Lo spreco è un giudizio soggettivo: esiste perché, nella nostra percezione, i beni scartati valgono meno dello sforzo che dovremmo fare per salvarli. Lo spreco esiste in qualunque economia non di sussistenza, e probabilmente anche lì. E’ però possibile ridurre gli sprechi a costo zero anzi, addirittura guadagnandoci. In fondo, trovare un equilibrio è lo sforzo quotidiano di milioni di aziende, e di famiglie, che cercano di centellinare i quattrini. Il problema è pretendere di misurare lo spessore etico della gente con il cibo avariato, e trasformare uno sforzo individuale in un obbligo collettivo.
Un esempio su tutti riguarda il pane. Se raccogliessimo ogni briciola e ogni avanzo, farebbero 244 mila tonnellate di cibo all’anno, pari a un miliardo di euro, abbastanza per 636.600 persone, col corollario immancabile e politicamente corretto di 291.393 tonnellate di anidride carbonica in meno.
Un altro esempio potrebbe essere quello dei tappi di sughero:in Italia ogni anno ne vengono buttati nella spazzatura 800 milioni.
Quello che a noi sembra un’inezia diventa moltissimo considerando tutta la collettività.