martedì 2 maggio 2017

Nuove batterie al litio si auto-ricaricano grazie ai raggi del sole














Le batterie agli ioni di litio hanno permesso, fino ad oggi, la capillare diffusione di dispositivi portatili di ogni tipo, inclusi smartphone, tablet e laptop, senza dimenticare fotocamere e videocamere. L’unico loro vero grande limite rimane quello legato all’autonomia: è necessario effettuare frequenti ricariche, solitamente almeno una volta al giorno, per non assistere impotenti allo spegnimento del device.

Una possibile soluzione al problema è quella che arriva dagli scienziati nei laboratori della McGill University, che in collaborazione con l’istituto Hydro-Québec stanno lavorando lavorando su un apparecchio in grado di generare e immagazzinare energia in modo efficiente sfruttando la luce: in altre parole, una batteria che si autoricarica in modo passivo e continuo.

A capo del progetto ci sono il professor George P. Demopoulos, il dottor Andrea Paolella e il dottor Karim Zaghib, che hanno firmato la pubblicazione su Nature Communications. Il principio si basa sull’impiego di un catodo standard come quelli presenti nelle normali batterie agli ioni di litio, che come dimostrano gli esperimenti fin qui condotti può essere reso sensibile alla luce integrando molecole di materiale in grado di catturarla. Al team spetta ora il compito di creare un anodo (l’elemento che si occupa di immagazzinare l’energia) capace di chiudere il circuito ed effettuare così lo storage della carica prodotta.
Le più ovvie potenziali applicazioni di una simile tecnologia sono appunto quelle legate all’ambito mobile: in primis all’interno degli smartphone. Si tratterebbe a tutti gli effetti della prima batteria solare ibrida al 100% autosufficiente.
Potrebbero essere necessari diversi anni prima di assistere al perfezionamento del sistema e al suo debutto sotto forma di prodotto commerciale. Ciò nonostante, il risultato finora raggiunto fa ben sperare per gli sviluppi futuri. La ricerca è stata condotta grazie a un finanziamento dall’ammontare pari a 564.000 dollari messo a disposizione dal Natural Sciences and Engineering Research Council of Canada.

fonte: http://www.greenstyle.it