Da nord a sud, in un anno ogni cittadino italiano getta nei rifiuti ben 76 Kg di prodotti alimentari.
Nonostante il trend di costante diminuzione degli sprechi legato anche
alla crisi economica, queste cifre dimostrano quanto sia ancora lunga
l’opera di sensibilizzazione della popolazione su questo fenomeno, che
comporta l’aumento dei rifiuti, maggiore dispendio di energia e più
inquinamento, mentre aumenta la quota dei cittadini che faticano a fare
la spesa e ad alimentarsi adeguatamente.
Ristoranti, trattorie, mense, catering e
locali vari sono i luoghi dove si registrano forti sprechi alimentari,
che potrebbero essere facilmente evitati con un po’ di buona volontà.
Proprio a tali soggetti si è rivolta l’associazione milanese Cena dell’Amicizia, che da più di quattro anni ha promosso il progetto “Il buono che avanza”, teso a creare una rete di ristoranti anti-spreco.
La Onlus lombarda, che dichiara di aver
imparato dai poveri il valore del cibo, è impegnata dal 1968 nella lotta
all’emarginazione, dedicandosi al reinserimento nella società di uomini
e donne senza fissa dimora. Volontari di ogni età e operatori
professionali si prendono cura degli ultimi, quelli che vengono
volgarmente chiamati barboni e popolano le stazioni nell’indifferenza
generale, realizzando progetti individuali di recupero e di riconquista
dell’autonomia.
Chi tutti i giorni vive sul fronte della
povertà e della solitudine, impegnandosi tra mille difficoltà per
garantire 50 pasti caldi giornalieri ai clochard (appuntamento
tradizionale la cena del martedì), non poteva rimanere insensibile allo scandalo degli sprechi.
Da qui l’idea del progetto, teso a sensibilizzare la popolazione
sull’importanza di combattere gli eccessi della società consumistica,
anche con piccole ma importanti azioni, come quella di riutilizzare il
cibo avanzato durante un pranzo o una cena fuori.
In pratica, tramite questa iniziativa,
Cena dell’Amicizia ha creato una rete (tuttora in estensione) di
ristoranti, trattorie, mense e locali, che cercano di convincere i loro
clienti a portarsi a casa gli avanzi dei pasti e delle bevande, spesso
ingenti, tramite le comode e pratiche doggy-bag
(“schiscette” alla milanese). Nessuno deve provare vergogna, perché
questo gesto ha un alto valore etico e di responsabilità sociale. Lo
sanno bene coloro che, tutti i giorni, vedono quanto sia importante
offrire l’essenziale per vivere a chi non se lo può permettere.
Con “Il buono che avanza”, l’associazione milanese sostiene la necessità di adottare uno stile di vita sobrio, sostenibile e salutare,
in special modo in questo periodo segnato dalla crisi economica. Il
progetto, attuato in collaborazione con Slow food Milano, Legambiente
Lombardia, Endenred, Comieco e Altreconomia, ha ricevuto la sovvenzione e
il patrocinio dell’Assessorato alla Salute del Comune di Milano, nonché
i patrocini di altri enti (Provincia di Milano, Epam, Unione
Confcommercio Milano, Monza e Brianza). Ad oggi vi hanno già aderito
moltissimi ristoranti in tutta la provincia, compresi quelli più “in”
quali D’O e Joia.
Partecipare è semplicissimo: basta
telefonare o inviare una mail all’associazione Cena dell’Amicizia
(comunicazione@cenadellamicizia.it), per ricevere gratuitamente i
materiali del progetto, che comprendono le locandine e i volantini per
comunicare l’iniziativa all’interno del locale, nonché le doggy-bag in
carta riciclata con le quali consegnare gli avanzi ai clienti. Il nome e
l’indirizzo dei ristoranti e altri locali che partecipano al progetto
si trova nell’apposita pagina del sito ufficiale.
Limitarsi
e non sprecare sono atteggiamenti che hanno un fine etico e sono pure
salutari: l’Assessorato alla Salute del Comune di Milano ha infatti
sovvenzionato il progetto anche per combattere gli eccessi alimentari,
causa dell’obesità e di molte altre patologie che incidono notevolmente
sulla spesa pubblica.
Cena dell’Amicizia continua a
coinvolgere nel progetto le attività di ristorazione, le istituzioni, i
media e l’opinione pubblica, proseguendo al contempo i suoi tradizionali
servizi in favore dei senza fissa dimora (centri notturni e diurni,
appartamenti protetti, momenti d’incontro), tesi anche a sensibilizzare
tutta la cittadinanza sulla gravità di questa problematica.
Condividere il cibo è stato il modo per
conoscere e incontrare i clochard, non sprecarlo è il più grande atto di
civiltà e rispetto nei loro confronti.
fonte: http://www.eticamente.net