sabato 17 giugno 2017

Biometano: una filiera agroenergetica nelle zone terremotate

Confragricoltura: “Biometano è occasione di crescita per le aziende agricole”. Benefici da sfruttare a pieno anche nelle aree terremotate

















Il biometano potrebbe rappresentare l’oro italiano. Solo lo scorso anno l’utilizzo del gas naturale per autotrazione al posto dei carburanti tradizionali ha permesso di risparmiare quasi 2 miliardi di euro in Italia, evitando emissioni di CO2 pari a quasi 1 milione e mezzo di tonnellate (dati dello studio “Vantaggi economici ed ecologici del metano per autotrazione nel 2016). Renderlo “bio” significherebbe moltiplicare ulteriormente questi benefici in un’ottica di economia circolare a tutto tondo.

A parlare di vantaggi e potenzialità della filiera agroenergetica italiana è stato il recente convegno “Gas naturale e biometano: eccellenze nazionali per la sostenibilità”, organizzato da Econometrica, in collaborazione con Confagricoltura, Cib, Anfia, Fca, Iveco, Snam. Un appuntamento che, quasi in contemporanea con il G7 Ambiente, ha messo a fuoco uno degli strumenti nostrani per la decarbonizzazione su larga scala. “Con il biometano – ha osservato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansantiè stata individuata una soluzione tutta italiana (in termini di filiera della produzione, distribuzione ed utilizzo del carburante per autotrazione) per la diminuzione delle emissioni di CO2 che permette anche, alle aziende agricole, percorsi virtuosi di utilizzo delle biomasse in un’ottica di smart farming e di economia circolare”.

Il biometano e gli strumenti normativi

L’attesa è oggi tutta concentrata su il decreto Biometano Bis, ultimo tassello normativo necessario ad inaugurare la filiera nazionale. Secondo quanto riferito da Giovanni Perrella, dal Ministero dello Sviluppo Economico, il provvedimento potrebbe vedere la luce già all’inizio dell’estate 2017 ma non è il solo regolamento a cui è affidato il futuro del biometano. Come ha ricordato Aurelio Nervo, Presidente di ANFIA “È fondamentale che la Direttiva europea DAFI, che delinea a livello europeo un quadro comune di misure per la diffusione dei carburanti alternativicompresi gas naturale, biometano e GPL – tra cui l’implementazione della rete infrastrutturale, e che il nostro Paese ha recepito lo scorso gennaio, venga considerata il punto di partenza per lo sviluppo delle politiche nazionali e locali di mobilità sostenibile, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica”.

Carburanti alternativi, il primato italiano

Il Bel Paese vanta il parco ad alimentazione alternativa più grande d’Europa ed è al primo posto anche per numero di veicoli a metano in circolazione e per disponibilità di distributori. Nel corso del convegno riconoscimenti sono andati all’Emilia Romagna, quale regione più virtuosa per l’uso del metano per autotrazione nel 2016, alla Lombardia, quale regione che tra il 2010 e il 2016 ha avuto la maggior crescita di distributori di gas naturale compresso e liquefatto, e alla Puglia, per il proprio piano di utilizzo del gas naturale per la decarbonizzazione delle sue industrie e per l’effettivo uso di questo combustibile per i trasporti.

Nonostante ciò la rete di distribuzione è ancora carente e, guardando al futuro, è immaginabile un rallentamento della diffusione del biometano da autotrazione senza incisive politiche di sviluppo infrastrutturale.
“Il biometano – ha proseguito il presidente di Confagricoltura – rappresenta un’ulteriore occasione di crescita per le aziende agricole, dopo lo sviluppo della cogenerazione da biogas che ha prodotto risultati estremamente importanti: più di 1400 impianti da effluenti zootecnici, attività agricole, sottoprodotti, con circa 1.100 MW, per un totale di 4,0 miliardi di Euro di investimenti effettuati nel settore”. A ciò va aggiunto il dato occupazionale: ben 12 mila nuovi posti di lavoro stabili creati dal comparto. “Il biometano permetterà anche di creare delle opportunità per le aziende agricole in alcune aree del Paese che altrimenti rischiano di divenire marginali dal punto di vista produttivo”. Il presidente Ginasanti ha fatto quindi una sottolineatura sulle difficoltà delle aree terremotate. “Queste zone potrebbero avere grandi opportunità proprio dallo sviluppo di una filiera agroenergetica per la produzione di biometano di fonte agricola”.

fonte: http://www.rinnovabili.it/