Inceneritore in Liguria, la Regione dice no al governo

Il progetto dell’inceneritore di Scarpino
Genova - Il decreto si è abbattuto come un fulmine a ciel sereno pochi giorni fa: «La Liguria - si legge nel passaggio chiave - è stata individuata per l’ allocazione di un impianto di incenerimento con una capacità di trattamento non inferiore a 150 mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani». Firmato: il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.
E tanto basta, in piena emergenza rifiuti, per riaprire il dibattito sulla scelta strategica che il Comune di Genova aveva praticamente già assunto, nell’era Pericu. Lo stesso impianto diventato, ma soltanto nei progetti, un “gassificatore” in epoca Vincenzi. E - così pareva - finito in soffitta sotto la gestione Doria, prima di essere cancellato ufficialmente dai radar dal Piano regionale dei rifiuti approvato solo alcuni mesi fa.
Invece, il governo pare vederla in un’altra maniera. E se nulla, nella bozza di decreto inviata agli enti locali, è scritto sul posizionamento dell’impianto, va da se che la collocazione naturale, vista la conformazione della Liguria, sarebbe Genova. A prescindere da questo aspetto, però, dal Comune alla Regione passando per la Città metropolitana gli amministratori sono pronti a dare battaglia: «Non se ne parla», replicano l’assessore ligure al Ciclo dei rifiuti, Giacomo Giampedrone, il consigliere delegato della Città metropolitana, Enrico Pignone e l’omologo del Comune di Genova, Italo Porcile. Per tutti e tre, seppure con sfumature lievemente diverse, tornare su un impianto a caldo ora non avrebbe alcun senso.
È però la Regione a condurre la danze: sarà l’ente guidato da Giovanni Toti, come sollecitato dal ministro, acquisiti gli eventuali pareri di Comune e Città metropolitana, a esprimersi nella conferenza Stato-Regioni già convocata per mercoledì prossimo alle 11 a Roma.

fonte: http://www.ilsecoloxix.it