La Fondazione per lo sviluppo sostenibile insieme
a FISE Unire hanno di recente pubblicato il rapporto sull'Italia del riciclo
2012. Il Rapporto esamina nel dettaglio l'andamento delle diverse filiere del
riciclo presenti nel nostro paese
Il 2012 è stato un anno importante, l'anno di RIO +20, in cui si è ribadita,
a vent'anni dalla prima conferenza di Rio nel 1992, l'importanza di un nuovo
modello di sviluppo basato sulla green economy.
Uno dei temi centrali della green economy anche nel nostro paese rimane quello legato alla gestione dei rifiuti, creare una “società del riciclo” richiede di perseguire obiettivi precisi:
- ridurre la produzione di rifiuti intervenendo nella progettazione dei beni e degli imballaggi, nei processi produttivi e nei consumi, favorire la riciclabilità, massimizzare il riciclo e sviluppare il riutilizzo,
- sviluppare il riciclo dei rifiuti e abbattere lo smaltimento in discarica,
- sviluppare il mercato delle materie prime seconde e dei prodotti realizzati con materiali riciclati con azioni di informazione, implementando gli acquisti verdi, regolamentando il mercato dei materiali e dei prodotti ottenuti dal riciclo dei rifiuti,
- sviluppare la standardizzazione dei materiali e dei prodotti derivati dal riciclo dei rifiuti, diffondendo la certificazione a garanzia della qualità, come già fatto per alcune filiere (ad esempio organico, imballaggi, rifiuti da costruzione e demolizione),
- incrementare la ricerca applicata, la diffusione delle innovazioni e delle migliori tecnologie del riciclo attraverso i fondi europei, gli accordi di programma e partnership con soggetti istituzionali, università, enti di ricerca e imprese anche creando distretti del riciclo eco-compatibili (eco-distretti),
- misurare le quantità di rifiuti effettivamente riciclati
L'Italia parte da buoni risultati ma ancora molto deve fare soprattutto se si raffronta a taluni paesi membri dell' UE come l’Austria, che ha raggiunto il 70%, di raccolta differenziata, la Germania e il Belgio con il 62%, i Paesi Bassi con il 61%, la Svezia con il 50% e la Danimarca con il 42%. Questi sei Paesi europei, oltre ad un elevato riciclo e una quota significativa di recupero energetico, hanno un altro dato in comune: lo smaltimento in discarica, secondo i dati validati a livello europeo, è compreso fra 0 e il 3%.
Qualcosa si muove anche in Italia, il 17 dicembre scorso, infatti, il Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, parlando con il Commissario UE Janz Potocnik, ha dichiarato che “ L'Italia è impegnata a promuovere il recupero di materia e di energia dai rifiuti, attraverso l'estensione a tutte le regioni dei programmi per la raccolta differenziata e la riduzione progressiva delle discariche”.
Il primo cambiamento sta nel superare atteggiamenti, tipici del nostro paese, di disapplicazione dei principi e degli obblighi europei, recepiti ma non attuati o rispettati. Questo atteggiamento ha comportato per il nostro paese il pagamento di salatissime sanzioni, ed altre si affacciano all'orizzonte. E' notizia di questi giorni che l'Italia potrebbe essere condannata a pagare 56 milioni di provvisionale e 46 milioni ogni sei mesi, a causa della procedura di infrazione sulla messa in sicurezza delle discariche non in regola.
Anche nella nostra regione ci sono ampi margini di miglioramento, la raccolta differenziata, primo passo per il riciclo dei materiali, nel 2011 in Toscana si è attestata al 42,21 % ancora lontano dal data nazionale che vuole una raccolta differenziata, al 2012, al 65%.
