Da problema a risorsa Via al progetto per il riuso del pulper

Materiali plastici dai prodotti di scarto delle cartiere Vantaggi ambientali, economici e anche occupazionali


LUCCA. Un sacchetto pieno di frammenti di una sostanza cartacea da una parte, una mattonella in plastica dall'altra. Sembrano due cose diverse, invece sono esattamente la stessa cosa, anche se possono essere definiti in modi diametralmente opposti: "problema" il sacchetto, "soluzione" la mattonella. A mostrare il problema in una mano e la soluzione nell'altra è Rossano Ercolini, personaggio che ha bisogno di poche presentazioni. Insegnante e presidente di "Zero Waste Europe", Ercolini (vincitore del “Goldman Prize Award”, il “Nobel dell’ecologia”, nel 2013) è l'anima di quel progetto per la riduzione dei rifiuti che - partito da una scuola elementare di Capannori - è diventato globale.
Adesso quel progetto "rifiuti zero" raggiunge un nuovo risultato e un nuovo livello, come è stato spiegato ieri in conferenza stampa alla sede di Assindustria. Ora il nuovo passo è appunto quello di trasformare in risorsa non il semplice sacchetto domestico dei rifiuti, ma gli scarti di quella che rappresenta la principale attività del nostro territorio, ossia l’industria cartaria. Ogni anno dalle cartiere esce un prodotto da smaltire, chiamato pulper (quello che stava nel sacchetto mostrato da Ercolini). Se ne producono circa 100.000 tonnellate, che devono essere smaltite. E per farlo ci sono solo due strade, come ha spiegato Vincenzo Muchetti di Serveco (consorzio tra cartiere per gestire i temi ambientali): o portarli in discarica, oppure girarli negli impianti di termovalorizzazione («E ne esistono solo due in cui si possono portare, a Brescia e a Terni»). Questo rappresenta un costo multiplo, in termini ambientali (comprendendo sotto questa voce anche il trasporto fino agli impianti di termovalorizzazione), e anche economici. Smaltire quelle centomila tonnellate di rifiuto costa alle imprese fra gli 8 e i 10 milioni di euro, come ha spiegato poi Enrico Fontana di Lucense (l’ente regionale per la ricerca e l’innovazione per il settore cartario). Se trasformassimo quelle centomila tonnellate da rifiuto a materia prima le cose cambierebbero radicalmente, ed è proprio quello che vuol fare il progetto presentato a Palazzo Bernardini. “Life+ Eco Pulplast”: così si chiama, ed ha ricevuto l’approvazione, con un punteggio altissimo, e il finanziamento europeo, e adesso può partire sotto forma di progetto pilota che avrà una durata di 30 mesi.
L’idea è semplice, e le sperimentazioni fin qui fatte ne hanno dimostrato l’attuabilità: lavorare il pulper e trasformarlo in una sostanza plastica. Questo processo sarà attuato da un’azienda specializzata nella lavorazione degli imballaggi in plastica, la Selene, rappresentata in conferenza stampa da Marco Severini. Un’azienda del territorio, che utilizzerà un materiale proveniente dallo stesso territorio, per realizzare un prodotto destinato sempre allo stesso territorio. Un esempio di “economia circolare”, che vuol dire anche meno movimentazione merci (e quindi, ancora una volta, meno costi anche in termini di inquinamento).
Dalla lavorazione del pulper si possono ottenere diversi oggetti in plastica, ma, proprio per restare all’interno del ciclo di produzioni locali, la scelta – almeno al momento – è quella di creare un oggetto molto utilizzato, anche dalle stesse cartiere, ossia i pallet per il trasporto merci. La speranza è di arrivare, in un futuro non lontano, a riciclare completamente quelle 100.000 tonnellate di scarto prodotto (al momento si calcola di poterne lavorare circa un terzo). In attesa di quel momento Muchetti ha lanciato un invito agli enti locali, quello a dare la possibilità di utilizzare il pulter (che ha un alto potere calorifico) in impianti di termovalorizzazione locali, evitando il trasporto fino in Umbria o addirittura in Lombardia.
Intanto, però, almeno 30.000 tonnellate di materiale finora ritenuto inutile, anzi, un peso per le aziende che dovevano pagare per liberarsene, potranno trasformarsi da rifiuto a risorsa, con tutti i vantaggi elencati sin qui (risparmio, meno inquinamento) e anche qualcosa in più. Questo progetto pilota, una volta avviato, diventerà un processo produttivo che fra l’altro – è stato sottolineato, non avrà nemmeno bisogno di grandi spazi – ma avrà bisogno di persone. Quante è presto per dirlo, ma se tutto va come previsto, il progetto porterà anche nuova occupazione.

fonte: http://m.iltirreno.gelocal.it