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Riciclo pannolini, a più di un anno dal decreto l'azienda aspetta ancora l'autorizzazione industriale

L'azienda che ha creato la tecnologia made in Italy per ottenere materia prima seconda dai prodotti assorbenti, è in una situazione di stallo perché nonostante l’entrata in vigore del decreto end of waste non ha ancora ricevuto l'autorizzazione industriale





Ricordate il famoso decreto end of waste sui pannolini? Il provvedimento sul fine vita degli scarti derivanti dal riciclo dei prodotti assorbenti per la persona (PAP) era stato annunciato come un passaggio epocale per lo sviluppo dell’economia circolare italiana dal ministro Costa in persona, eppure il processo di produzione e commercializzazione, ad oggi, è ancora fermo. “Non solo non possiamo andare a piena capacità, ma non possiamo neppure mettere sul mercato le nostre materie prime seconde”, spiega in occasione dell’Ecoforum di Legambiente il general manager della FaterSmart, Giovanni Teodorani Fabbri, azienda che ha sviluppato una tecnologia “made in Italy” per trasformare pannoloni e pannolini usati in materiale per la produzione di imballaggi, mollette per il bucato, prodotti per l’edilizia e il settore automobilistico.

L’azienda, insieme alla Contarina Spa, ha realizzato in provincia di Treviso un impianto in grado di trattare i prodotti assorbenti sottraendoli alle discariche e agli inceneritori. Ma a distanza di più di un anno dall’entrata in vigore del decreto, la produzione industriale si trova in una situazione di stallo, nonostante FaterSmart abbia già siglato alcuni contratti per la fornitura delle materie prime seconde. Teodorani Fabbri spiega che l’impianto non ha ancora ottenuto l’autorizzazione industriale e continua a lavorare su scala sperimentale: “Il che vuol dire che non possiamo andare a piena capacità e quindi non possiamo ancora commercializzare le nostre materie prime seconde. Che poi è l’obiettivo del nostro investimento. Le due procedure, l’end of waste sul piano nazionale e l’autorizzazione industriale che invece confluisce a livello locale, sono legate. Senza autorizzazione il decreto non può essere pienamente esecutivo. Questo impedimento sta rallentando il nostro sviluppo”.

Il manager ripercorre le tappe: “É stato un anno di sviluppo della nostra tecnologia. Siamo entrati anche nella raccolta e adesso abbiamo tecnologie come i cassonetti intelligenti che non solo permettono il riciclo e il trattamento dei prodotti assorbenti per la persona usati, ma permettono anche di incentivarne la raccolta differenziata. Questi cassonetti sono stati già testati a Verona e ad Amsterdam. Stiamo installando un secondo impianto in India e presto ne faremo un altro ad Amsterdam. Dall’Olanda mandano questa tipologia di rifiuti presso il nostro impianto a Contarina. Abbiamo firmato contratti per la fornitura di materie prime seconde. La nostra tecnologia ha acquisito sempre maggiore visibilità sia in Italia che all’estero. Ricordo che è una tecnologia unica al mondo e, lo dico sempre con orgoglio, è completamente made in Italy. Questo conferma che il nostro paese è pioniere su un tema così importante come l’economia circolare”.

Infine un appello alla politica: “Oltre al potenziamento delle infrastrutture per la raccolta differenziata occorre sicuramente snellire e accelerare i procedimenti autorizzativi, sempre nel rispetto delle regole e degli standard di sicurezza. Ma occorre accelerare se vogliamo veramente essere seri nell’ambito dell’economia circolare. Gli investimenti richiedono troppa pazienza da parte dell’investitore”.

fonte: www.ecodallecitta.it

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Plastica negli oceani: Vanuatu vieta i pannolini usa e getta

Il Governo della Repubblica insulare nell’Oceano Pacifico ha avviato le consultazioni per bandire gli assorbenti in plastica per la persona: al vaglio alternative ecologiche come i pannolini lavabili in cotone.




















La Repubblica di Vanuatu potrebbe diventare il primo Paese al mondo a vietare i pannolini usa e getta: il piccolo arcipelago nell’Oceano Pacifico, da anni una delle nazioni più all’avanguardia nella lotta all’inquinamento da plastica, dovrebbe presentare la proposta di Legge entro la fine del 2020, al termine di una consultazione che prenda in esame sia i problemi ecologici che quelli sociali legati all’abbandono dei pannolini.

L’arcipelago è composto da 83 isole per una popolazione totale di poco più di 258 mila persone, di cui circa 20 mila bambini. La proposta ha immediatamente scatenato le proteste delle associazioni femministe e civili, secondo cui il bando dei pannolini usa e getta riporterà indietro di decenni le donne di Vanuatu,cui è tendenzialmente affidata la cura degl’infanti.

“Vanuatu sta salvaguardando il proprio futuro– ha spiegato Mike Masauvakalo, portavoce del Ministero degli Affari esteri – C’è la possibilità che la plastica s’insinui nelle nostre acque e nella catena alimentare e che, alla fin fine, i cittadini di Vanuatu finiscano con l’ingerirla. Ci aspetta una lunga strada davanti, ma conoscendo il mio Paese, so che ce la faremo. I nostri cittadini rispondono molto bene quando si tratta di emergenza climatica. La vediamo e la viviamo ogni giorno. Sta colpendo le nostre risorse alimentari e la fauna nei nostri mari”.
La Repubblica del Pacifico ha annunciato il bando in seguito a uno studio del Commonwealth Litter Programme (CLiP) che dimostrava come scarti organici e pannolini usa e getta rappresentino quasi il 75% del peso totale dei rifiuti prodotti a Vanuatu.

Il prossimo 1 dicembre, il Dipartimento per la protezione ambientale dell’arcipelago avvierà una consultazione con associazioni non governative, gruppi civili e rappresentanti delle industrie per trovare alternative agl’inquinanti dispositivi igienici (si parla di un ritorno ai pannolini in cotone lavabile). La consultazione dovrebbe durare un anno e il bando entrare in vigore a partire dal 1° gennaio del 2021.

Le isole Vanuatu hanno avviato la propria lotta all’inquinamento da plastica già da tempo: a luglio 2018 sono state vietate buste di plastica, cannucce e contenitori in polistirene. A marzo di quest’anno la lista di prodotti vietati si è ulteriormente arricchita con contenitori per le uova, piatti e posate usa e getta.
In Italia, pannolini e assorbenti rappresentano il 4% dei rifiuti solidi urbani: con un regolamento ad hoc, il cosiddetto End of Waste, il Ministero dell’Ambiente ha dato il via libera alla possibilità di recupero e riciclo di questa importante fetta d’inquinanti (si parla di un volume di 900 mila tonnellate di rifiuti annui in Italia, 30 milioni di tonnellate annue in tutto il mondo). L’Italia sarà quindi il primo Paese al mondo a normare il recupero delle materie prime secondarie provenienti da assorbenti usati per la persona.

I due approcci, quello nostrano e quello del Governo di Vanuatu, serviranno da esempio per decine di altri Paesi per affrontare il problema, tutt’altro che trascurabile, dell’inquinamento da pannolini.

fonte: www.rinnovabili.it