Scuola di decrescita. Ripensiamo le città

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La decrescita – almeno nel suo significato più immediato e semplice di diminuzione del carico antropico sugli ecosistemi naturali – è ormai entrata nell’uso comune (leggi anche Perché usare il termine «decrescita»). La rarefazione delle risorse naturali, da una parte, e la saturazione delle capacità rigenerative dei cicli vitali, dall’altra, impongono alla megamacchina termo-industriale in attività sul pianeta una drastica e rapida inversione di rotta. Fin qui tutti d’accordo. Ma come farlo?
La green economy non basta se i risparmi che si ottengono in termini di energie e di materiali impiegati nei cicli produttivi vengono spesi per consumare di più. È necessario allora cambiare anche stili di vita, comportamenti sociali, sistemi organizzativi, modelli culturali. Le scuole estive della decrescita da una decina d’anni si interrogano su come innescare processi di cambiamento. Quest’anno la scuola si svolgerà a Torino dal 6 al 12 settembre per iniziativa dell’associazione per la decrescita (www.decrescita.it) del social network Decrescita felice, del Movimento della Decrescita Felice e della Cattedra Unesco sulla sostenibilità istituita presso la facoltà di sociologia dell’Università di Torino.
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Il tema scelto non potrebbe essere meno impegnativo: la decrescita in ambito urbano (qui un archivio da spulciare a proposito di città, ndr). Sappiamo bene quanto grande sia l’impronta ecologica di una città, quanto la vita cittadina sia dipendente da forniture alimentari, energetiche e di materiali vari provenienti da aree geografiche le più disparate. Per non parlare del lavoro umano che si concentra la suo interno. C’è chi pensa che rendere sostenibile una città sia un’impresa impossibile. A Torino (qui l’evento su facebook), invece, ci proveranno. Scienziati e sociologi, economisti ed urbanisti, tra cui Ugo Bardi, Dario Padovan, Mauro Bonaiuti, Carlo Modonesi, Raphael Rossi tenteranno di capire quali nuove forme di sussistenza resiliente siano possibili in ambito urbano.
Dalma Domeneghini, la curatrice della scuola, ci dice: “Ripensare la transizione, partendo dalle forme del vivere urbano, in una città come Torino, è una sfida complicata che richiede uno sforzo collettivo per ritrovare misura, ragionevolezza e un nuovo senso comune”. La scuola prevede anche visite guidate (in bicicletta) a luoghi significativi, tra cui la ex caserma Cavallerizza da qualche mese occupata (foto), e, per contro, le opere inutili delle Olimpiadi del 2006.

Paolo Cacciari

fonte: http://comune-info.net/