GLI ULTIMI FUOCHI.

Foto: GLI ULTIMI FUOCHI.  

Secondo le stime ogni cittadino europeo consuma circa 198 sacchetti di plastica ogni anno.
Il 17 aprile il Parlamento europeo si riunirà in seduta plenaria. Il primo punto all’ardine del giorno ci sarà la discussione sugli shopper. Il testo che sarà discusso in Parlamento sarà quello elaborato dalla Commissione Ambiente, relatrice Margrete Auken, modificato rispetto alla versione originale.
La proposta della Commissione Europea lascia liberi gli Stati membri di introdurre misure per la riduzione dei sacchetti in plastica con spessore inferiore ai 50 micron, ivi comprese restrizioni alla loro vendita, in deroga all’articolo 18 della Direttiva imballaggi.
La bozza votata il 10 marzo scorso dalla Commissione Ambiente è più specifica: fissa l’obiettivo di riduzione del consumo di shopper in plastica, rispetto ai livelli 2010, da raggiungere in due step: il 50% entro tre anni dall’entrata in vigore della nuova Direttiva per arrivare all’80% entro cinque anni, prendendo come riferimento la media europea.
Sembrerebbe tutto fatto ma in realtà dietro ci sono interessi inimmaginabili e tutti cercano di spingere dalla loro parte. 
In particolare, EuPC (associazione europea delle imprese di trasformazione di materie plastiche) critica, definendolo non veritiero e privo di fondamenti scientifici, l’emendamento 3/9 che recita: “i sacchetti in plastica biodegradabile e compostabile sono meno nocivi per l’ambiente di quelli convenzionali in plastica”.
Dall’altra parte i membri del Comitato delle Regioni dell’Unione europea (CoR) ha approvato una comunicazione contenente proposte di gran lunga più severe rispetto a quelle previste dalla Commissione Europea. Il Comitato, dalle mire ambiziose, chiede un divieto totale di commercializzazione dei sacchetti di plastica entro il 2020.
A conferma di quanto detto una frase detta dal Ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti:
"Sappiamo che nelle ultime settimane ci sono state forte pressioni dai più svariati stakeholders in Europa che, per ragioni commerciali e non certo ambientali, si oppongono a misure specifiche per i sacchetti biodegradabili e compostabili nell’ambito della direttiva in questione - ha affermato -. Come ho rappresentato lunedì nel mio incontro con il Commissario Potocnik, che si è trovato d’accordo, l’Italia intende proseguire su questa strada, che rappresenta un chiaro esempio di efficiente gestione delle risorse e di un’occasione da non mancare nel contesto della “circular economy” e in tal senso lavoreremo sul testo di modifiche della direttiva imballaggi durante il nostro semestre di Presidenza”.
La realtà è che il 17 si deciderà e qualsiasi altro cambiamento sarà quasi impossibile. 
Secondo le stime ogni cittadino europeo consuma circa 198 sacchetti di plastica ogni anno.
Il 17 aprile il Parlamento europeo si riunirà in seduta plenaria. Il primo punto all’ardine del giorno ci sarà la discussione sugli shopper. Il testo che sarà discusso in Parlamento sarà quello elaborato dalla Commissione Ambiente, relatrice Margrete Auken, modificato rispetto alla versione originale.
La proposta della Commissione Europea lascia liberi gli Stati membri di introdurre misure per la riduzione dei sacchetti in plastica con spessore inferiore ai 50 micron, ivi comprese restrizioni alla loro vendita, in deroga all’articolo 18 della Direttiva imballaggi.
La bozza votata il 10 marzo scorso dalla Commissione Ambiente è più specifica: fissa l’obiettivo di riduzione del consumo di shopper in plastica, rispetto ai livelli 2010, da raggiungere in due step: il 50% entro tre anni dall’entrata in vigore della nuova Direttiva per arrivare all’80% entro cinque anni, prendendo come riferimento la media europea.
Sembrerebbe tutto fatto ma in realtà dietro ci sono interessi inimmaginabili e tutti cercano di spingere dalla loro parte.
In particolare, EuPC (associazione europea delle imprese di trasformazione di materie plastiche) critica, definendolo non veritiero e privo di fondamenti scientifici, l’emendamento 3/9 che recita: “i sacchetti in plastica biodegradabile e compostabile sono meno nocivi per l’ambiente di quelli convenzionali in plastica”.
Dall’altra parte i membri del Comitato delle Regioni dell’Unione europea (CoR) ha approvato una comunicazione contenente proposte di gran lunga più severe rispetto a quelle previste dalla Commissione Europea. Il Comitato, dalle mire ambiziose, chiede un divieto totale di commercializzazione dei sacchetti di plastica entro il 2020.
A conferma di quanto detto una frase detta dal Ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti:
"Sappiamo che nelle ultime settimane ci sono state forte pressioni dai più svariati stakeholders in Europa che, per ragioni commerciali e non certo ambientali, si oppongono a misure specifiche per i sacchetti biodegradabili e compostabili nell’ambito della direttiva in questione - ha affermato -. Come ho rappresentato lunedì nel mio incontro con il Commissario Potocnik, che si è trovato d’accordo, l’Italia intende proseguire su questa strada, che rappresenta un chiaro esempio di efficiente gestione delle risorse e di un’occasione da non mancare nel contesto della “circular economy” e in tal senso lavoreremo sul testo di modifiche della direttiva imballaggi durante il nostro semestre di Presidenza”.
La realtà è che il 17 si deciderà e qualsiasi altro cambiamento sarà quasi impossibile.

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