
Caro Giorgio Francesco
sento di averti parlato abbastanza di discariche, inceneritori, biogas, biomasse e altri sistemi per inquinare il pianeta e rubare soldi pubblici. Passiamo alle buone notizie.
Far sparire i rifiuti è possibile.
C’è un modo naturale, semplice. Anche un bambino lo capirebbe.
I contadini lo conoscevano, e fino a cinquanta anni fa, lo mettevano in pratica. Non avevano la nozione di rifiuto. Raccoglievano il ferro e il vetro in due bidoni, e il resto andava agli animali o all’orto. Succedeva prima dell’Era della Plastica.
Tu l’hai detto chiaro e tondo nella tua enciclica, quando parli della necessità – di più, l’urgenza – di ‘adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare.’
Modello di produzione circolare. Riciclo.
Il cerchio ritorna sempre. Seguire il suo flusso ci porta lontano, verso un pianeta più vivibile, al traguardo dei Rifiuti Zero (anche lo zero è un cerchio).
E’ una strada che potremmo percorrere in sette passi: le sette R.
RIDUZIONE. Ridurre i rifiuti non creandoli, è l’uovo di Colombo. Per noi cittadini significa moderare i consumi e scegliere bene – il mercato anziché il supermercato, prodotti più naturali e longevi, alla spina, senza imballaggi e plastiche inutili. Per la politica significa imporre a commercianti e distributori regole severe per limitare al massimo gli scarti, che poi diventano un onere per la comunità.
RACCOLTA DIFFERENZIATA. Ce n’è un solo tipo che funziona, quella domiciliare, porta a porta. In tutto il mondo. Responsabilizza noi cittadini, crea lavoro, pulisce le strade dai cassonetti, consente di avere materiali subito pronti per il riciclo.
RIPARAZIONE. E’ logico che una bicicletta senza un pedale venga seppellita in una discarica?
RIUSO. O non è forse meglio che qualcun altro la riutilizzi? Io andrei spesso e volentieri in un piccolo Centro di Riuso comunale vicino casa
dove trovo oggetti usati, a un prezzo ottimo, salvati dalla distruzione. E di questi tempi, non sarei il solo.
RICICLO. E’ un mondo. Ogni materiale offre infinite possibilità, per tornare a essere ciò che era o diventare altro. Vetro, carta, metalli. Una forchetta piegata che diventa un gioiello, una borsa fatta con i vecchi jeans, meccanismi di orologi trasformati in sculture, dal rifiuto all’arte. Il pericolo da evitare, come con la plastica, è inquinare nei processi di trasformazione.
RECUPERO DI MATERIA. Di materia, qualunque materia, non di energia. Non facciamoci ingannare, chiamano gli inceneritori ‘termovalorizzatori’ per coprire questi mostri con la foglia di fico del recupero di energia. Stessa cosa per il biogas. Con il vero compostaggio – aerobico – possiamo restituire anche alla terra la materia di cui ha bisogno, il compost, fondamentale per contrastare la desertificazione dei nostri campi devastati dalla chimica.
RIPROGETTAZIONE. Ripensiamo tutto dall’inizio. Reinventiamo oggetti, mezzi, case, utensili per avere la massima efficienza al minimo dei consumi e dell’impatto ambientale. Orientare le scelte industriali presuppone però una politica – locale, nazionale, internazionale – fondata sull’etica, determinata, non collusa o corrotta. (Sì, c’è molto lavoro da fare.)
Processi semplici richiedono impianti semplici.
Per la frazione organica, il primo impianto è una compostiera in balcone. Poi le compostiere di comunità, nelle mense, alberghi, scuole. Poi ancora i centri di compostaggio, più piccoli e più vicini possibile alla zone servite.
Per gli altri materiali, isole ecologiche e poi i rispettivi centri di raccolta – le piattaforme. Anche intercomunali, ma senza allargarsi troppo.
Per l’indifferenziato, per i prodotti multimateriale, ci sono gli impianti ‘modello Vedelago’ – in cui viene operata una selezione generale e successivi trattamenti specifici per isolare, riciclare e riutilizzare tutto ciò che può essere riciclato. Anche la maledetta plastica.
Utopia? A Ponte nelle Alpi lo fanno.
E’ solo un piccola cittadina? Lo fanno anche a San Francisco.
In entrambi i luoghi, come tanti altri in Italia e nel mondo, lo fa chi lo vuole fare.
Speriamo in un contagio.
A domani
fonte: https://fratellifiori.wordpress.com/