I rifiuti
diventano risorsa a Degache, nel sud della Tunisia
«Ciò che fa
bello il deserto – disse il piccolo principe – è che da qualche parte nasconde
un pozzo».
(Antoine de Saint-Exupéry)
(Antoine de Saint-Exupéry)
Il progetto Oasi
di Ouidane è nato per creare sviluppo sostenibile attraverso la gestione
più attenta dei rifiuti, in luoghi in cui la poca cura moltiplica i danni
della natura. A sud della Tunisia, ai bordi del Sahara un impianto di
compostaggio può sembrare l’ultimo dei problemi. Ma in questo viaggio vi
raccontiamo come può, invece, essere la prima delle soluzioni, perché le cose
buone possono nascondersi anche del più infimo dei rifiuti e non tutto è come
sembra.
Il cemento,
il grano, gli ulivi; l’acquedotto romano di Zaghouan che portava acqua a
Cartagine, i cactus, il verde che lascia spazio al giallo, le macerie, i
cespugli, i rifiuti, l’odore di plastica che brucia, profumo di eucalipto.
Quarantaquattro gradi centigradi.
Il paesaggio sulla strada che va da Tunisi a Tozeur cambia molte volte, e sulla pelle e negli occhi ti accorgi della direzione del viaggio. Sud, sempre più a sud: sempre più caldo, sempre più secco, verso il deserto. Lungo la strada venditori di cocomeri, piccoli negozi per autisti e turisti, rifiuti e distributori di benzina casalinghi che offrono carburante ai viaggiatori a prezzi di concorrenza: una delle eredità della rivoluzione del 2011, una sorta di liberalizzazione della benzina, che chiunque può venderti.
Il paesaggio sulla strada che va da Tunisi a Tozeur cambia molte volte, e sulla pelle e negli occhi ti accorgi della direzione del viaggio. Sud, sempre più a sud: sempre più caldo, sempre più secco, verso il deserto. Lungo la strada venditori di cocomeri, piccoli negozi per autisti e turisti, rifiuti e distributori di benzina casalinghi che offrono carburante ai viaggiatori a prezzi di concorrenza: una delle eredità della rivoluzione del 2011, una sorta di liberalizzazione della benzina, che chiunque può venderti.
Ancora più a
Sud, dopo Gafsa, si entra nel governatorato di Tozeur. Il turismo, motore e
ossigeno di questi luoghi, ha iniziato a far sentire prepotentemente la sua
mancanza dopo le primavere arabe e ancor di più dopo le recenti ondate di
attentati terroristici che hanno colpito la Tunisia: i grandi alberghi sbarrati
che testimoniano gli sfarzi di un passato recente ne sono la prova lampante. L’economia
tenta di reggersi sugli altri due pilastri del territorio, il commercio dei
datteri e i tipici mattoni grigi, che rivestono la maggior parte delle case.
«Ciò che il
deserto vuole è del deserto». (Proverbio Tuareg)
Nel governatorato
di Tozeur si trova Degache, un comune di 10 mila abitanti, 450 km a sud
di Tunisi. I 18 quartieri in cui è divisa la città sono sorti nei secoli
intorno ad altrettante fonti d’acqua, garantendo il benessere, lo sviluppo e la
vita delle persone. Negli anni, però tutte le fonti si sono seccate, dando un
nuovo vantaggio all’inarrestabile forza del deserto. Le sorgenti si sono
trasformate in discariche a cielo aperto che vengono coperte di terra una volta
riempite. L’acqua viene pompata da sotto la terra. Acqua fossile, che non si
rigenera, che porta con sé il pesante presagio di desertificazione.
In questi
luoghi è ancora più evidente che altrove quanto l’acqua significhi vita. Basta
uno zampillo, un pozzo, un canale e la vegetazione diventa rigogliosa e
selvaggia: qui, la sua apoteosi è nell’oasi, mondo a parte rispetto al resto.
Senza acqua la vita diventa impossibile, la flora lascia spazio alla sabbia.
fonte: http://report.ottopermillevaldese.org
.