In Toscana, nel 2011, si sono raccolte in forma differenziata e avviate a riciclaggio 297 mila tonnellate di carta e cartone (32% del totale RD), 228 mila tonnellate di rifiuti organici (25%), 107 mila tonnellate di sfalci e potature (11%), 66 mila tonnellate di legno (7%), 92 mila tonnellate di vetro (10%), 30 mila tonnellate di metallo (3%), 48 mila tonnellate di plastica (5%), 21 mila tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (2%), circa 9 mila tonnellate di altri rifiuti ingombranti (1%), 7 mila tonnellate di stracci (1%), e circa 2.300 tonnellate di rifiuti urbani pericolosi (ad es. pile esaurite) che rappresentano lo 0,2% delle RD.
L'impegno della nostra regione per dare nuova vita ai prodotti è un punto di forza, e a questo proposito ricordiamo gli accordi di filiera con Corepla per il riciclaggio effettivo di materiali plastici ed il lavoro con Coreve per verificare gli utilizzi alternativi al vetro non riciclabile nelle vetrerie.
A livello nazionale lo studio “L'Italia del Riciclo” evidenzia una buona tenuta del comparto del riciclo ma vediamo di seguito l'andamento delle principali filiere su scala nazionale.
Nel dettaglio, nel 2011 gli imballaggi di carta e cartone immessi al consumo crescono del 2,3% rispetto al 2010 e sono stati pari a 4,4 milioni di tonnellate: la quota avviata al riciclo è pari 3,5 milioni di tonnellate, pari all’80% dell’immesso al consumo, con un aumento della quota avviata al riciclo rispetto all’anno precedente del 3%.
Gli imballaggi in vetro nel 2011 hanno registrato un buon incremento, pari al 7%, con una quantità immessa al consumo di 2,3 milioni di tonnellate; sono, quindi, cresciuti gli imballaggi in vetro avviato al riciclo, +7%, pari a 1,6 milioni di tonnellate che rappresentano il 68% dell’immesso al consumo. Nel riciclo dei rottami di vetro l’industria nazionale si mostra in grado di assorbire tutti i flussi delle raccolte degli imballaggi in vetro e del vetro piano e di ricorrere anche a importazioni per circa 201.000 tonnellate, poiché ben il 75% delle lavorazioni in vetro realizzate dall’industria vetraria italiana sono fatte con rottami di vetro.
La filiera della plastica nel 2011 si mantiene stabile, con una piccola contrazione degli imballaggi destinati al circuito domestico (-0,3%) ed un incremento di quelli destinati al circuito del commercio e dell'industria (+1,1%). Gli imballi di plastica immessi al consumo nel 2011 sono stati pari a 2 milioni di tonnellate, + 0,2 % rispetto al 2010. La quantità degli imballaggi immessi al consumo nel 2011 è stata pari al 36% dell'immesso al consumo, in aumento del 4% rispetto all'anno precedente. L'andamento delle esportazioni di materie plastiche risulta stabile nel triennio 2009 – 2011.
La filiera del legno nel 2011 ha immesso al consumo 2,3 milioni di tonnellate di imballaggi con un aumento di circa l'1% rispetto all'anno precedente, purtroppo la quantità di rifiuti d'imballaggio in legno avviati al riciclo risulta diminuita del 5%.
L’immesso al consumo d’imballaggi in alluminio è aumentato nel 2011 a 67.000 tonnellate con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente, mentre il riciclo è sceso a 41.000 tonnellate, con un calo del 13% rispetto all’anno precedente, anche se ha rappresentato il 61% dell’immesso al consumo. Il dato in realtà non è così negativo come sembra perché nel 2010, data la
ripresa del mercato, gli operatori hanno avviato al riciclo quantità raccolte e non utilizzate per la recessione nel 2009 e, quindi, rimaste stoccate.
La produzione di pneumatici fuori uso nel 2011 è stata di circa 350.000 tonnellate, la loro gestione è stata così ripartita: il 51% al recupero energetico, il 31% in discarica o altro; il 18% al riciclo con recupero di materia. La metà di questo recupero energetico nei cementifici degli pneumatici fuori uso è fatta all’estero esportando, quindi, una notevole quantità di questi rifiuti:
scelta certo non molto razionale per un Paese che importa notevoli quantità di energia primaria pagandola piuttosto cara.
