domenica 28 ottobre 2018

Rapporto Agenzia Europea sul riuso

Si stima che in Europa (UE 28) vi siano più di 65 mila imprese che si occupato di riuso che danno occupazione a più di 120 mila addetti e con un giro di affari da milioni di euro























Alla fine del 2013, gli Stati membri dell'Unione Europea (UE) si sono dotati di programmi per la riduzione dei rifiuti, che, ogni anno, vengono valutati per verificare gli obiettivi raggiunti.
Questi programmi non si presentano in modo omogeneo ma quasi tutti, 25 su 33 programmi, puntano sul riuso e preparazione al riuso per ridurre i rifiuti.
Dove il riuso è richiamato esplicitamente, il programma contiene per lo più misure generali, ma in un numero ristretto di casi si fa riferimento a specifici prodotti, in particolare materiali derivanti da attività di costruzione e demolizione, apparecchi elettrici ed elettronici, ingombranti, tessuti e vestiario, imballaggi, veicoli e pneumatici fuori uso.
riuso_misure
Per quanto riguarda i target e gli indicatori, solo due Stati ed una regione hanno un set di target quantitativi riferiti al riuso, tutti gli altri hanno indicatori qualitativi.
riuso_soggetti coinvolti
Le Fiandre menzionano un set di tipo quantitativo che riguarda tutti i prodotti, l’obiettivo è quello di raccogliere e rivendere 5 kg di beni riusabili per abitante per anno, obiettivo quasi raggiunto, le Fiandre infatti hanno registrato una raccolta per abitante pari a 4,8 kg di beni riusabili.
Spagna e Svezia si riferiscono a prodotti specifici, rispettivamente gli apparecchi elettrici ed elettronici ed il tessile/abbigliamento. La Svezia ha deciso di confrontare il totale delle vendite nel settore tessile con quelle del mercato dell’usato, dei vestiti di seconda mano, che dal 2014 risulta in incremento. La Spagna si è invece concentrata sugli apparecchi elettrici e elettronici, recependo nella normativa nazionale il contenuto della direttiva sugli rifiuti elettrici ed elettronici (direttiva 2012/19/UE), prevedendo nel periodo che va dal 1 gennaio 2017 al 14 Agosto 2018 che il 2% della preparazione al riuso sia rappresentato dalla categoria 4 dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), il 2% dalla categoria 6 RAEE, prevedendo dal 15 Agosto 2018 un aumento delle percentuali: 3% nella categoria 4 e 4% in quella 6.
In tutti gli altri programmi si trovano indicatori di tipo qualitativo anche se di natura varia.
In Austria, l'indicatore è dato dal numero e dal turn over dei soggetti che si occupano di riuso nonché dal numero di prodotti di seconda mano, in Bulgaria si guarda, invece, a due indicatori, il primo concerne il riuso degli apparecchi elettrici, il secondo il riuso del packaging. La Croazia fa riferimento al numero di luoghi di lavoro dedicati al riuso dei rifiuti. Nella Repubblica Ceca gli indicatori sono rappresentati dalla quantità di tessile raccolto, di scarpe e di prodotti riusabili in tonnellate per anno, dal numero di centri e networks dedicati al riuso, dal numero di prodotti che sono passati dai centri di riuso e sono stati riultizzati, dal numero delle organizzazioni no profit che sviluppano attività per il riuso dei prodotti e attività inerenti la prevenzione dei rifiuti. La Danimarca, analogamente alla Svezia, valuta il riuso del tessuto e del vestiario, mentre in Finlandia l'indicatore è dato dai volumi riutilizzati (in tonnellate per anno) di apparrecchi elettrici ed elettronici. La Germania guarda al mercato dei prodotti elettronici riusati e a quello degli imballaggi riutilizzabili, la Grecia al numero di centri per il riuso e agli imballaggi riutilizzabili, la Polonia fa riferimento alla percentuale di packaging riutilizzabile immesso nel mercato
L'Ungheria ha una serie articolata di indicatori: il tasso in percentuale di riuso di materiali originati dalla costruzione e demolizione, il numero di centri per il riuso accreditati, la quantità di popolazione servita dai centri per il riuso, il numero di prodotti di seconda mano trasferiti ai centri di riuso accreditati, il numero di prodotti di seconda mano commercializzati in proporzione al numero di prodotti dello stesso tipo trasferiti ai centri di riuso.
