Plastica e riciclo: forum ad Eco dalle Città con gli addetti ai lavori

Una fotografia dello stato di salute della filiera di gestione e riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica. Punto di partenza della discussione è stato un excursus su quanto accaduto nei mesi scorsi e sulle recenti novità provenienti dallo scenario internazionale



























Una fotografia dello stato di salute della filiera di gestione e riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica. E’ stato questo il centro del forum in redazione ad Eco dalle Città dove alcuni addetti ai lavori del settore si sono incontrati per una tavola rotonda di analisi e possibili scenari. Punto di partenza della discussione è stato un excursus su quanto accaduto nei mesi scorsi e sulle recenti novità provenienti dallo scenario internazionale, ad esempio, la stretta cinesa sulle importazioni di materiali. Quali conseguenze può avere la decisione del gigante asiatico? Chiariamo, come emerso all’inizio del confronto, che la scelta cinese non ha ripercussioni dirette sulla raccolta differenziata, selezione e avvio a riciclo degli imballaggi in plastica. Le conseguenze sembrano esserci, eventualmente, in modo indiretto. Ma come si verificherebbe esattamente questa eventualità? Questa è un’altra domanda che è stata posta alla tavola rotonda. Ma non solo. Il confronto ha provato anche ad analizzare quelle che possono essere le leve per agire sul sistema al fine di migliorarlo in una prospettiva sia di breve che di medio-lungo periodo. E poi qual è il modo giusto di inquadrare la questione? Non possiamo non tenere in considerazione le indicazioni che arrivano dall’Unione europea, la quale sta tracciando un percorso ambizioso attraverso il pacchetto Economia circolare e la strategia sulla plastica. Di seguito una sintesi di alcuni interventi:

Michele Rizzello, Direttore Generale Demap e Assosele (A
ssociazione delle aziende di selezione e valorizzazione degli imballaggi Multimateriali): "Correlare gli imballaggi in plastica della raccolta urbana al mercato dell’import Cinese non è corretto. Tutti gli imballaggi in plastica raccolti sul territorio Nazionale vengono gestiti da impianti di selezione, tutti in Italia, che assicurano piena tracciabilità del rifiuto e restituiscono al Consorzio rifiuti omogenei per polimero e nel caso dei contenitori per liquidi in PET, anche per colorazione. Gli impianti di selezione della plastica costituiscono il braccio operativo del consorzio Corepla consentendo allo stesso di assolvere alla sua funzione, in quanto i rifiuti raccolti tal quali non sarebbero utilizzabili dall’industria del riciclo. La decisione assunta dalle Autorità di governo cinesi di introdurre, dal gennaio scorso, nuove norme sull’import delle cosiddette materie prime seconde, ha fatto registrare, invero non solo in Italia, ma in tutta Europa un consistente ridimensionamento delle quotazioni di mercato di alcuni materiali, carta e plastica in primis.
La maggiore disponibilità sul mercato interno di materiali di miglior qualità, come imballaggi provenienti dal secondario e terziario raccolti come rifiuti speciali dagli operatori privati, di riflesso, sta determinando enormi difficoltà nella collocazione di alcuni rifiuti provenienti dall’urbano, che per le loro caratteristiche sono più “poveri”. Questa situazione rischia di intasare i centri di selezione d’Italia, soprattutto con l’approssimarsi della stagione estiva. Gli impianti di selezione e di recupero in generale, funzionano come dei contenitori, per essere riempiti hanno bisogno di essere svuotati. Da un lato sono indirettamente coinvolti nel garantire la regolarità del servizio pubblico, dall’altro dipendono dalla programmazione dei Consorzi e hanno la responsabilità e l’obbligo di rispettare le sempre più stringenti prescrizioni autorizzative"
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Gianluca Bertazzoli, Amministratore Hub15 srl"Proprio mente l'Unione Europea si accinge a varare definitivamente l'agognato "pacchetto economia circolare", il sistema del riciclo vive su scala globale, quindi non solo in Italia, una delle sue stagioni più difficili. Il fortissimo restringimento degli accessi al mercato cinese, infatti, ha evidenziato alcuni importanti limiti del sistema di raccolta, recupero e riciclo dei paesi occidentali, e questo vale per la plastica ma anche per la carta. Si raccoglie tanto, forse troppo, e soprattutto si raccoglie male: la bassa qualità, in una fase di larga disponibilità sul mercato di materiali di qualità migliore a bassi prezzi, rende in generale poco  appetibili quelli derivanti dalla raccolta differenziata urbana, e tra questi, ovviamente, quelli con sbocchi di mercato già fisiologicamente più scarsi e precari, come le plastiche diverse dal PET e dall'HDPE. Concentrandosi poi proprio sulle plastiche, la situazione appare preoccupante soprattutto in quanto strutturale. Stante infatti che la raccolta differenziata urbana degli imballaggi in plastica partiva da quella dei soli contenitori per liquidi (bottiglie in PET e flaconi in HDPE) è fisiologico che il suo progressivo aumento complessivo comporti la decrescita della presenza percentuale di questi, che erano per così dire "sovrarappresentati". Così ad esempio il PET segna da anni incrementi risibili in termini assoluti e una continua diminuzione percentuale, tanto da far pensare che, se non si inseriscono fatti nuovi (raccolte selettive "premiate"? cauzione?) difficilmente si potrà uscire da questo sostanziale ristagno.
Fatto sta che la raccolta della plastica, che ha sfondato l'impensabile quota di un milione di tonnellate all'anno, è sempre più inquinata da "frazioni estranee" e sempre più povera di "frazione nobili", il che comporta sempre maggiori costi di selezione per i Comuni e sempre più materiali di fatto non allocabili sul mercato del riciclo da gestire, con tutte le difficoltà che ne derivano stante la non competitività di questo tipo di  materiale per i termovalorizzatori e la crisi del settore del cemento. In questo modo non c'è da stupirsi che gli impianti si riempiano e non si trovino sbocchi.
Probabilmente, come spesso accade, queste difficoltà devono provocare un ripensamento profondo del sistema che le trasformi in opportunità: ha senso raccogliere un milione di tonnellate per poi bruciarne (ammesso che ci si riesca) la metà? Il sistema creato da COREPLA, che è poi ancora sostanzialmente quello di Replastic datato ai primi anni '90 del secolo scorso, è fatto per gestire simili quantitativi o deve essere profondamente rivisto? La raccolta differenziata così come l'abbiamo pensata e praticata sino ad oggi ha ancora un senso di fronte alla sua incapacità di assicurare da sola la qualità necessaria e alla crescita tecnologica degli impianti di selezione?".

Agata Fortunato, responsabile Ufficio Ciclo Integrato dei Rifiuti della Città Metropolitana di Torino: "Uno dei temi, a mio avviso fondamentali, che sfugge alle amministrazioni pubbliche è la responsabilità in tutta la filiera del rifiuto che viene prodotto dai cittadini e raccolto dai Comuni. Già nella definizione, responsabilità estesa del produttore, si pensa immediatamente alla responsabilità di chi ha immesso nel ciclo di consumo un bene o un imballaggio, ma ci si dimentica della responsabilità che il Comune, come produttore del rifiuto (in vece del singolo cittadino), ha dalle fasi di raccolta sino all'ultimo anello della catena, che sia il riciclo per produrre materia prima seconda o recupero energetico o smaltimento in discarica. Non è, per quanto importante, rispondere solo ad un obbligo di legge, ma entrare nel processo decisionale e riappropriarsi del ruolo di definizione strategica dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti (gli attori gestionali della filiera debbono occuparsi della esecuzione operativa).

