Con una mobilitazione indetta da oggi fino a mercoledì, i rifiuti
tornano a scaldare il dibattito nazionale, contrapponendo il governo a
quanti contestano la prevista realizzazione di 12 nuovi termovalorizzatori.
Il 9 settembre il decreto legislativo che contiene il piano dei nuovi
impianti previsto dall’art. 35 dello Sblocca Italia dovrà essere
discusso dalla Conferenza Stato-Regioni, e il fronte del no vede una
partecipazione trasversale composta da molti ambientalisti, comitati,
anche amministratori.
Una compagine variegata quanto esasperata da un atteggiamento del
governo Renzi generalmente molto lontano da politiche che possano dirsi
sostenibili. Stando così le cose, può essere utile allargare l’orizzonte
di riferimento. Curiosamente, negli stessi giorni della mobilitazione
italiana, la città belga di Anversa (tre anni fa toccò a Firenze) ospita il congresso mondiale 2015 dell’Iswa,
l’Associazione internazionale rifiuti solidi (International solid waste
association). Con l’occasione è stato reso pubblico il nuovo Global
waste management out look (disponibile qui: http://goo.gl/XY6xNx),
definito da David Newman – il presidente dell’Iswa – un «lavoro
monumentale». A comporlo sono stati membri dell’Associazione, numerosi
accademici indipendenti e membri dell’Unep, il Programma delle Nazioni
Unite per l’ambiente.
Il risultato è un corposo rapporto di oltre 300 pagine, che fa
dell’approccio laico alla gestione dei rifiuti il suo punto di forza.
All’interno del contesto italiano il dibattito è diviso da una frattura
profonda, che generalmente divide gli i tifosi della raccolta
differenziata da quelli dell’incenerimento. Con il risultato che a
rimetterci le penne è ciò che dovrebbe stare nel mezzo, ovvero il
riciclo.
L’approccio suggerito nel rapporto Iswa, utile anche al contesto
italiano, è invece dichiaratamente «olistico». La relazione incoraggia
un cambiamento nel modo di pensare dei rifiuti, da minaccia all’ambiente
e alla salute verso un «concetto più ampio di gestione delle risorse».
La gestione dei rifiuti è un business, ma anche «un servizio pubblico
(e un ‘bene pubblico’)», definizione che implica come nel caso della
gestione dei rifiuti i confini tra beni pubblici e beni privati siano
sfocati, ma entrambi centrali. «La gestione dei rifiuti – si legge nel
rapporto – è un tema trasversale, che incide su molti aspetti della
società e dell’economia. Ha forti collegamenti con una serie di altre
sfide globali come la salute, i cambiamenti climatici, la riduzione
della povertà, la sicurezza alimentare e delle risorse, la produzione e
il consumo sostenibili».
Un tema complesso, verso il quale la tentazione di offrire soluzioni
semplicistiche cresce insieme alla quantità di rifiuti da gestire. Nel
rapporto Iswa si tengono insieme dimensioni diverse, talvolta percepite
come opposti. Dall’approccio “rifiuti zero” (definito uno «slogan
accattivante» nel testo, quando la tendenza realisticamente percorribile
rimane quella dei “rifiuti zero… in discarica”) alla
termovalorizzazione, assicurando che «riciclo e recupero di energia sono
compatibili» in quanto «ci sono limiti al riciclaggio, e a quel punto
il recupero d’energia deve essere considerato». Dal riciclo stesso, in
quanto processo industriale, esitano scarti che non possiamo ignorare.
Da questa prospettiva il problema centrale non può dunque essere un
sì o un no a nuovi inceneritori, ma la centralità del recupero delle
risorse dalla gestione dei rifiuti. La gerarchia da rispettare è chiara:
ridurre, riusare, riciclare, recuperare energia. E per quel che rimane,
ovvero il minimo possibile, la discarica. L’azione di governo, in
Italia, muove in questa direzione? No. A oggi i costi di conferimento
rifiuti in discarica sono minori rispetto a quelli per impianti di
termovalorizzazione, i quali a loro volta godono di incentivi che sono
invece negati ai materiali provenienti da riciclo. Un paradosso che
raggiunge l’apice nell’ostinazione con cui si rattoppano politiche di
gestione dei rifiuti una dopo l’altra, tutte scoordinate dalla gestione
delle risorse naturali a monte. Il caos è tale non esiste neanche un
sistema di calcolo omogeneo per questi elementi. Non a caso «la qualità e
la disponibilità dei dati legati ai rifiuti» è uno degli elementi
critici evidenziati dall’Iswa.
Nonostante queste vaste e numerose lacune, il Global waste management
out look è però utile anche per riportare il caso italiano ed europeo
su scala globale. Ogni anno le città di tutto il mondo producono
qualcosa come 10 miliardi di tonnellate di rifiuti, e come già sapevamo da precedenti studi il 40% della spazzatura viene smaltito con metodi non lontani da quelli della Terra dei fuochi.
«Una gestione dei rifiuti olistica potrebbe permettere di risparmiare
miliardi di dollari e tagliare le emissioni di gas serra fino al 20%
all’anno», si legge nel rapporto. Al contrario, sottolinea il direttore
esecutivo dell’Unep, Achim Steiner, «i costi dell’inazione sono 5-10
volte superiori agli investimenti necessari per una corretta gestione
dei rifiuti». Un contesto denso di problemi ma anche di opportunità, nel
quale l’Italia può e deve dare risposte concrete, nel segno della
razionalità.
fonte: www.greenreport.it