Nel riciclo le quantità impiegate sono ancora basse: i granuli degli PFU son impiegati ancora poco rispetto ad altri Paesi europei, per le coperture dei campi sportivi. Potrebbe, inoltre, essere molto promettente il riciclo nella produzione di asfalti di elevata qualità e fonoassorbenti anche se ancora poco usata in Italia.
Nel 2011 sono state raccolte complessivamente 260.000 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), pari a 4,29 chilogrammi pro-capite, in aumento del 6% rispetto alle 245.000 tonnellate del 2010, nonostante un calo dei RAEE immessi al consumo.
La percentuale di rifiuti RAEE raccolti rispetto all’immesso al consumo è stata del 31%. Tale raccolta è così ripartita tra i cinque raggruppamenti: il 47% di R1 (frigoriferi e congelatori), il 22% di R2 (lavatrici, lavastoviglie, forni), il 147% di R3 (televisori e monitor), il 13% di R4 (piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo) e l’8% di R5 (lampade e altre sorgenti luminose).
Gli oli lubrificanti immessi al consumo nel 2011 sono diminuiti a 431.000 tonnellate, rispetto alle 436.000 tonnellate del 2010 e, quindi, anche l’olio usato raccolto e avviato al riciclo è sceso da 192.000 tonnellate a 189.000 tonnellate, restando tuttavia costante nella quota del 44% dell’immesso al consumo. Per gli oli e grassi animali e vegetali invece si dispone solo del
dato, comunque significativo, della quantità raccolta e avviata al riciclo che è cresciuta da 43.000 tonnellate nel 2010 a 47.000 tonnellate nel 2011.
Per la frazione organica ci sono dati in crescita: la raccolta differenziata dell’umido e del verde nei rifiuti urbani è arrivata a 4,2 milioni di tonnellate nel 2010 con una crescita del 7% rispetto al 2009. La situazione potrebbe ulteriormente migliorare se
fossero realizzati un numero sufficiente di impianti di digestione anaerobica, insufficienti in alcune regioni e completamente assenti in altre, specie al Centro e al Sud Italia: nel 2010 ne risultavano 20 al Nord, 2 al Centro e 1 al Sud.
Per le pile e accumulatori, nonostante il buon livello raggiunto in passato nel riciclo in questo settore, dopo il suo riordino non si dispone più di dati aggiornati. Nel giugno del 2011 è stato costituito il Centro di Coordinamento nazionale Pile e Accumulatori, l’auspicio è che dal 2012 non vi siano solo i dati dell’immesso al consumo, ma anche quelli del raccolto e avviato al riciclo da parte del nuovo sistema che coordina ben 18 organismi collettivi.
Per i rifiuti inerti da costruzione e demolizione si dispone dei dati del “Rapporto Rifiuti speciali 2012” dell’ISPRA che stima una produzione di tali rifiuti nel 2009 pari a ben 56,7 milioni di tonnellate, con una stima di riciclo pari a 37,1 milioni di tonnellate e un tasso di recupero che sarebbe del 65%. Un dato molto positivo, se non fosse la stessa ISPRA ad avvisare che una
parte importante di questi rifiuti sono utilizzati “in rimodellamenti morfologici o copertura periodica o finale delle discariche”, segnalando, quindi, un potenziale problema che ostacolerebbe il decollo di un vero sistema di riciclo, in grado di fornire prodotti con caratteristiche qualitative idonee per realizzare veri e propri prodotti da costruzione.
La raccolta differenziata di rifiuti tessili è in costante aumento ed ha raggiunto nel 2010 quota 80.300 tonnellate, la frazione tessile dei rifiuti urbani, si dovrebbe triplicare entro il 2020 il livello attuale e arrivare a circa 240.000 tonnellate complessive di rifiuti tessili avviati al riciclo.
