martedì 18 aprile 2017

Rifiuti tecnologici, in Piemonte Cobat porta alla luce un tesoro sommerso

Presentati a Torino i dati regionali di Cobat. Giannuzzi (Ass. Ambiente): “Stiamo creando percorsi di economia circolare in città”

















Quasi 7 milioni e mezzo di chili di rifiuti tecnologici, tra pile, batterie, pc, smartphone, tablet, televisori ed elettrodomestici. Un macigno che pesa come 535 Caval ‘d Brons, il monumento di Piazza San Carlo a Torino. Questo è quanto ha raccolto in Piemonte nel 2016 Cobat – Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo. Una vera e propria miniera che ha generato nuove materie prime – piombo, vetro, plastica, alluminio, rame e molto altro – da reimmettere nel ciclo produttivo, con un beneficio concreto per l’economia del territorio. I dati sono stati presentati nel corso di “Economia Circolare in Piemonte: riciclo, legalità e best practice per lo sviluppo del territorio”, convegno organizzato da Cobat e Panorama d’Italia, che ha visto la partecipazione di Stefania Giannuzzi e Alberto Sacco, assessori rispettivamente all’Ambiente e al Commercio del Comune di Torino.

Il percorso dei rifiuti tecnologici è spesso poco conosciuto. Eppure si tratta di prodotti presenti nelle case e negli uffici di tutti: dalle pile del telecomando alla batteria dell’auto, passando per le apparecchiature elettriche ed elettroniche per arrivare ai moduli fotovoltaici. I cittadini sono tenuti a portarli nelle isole ecologiche comunali, dove successivamente consorzi come Cobat li ritireranno per avviarli al riciclo. Le imprese invece dovranno contattare raccoglitori autorizzati per organizzare il ritiro presso la propria sede. In base alle leggi europee recepite dall’Italia, i costi di raccolta e riciclo sono finanziati da chi quei beni li produce o li importa.

In Piemonte, Cobat garantisce una raccolta capillare “a chilometro zero”, che permette di ottimizzare la logistica e di abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera dovute al trasporto dei rifiuti. Sono infatti 8 i Punti Cobat – aziende autorizzate alla raccolta e allo stoccaggio distribuite in maniera omogenea su tutto il territorio regionale – che hanno servito le isole ecologiche e le imprese di piccoli e grandi comuni, dalla pianura alla montagna, avviando al riciclo i rifiuti nei 3 impianti di trattamento piemontesi e nei 5 della vicina Lombardia.

Il tesoro dell’Economia Circolare potrebbe essere ancora più ricco, con un contrasto più efficace all’illegalità. “Non è solo un problema di criminalità organizzata – spiega Claudio De Persio, direttore operativo di Cobat – esiste un sistema diffuso di pratiche illegali che riguarda tutti: imprese che si affidano a soggetti non autorizzati per sbarazzarsi dei rifiuti, gente che smonta la parte più di valore del rifiuto – ad esempio il motore di una lavatrice – per abbandonare il resto per strada, stoccaggi abusivi e molto altro ancora.”

“Questo – prosegue De Persio – crea un danno ai cittadini e all’ambiente. Perché da un lato fa crescere i costi di raccolta e riciclo, favorendo indirettamente il nero e l’evasione fiscale, con le imprese virtuose che subiscono la concorrenza sleale di quelle che non si fanno carico dei costi del corretto smaltimento, dall’altra comporta la dispersione di rifiuti pericolosi che rischiano di danneggiare seriamente l’ecosistema del territorio”.
“Torino ha posto questo tema tra i temi conduttori della politica ambientale della città – spiega l’assessora all’Ambiente della Città di Torino, Stefania Giannuzzi – A partire dall’iniziativa Climathon, che nell’autunno scorso ha convolto studenti e cittadini in una gara di idee per cambiare le cattive abitudini che fanno male all’ambiente, fino a misure più strutturali come l’estensione programmata entro il 2020 della raccolta differenziata porta a porta in tutta la città. È in corso inoltre una strategia open innovation per una progettazione sociale attenta alla partecipazione attiva dei cittadini, uno dei focus è rappresentato dalla creazione di un percorso di economia circolare volto alla prevenzione dei rifiuti per alcuni prodotti, come quelli tecnologici, che possono essere recuperati e riciclati per ottenerne materiali preziosi, evitandone la dispersione nell’ambiente”.



fonte: www.rinnovabili.it