L’organismo presieduto dal deputato dem Alessandro Bratti in trasferta
nella città umbra. Dove Leopoldo Di Girolamo è coinvolto insieme ad
altre 19 persone nell’indagine sullo smaltimento del percolato dalla
discarica di vocabolo Valle. Mentre rischia di esplodere la questione
morale il M5S all’attacco: “Il sindaco risponda degli sprechi generati
in danno della comunità”
L’appuntamento è fissato per oggi. In una delle Regioni “rosse” per eccellenza, l’Umbria. Dove però sembra stia per esplodere la “questione morale”. Uno dei temi più temuti in una zona storicamente considerata come uno dei baluardi dell’integrità della sinistra. A Terni, infatti, si riunirà la Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti presieduta da Alessandro Bratti (Pd). Al centro del viaggio, al quale parteciperanno, oltre allo stesso Bratti, anche i deputati Stefano Vignaroli (M5S), Renata Polverini (Forza Italia), Alberto Zolezzi (M5S) e i senatori Paolo Arrigoni (Lega Nord), Laura Puppato (Pd) e Bartolomeo Pepe (Gal), c’è l’inchiesta della Procura di Terni sullo smaltimento del percolato dalla discarica di vocabolo Valle.
Che vede fra gli indagati (oltre ai nove esponenti della vecchia giunta
e sette dell’attuale, ai quali si aggiungono tre dirigenti comunali del
settore ambiente) anche il sindaco della città umbra, Leopoldo Di Girolamo (Pd). L’accusa è di turbata libertà degli incanti in concorso: i magistrati sostengono che l’amministrazione abbia messo in piedi un artificio per eludere una normativa europea sull’assegnazione dei lavori per lo smaltimento della sostanza, che per sei anni sarebbe avvenuta in modo diretto invece che tramite bando pubblico.
BOTTA E RISPOSTA –
Se da una parte il primo cittadino dice di avere “la massima fiducia
nell’operato della magistratura”, dall’altra le opposizioni, in primis il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle
di Terni, sono sul piede di guerra. Sarà anche per via della tensione
che da tempo cova tra le forze politiche in tutta la regione. E che vede
quest’ultima sempre più spesso toccata nel vivo di una delle tradizioni
più care, quella della moralità, uno dei capisaldi della sinistra storica. Ma che ora traballa per via di varie inchieste giudiziarie che stanno riempiendo le cronache e che vedono coinvolti importanti esponenti del Pd. Come l’altro ternano eccellente Fabio Paparelli, vicepresidente della giunta regionale guidata da Catiuscia Marini, a processo per via delle stabilizzazioni sospette di personale della Provincia. Oppure imprese importanti come la Gesenu, con una consistente partecipazione pubblica di capitale e che, impegnata anch’essa nella raccolta dei rifiuti, è stata addirittura colpita da una interdittiva antimafia.
Elementi che contribuiscono a surriscaldare il clima politico,
soprattutto con l’arrivo della commissione d’inchiesta a Terni. Con un
altro colpo all’immagine del Pd.
VIGILIA AMARA – “Ancor prima che sul piano giudiziario, il sindaco dovrebbe rispondere dell’odioso e ingentissimo spreco generato in danno della comunità – attacca il consigliere comunale Thomas De Luca (M5S) –. L’installazione di un impianto in loco di trattamento del percolato sarebbe costata da duecento mila a cinquecento mila euro, contro i circa sei milioni
bruciati finora con indegna noncuranza: un investimento sano e doveroso
che si sarebbe ripagato approssimativamente in un semestre appena”,
dice l’esponente 5 Stelle. Che rincara la dose parlando di “un’altra
anomalia che contraddistingue questa vicenda”. Ovvero? “La decisione del
sindaco e della giunta di sciogliere il Nop, il nucleo anticorruzione del Comune,
proprio alla vigilia delle comunicazioni di conclusione delle indagini
da parte della magistratura che aveva indagato, a quanto ci risulta,
sulla base di segnalazioni dello stesso Nop”, risponde De Luca.
DANNI COLLATERALI – “C’è poi un danno ambientale eventuale – aggiunge il consigliere 5 Stelle –. Nulla sappiamo dell’effettiva tutela dei corpi idrici
su cui è stato riversato il percolato, carico di inquinanti. Non
sembrano mai stati effettuati esami a valle del trattamento: non
escludiamo di aver contaminato qualche ulteriore landa”. Accuse, quelle
dei grillini, che hanno dato il via ad un botta e risposta
senza esclusione di colpi. E che darà molto lavoro alla commissione in
arrivo da Roma. Si tratta della “strumentalizzazione di una vicenda
giudiziaria che peraltro è nelle primissime fasi di avviso e che
potrebbe concludersi anche a breve”, nonché “un modo di operare che non è rispettoso né del governo della città né dell’operato della magistratura”,
ha replicato l’amministrazione comunale. Controreplica del M5S: “Di
Girolamo – dice De Luca – verrà audito in qualità di sindaco e di
presidente della Provincia ma la delicatezza della sua posizione, dopo la notizia della chiusura delle indagini, risulta inappropriata”. Perciò, conclude, “ci chiediamo come egli possa rappresentare la posizione della collettività in maniera imparziale e chiara,
soddisfacendo la necessità di approfondimento della commissione
parlamentare sulle immense criticità del sito di interesse nazionale”.
fonte: www.ilfattoquotidiano.it