In Italia le fonti fossili ricevono ogni anni 9,1 miliardi di euro di finanziamenti. Dagli sgravi fiscali ai petrolieri, agli aiuti al trasporto su gomma, fino ai sussidi alle centrali a fonti fossili, sono molti i modi in cui si avvantaggiano le fonti sporche, danneggiando le rinnovabili e alzando il costo dell'inevitabile trasformazione energetica.
Secondo Fatih Birol, chief economist dell'International Energy Agency, “a causa dei sussidi alle fonti fossili, l'energia è venduta sottocosto in molte parti del mondo, portando a sprechi nei consumi e volatilità dei prezzi. Mette a rischio anche la competitività delle rinnovabili.” Le stime IEA affermano che nel 2011 i sussidi a carbone, petrolio e gas sono stati pari a 523 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 409 miliardi del 2010. Eppure già nel 2009 gli Stati del G20 si erano impegnati, a Pittsburgh, di ridurre e gradualmente eliminare i sussidi alle fonti fossili.
Cifre enormi, soprattutto se paragonate agli 88 miliardi spesi, sempre a livello mondiale, per le rinnovabili
nel 2011, o ai 100 miliardi richiesti dal Green Climate Fund, il fondo
mondiale per il clima in discussione in questi giorni a Doha nella COP
18, il summit mondiale sui cambiamenti climatici. Proprio su questo tema
350.org sta
creando una mobilitazione su scala globale per esercitare attività di
pressioni sui Governi. Secondo Bill McKibben, attivista ambientale del
movimento globale per il clima 350.org, questa situazione “è solo il
riflesso dell'enorme potere politico dell'industria
delle fonti fossili. Ancora continuiamo a mandare il denaro delle nostre
tasse all'industria più ricca del mondo, in modo che possa continuare a
distruggere il Pianeta. Questo non ha alcun senso.”
E in Italia, quanti sono i sussidi alle fonti fossili? 9,11 miliardi di euro di finanziamenti pubblici all'anno:
questa la stima di Legambiente dei sussidi alle fonti fossili che il
Governo italiano elargisce annualmente alle industrie del carbone,
petrolio e gas. Di questi, 4,5 miliardi di euro rientrano nella
categoria di sussidi diretti, ovvero distribuiti come aiuto economico ad
alcune categorie. Tra questi la parte del leone va alle centrali da fonti fossili,
a cui sono andati 2,34 miliardi nel 2011 tramite il meccanismo del CIP6
della componente A3 delle bollette di energia elettrica: il CIP6 era
nato nel 1992 proprio per finanziare le fonti rinnovabili, ma poi era
stato esteso alle fonti “assimilate”. Uno scandalo costato 38 miliardi
se consideriamo solo il periodo che va dal 2001 al 2011.
Al secondo posto i sussidi all'autotrasporto,
per 500 milioni di euro all'anno: l'inevitabile conseguenza è il netto
predominio del trasporto merci su strada rispetto al trasporto tramite
ferrovia o navale. Seguono i sussidi alle centrali da fonte fossile per
le piccole isole, che ammontano a “soli” 62 milioni di euro, ma che hanno un impatto locale pesante, in quanto alimentano una forma di monopolio di fatto,
impedendo lo sviluppo di impianti di energia rinnovabile proprio dove
sarebbe più economico realizzarle. Non solo: dal 2013 il Governo ha
introdotto, tramite il decreto Sviluppo un sussidio aggiuntivo per le centrali a olio combustibile
che potrebbe pesare per ulteriori 250 milioni all'anno (anche nel
2013); l'ipotesi sarebbe di estendere questo nuovo sussidio anche alle
centrali a gas, con un peso ancora non stimato ma sicuramente molto
superiore.
Tra i sussidi indiretti, ci sono le facilitazioni alle trivellazioni: le prime 20mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente da ciascun impianto sono completamente esenti da aliquote
(anche se gli impianti appartengono a una stessa azienda: per cui per
esempio se un'azienda ha 5 impianti le prime 100.000 tonnellate saranno
esenti); questo limite è aumentato alle prime 50.000 tonnellate estratte
in impianti offshore. Per il gas i limiti sono di 25 milioni di metri
cubi estratti in terra e 80 milioni di metri cubi estratti in mare (come
descritto chiaramente nel libro “Trivelle d'Italia”, di Pietro
Dommarco). Inoltre le royalty sono decisamente vantaggiose:
solo il 10%, contro le royalty internazionali che vanno dal 20$
all'80%. L'aumentata redditività, peraltro già elevata per questo tipo
di industria, fa sì che molte aziende internazionali siano interessate a
cavalcare la piccola onda del poco greggio italiano. Il conto per i mancati introiti ammonta a 1,6 miliardi all'anno.
Infine, tra i sussidi indiretti, Legambiente (vedi il documento in allegato) considera anche i sussidi a imprese energivore (1,6
miliardi) e costi per opere stradali (3 miliardi). In realtà la stima
non è ancora quella definitiva: mancano i finanziamenti dichiarati
dall'Italia nel rapporto OCSE relativi ai sussidi sui trasporti
marittimi (quasi 500 milioni), quelli in sgravi sui consumi energetici
all'agricoltura (oltre 800 milioni). Inoltre, andrebbe aggiunta una
verifica sui sussidi indiretti previsti alle aziende parastatali
dell'industria delle energie fossili.
Insomma,
un panorama inquietante in cui la mancanza di trasparenza nella
distribuzione dei finanziamenti pubblici fa vincere le lobby più
potenti, alzando il costo economico dell'inevitabile trasformazione
energetica, per non parlare dei danni sanitari associati all'uso delle
fossili.
Il dossier di Legambiente sull'argomento (pdf)