mercoledì 30 gennaio 2019

Da imprenditore ad aggiustatutto: l'avventura sostenibile di Gianluca Pagella

Gianluca Pagella, 51enne piemontese, dal fallimento della sua azienda ha trovato lo stimolo per "inventarsi" un nuovo mestiere, sostenibile e oggi ricercatissimo: l'aggiustatutto. Ci racconta la sua storia.
















“Tutto nasce da un fallimento,  cioè dalla fine della mia esperienza da imprenditore nel mondo delle automobili. Un tempo avevo più di 8 mezzi a motore,  ora ho 8 bici.” così inizia a raccontare la sua storia, Gianluca Pagella, di Alessandria, in Piemonte.
Quando rimase disoccupato era il 2014, aveva 47 anni: fino ad allora aveva sempre lavorato nel settore auto, prima come imprenditore, poi, dopo che il negozio di famiglia fosse costretto a chiudere, come operaio.
Senza lavoro, in una città pianeggiante si chiese cosa poteva fare: “Mi rimaneva una vecchia bicicletta. Invece di lasciarmi andare allo sconforto, decisi di rimboccarmi le maniche e mettere a posto la bici. La ridipinsi di arancione e su consiglio di mia moglie e di alcuni cari amici, decisi di lanciarmi nel pronto intervento in bicicletta e chiamarmi Gianaggiusta.”
In una cittadina come Alessandria, dove sei cittadini su dieci abitano da soli e dove è altissima la percentuale di chi ha più di 60 anni, i piccoli lavori domestici di riparazione sono molto richiesti: dalle tapparelle rotte, ai tubi idraulici da sostituire o da liberare, fino alla lampadina da cambiare e tanto altro.

Dall'idea alla sua realizzazione

“Non che l’idea mi sia venuta subito e non è stato così facile metterla in atto” spiega Gianluca. “I primi tempi, quando le persone mi vedevano passare sulla mia bicicletta arancione, col mio bel caschetto arancione, mi prendevano un po’ in giro. Sebbene la mia città si presti moltissimo, per la sua conformazione piana, all’uso della bicicletta, pochi qui pedalano abitualmente. Certo, molti sono appassionati di ciclismo o di mountain bike e macinano anche molti chilometri, ma in città, quotidianamente, per lo più le persone si spostano con l’auto. In molti inoltre erano scettici sulle possibilità di Gianaggiusta: senza un furgone, mi dicevano, certe attività sembra non possano esistere”.
Grazie a un bando europeo per la riqualificazione dei quartieri, Gianluca ha ottenuto 2000 euro che gli hanno permesso di pagarsi la cargobike e l’attrezzatura: “Con la cargobike è molto più facile; ho a disposizione un vano molto capiente in cui portare più attrezzi e fare consegne. Quando sono a pieno carico mi muovo alla velocità di 20 chilometri all'ora; il mio nuovo ritmo lavorativo non prevede lo stress e anche se la velocità può sembrare lenta, non ho problemi di code, traffico, parcheggio!”
Con 4-5 clienti al giorno, Gianluca ora riesce a sostenersi molto bene. La sua cargo è anche un ottimo mezzo pubblicitario per la sua attività: “è molto visibile, attira lo sguardo e tanta gente si ferma a guardarla e copiare il numero di cellulare, per eventualmente chiamarmi”.

Niente inquinamento e costi bassissimi

Gianluca non inquina, non ha costi di gestione, non ha problemi di accesso alle zone a traffico limitato, posteggi o traffico. Dice di aver riscoperto la città e il suo centro, ma non solo: ”Ora riesco ad avere più tempo per gli altri, faccio volontariato con i richiedenti asilo, collaboro al progetto Ry-ciclo, una ciclo officina autogestita, realizzata grazie al contributo della fondazione SociAL. La ciclofficina è uno spazio di incontro, dove la gente ripara da sola la propria bici, e chi non è in grado si fa aiutare da noi volontari esperti. C’è anche Momo che fa il volontariato insieme a noi, un ragazzo senegalese davvero fantastico, che ha portato con sé, dal suo paese di origine, la sua passione per le bici e la sua bravura nell’aggiustarle. Abbiamo fatto anche corsi per insegnare ad andare in bici agli adulti, corsi per la riparazione…”.

La ciclofficina è diventata anche ambulante, con cargo bike e carrellino, per raggiungere chi non può accedere alla sede fissa in Piazza Santa Maria di Castello. Gianluca con il gruppo locale della Fiab (Federazione amici della Bicicletta), di cui è vicepresidente, si impegna anche in progetti di denucia e monitoraggio dell’inquinamento dell’aria: “Purtroppo Alessandria è tra quei centri soffocati degli eccessivi livelli di inquinamento dell’aria, causato anche dall’uso massiccio di mezzi a motore. Abbiamo da poco lanciato la campagna MALdARIA per monitorare, attraverso l’installazione di rilevatori di No2 in vari punti della città, lo stato dell’aria della nostra città. C’è chi dice, e allora? Tanto si sa che l’aria è inquinata. Eppure non ci si deve rassegnare. Bisogna agire. Nello stato in cui versano le nostre città, serve una mobilitazione continua.”
Linda Maggiori
fonte: https://www.terranuova.it

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