mercoledì 28 giugno 2017

Riciclo materiali edili: come chiudere il cerchio nel settore costruzioni

Legambiente pubblica il rapporto dell’osservatorio Recycle dedicato all’economia circolare nel settore delle costruzioni. Si studiano nodi, soluzioni e buone pratiche
















“Il futuro delle costruzioni passa per l’innovazione ambientale. Attraverso la chiave dell’economia circolare diventa infatti oggi possibile guardare in modo nuovo al rilancio del settore, riducendo l’impatto degli interventi e spingendo il riciclo di materiali edili”. Inizia così il rapporto dell’osservatorio Recycle, presentato ieri da Legambiente nel corso forum quarta edizione dell’EcoForum Rifiuti. Il documento passa in rassegna ostacoli e barriere che fino ad oggi hanno impedito di chiudere il cerchio nel settore costruzioni. Nodi pratici che non solo bloccano una filiera potenzialmente virtuosa, ma sottraggono profitti al sistema Italia. “Un punto va sottolineato con attenzione, oggi non esistono più motivi tecnici, prestazionali o economici che possano essere utilizzati come scuse per non utilizzare materiali provenienti dal riciclo nelle costruzioni”, spiega l’associazione.

E lo dimostrano, dati alla mano, nove progetti in cui il riciclo materiali edili ha permesso di realizzare edifici sostenibili risparmiando sui costi di costruzione. Come nel caso del nuovo Stadio della Juventus, realizzato recuperando i materiali dismessi del vecchio Stadio “Delle Alpi”: circa 40.000 metri cubi di calcestruzzo, 5.000 tonnellate di acciaio, 2.000 metri quadrati di vetro e 300 tonnellate di alluminio. Un riuso intelligente che ha permesso di risparmiare circa 2 milioni di euro.


Perché allora l’economia circolare del settore costruzioni italiano non decolla? I problemi sono essenzialmente di tipo burocratico, giuridico e di scarsa informazione.  Mancano ad esempio riferimenti chiari e vincoli per l’utilizzo di materiali edili da riciclo nei cantieri e i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) – che valgono solo per gli appalti pubblici – prevedono percentuali obbligatorie di materiale riciclato davvero ridotte (5% per i calcestruzzi, 5% per il gesso, 10% per i laterizi per murature e solai).
Complicano il quadro, le lacune normative. Oggi mancano criteri tecnici e ambientali (molto specifici con regole sulle caratteristiche geotecniche e ambientali che gli aggregati devono possedere) per tali materiali, rendendo pertanto difficile stabilire quando, “a valle di determinate operazioni di recupero, un rifiuto cessi di essere tale e diventi una materia prima secondaria o un prodotto, non più soggetto alla normativa sui rifiuti”. Senza tali criteri e stringenti controlli, rifiuti solo parzialmente trattati potrebbero essere impiegati al posto dei tradizionali materiali da costruzione, con ovvie conseguenze sia sul fronte della sicurezza dell’opera che della legalità.

Il report analizza nel dettaglio tutte le barriere e fornisce una sorta di ricetta per affrontare il problema, attraverso tre misure da applicare immediatamente:
1) Attuare la Direttiva Europea introducendo obblighi crescenti di utilizzo di aggregati riciclati
2) Cambiare i capitolati fissando obiettivi prestazionali
3) Aumentare controlli e monitoraggio dei rifiuti da demolizione

Leggi qui il report “L’economia circolare nel settore delle costruzioni”

fonte: www.rinnovabili.it