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Carlo Petrini: il made in Italy non passi da Amazon, ma dalle botteghe

“Il cibo non è un fatto italiano, il cibo è un fatto mondiale”. Così Carlo Petrini ha ribadito nel suo intervento, pronunciato all’apertura del Salone del Gusto 2018, quanto importante sia il tema del cibo nell’epoca della globalizzazione. I nostri comportamenti alimentari sono fondamentali anche per ridurre l’effetto serra.




















Nel nostro mondo, sempre più interconnesso, bisogna varare delle nuove politiche che guardino non solo al nostro singolo Paese di appartenenza, ma anche al mondo. Per questo in Italia, ha affermato Petrini, c’e bisogno di ridurre i consumi di carne, incentivare il biologico, tutelare il suolo e l’agricoltura fermando la cementificazione selvaggia.

Un discorso, quello di Petrini, di grande visione globale, pur affrontando le criticità dell’Italia e che è risultato al pubblico come un ideale contraltare a quanto affermato poco prima dal ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (MiPAAF) Gian Marco Centinaio. Il ministro, in una invettiva accorata, aveva ribadito la propria intenzione di preservare il made in Italy, lottando contro l’italian sounding e le contraffazioni alimentari, bloccando navi e rimandandole indietro nel caso di trasporto di prodotti non rispondenti alle normative e ai gusti degli italiani.
Una tutela strenua della nostra italianità contro ogni ingerenza estera, una versione del Salvini pensiero declinato sul cibo insomma. Una tutela che, secondo Centinaio, passerà anche attraverso accordi con Amazon e Alibaba, i due colossi del commercio elettronico più noti e usati al mondo. Come ci si sarebbe potuto aspettare proprio questo passaggio di Centinaio ha trovato una replica puntuale da Carlin Petrini.
Se per la maggior parte del suo intervento l’ideatore del movimento Slow Food aveva solo proposto una visione alternativa a quanto detto da Centinaio, senza mai citarlo direttamente, nel finale del suo discorso ha apostrofato il ministro, in modo ironico, affermando che fare accordi con Amazon e Alibaba per preservare il made in Italy equivale a stringere accordi con dei nemici, delle multinazionali che poco o nulla hanno a che fare con lo slow food e con la sostenibilità ambientale. Piuttosto, ha affermato Petrini, bisognerebbe incentivare il ritorno alle botteghe, dove si possano consumare i prodotti del territorio, con ritmi e sapori che nulla hanno a che vedere con la distribuzione tramite e-commerce globalizzati.
fonte: www.greenstyle.it

Rifugiati e richiedenti asilo per la corretta gestione dei rifiuti al Terra Madre Salone del Gusto

Una novità assoluta in vista dell'edizione 2018 di Terra Madre Salone del Gusto. Per la prima volta a sensibilizzare e informare i visitatori sulla corretta gestione dei rifiuti ci sarà anche un nutrito gruppo di rifugiati e richiedenti asilo come spiega Marion di TraMe







cittaeco

“Una bellissima esperienza ma si poteva fare di più”: il bilancio delle 'Sentinelle dei Rifiuti' al Salone del Gusto

Una sipersintesi, a caldo, di cosa è emerso dall'assemblea delle Sentinelle a chiusura di Terra Madre Salone del Gusto che, per la prima volta, ha invaso letteralmente la città di Torino per cinque giorni
Immagine: “Una bellissima esperienza ma si poteva fare di più”: il bilancio delle 'Sentinelle dei Rifiuti' al Salone del Gusto
Abbiamo concluso con una piccola assemblea questi cinque giorni di lavoro come Sentinelle dei Rifiuti. Ciascuno ha parlato e esposto le sue impressioni.
Quella che segue è una supersintesi, in quanto tale non rispecchia magari le opinioni di ciascuno ma quello che viene fuori dal coro. Non eravamo mai stati in 30 né mai eravamo stati in un evento così grande. Nella maggior parte dei casi si è trattato della prima esperienza di lavoro come Sentinelle. Si sottolinea di lavoro perché comunque riceveremo un compenso e qualcuno ha anche detto che questo elemento - la retribuzione - ha reso l'intervento delle Sentinelle più omogeneo e costante rispetto a quello dei Volontari di Legambiente.
Tutti si sono dichiarati molto soddisfatti dell'esperienza fatta, in primis per la quantità e anche spesso qualità dei "contatti umani" avuti nel gruppo, fuori dal gruppo, con gli espositori e con la gente. Anche chi si è dichiarato un po' perplesso sull'insieme della manifestazione Salone del Gusto (considerandola troppo commerciale) ha vissuto positivamente l'esperienza. Noi Sentinelle ci siamo appassionate tutte alla causa di rendere compostabile e riciclabile l'evento (i materiali utilizzati, avanzati e scartati, insomma i cosiddetti rifiuti). Proprio per questo motivo avremmo voluto che la comunicazione di questo aspetto fosse più forte e sistematica.
C'è chi ritiene che bisognava comunicarlo di più ai visitatori, agli espositori, tramite cartelli, posizionamenti più evidenti delle isole ecologiche, avvisi orali o volantini agli ingressi del Valentino (in centro non c'erano ingressi). Sia gli espositori che il pubblico apparivano per lo più impreparati o disinformati. Molto articolata e differenziata la predisposizione da parte degli espositori. Comunque, quando venivano spiegate alcune informazioni pratiche sulla raccolta differenziata, sia agli espositori che i visitatori, appariva chiara la disponibilità a recepire e a comportarsi di conseguenza. Addirittura c'è chi ha visto gente visibilmente contenta e sollevata quando venivano a conoscenza che tutti i bicchieri e le stoviglie di questo Salone erano compostabili e potevano essere conferite nell'organico.
Soprattutto creava sollievo e sorrisi sapere di poter conferire tutti insieme i resti di quanto mangiato, dai bicchieri (che pure sembrano di plastica, ma in realtà biocompostabili) alle stoviglie, dai resti di cibo ai tovaglioli. (Ndr: sembra che l'organico complessivamente non sia stato tantissimo, anche se probabilmente ha superato, come doveva la quantità di indifferenziato raccolta. Poco per fortuna il cibo buttato.) Resta il problema di un po' di difficoltà a fare la differenziata per gli espositori. Un esempio sono stati i cuochi che, durante la preparazione delle pietanze e contemporaneamente presi d'assalto dai visitatori, non riuscivano a ottimizzare la raccolta dei rifiuti finendo per conferire tutto nell'indifferenziata. Ma la strada è quella giusta, quella di superare il misto non recuperabile.

fonte: www.ecodallecitta.it