L’umanità può vantare un nuovo record nella sua progressiva opera di distruzione dell’ambiente. Un gruppo di scienziati, durante una spedizione nell’Oceano Artico, ha raccontato di aver trovato grossi frammenti di polistirene tra i ghiacci. Si tratta della prima, macabra scoperta di plastica in quest’area, avvenuta a soli 1500 km dal polo nord, in acque prima inaccessibili a causa degli spessi strati di ghiaccio marino.
Il team di esperti, provenienti da Regno
Unito, Stati Uniti, Norvegia e Hong Kong, ha sottolineato quanto sia
grave l’aver inquinato con la plastica zone così remote del
pianeta. Questi rifiuti migrano per l’Artico con la fusione dei ghiacci dovuta al cambiamento climatico.
La spedizione pionieristica utilizza due yacht per navigare nelle acque internazionali dell’Oceano Artico centrale, spingendosi più in là
di qualsiasi tentativo fatto in precedenza senza l’uso di navi
rompighiaccio. Questo perché i tassi di fusione delle lastre sono
aumentati drasticamente a causa del riscaldamento globale. Il fenomeno
oggi rende il 40% dell’Oceano Artico centrale navigabile durante l’estate. Le
stime individuano un inquinamento che potrebbe essere irrimediabile: si
parla di 5 trilioni di pezzi di plastica che galleggiano sulla
superficie degli oceani del mondo. Poterebbe essere abbastanza per
formare uno strato permanente nei resti fossili che qualcuno analizzerà
nel futuro.
Una delle principali preoccupazioni è che i rifiuti di plastica possano con il tempo frammentarsi in microplastiche, piccole
particelle che finiscono nello stomaco degli animali marini e nel
plancton, finendo per trasmettersi a tutta la catena alimentare. Le
microplastiche rappresentano una minaccia per la fauna selvatica a tutti
i livelli, dagli zooplancton a predatori come gli orsi polari. Con la
fusione dei ghiacci, gli appetiti di numerosi governi si concentrano
sulle nuove rotte commerciali che permetterebbero di bypassare il canale
di Suez. Ma i rischi ambientali sono molto elevati, e non esiste una
regolamentazione abbastanza stringente per evitarli.
fonte: www.rinnovabili.it