venerdì 24 febbraio 2017

Scapigliato, da discarica a «fabbrica del futuro». Il progetto spiegato da Alessandro Giari

Insieme agli investimenti attesa anche nuova occupazione: fino a 40-50 posti di lavoro in più a Rosignano Marittimo

















Scapigliato rappresenta già oggi la discarica più grande della Toscana, un tassello strategico dunque per la gestione dei rifiuti sul territorio. Come migliorarlo?
«Oggi abbiamo una discarica dove ogni anno vengono smaltite 460mila tonnellate di rifiuti, per circa il 20% di derivazione urbana e per il rimanente speciali non pericolosi; una ripartizione che rispecchia in gran parte la produzione toscana, fatta per 2,25 milioni di tonnellate/anno di rifiuti urbani e per quasi 10 milioni di tonnellate/anno di rifiuti speciali. Di fronte a questi numeri si capisce che la buona gestione dei rifiuti speciali riveste un ruolo determinante, non solo sotto il profilo ambientale ma anche per favorire o meno la competitività delle aziende sul territorio: quando non vi sono impianti di prossimità, i rifiuti speciali prodotti dalle attività economiche locali devono essere spediti altrove, con costi – di trasporto e ambientali – crescenti.
Detto ciò, partiamo dalla necessità di guardare alle discariche con una logica di tendenziale superamento. Da ormai più di un anno abbiamo imboccato la progettualità per trasformare – progressivamente ma con una certa celerità – Scapigliato in un impianto di selezione, trasformazione, recupero e potenziale re-immissione sul mercato del rifiuto come nuovo prodotto. La base per lo sviluppo di una nuova economia, circolare».
A che punto è questa trasformazione?
«Quest’anno avremo un’accelerazione, entro la fine del mese presenteremo formalmente l’intero progetto alla Regione facendo partire l’iter autorizzativo, sia per quanto riguarda la Valutazione d’impatto ambientale (Via) sia per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia)».
Con quali obiettivi?
«In primo luogo vogliamo realizzare un biodigestore anaerobico per ricavare biometano dalla Forsu (Frazione organica dei rifiuti solidi urbani); in una prima fase realizzeremo un impianto da 45mila tonnellate/anno che arriveranno poi in un secondo step a 90mila, ottimizzando la struttura. Confidiamo che in un anno possa chiudersi il processo autorizzativo, in modo da far partire i lavori per il biodigestore da 45mila tonnellate all’inizio del 2018. Lavori che in 18 mesi – arrivando dunque a metà 2019 – dovrebbero poter chiudere questo primo step. Ad oggi il fabbisogno di trattamento di Forsu pianificato nell’ambito dei 100 comuni che costituiscono l’Ato Toscana Costa supera le 200mila tonnellate, ma – impianti di compostaggio tradizionali a parte – non vi sono sul territorio impianti moderni, in grado di trasformare i rifiuti organici in energia e biometano come sarà in grado di fare Scapigliato; non a caso parallelamente sta sorgendo un altro impianto, con tempistiche e capacità di conferimento simili al nostro, progettato da Geofor a Pontedera».
Con il biodigestore come cambierà il profilo di Scapigliato?
«Con il biodigestore da Scapigliato arriva e arriverà sempre più energia, calore, compost, CO2. Già oggi produciamo compost ed energia elettrica: attraverso 250 pozzi utili alla captazione del biogas da discarica abbiamo prodotto l’anno scorso energia per circa 25 milioni di KWh, equivalente al fabbisogno residenziale di un Comune come Rosignano Marittimo. Per il biometano che sarà prodotto dal biodigestore di Scapigliato realizzeremo un impianto di distribuzione a valle – nelle immediate vicinanze, a 150 metri di distanza dall’impianto –, in modo da poter fornire direttamente biometano di qualità ai veicoli che vorranno approvvigionar visi a condizioni vantaggiose: energia a chilometro zero per il territorio. La parte eccedente del biometano la immetteremo nella rete Snam, che passa a pochi centinaia di metri dall’impianto in adiacenza all’autostrada».
Ci saranno anche delle ricadute occupazionali per Rosignano?
«Guardando complessivamente a tutto l’investimento industriale previsto, stimiamo un aumento dell’occupazione (tra diretta e indiretta) pari a 40-50 addetti in fase di realizzazione, che per un 50% rimarranno anche a regime».
E l’attività della discarica come cambierà?
«Vogliamo che i conferimenti diminuiscano anno per anno. Al 2021 arriveremo a una diminuzione di oltre il 20% rispetto al 2015, quando i conferimenti di rifiuti ammontavano a 480mila tonnellate. Già nel 2016 siamo scesi a 430mila, quest’anno saranno 410mila; nel 2021 ci attesteremo attorno alle 360-370mila tonnellate. Ovvero, un calo complessivo di circa 100mila tonnellate. Nel contempo, lo sviluppo degli investimenti previsti ci renderà in grado di diversificare l’attività di Scapigliato: non vogliamo diminuire il quantitativo di rifiuti in ingresso, a calare saranno quelli destinati alla discarica. Lo scopo è quello di aumentare il recupero e la trasformazione del rifiuto in nuovo prodotto: questo è l’obiettivo strategico».
