Il mercato dell’edilizia si sta lentamente riprendendo, dopo aver perso ben mezzo milione di posti di lavoro dal 2008.
Il Cresme stima per il 2017 una crescita del 2,6%, grazie all’espansione delle ristrutturazioni che assorbono ormai tre quarti degli investimenti, compensando così il continuo calo delle nuove costruzioni.
Ci sono almeno quattro elementi che, se ben gestiti, potranno rilanciare questo comparto.
Impegni UE per il 2030
Innanzitutto sono stati definiti dalla UE gli impegni climatici al 2030
nei settori non coperti dalla direttiva ETS - e cioè edilizia,
trasporti, industrie non energivore e agricoltura – che implicheranno
per l’Italia il taglio di un terzo delle emissioni climalteranti
rispetto ai valori del 2005.
Un
obiettivo che, dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi il 4
novembre, potrebbe venire ulteriormente innalzato nei prossimi anni.
Nel settore civile le emissioni, che negli ultimi 25 anni sono aumentate, dovranno invertire la tendenza riducendosi di un quarto rispetto agli attuali livelli:
un obiettivo che implica un deciso salto di qualità dell’organizzazione
del settore e degli strumenti utilizzati per ridurre i consumi.
Economia circolare
Sempre dall’Europa viene una seconda indicazione, coerente con la spinta a rendere più circolare l’economia.
Entro il 2020 il 70% dei materiali di scarto dell’edilizia
dovrà infatti essere avviata al riciclo: parliamo di 32 milioni di
tonnellate di rifiuti inerti, un dato probabilmente sottostimato. Anche
in questo caso lo sforzo da compiere sarà elevato, visto che oggi la
percentuale riciclata è solo del 10%, mentre in altri paesi europei la
quota già raggiunge livelli dell’80-90%.
Rivoluzione digitale e riorganizzazione industriale
Accanto
a questi due potenti stimoli connessi con obiettivi ambiziosi definiti a
livello internazionale, stanno emergendo degli strumenti che potranno
rendere interessanti e praticabili questi scenari. Parliamo da un lato
della riorganizzazione e riqualificazione del mondo delle costruzioni,
dall’altro dell’introduzione di innovativi strumenti di incentivazione.
La rivoluzione digitale è infatti destinata a trasformare l’edilizia, dalle fasi della progettazione, alla realizzazione degli interventi, al riciclo degli scarti, alla gestione degli immobili.
Una delle novità che emergeranno riguarda il passaggio a forme spinte di industrializzazione degli interventi di riqualificazione energetica, sul modello dell’esperienza olandese di successo di Energiesprong.
Se
sapremo cogliere queste opportunità riusciremo a ridurre drasticamente
tempi e costi, consentendo nel medio periodo di recuperare le risorse in
grado di alimentare il processo autonomamente, cioè senza incentivi,
proprio grazie ai drastici risparmi di energia.
E’ dunque auspicabile che il programma Industria 4.0,
recentemente annunciato, venga utilizzato per qualificare almeno una
parte del nostro mondo delle costruzioni. Alcune imprese, investendo
nell’innovazione, potranno poi aggregare piccole realtà in agili cordate
attrezzate in grado di affrontare le nuove sfide.
Strumenti di incentivazione innovativi
Affinché questo modello possa andare a regime, vanno anche introdotti efficaci stimoli economici.
Si tratta di superare i limiti delle detrazioni fiscali, che hanno
svolto un’importante azione di stimolo, ma non sono adatte per
interventi su interi edifici.
Proprio per innescare questo passaggio, Enea e Green Building Council Italia avevano proposto la costituzione di un Fondo dedicato all’efficienza energetica e al rischio sismico
con il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti, che avrebbe
dovuto erogare il 90% del capitale necessario. L’incentivo doveva essere
diretto agli interventi in grado di ottenere le riduzioni dei consumi, 50-70%, necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici.
Lo
Stato avrebbe poi riconosciuto al Fondo un credito d’imposta decennale
di misura analoga alle attuali detrazioni fiscali (65%), mentre la parte
restante sarebbe stata veicolata al Fondo dai distributori elettrici
attraverso le bollette ridottesi proprio grazie agli interventi
effettuati.
Questo modello, che aveva
riscontrato un notevole interesse presso i Ministeri delle
Infrastrutture e dell’Economia, era ispirato in parte a soluzioni sperimentate con successo all’estero. Inoltre, era coerente con i limiti agli aiuti di Stato e risolveva il tema degli incapienti.
Al momento non sembra però che la proposta abbia trovato spazio nella Legge di Stabilità. Se così fosse, si tratterebbe di un’occasione persa, perché avrebbe contribuito a dare una scossa al mondo dell’edilizia.
È comunque importante che sia stato, almeno in parte, recepito lo spirito di fondo e cioè la necessità di passare alla “Deep Renovation” di interi edifici.
Lo
scorso anno si era avuta una piccola, per quanto inefficace, apertura.
Ora la spinta sembra essere più incisiva. Il tempo non è molto e
l’auspicio è che le innovazioni “dirompenti” sul lato dell’offerta,
accompagnate da incentivazioni realmente efficaci, consentano di avviare
la rigenerazione delle nostre città, di ridurre le bollette delle
famiglie e di raggiungere gli obiettivi ambientali.
fonte: www.qualenergia.it