domenica 11 giugno 2017

Bioplastiche, materiali biodegradabili e compostabilità…spesso il consumatore fa confusione. Il documento del Wageningen UR chiarisce i dubbi

Molte bioplastiche sono idonee al contatto con gli alimenti

Per molti consumatori capire cosa sono le bioplastiche e distinguere questo materiale dalla normale plastica non è scontato. Il governo olandese ha commissionato all’istituto Wageningen University & Research (noto come Wageningen UR o Wur) uno studio per fare chiarezza e spiegare perché molte bioplastiche possono essere riciclate e producono meno emissioni di gas serra rispetto alla plastica tradizionale. Detto ciò il documento precisa che le materie biodegradabili non sono comunque una soluzione alla questione della “zuppa di plastica” che affligge gli oceani mondiali. Il termine “bioplastica” spesso viene utilizzato come sinonimo di plastica biodegradabile anche se le caratteristiche dei materiali sono differenti.
Un materiale “bio-based” (a base bio), come la bioplastica, è interamente o parzialmente ricavato da biomassa vegetale, quindi è di origine biologica e non include componenti di origine fossile (carbone o petrolio). Con il termine “biodegradabile” si intende invece un materiale che può essere degradato da microrganismi (batteri o funghi) in acqua, gas naturali, come l’anidride carbonica e il metano, o in biomassa. Esistono materiali a base bio che sono biodegradabili (Pla o acido polilattico) ed altri che, pur essendo bio-based, non lo sono (Bio-pet, Ptt, Bio-pe). Allo stesso modo alcuni polimeri prodotti da fonti fossili, come il Pbs, un polimero semicristallino fabbricato tramite la fermentazione batterica, presentano la caratteristica della biodegradabilità. In genere, però,  la maggior parte dei polimeri “tradizionali” che costituiscono la maggior parte degli imballaggi alimentari attualmente in circolazione non è biodegradabile, stiamo parlando di  polipropilene, polietilene, cloruro di polivinile ma anche poletilentereftalato e polistirene (vedi tabella sotto).


“Bioplastica” e “plastica biodegradabile” non sono sinonimi. Un materiale bio non è automaticamente anche biodegradabile (*) Documento Wur “Bio-based and biodegradable plastics – facts and figures”
 
 
La biodegradabilità dipende fortemente dalle condizioni ambientali (temperatura, presenza di microrganismi, presenza di ossigeno e acqua). Un altro concetto da chiarire è quello dei materiali considerati compostabili che si degradano, ma che per essere definiti tali devono rispondere alla norma (EN 13432). La velocità del processo di compostaggio dipende da alcuni parametri, quali temperatura, umidità, presenza di ossigeno, quantità e tipo di materiale compostabile. Con un piacevole “domande e risposte”, La relazione del Wur cerca di chiarire alcuni concetti in modo semplici e di sfatare falsi miti che circondano il mondo delle bioplastiche attraverso un documento composto da  domande e risposte.
Come è possibile distinguere prodotti realizzati con bioplastiche da quelli ottenuti con plastica biodegradabile? Loghi ed etichette possono essere un valido strumento per riconoscere i diversi materiali bio, ma è importante che essi siano collegati ad un sistema di certificazione. La dicitura “biodegradabile” può non essere sufficiente perché è corretta solo quando è legata a una norma che specifica le condizioni e il tempo di biodegradazione. Solo quando i prodotti soddisfano lo standard EN 13432 (informazione generalmente riportata sull’etichetta dell’imballaggio) sono biodegradabili e compostabili e possono tranquillamente essere smaltiti nella frazione umida. Lo shopper distribuito dai supermercati è l’esempio tipico di materiale biodegradabile e compostabile, e infatti riporta una scritta con il richiamo alla norma EN 13432.


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I sacchetti dei supermercati sono biodegradabili e compostabili


Le bioplastiche e le plastiche biodegradabili sono economicamente competitive rispetto alle plastiche tradizionali? Il prezzo delle materie plastiche basate sulle risorse fossili dipende dal prezzo del petrolio, mentre quello delle bioplastiche è più stabile. Le materie plastiche bio-based e le plastiche biodegradabili sono più costose, ma hanno quasi sempre una densità più elevata che permette una maggiore resa finale. In genere bisogna esaminare i singoli casi.
Le bioplastiche e le plastiche biodegradabili sono utilizzate nel settore alimentare? Sì, e proprio il settore alimentare sembra essere il più interessato per ridurre l’enorme quantità di rifiuti di plastica monouso. Ad oggi ci sono molte bioplastiche certificate come idonee al contatto con alimenti.
Riciclare la plastica tradizionale: quali potenzialità? Il riciclaggio meccanico della plastica tradizionale proveniente da rifiuti di imballaggio è molto impegnativo. Attualmente solo il Pet delle bottiglie è riciclato per la produzione di nuovi imballaggi alimentari. Per gli altri tipi  è più conveniente ricorrere all’incenerimento con il recupero di energia.

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Ad oggi solo il Pet delle bottiglie viene riutilizzato per la produzione di nuovi imballaggi alimentari riciclati

L’impiego di bioplastiche potrebbe generare un aumento dei costi nel settore alimentare? Questa domanda fa venire in mente il dibattito del 2008, quando il forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari fu attribuito all’uso di materie prime commestibili per la produzione di biocarburanti. In realtà il terreno necessario per coltivare la materia prima per la realizzazione di bioplastiche è pari allo 0,02% del totale coltivato per usi alimentari (European bioplastics, 2015). La questione è abbastanza simile a quella dei biocarburanti, tutto dipende da come sono prodotte.
La bioplastica ha un impatto ambientale inferiore rispetto alla plastica tradizionale? L’utilizzo di energia e le emissioni di gas a effetto serra sono più favorevoli per le plastiche a base bio, tuttavia la produzione di materie prime da destinarsi alle bioplastiche non è esente da effetti negativi, quali l’eutrofizzazione e l’acidificazione del terreno dove vengono  realizzare le coltivazioni.
La dispersione della bioplastica nell’ambiente che effetti ha? Può la plastica biodegradabile risolvere il problema della “zuppa di plastica” negli oceani? Il punto di partenza è che nessun rifiuto, indipendentemente dal materiale di cui è costituito, deve essere smaltito nell’ambiente. La relazione Unep (United nations environment programme) “bioplastics and marine litter” riconosce che i polimeri che biodegradano sul terreno in condizioni favorevoli, fanno lo stesso nell’ambiente marino, ma non per questo si può pensare alla risoluzione dell’inquinamento di mari e oceani. Le materie plastiche biodegradabili si degradano in tempi che per quanto brevi, potrebbero essere sufficienti per avere un notevole impatto su fauna e uccelli marini.”

fonte: www.ilfattoquotidiano.it