Altro aspetto è la mancanza di una visione a livello centrale sulla riduzione dei rifiuti, in particolare dell'usa e getta e nella semplificazione delle tipologie di rifiuto, in particolare negli imballaggi. Già molti Paesi europei si stanno muovendo in questa direzione, mentre in Italia gli esempi sono sporadici e puntuali in assenza di una strategia di sistema".
Silvia Ricci, responsabile campagne Associazione Comuni VirtuosiLe criticità che potrebbero verificarsi in seguito ad un accumulo di plastiche negli impianti di selezione che non trovano sbocchi commerciali - e che neanche più i termovalorizzatori accolgono- richiedono un cambio di paradigma da parte del mondo industriale che continua ad esternalizzare sui contribuenti i costi del fine vita degli imballaggi. Il sistema di EPR Conai basato sulla responsabilità condivisa dei costi  dell'avvio a riciclo degli imballaggi a fine vita è riconosciuto dagli studi europei come un sistema che non spinge l'industria a ridurre l'impatto dei propri imballaggi. Sino a che gli utilizzatori di packaging non dovranno sostenere i costi totali generati dal fine vita degli imballaggi immessi al consumo non applicheranno i principi dell'ecodesign nella progettazione dei propri imballaggi, e quindi la prevenzione e la riduzione (come quantità immessa al consumo non solo riduzione del peso) in primis e il riuso. 
Gli imballaggi che creano disvalore economico per tutta la filiera e la mettono a rischio di implosione, devono essere pesantemente svantaggiati a livello di applicazione del cac (misura che potrebbe avere effetti positivi a breve termine). Il sistema in tre fasce contributive entrato in vigore quest'anno per gli imballaggi di plastica non porterà ad una diminuzione degli imballaggi problematici per il riciclo. Infatti per chiarire con un esempio le bottiglie in PET pagano lo stesso contributo, sia che siano trasparenti  (facilmente riciclate) sia che siano opacizzate (bottiglie latte), addittivate con nerofumo, colorate, sleevarate e quindi non riciclate (o in percentuale minima).
In Francia le bottiglie in Pet opaco pagano il doppio del contributo di una bottiglia trasparente. Poi a livello legislativo serve che vengano imposti a tutte le aziende obiettivi vincolanti di riduzione, riuso e riciclo in modo che non si saltino le prime azioni della gerarchia EU di gestione dei rifiuti. Arrivati a questo punto l'opposizione dei produttori verso il deposito su cauzione si dissolverebbe perchè è l'unico sistema che funziona da subito, si ripaga da solo arrivando a livelli di intercettazione superiori al 90% e non costa nulla ai contribuenti.

Nel corso della tavola rotonda non sono mancati momenti di dibattito in cui sono emersi differenti opinioni su alcuni nodi che svolgono un ruolo fondamentale all’interno del sistema. Uno di questi è l’accordo quadro Anci - Conai sui cui si sta preparando la trattativa per il rinnovo. Sono molti attorno al tavolo a chiedere e sperare in contributi maggiori ritenendo insufficienti quelli attuali. Di diverso avviso è Michele Rizzello secondo cui mancano elementi oggettivi per fare questa valutazione: “Quando si parla di contributo di raccolta, sento sempre parlare di poco o tanto, mai di numeri, al punto tale che mi viene il dubbio che spesso non si abbia nemmeno la conoscenza dei contributi incamerati. La legge è chiara, identifica nel maggiore onere il giusto. Un singolo Comune, che sia una metropoli come Torino o un paesino di montagna, sa quanti corrispettivi ha incassato lo scorso anno dal contributo di raccolta della plastica? Più di 300 milioni all'anno sembrano una cifra di tutto rispetto: come si fa a dire che sono pochi o tanti se non si conosce nemmeno quanti?”. Agli interrogativi posti dal direttore di Assosele ha provato a rispondere Federico Mensio, presidente della Commissione Ambiente del Comune di Torino: “Non sempre i Comuni hanno contezza dei contributi valorizzati dai propri rifiuti perché hanno fatto una cessione onerosa del rifiuto oppure perché hanno delegato l'azienda di igiene e pertanto non incamerano direttamente il contributo alla raccolta. In questi casi, anche volendo, non è semplice risalire all'effettivo ammontare dei corrispettivi Conai” ha concluso Mensio

fonte: www.ecodallecitta.it