Si tratta di uno scopo che una realtà aziendale come la vostra può perseguire in autonomia?
«La nostra è solo una parte di un percorso più ampio. Possiamo essere tutti molto bravi nella trasformazione del rifiuto – e del resto in Italia, come testimoniano i dati, siamo degli ottimi recuperatori –, ma se poi non siamo in grado di generare percorsi per la valorizzazione economica di questi materiali, inserendoli in nuovi processi produttivi, il problema rimane: limitarci a riempire piazzali di materie riciclate non basta, andare oltre è un passaggio fondamentale su cui tutti dobbiamo concentrarci.
Perché questo obiettivo strategico sia realizzabile dobbiamo lavorare su due fronti. Uno è quello della modalità di conferimento: più un rifiuto è integro più è recuperabile. Il secondo aspetto è quello di far sì che tali percorsi di conferimento siano finalizzati a veri e propri progetti di economia circolare; se infatti i prodotti riciclati non sono realizzati con un design e una qualità del prodotto attraenti per il mercato non può competere con i prodotti realizzati con materiale vergine. E l’anello dell’economia circolare non si chiude».
Come pensate di contribuire per progredire su questi fronti?
«Per quanto riguarda le modalità di conferimento, già oggi Rea Impianti possiede a Cecina un impianto di selezione e recupero materiale (dalle plastiche al legno, dai Raee agli ingombranti, etc) con un potenziale di 24mila tonnellate, ad oggi impiegato solo per 13mila. Nei prossimi 2-3 anni vogliamo utilizzarlo al pieno delle possibilità, anche come meccanismo propedeutico alla realizzazione di un nuovo grande impianto di selezione da circa 200mila tonnellate qui a Scapigliato – presente nel progetto complessivo per il Polo, anche se non è inserito nel pacchetto che formalmente presenteremo a fine mese alla Regione – la cui configurazione dal punto di vista tecnologico è interamente subordinata a ciò che riusciremo a definire in termini di valutazione di mercato e strategica nel prossimo anno e mezzo»».
Perché un nuovo impianto di selezione?
«Procediamo nell’ottica di continuare la diminuzione progressiva dei rifiuti da conferire in discarica anche oltre il 2021, sia per quanto riguarda la frazione residua di Rsu che già oggi è in ingresso a Scapigliato, sia soprattutto per quanto riguarda i rifiuti speciali non pericolosi. Oggi arriva a Scapigliato materiale che è quasi impossibile poter recuperare: le trasformazioni che vengono effettuate dai soggetti intermedi – presenti con abbondanza – tra chi produce e chi smaltisce fanno sì che questo materiale non abbia più le caratteristiche per divenire poi nuovo prodotto, in quanto contaminato o triturato in modo poco efficiente».
E per quanto riguarda i progressi sull’altro fronte, quello che contempla la necessità di migliorare qualità e design dei prodotti riciclati?
«Stiamo investendo risorse importanti per rendere possibile la realizzazione – a Scapigliato – di un Centro di cooperazione regionale per lo sviluppo di un’economia circolare. A questo proposito insieme al Comune di Rosignano Marittimo abbiamo fatto un accordo con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il Cnr, l’Anci Toscana, la Cispel Toscana e la Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. Il Centro partirà nei prossimi mesi, presumibilmente con un primo laboratorio proposto e progettato dal professor Paolo Dario per il disassemblaggio di rifiuti “complessi”: in concreto, robot che coadiuvati dall’operatore umano siano in grado di realizzare un’operazione opposta a quella che già avviene per l’assemblaggio dei prodotti, nelle grandi case automobilistiche come in molte altre industrie. Lì abbiamo robot che montano, che costruiscono; qui ne avremo in grado di scomporre le diverse tipologie di materiali che compongono un sistema complesso, che sia una un’automobile o una moto o un frigorifero. Un’operazione cioè meno grossolana del disassemblaggio così come viene fatto oggi, magari tramite una pressa o sistemi di fusione.
Noi con quest’operazione ci preoccupiamo di mettere a punto una filiera che a Scapigliato diminuisca i conferimenti di rifiuti in discarica, aumenti il livello di selezione e recupero del materiale, e infine favorisca la sua reimmissione sul mercato. Quest’ultimo punto non lo facciamo solo per Rea Impianti e Rit, naturalmente; sosteniamo dei costi non banali per favorire la nascita e la crescita di una piattaforma che sia in grado di dare una mano a tutto il sistema, sperimentando soluzioni valide per l’economia di tutta la Regione».
fonte: www.greenreport.it