mercoledì 22 maggio 2019

Abbigliamento, prospettive boom per il riuso ma resta minaccia del mercato nero

Secondo una ricerca britannica, nei prossimi 5 anni il settore è destinato a raddoppiare il proprio valore, arrivando a 46 miliardi di euro. Ma gli operatori autorizzati sono minacciati da chi opera nell’illegalità






















Gli abiti di seconda mano avranno un boom nei prossimi anni. A dirlo è un recente rapporto britannico, commissionato dal retailer online Thred Up. Secondo l’indagine, l’industria dell’usato, solo nel settore tessile, è destinata a raddoppiare il proprio valore nei prossimi cinque anni, fino ad arrivare a 46 miliardi di euro.
Numeri che sembrano dare fiato a un settore, quello dell’abbigliamento usato e della raccolta dei tessuti, che stenta a decollare e che attualmente sta attraversando qualche difficoltà dal punto di vista economico.

In Gran Bretagna un importante “charity shop collector”, un negozio che raccoglie vestiti per beneficenza, ha dovuto chiudere i battenti ad aprile, anche se ci sono dubbi su come questo tipo di impresa fosse gestita, visto che lavorava sotto la stessa insegna delle sue passate gestioni e che era stata dichiarata insolvente nel 2017, lasciando una scia di debiti. Ma ci sono tante altre realtà affermate che stanno lottando e sono al limite delle loro possibilità e forze. Una battuta d’arresto, anche piccola, potrebbe essere fatale.
È anche vero che negli ultimi anni molti stilisti hanno iniziato a utilizzare materiali provenienti dal riuso e dal riciclo. Uno degli esempi è costituito dagli outfit surreali di Victor & Rolf nel 2016.

Quel che è certo è che la domanda proveniente dall’Africa resta ancora sostenuta, mentre la richiesta di più alta qualità rende le cose più difficili quando si parla di entrare nel mercato con dei profitti più significativi.
A complicare le cose è la competizione tra i raccoglitori, selezionatori ed esportatori autorizzati con chi opera nel mercato nero, senza alcuna forma di licenza o permesso nella gestione dei rifiuti. Spesso poi la concorrenza sleale di chi opera nell’illegalità si estende anche al costo e alle condizioni di lavoro dei loro dipendenti, ai salari minimi e alle tasse.
Un aspetto che dovrà necessariamente essere affrontato dalle autorità competenti: è necessario combattere il mercato nero per dare prospettive migliori a chi opera nella legalità e creare un’economia sana, basata sul rispetto delle regole e che possa davvero essere un ingranaggio fondamentale dell’economia circolare.

fonte: www.rinnovabili.it

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