Le emissioni di mercurio crollano se non si brucia il carbone

In 10 anni la concentrazione atmosferica è scesa del 30%. Tra le cause di questo calo delle emissioni di mercurio c’è un minor uso del carbone


Le emissioni di mercurio crollano se non si brucia il carbone

Calano le emissioni di mercurio in atmosfera, soprattutto in Nord America ed Europa. Secondo una ricerca dell’US Geological Survey (USGS), condotta in collaborazione con diverse università internazionali, questo pericoloso inquinante è calato del 30% tra il 1990 e il 2010. Merito di una graduale eliminazione dai prodotti commerciali, ma soprattutto del minor uso di carbone a livello globale. Oltre ai controlli che, sempre più spesso, vengono imposti agli impianti che bruciano questo combustibile, i ricercatori mettono l’accento sulla transizione di parte dell’industria al gas naturale.
«È una grande notizia per gli sforzi incentrati sulla riduzione dell’esposizione dei pesci, la fauna selvatica e gli esseri umani al mercurio tossico», ha detto David Krabbenhoft, scienziato dell’USGS e tra i co-autori dello studio.
I risultati, secondo l’USGS, mettono in discussione le assunzioni sui trend a lungo termine per questo tipo di emissioni, e dimostrano che gli sforzi a livello locale possono avere un grande impatto.

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Il mercurio è un elemento metallico che pone rischi ambientali e per la salute degli animali e degli esseri umani, quando si trasforma in metilmercurio negli ecosistemi. L’emissione avviene tramite la combustione antropica di fonti fossili o anche da processi naturali, come le eruzioni vulcaniche.
«Per anni, i ricercatori non sono stati in grado di spiegare l’apparente enigma tra le concentrazioni atmosferiche in declino e le stime di aumento delle emissioni – ha detto il lead author dello studio, Yanxu Zhang, della Harvard University – Il nostro lavoro è la prima, dettagliata analisi meccanicistica che spiega il declino del mercurio in atmosfera».
Il calo, come anticipato, si registra soprattutto nell’aria dell’America settentrionale e dell’Europa, ed è tanto sensibile da compensare l’aumento della concentrazione di mercurio in Asia.
«Questo è un fatto importante per i decisori politici e i responsabili della gestione delle risorse naturali – ha dichiarato il coautore del lavoro, Vincent St. Louis, dell’Università dell’Alberta – Come dimostrano i nostri risultati, le loro azioni possono avere effetti tangibili sulle emissioni di mercurio, anche a livello locale».

fonte: www.rinnovabili.it