L’Umbria è sempre stata descritta come un’isola felice, il
cuore verde d’Italia, tranquilla e lontana da infiltrazioni mafiose. Stando a
quanto viene riportato dalla stampa da un anno a questa parte non c’è niente di
più falso.
Le indagini sui rifiuti che hanno portato al primo blitz agli
impianti Gesenu del 12 ottobre 2015, seguito da quattro interdittive antimafia
(Gest, Gesenu, Ecoimpianti, Sia), hanno portato alla luce quanto il cuore verde
d’Italia sia ormai solo un lontano ricordo.
Abbiamo detto “il primo blitz agli impianti Gesenu” perché da
allora ce ne sono stati altri, fino ad arrivare all’arresto del direttore di
Gesenu il 30-11-2016. L’inchiesta che, stando a quanto dice il procuratore
della Repubblica di Perugia Luigi De Ficchy, è la più importante inchiesta
fatta finora in Umbria sta mettendo in luce, se tutto fosse vero, una gestione
dei rifiuti che potremmo definire in un solo modo: criminale.
I filoni d’inchiesta sono tre:
1 -
Il
collegamento con le mafie da cui derivano le interdittive antimafia. Le
interdittive, ora tolte per il passaggio di mano delle azioni private,
prendevano la loro forza da contatti con il clan siciliano Santapaola-Ercolano
e con il cosiddetto nodo Slia costituito da imprese di gestione di rifiuti
riconducibili, si dice, a imprenditori vicini o appartenenti alla camorra
(Casalesi);2 - L’inquinamento ambientale che ha portato al sequestro di una parte della discarica di Pietramelina, al sequestro di una porzione di bosco li vicino ed al sequestro di un tratto del torrente Mussino che scorre sotto la discarica. L’accusa è quella d’aver inquinato in modo irreversibile il bosco per colpa dell’uscita di percolato (liquido particolarmente inquinante che si forma dalla putrefazione dei rifiuti) che poi finiva nel torrente Mussino. Sull’inquinamento del bosco a spiegare come stanno le cose è una sola frase detta dal procuratore De Ficchy alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: “Dalle fotografie i fumi che escono dal bosco sono veramente impressionanti”.
3 - La truffa sulla raccolta differenziata e lo smaltimento di questa a danno dei comuni dell’Ati 2 (che comprende i comuni del Trasimeno, perugino, marscianese – tuderte fino ad arrivare ad Assisi) e quindi di tutti gli utenti. L’accusa punta il dito sulla gestione della raccolta differenziata che invece di essere riciclata veniva, almeno in parte, messa in discarica facendo pagare ai comuni un servizio che non veniva fatto. Sarebbe importante sapere cosa intendono fare i comuni per tutelare i suoi cittadini.
Il danno è colossale perché al danno ambientale e quello
finanziario va a sommarsi quello di immagine. La nostra è sempre stata
considerata una regione verde e incontaminata, questo ha portato alla nascita
di molti agriturismi e solo una pessima gestione regionale del turismo non ci
ha permesso di crescere ulteriormente portando nuovi posti di lavoro e benessere. Cosa accadrà ora?
RifiutiZeroUmbria Cru-Rz