L’Italia, sulla base degli ultimi dati disponibili, del 2009, è al primo posto a livello europeo per il reimpiego dei materiali ottenuti dalla demolizione dei veicoli a fine vita. Il tasso di reimpiego e di riciclaggio del peso dei veicoli fuori uso nel 2009 è stato di buon livello, pari all’81,8%.
Visualizza “L'Italia del riciclo”
Uno dei temi centrali della green economy anche nel nostro paese rimane quello legato alla gestione dei rifiuti, creare una “società del riciclo” richiede di perseguire obiettivi precisi:
- ridurre la produzione di rifiuti intervenendo nella progettazione dei beni e degli imballaggi, nei processi produttivi e nei consumi, favorire la riciclabilità, massimizzare il riciclo e sviluppare il riutilizzo,
- sviluppare il riciclo dei rifiuti e abbattere lo smaltimento in discarica,
- sviluppare il mercato delle materie prime seconde e dei prodotti realizzati con materiali riciclati con azioni di informazione, implementando gli acquisti verdi, regolamentando il mercato dei materiali e dei prodotti ottenuti dal riciclo dei rifiuti,
- sviluppare la standardizzazione dei materiali e dei prodotti derivati dal riciclo dei rifiuti, diffondendo la certificazione a garanzia della qualità, come già fatto per alcune filiere (ad esempio organico, imballaggi, rifiuti da costruzione e demolizione),
- incrementare la ricerca applicata, la diffusione delle innovazioni e delle migliori tecnologie del riciclo attraverso i fondi europei, gli accordi di programma e partnership con soggetti istituzionali, università, enti di ricerca e imprese anche creando distretti del riciclo eco-compatibili (eco-distretti),
- misurare le quantità di rifiuti effettivamente riciclati
L'Italia parte da buoni risultati ma ancora molto deve fare soprattutto se si raffronta a taluni paesi membri dell' UE come l’Austria, che ha raggiunto il 70%, di raccolta differenziata, la Germania e il Belgio con il 62%, i Paesi Bassi con il 61%, la Svezia con il 50% e la Danimarca con il 42%. Questi sei Paesi europei, oltre ad un elevato riciclo e una quota significativa di recupero energetico, hanno un altro dato in comune: lo smaltimento in discarica, secondo i dati validati a livello europeo, è compreso fra 0 e il 3%.
Qualcosa si muove anche in Italia, il 17 dicembre scorso, infatti, il Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, parlando con il Commissario UE Janz Potocnik, ha dichiarato che “ L'Italia è impegnata a promuovere il recupero di materia e di energia dai rifiuti, attraverso l'estensione a tutte le regioni dei programmi per la raccolta differenziata e la riduzione progressiva delle discariche”.
Il primo cambiamento sta nel superare atteggiamenti, tipici del nostro paese, di disapplicazione dei principi e degli obblighi europei, recepiti ma non attuati o rispettati. Questo atteggiamento ha comportato per il nostro paese il pagamento di salatissime sanzioni, ed altre si affacciano all'orizzonte. E' notizia di questi giorni che l'Italia potrebbe essere condannata a pagare 56 milioni di provvisionale e 46 milioni ogni sei mesi, a causa della procedura di infrazione sulla messa in sicurezza delle discariche non in regola.
Anche nella nostra regione ci sono ampi margini di miglioramento, la raccolta differenziata, primo passo per il riciclo dei materiali, nel 2011 in Toscana si è attestata al 42,21 % ancora lontano dal data nazionale che vuole una raccolta differenziata, al 2012, al 65%.
In Toscana, nel 2011, si sono raccolte in forma differenziata e avviate a riciclaggio 297 mila tonnellate di carta e cartone (32% del totale RD), 228 mila tonnellate di rifiuti organici (25%), 107 mila tonnellate di sfalci e potature (11%), 66 mila tonnellate di legno (7%), 92 mila tonnellate di vetro (10%), 30 mila tonnellate di metallo (3%), 48 mila tonnellate di plastica (5%), 21 mila tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (2%), circa 9 mila tonnellate di altri rifiuti ingombranti (1%), 7 mila tonnellate di stracci (1%), e circa 2.300 tonnellate di rifiuti urbani pericolosi (ad es. pile esaurite) che rappresentano lo 0,2% delle RD.
