Negli ultimi anni, sostengono gli assicuratori, si sono affermate due tendenze, che procedono quasi di pari passo: da un lato si è registrato un aumento delle polizze stipulate per assicurarsi contro gli eventi meteorologici estremi; dall'altro, la maggiore frequenza di fenomeni quali tornadi, uragani e alluvioni ha determinato un accrescimento dei danni alle persone e alle cose e, di conseguenza, dell'ammontare dei rimborsi.
Il problema dei cambiamenti climatici è quindi anche un problema finanziario: con l'aumentare della frequenza e della violenza di eventi naturali estremi, aumentano i danni e le perdite economiche. La politica americana, tuttavia, continua a essere divisa tra chi sostiene la realtà dei cambiamenti climatici e chi, invece, abbraccia le ragioni della grande industria energetica, negando l'esistenza stessa del riscaldamento globale e opponendosi a qualsiasi forma di azione preventiva.
Se è vero, come sostiene l'IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change, che la responsabilità dei cambiamenti climatici è da attribuire al 95% alle attività umane, è necessario che la politica si adoperi per pianificare le necessarie contromisure, in particolare regolamentando le emissioni, e per evitare danni e perdite economiche ancora più ingenti.
Anche perché gli effetti finanziari dei cambiamenti climatici sono già evidenti: nel 2011, gli Stati Uniti hanno subito danni direttamente riconducibili a questo fenomeno per circa 400 miliardi di dollari e una perdita di beni assicurati pari alla cifra record di 119 miliardi di dollari. Nel 2012, l'anno dell'uragano Sandy, le perdite di beni assicurati hanno toccato quota 165 miliardi di dollari.
Alle affermazioni degli assicuratori fa eco anche un report diffuso dall'agenzia Standard & Poor's, per la quale le conseguenze del riscaldamento globale finiranno per incidere negativamente sul rating degli Stati sovrani: tutti i più recenti eventi catastrofici – dal tifone Haiyan che ha colpito le Filippine alle alluvioni che hanno afflitto la Gran Bretagna – hanno distrutto o fortemente danneggiato le attività economiche locali e hanno causato danni ingenti, minando la stabilità economica dei Paesi interessati.
In questo quadro e in assenza di politiche coerenti per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici, gli Stati più a rischio sono, ancora una volta, quelli in via di sviluppo, maggiormente esposti, per ragioni geografiche, ai fenomeni meteorologici estremi (dalle tempeste tropicali alla siccità) e meno attrezzati per fronteggiarli e superarli.
Il dibattito attualmente in corso negli Stati Uniti e la controversia sorta tra compagnie di assicurazioni e mondo politico mostrano come i cambiamenti climatici non siano più considerati soltanto un "tema ambientale", ma stiano pian piano diventando anche un problema economico e finanziario globale.
fonte: www.greenbiz.it