrati di crescita a base di compost, derivante dal compostaggio di residui di Posidonia oceanica, e sedimenti decontaminati tramite tecnologie ecosostenibili, per la produzione di piante ornamentali arbustive, quali Photinia x fraserii, Viburnum tinus e Eleagnus macrophylla. Le performance delle piante cresciute sui substrati alternativi e le caratteristiche dei substrati stessi sono state valutate tramite un protocollo di monitoraggio dai ricercatori del Cnr. Le piante cresciute sui substrati alternativi sono comparabili in termini di qualità a piante di controllo cresciute su substrato tradizionale a base di torba.
“Questo progetto è un esempio di come sia possibile applicare tecnologie di recupero sostenibili a diversi materiali di scarto per ottenere delle materie prime seconde da reimpiegare in altri contesti produttivi come il vivaismo” conclude Masciandaro.
Sulla Posidonia oceanica vedi anche il Progetto Life Seposso a cui partecipa ARPAT.
fonte: http://www.arpat.toscana.it/