Durante la fiera "Cibus" di Parma, il convegno di Comieco sui vantaggi
di un packaging più sostenibile nel settore alimentare. Abbiamo
intervistato Eliana Farotto, Responsabile Ricerca e Sviluppo in Comieco
Cosa accadrebbe se un
domani potessimo sostituire tutto il packaging dei cibi freschi con
imballaggi biodegradabili e compostabili? Che benefici ne avrebbero
la riduzione dello spreco di cibo, la conservabilità e la qualità
del prodotto? Sarebbe sostenibile come costi?
Sono
alcune delle domande poste dal convegno di Comieco al Cibus di Parma, tenutosi mercoledì 11 maggio,
che ha preso spunto da una ricerca del professor Francesco Bertolini - SDA Università Bocconi, sui potenziali effetti dell'aumento dell'imballaggio
compostabile sul mercato, partendo dall'assunto che oggi, anche nella
carta e cartone, si usa packaging che non sempre può
essere riciclato e, soprattutto, non certo conferito nel rifiuto
umido (organico), in caso di di alimenti scaduti, deperiti, non
più edibili.
Un convegno a cui hanno partecipato anche Gabriele Folli, Assessore all'Ambiente del Comune di Parma, Piero Attoma e Carlo Montalbetti, rispettivamente vicepresidente e direttore generale di Comieco, Andrea di Stefano, responsabile Progetti Speciali Novamont, Claudio Dall'Agata, direttore Consorzio Bestack e Gianpaolo Angelotti, presidente Fiesa Confesercenti.
Ne
abbiamo parlato con Eliana Farotto, responsabile ricerca e sviluppo in
Comieco, anche lei relatrice al Convegno.
Oggi
, soprattutto nella grande distribuzione, ancora pochi hanno tempo e
risorse economiche per separare l'imballaggio dall'invenduto, che
possa essere carne, pesce, frutta o verdura. Pensiamo solo all'insalata
in busta. Cosa accadrebbe se si potesse fare sempre e
che vantaggi ci sarebbero in termini di qualità del prodotto e di
costi? Era questo il tema del convegno, che abbiamo affrontato
partendo dalla ricerca condotta da Francesco Bertolini: "Innovazioni e
Food Packaging: Scenari ed Opportunità". Ossia verificare il rapporto
tra innovazione e food packaging e le conseguenze ambientali e
economiche legate alla diffusione di un packaging più sostenibile.
Cosa
è emerso dal Convegno?
La
risoluzione approvata dal parlamento europeo il 9 luglio 2015
introduce l’obbligo di raccolta differenziata della frazione
organica entro il 2020 e il divieto totale di incenerimento della
stessa. Oggi ci sono le tecnologie per avere imballaggi diversi,
chiamiamoli bioimballaggi, imballaggi naturali, che possono avere
una funzione anche conservativa per il prodotto. Facciamo l'esempio
della frutta: all'interno di questi imballi può durare di
più, quindi avrò meno spreco, e soprattutto non mi
costringe a venderla quando è ancora troppo acerba, in sostanza
l'imballo diventa anche un conservante naturale del prodotto. E può
esserci un risparmio di milioni di euro, grazie alla riduzione delle
inefficienze in questo settore.
Cosa
ha dichiarato il Consorzio Ortofrutta presente al Convegno?
Claudio Dall'Agata, direttore del Consorzio Bestack, ha parlato di una
sperimentazione che stanno conducendo proprio con questi tipi di imballaggi, definiti microbici, che permettono al prodotto di durare di più. Sono sicuramente molto più sostenibili.
Qual
è stata la posizione della Confesercenti?
Hanno
sottolineato il problema dei costi più alti di questi imballaggi che
ancora impedirebbe alla produzione di utilizzarli su larga scala. E'
anche vero però che se parliamo di
prodotti di una certa qualità, soprattutto nel contesto italiano
dov'è la qualità alimentare è un capisaldo, la maggior spesa per
questo tipo di imballaggi, a mio parere, potrebbe essere affrontata. Se
parliamo di
alimenti come una bresaola, che possono costare
anche 40 o 50 euro al kilo, credo che la differenza in termini di
centesimi di euro di un imballo o vaschetta più sostenibile, che possa
conservare meglio il prodotto ed essere conferito nell'umido, in caso di
smaltimento, possa essere
affrontata.
Ma
si può parlare di imballi naturali?
Il
termine corretto in inglese è "bio-based". Si parla anche di
biopolimeri. Del resto l'amido di mais è l'ingrediente base di molti di
questi pack compostabili ed è una sostanza naturale.
Lo
studio della Bocconi alla fine ha evidenziato come all’interno
della filiera della carta e dell’organico, le due principali dell’economia circolare in Italia, persistono
alcune inefficienze legate alla contaminazione, soprattutto in
relazione ad alcune tipologie di packaging alimentare. Tali
inefficienze potrebbero essere ridotte se venissero diffusi nel
mercato modelli di packaging compostabile. Insomma,
sembra che in futuro potremmo limitare molto lo spreco di cibo grazie a questi imballi naturali e nello stesso
tempo potere conferire nel rifiuto umido, senza patemi, una
confezione di insalatina già lavata, ma che abbiamo dimenticato in fondo al frigo per settimane ....
fonte: www.ecodallecitta.it