L'impegno della nostra regione per dare nuova vita ai prodotti è un punto di forza, e a questo proposito ricordiamo gli accordi di filiera con Corepla per il riciclaggio effettivo di materiali plastici ed il lavoro con Coreve per verificare gli utilizzi alternativi al vetro non riciclabile nelle vetrerie.
A livello nazionale lo studio “L'Italia del Riciclo” evidenzia una buona tenuta del comparto del riciclo ma vediamo di seguito l'andamento delle principali filiere su scala nazionale.
Nel dettaglio, nel 2011 gli imballaggi di carta e cartone immessi al consumo crescono del 2,3% rispetto al 2010 e sono stati pari a 4,4 milioni di tonnellate: la quota avviata al riciclo è pari 3,5 milioni di tonnellate, pari all’80% dell’immesso al consumo, con un aumento della quota avviata al riciclo rispetto all’anno precedente del 3%.
Gli imballaggi in vetro nel 2011 hanno registrato un buon incremento, pari al 7%, con una quantità immessa al consumo di 2,3 milioni di tonnellate; sono, quindi, cresciuti gli imballaggi in vetro avviato al riciclo, +7%, pari a 1,6 milioni di tonnellate che rappresentano il 68% dell’immesso al consumo. Nel riciclo dei rottami di vetro l’industria nazionale si mostra in grado di assorbire tutti i flussi delle raccolte degli imballaggi in vetro e del vetro piano e di ricorrere anche a importazioni per circa 201.000 tonnellate, poiché ben il 75% delle lavorazioni in vetro realizzate dall’industria vetraria italiana sono fatte con rottami di vetro.
La filiera della plastica nel 2011 si mantiene stabile, con una piccola contrazione degli imballaggi destinati al circuito domestico (-0,3%) ed un incremento di quelli destinati al circuito del commercio e dell'industria (+1,1%). Gli imballi di plastica immessi al consumo nel 2011 sono stati pari a 2 milioni di tonnellate, + 0,2 % rispetto al 2010. La quantità degli imballaggi immessi al consumo nel 2011 è stata pari al 36% dell'immesso al consumo, in aumento del 4% rispetto all'anno precedente. L'andamento delle esportazioni di materie plastiche risulta stabile nel triennio 2009 – 2011.
La filiera del legno nel 2011 ha immesso al consumo 2,3 milioni di tonnellate di imballaggi con un aumento di circa l'1% rispetto all'anno precedente, purtroppo la quantità di rifiuti d'imballaggio in legno avviati al riciclo risulta diminuita del 5%.
L’immesso al consumo d’imballaggi in alluminio è aumentato nel 2011 a 67.000 tonnellate con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente, mentre il riciclo è sceso a 41.000 tonnellate, con un calo del 13% rispetto all’anno precedente, anche se ha rappresentato il 61% dell’immesso al consumo. Il dato in realtà non è così negativo come sembra perché nel 2010, data la
ripresa del mercato, gli operatori hanno avviato al riciclo quantità raccolte e non utilizzate per la recessione nel 2009 e, quindi, rimaste stoccate.
La produzione di pneumatici fuori uso nel 2011 è stata di circa 350.000 tonnellate, la loro gestione è stata così ripartita: il 51% al recupero energetico, il 31% in discarica o altro; il 18% al riciclo con recupero di materia. La metà di questo recupero energetico nei cementifici degli pneumatici fuori uso è fatta all’estero esportando, quindi, una notevole quantità di questi rifiuti:
scelta certo non molto razionale per un Paese che importa notevoli quantità di energia primaria pagandola piuttosto cara.