L'Italia monitora il numero di prodotti che entrano ed escono dai centri di riuso e il numero di visite agli stessi, mentre la Spagna considera il numero di centri per il riuso e la quantità di nuovi lavori ad esso legati.
Molti programmi fanno anche riferimento alla misure per incrementare il riuso, suddivise in accordi volontari (47%), strumenti informali (35%), strumenti normativi (10%) e strumenti economici (8%).
Nonostante le diversità presenti, nei programmi di prevenzione rifiuti dei singoli Paesi europei, ci sono anche alcuni elementi comuni. Ad esempio Austria, Bulgaria, Belgio/Fiandre, Danimarca, Grecia, Norvegia, Polonia, Svezia, Gran Bretagnia – Inghilterra e Galles affrontano questioni legate all’organizzazione dei centri per il riuso, Austria e Bulgaria prevedono persino una particolare licenza per questa tipologia di attività.
Sempre Austria e Bulgaria, a cui in questo caso si affianca la Grecia, ritengono utile creare un sito Web in grado di fornire informazioni sui centri di riuso, sulla loro localizzazione e sulla tipologia di prodotti che vi si possono trovare.
Ancora Austria e Bulgaria puntano l’attenzione sulla necessità di creare percorsi per l’acquisizione di competenze nel settore della riparazione e di introdurre pacchetti assicurativi per i soggetti che si occupano di riuso.
Francia, Italia e Portogallo invece intendono implementare l’eco-design del prodotto in grado di  estendere la vita del bene.
Il riuso di certi prodotti si sta diffondendo in alcuni Paesi europei anche grazie al successo di esperienze come Revital in Austria, Kringwinkel in Belgio e i Repair Cafés in Germania e Olanda.
4 gli elementi di forza di questo tipo di network:
  1. cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti nella filiera: rivenditori, organizzazioni, gestori dei rifiuti urbani e Agenzie per l’ambiente
  2. forti campagne di informazione che promuovono ed incentivano il riuso
  3. introduzione di standard di qualità vincolanti (certificazione dei prodotti, marchi di garanzia ecc)
  4. eliminazione degli ostacoli che limitano lo svolgimento delle attività legate al riuso
Il report dell'Agenzia europea per l'ambiente sottolinea come, ad oggi, alcuni prodotti siano più facilmente immessi in mercati del riuso o in flussi tesi alla preparazione al riuso; è il caso del tessile/abbigliamento, degli apparecchi elettrici ed elettronici, dei mobili di casa, di veicoli.
I materiali provenienti dalla demolizione degli edifici hanno un enorme potenziale ma ad oggi ancora il mercato stenta a decollare.
Per quanto riguarda l'abbigliamento-tessile usato, si possiedono dati sull'import-export, per il resto non si hanno molti altri dati; si può affermare che il mercato dell'usato di beni lusso e dell'alta moda è in crescita.
Gli apparecchi elettrici ed elettronici (AEE) sono molto presenti nel mercato dell'usato, per questa categoria di beni si possiedono alcune informazioni in più rispetto ad altri, in quanto la materia è disciplinata dalle direttive 2002/96 e 2012/19. Molti dati riguardano però i rifiuti da apparecchiature elettriche e elettronici, destinati per lo più al riciclaggio anzichè al riuso, minori informazioni si possiedono invece sugli AEE immessi sul mercato utilizzando piattaforme Web dedicate allo scambio tra privati.
Un mercato del riuso piuttosto florido è anche quello dei mobili, ma anche in questo caso non si possiedono molti dati, i Paesi membri per lo più forniscono dati sulla mobilia non dissociati da quelli sui rifiuti urbani.
Un altro mercato del riuso in buono stato di salute è quello dei veicoli (automobili, motocicli ecc) di seconda mano.
Molto più difficiltoso invece si presenta il mercato del riuso dei materiali da demolizione e costruzione, che è un mercato in fieri che ancora non ha preso campo per i molti ostacoli al riuso di questi materiali, quali la mancanza di una solida corrispondenza tra domanda ed offerta, i tempi lunghi ed i costi elevati collegati alla demolizione selettiva, la riluttanza a riutilizzare materiali privi di garanzia e certificazione che ne attesti la natura e la non pericolosità.
Per approfondimenti: il Report dell'Agenzia europea per l'ambiente Waste prevention in Europe - policies, status and trends in reuse in 2017
fonte: http://www.arpat.toscana.it

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