mercoledì 31 maggio 2017

Da 65 tonn organici create 23,5 tonn di compost

Filiera Consorzio Italiano Compostatori, primo settore recupero


















Sono oltre 65 milioni di tonnellate i rifiuti raccolti e trasformati in 23,5 milioni di tonnellate di compost, e che hanno evitato l'emissione di 44 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Questi i numeri delle performance relative ai primi 25 anni di attività del CIC, il Consorzio Italiano Compostatori che oggi celebra 25 anni di attività.

Partendo da un rifiuto, attualmente siamo in grado di produrre compost di elevata qualità, combustibili puliti che potranno alimentare automobili e mezzi di trasporto pubblico, composti naturali utili per l'agroindustria, l'agricoltura e la farmaceutica. La raccolta della frazione organica (umido + verde) rappresenta oggi il primo settore di recupero in Italia con il 43% dei rifiuti urbani raccolti in maniera differenziata.

Molte delle 127 aziende associate - con 308 impianti attivi che trattano 8,1 milioni di tonnellate di rifiuto organico ogni anno - si stanno trasformando in bioraffinerie, veri e propri poli tecnologici che, oltre al compost, producono anche biogas e biometano. Oggi la filiera conta 9.000 addetti e 1,7 miliardi di euro di fatturato.

Nei 25 anni di attività, il CIC ha raccolto e sottratto alle discariche oltre 65 milioni di tonnellate di rifiuti, che avrebbero occupato un volume di oltre 100 milioni di metri cubi, uno spazio grande come 5 volte il Colosseo. Questa enorme mole di rifiuti è stata trasformata in 23,5 milioni di tonnellate di compost, contribuendo a stoccare nel terreno oltre 7 milioni di tonnellate di sostanza organica. Non solo: l'utilizzo del compost in sostituzione di altri prodotti per la fertilizzazione, come i concimi minerali e di sintesi, ha portato ad una riduzione dei costi di circa 650 milioni di euro nel settore agricolo. "E' improcrastinabile - conclude Alessandro Canovai presidente del CIC - un serio piano di infrastrutturazione impiantistica che preveda la realizzazione di almeno 20 nuovi impianti nei prossimi 5 anni incentrate soprattutto nel Centro e Sud del paese e in alcune grandi città, a partire da Roma, pensando ai nuovi poli tecnologici, come le bioraffinerie, in grado di trasformare rifiuti in nuove risorse con grandi vantaggi anche per l'occupazione".

fonte: www.ansa.it