EFFETTO DEL COVID-19 SUL SETTORE.
Partiamo proprio da questo punto. Con il corollario di lockdown, blocchi e rallentamenti dei commerci internazionali, i primi sei mesi di quest'anno sono stati caratterizzati, nell'Europa a 27, da un forte calo della produzione di materie plastiche (in forma primaria), in parte compensata da un parziale recupero a partire dal mese di giugno, che si prevede continuerà anche nell'ultimo trimestre dell'anno (e, presumibilmente, nel 2021). Recupero che dipenderà dall'andamento dei settori finali, quali automotive e costruzioni.


Limitando l'analisi ai rifiuti da imballaggio, la raccolta è stata pari a 17,8 milioni di tonnellate, per il 42% riciclato meccanicamente; il 39,5% è stato termovalorizzato, mentre in discarica è finito "solo" il 18,5% dei packaging a fine vita.
Lo studio riporta anche i dati di recupero e riciclo per i mercati di Germania, Italia, Francia, Spagna, Polonia. Olanda e Belgio
Scarica Plastics - the Facts 2020 (PDF)
fonte: www.polimerica.it

Ciò non impedirà, comunque, una caduta della produzione europea di materie plastiche stimata per l'intero 2020 in un -8,5% (grafico in alto a destra). Gli analisti prevedono che il riposizionamento della produzione su livelli pre Covid-19 non avverrà prima del 2022.
MENO PLASTICA IN EUROPA.
MENO PLASTICA IN EUROPA.
Il declino della produzione europea di plastica non è cosa nuova: è iniziata nel 2018 (leggi articolo) ed è proseguita anche l'anno scorso: dalle 64,4 milioni di tonnellate del 2017 si è scesi a 61,8 milioni del 2018 fino ai 57,9 milioni del 2019. Mentre a livello mondiale, il trend si conferma in crescita: 348, 359 fino ai 368 milioni di tonnellate prodotte l'anno scorso. L'Asia ha raggiunto ormai il 51% della produzione globale (la sola Cina vale il 31% el totale), mentre l'Europa conta appena per il 16% e l'area Nafta per il 19%.
Resta comunque in attivo, per 13 miliardi di euro, la bilancia commerciale settoriale.

Resta comunque in attivo, per 13 miliardi di euro, la bilancia commerciale settoriale.

DOMANDA STABILE (O QUASI).
La domanda di plastiche da parte dei trasformatori nel 2019 è stata pari a 50,7 milioni di tonnellate, contro i 51,2 milioni dell'anno precedente. L'Italia si conferma al secondo posto in Europa con il 13,8% (13,9% nel 2018), alle spalle della Germania (24,2% vs 24,5 del 2018) e prima della Francia (9,5%). Gli altri tre paesi che trasformano più di 3 milioni di tonnellate di plastica sono Spagna, Regno Unito e Polonia, tutti con unq quota compresa tra il 7 e l'8 percento del totale europeo (vedi grafico a destra).
A livello applicativo, cambia poco: il 39,6% delle plastiche trasformate in Europa va nell’imballaggio, il 20,4% nelle costruzioni e il 9,6% nell'automobile; il resto è suddiviso tra elettrico/elettronico (6,2%), casalinghi, sport e tempo libero (4,1%), agricoltura (3,4%) e altro (16,7%).
Non desta sorprese neanche la distribuzione dei consumi per famiglia polimerica: il polietilene vale il 30% del totale, il polipropilene si ferma al 19,4% e il PVC al 10%. PET e poliuretani contano per il 7,9% ognuno, mentre polistirene ed EPS insieme fanno il 6,2% dei volumi trasformati in Europa.
PIÚ RICICLO, MENO EXPORT.
A livello applicativo, cambia poco: il 39,6% delle plastiche trasformate in Europa va nell’imballaggio, il 20,4% nelle costruzioni e il 9,6% nell'automobile; il resto è suddiviso tra elettrico/elettronico (6,2%), casalinghi, sport e tempo libero (4,1%), agricoltura (3,4%) e altro (16,7%).
Non desta sorprese neanche la distribuzione dei consumi per famiglia polimerica: il polietilene vale il 30% del totale, il polipropilene si ferma al 19,4% e il PVC al 10%. PET e poliuretani contano per il 7,9% ognuno, mentre polistirene ed EPS insieme fanno il 6,2% dei volumi trasformati in Europa.
PIÚ RICICLO, MENO EXPORT.
Per quanto concerne raccolta e riciclo di plastiche a fine vita, i dati sono riferiti al 2018 e mostrano un recupero pari complessivamente a 29,1 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, a fronte di un crollo di quasi il 40% delle esportazioni extra-UE tra il 2016 e il 2018, soprattutto per il blocco all'import imposto dalla Cina e da altri paesi asiatici.
A riciclo meccanico è stato inviato il 32,5% della plastica recuperata, a recupero energetico il 42,6%, mentre il restante 24,9% è finito in discarica. Va segnalato che tra il 2006 e il 2018 la raccolta è cresciuta del 19%, il riciclo meccanico è raddoppiato (+100%), mentre i volumi destinati a discarica sono scesi del -44%.
A riciclo meccanico è stato inviato il 32,5% della plastica recuperata, a recupero energetico il 42,6%, mentre il restante 24,9% è finito in discarica. Va segnalato che tra il 2006 e il 2018 la raccolta è cresciuta del 19%, il riciclo meccanico è raddoppiato (+100%), mentre i volumi destinati a discarica sono scesi del -44%.

Limitando l'analisi ai rifiuti da imballaggio, la raccolta è stata pari a 17,8 milioni di tonnellate, per il 42% riciclato meccanicamente; il 39,5% è stato termovalorizzato, mentre in discarica è finito "solo" il 18,5% dei packaging a fine vita.
Lo studio riporta anche i dati di recupero e riciclo per i mercati di Germania, Italia, Francia, Spagna, Polonia. Olanda e Belgio
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