Nel riciclo le quantità impiegate sono ancora basse: i granuli degli PFU son impiegati ancora poco rispetto ad altri Paesi europei, per le coperture dei campi sportivi. Potrebbe, inoltre, essere molto promettente il riciclo nella produzione di asfalti di elevata qualità e fonoassorbenti anche se ancora poco usata in Italia.
Nel 2011 sono state raccolte complessivamente 260.000 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), pari a 4,29 chilogrammi pro-capite, in aumento del 6% rispetto alle 245.000 tonnellate del 2010, nonostante un calo dei RAEE immessi al consumo.
La percentuale di rifiuti RAEE raccolti rispetto all’immesso al consumo è stata del 31%. Tale raccolta è così ripartita tra i cinque raggruppamenti: il 47% di R1 (frigoriferi e congelatori), il 22% di R2 (lavatrici, lavastoviglie, forni), il 147% di R3 (televisori e monitor), il 13% di R4 (piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo) e l’8% di R5 (lampade e altre sorgenti luminose).
Gli oli lubrificanti immessi al consumo nel 2011 sono diminuiti a 431.000 tonnellate, rispetto alle 436.000 tonnellate del 2010 e, quindi, anche l’olio usato raccolto e avviato al riciclo è sceso da 192.000 tonnellate a 189.000 tonnellate, restando tuttavia costante nella quota del 44% dell’immesso al consumo. Per gli oli e grassi animali e vegetali invece si dispone solo del
dato, comunque significativo, della quantità raccolta e avviata al riciclo che è cresciuta da 43.000 tonnellate nel 2010 a 47.000 tonnellate nel 2011.
Per la frazione organica ci sono dati in crescita: la raccolta differenziata dell’umido e del verde nei rifiuti urbani è arrivata a 4,2 milioni di tonnellate nel 2010 con una crescita del 7% rispetto al 2009. La situazione potrebbe ulteriormente migliorare se
fossero realizzati un numero sufficiente di impianti di digestione anaerobica, insufficienti in alcune regioni e completamente assenti in altre, specie al Centro e al Sud Italia: nel 2010 ne risultavano 20 al Nord, 2 al Centro e 1 al Sud.
Per le pile e accumulatori, nonostante il buon livello raggiunto in passato nel riciclo in questo settore, dopo il suo riordino non si dispone più di dati aggiornati. Nel giugno del 2011 è stato costituito il Centro di Coordinamento nazionale Pile e Accumulatori, l’auspicio è che dal 2012 non vi siano solo i dati dell’immesso al consumo, ma anche quelli del raccolto e avviato al riciclo da parte del nuovo sistema che coordina ben 18 organismi collettivi.
Per i rifiuti inerti da costruzione e demolizione si dispone dei dati del “Rapporto Rifiuti speciali 2012” dell’ISPRA che stima una produzione di tali rifiuti nel 2009 pari a ben 56,7 milioni di tonnellate, con una stima di riciclo pari a 37,1 milioni di tonnellate e un tasso di recupero che sarebbe del 65%. Un dato molto positivo, se non fosse la stessa ISPRA ad avvisare che una
parte importante di questi rifiuti sono utilizzati “in rimodellamenti morfologici o copertura periodica o finale delle discariche”, segnalando, quindi, un potenziale problema che ostacolerebbe il decollo di un vero sistema di riciclo, in grado di fornire prodotti con caratteristiche qualitative idonee per realizzare veri e propri prodotti da costruzione.
La raccolta differenziata di rifiuti tessili è in costante aumento ed ha raggiunto nel 2010 quota 80.300 tonnellate, la frazione tessile dei rifiuti urbani, si dovrebbe triplicare entro il 2020 il livello attuale e arrivare a circa 240.000 tonnellate complessive di rifiuti tessili avviati al riciclo.
L’Italia, sulla base degli ultimi dati disponibili, del 2009, è al primo posto a livello europeo per il reimpiego dei materiali ottenuti dalla demolizione dei veicoli a fine vita. Il tasso di reimpiego e di riciclaggio del peso dei veicoli fuori uso nel 2009 è stato di buon livello, pari all’81,8%.
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