mercoledì 25 luglio 2018

Coincenerimento di rifiuti e CSS nei cementifici : la mappa aggiornata



















Prosegue l’iniziativa e l’informazione da parte di Medicina Democratica e dei comitati a contrasto dell’utilizzo (coincenerimento) di rifiuti e Combustibile Solido Secondario (CSS) nei cementifici dopo la collaborazione per la presentazione della petizione dei comitati alla commissione petizione della Unione Europea https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=6345
Alleghiamo la tabella aggiornata dei cementifici che utilizzano o sono autorizzati al coincenerimento.
elenco coincenerimento cementifici 2018
I documenti ufficiali (in particolare i Rapporti APAT sui rifiuti urbani e speciali) danno una visione parziale del fenomeno inglobandolo nella attività più generale “R1” (recupero energetico di rifiuti) ed escludendo dai dati l’utilizzo di CSS combustibile in quanto, formalmente, non più rifiuto.
Neppure il Comitato istituito dal Ministero (http://www.minambiente.it/comitato-css ) per monitorare il fenomeno è stato finora in grado di fornire dati completi e attendibili.
La tabella cerca di aggiornare quanto riportato nell’articolo pubblicato sulla nostra rivista MD_219_221 caldiroli cementifici.pdf_extract_1 (allora disponibili i dati al 2012) con i dati più recenti (2015 per i rifiuti speciali e 2015 per i rifiuti urbani) del CSS o altri combustibili (solventi, oli ecc) coinceneriti nei cementifici o in altri impianti di produzione di cemento o altri prodotti cementizi.
La tabella tiene altresì conto delle nuove autorizzazioni. La tendenza che ne risulta è impressionante soprattutto in prospettiva ovvero nel caso in cui le capacità autorizzate siano “messe all’incasso” dai singoli gestori.
Secondo le nostre stime le autorizzazioni in essere permetterebbero di coincenerire circa 1.115.000 di tonnellate/anno di rifiuti e CSS nei cementifici (per un confronto si pensi che quantità di rifiuti urbani e assimilati avviati a incenerimento negli impianti di incenerimento nel 2016 è stata di circa 5.400.000 di tonnellate).
Sempre secondo APAT la quota di invio a “recupero energetico” (cementifici, centrali termoelettriche, lavorazione legno) di CSS è stati pari (rifiuti urbani e speciali) a 499.000 t (incluse le esportazioni, v. sotto).
Dalla nostra stima la quota di rifiuti avviati a coincenerimento nei cementifici è stata intorno a 270.000 t/a (considerando i dati per i rifiuti speciali 2015 e quelli per i rifiuti urbani 2016) ma la prospettiva, come detto, è al quadruplicamento di tale valore.
In realtà si tratta di una sottostima, la nostra ricerca non è riuscita ad individuare tutti gli impianti (produzioni di cemento, di calce e di malta) della filiera collegata ai prodotti da costruzione che utilizza rifiuti sottoforma di recupero energetico : la stima riportata nel Rapporto APAT 2017 per i rifiuti speciali indica una quantità complessiva in questo comparto pari a circa 370.000 t (2015). (Il CSS se rimane classificato come rifiuti è un rifiuto speciale).
La quota di CSS invece inviata a “normali” impianti di incenerimento è stata di 780.000 t nel 2016.
Un dato particolare emerge dal rapporto APAT sui rifiuti urbani del 2017 : l’esportazione di rifiuti trattati (frazione secca e CSS) in altri paesi europei nel corso del 2016 ed in particolare in Austria (107.000 t), Ungheria (74.000 t), Bulgaria (27.000 t), Slovacchia (25.000 t) e persino a Cipro (17.000 t).
Un dato in incremento dal 2015 (236.000 t) al 2016 (252.500 t).
Ovviamente tutti esportati come rifiuti e non come CSS combustibile, altrimenti scatterebbero le contromisure della UE per il mancato rispetto della normativa sui rifiuti che può essere aggirata sì …. ma solo in Italia …
Si ricorda infine che diverse autorizzazioni (perlomeno : Calusco d’Adda, Tavernola Bergamasca, Matera) sono oggetto di ricorsi al TAR e, recentemente, la regione Marche ha respinto la richiesta di Sacci/Italcementi per l’impianto di Castelraimondo (MC). Esistono comitati quasi in tutte le realtà ove vi sono cementifici-coinceneritori e la stessa iniziativa della petizione alla UE ha dato senso e peso alle istanze che riguardano la revisione (cancellazione) del decreto “Clini” sul CSS di cui l’Italia, unico paese UE, si è dotato anziché perseguire il recupero e il riciclo come materia dei rifiuti.
Il referente del gruppo Ambiente di Medicina Democratica Onlus
Marco Caldiroli

fonte: Rete Nazionale dei Comitati Rifiuti Zero