sabato 29 giugno 2019

Acqua da bere: le contraddizioni degli italiani

Il consumatore attribuisce all’acqua di rete pubblica il valore più alto, ma di fatto consuma quella imbottigliata. È quanto emerge dall’indagine “Splash”















Gli italiani predicano bene, ma razzolano male, visto che c’è incongruenza tra l’opinione dichiarata e il reale comportamento. Per lo meno in tema di acqua è così. Considerando le diverse filiere, il consumatore attribuisce all’acqua di rete pubblica il valore più alto, perché facilmente accessibile e sostenibile dal punto di vista ambientale, ma di fatto beve quella imbottigliata: un dipinto a tinte fosche, che però sembra destinato a qualche pennellata di colore. L’effetto delle pressioni dell’opinione pubblica internazionale, delle politiche comunitarie e la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, fanno pensare che ci sarà un progressivo incremento del consumo di acqua di rete pubblica.
È quanto emerge da Splash, l’indagine realizzata da The European House-Ambrosetti e Gruppo Celli – azienda leader nella produzione di erogatori per bevande – per ricostruire le fasi storiche e le cause che hanno portato l’Italia a essere “un Paese in bottiglia”.
Consumi e marketing
Il Belpaese è al primo posto in Europa per consumo pro capite di acqua in bottiglia, con 241 litri all’anno, mentre la media nel Vecchio Continente è di poco superiore ai 100 litri annui. Un insostenibile primato cui si è arrivati negli ultimi decenni: nel 1980 si consumavano 47 litri pro capite, quantitativo cresciuto di cinque volte in 35 anni. Fondamentale è stato il ruolo del marketing delle aziende che imbottigliano acqua minerale, che ha fatto leva sulla funzionalità del packaging e su insistenti promozioni pubblicitarie.
Sono state ideate bottiglie funzionali e quando negli anni ’70 c’è stata l’introduzione delle confezioni in plastica, comode e leggere da trasportare, il consumo si è esteso a tutto il fuori casa. Al resto hanno pensato i forti investimenti in campagne di comunicazione, per mettere in risalto le caratteristiche di salubrità e sicurezza dell’acqua minerale imbottigliata.

Sul fronte acqua pubblica, invece, ha predominato la totale assenza di comunicazione sulla filiera degli stringenti controlli che ne garantiscono la purezza.
Dettagli positivi
Secondo lo studio Splash, che ha coinvolto un campione rappresentativo di consumatori, il valore intrinseco dell’acqua è collegato a diversi fattori che condizionano la scelta di acquisto. Sicurezza, libertà di accesso e piacevolezza influenzano la sfera più personale, hanno poi una certa rilevanza le problematiche ambientali legate ai rifiuti che si generano e quelle della sostenibilità nell’uso delle risorse collegate al trasporto del prodotto. Nel complesso agli occhi del consumatore la soluzione a maggior valore intrinseco è la filiera dell’acqua da rete idrica con filtri, cui segue l’acqua da rete idrica, mentre quella minerale in bottiglia raccoglie meno consenso. Eppure è proprio quest’ultima a esser più bevuta. Probabilmente i fattori del basso impatto ambientale dell’acqua di rete sono molto importanti in teoria, tuttavia in pratica non hanno la forza di influenzare una decisione di acquisto.
In futuro le cose cambieranno. “Bere e utilizzare responsabilmente l’acqua, bene comune e risorsa insostituibile, significa fermarsi a riflettere sul suo valore e su come tutti noi siamo chiamati a gestirla e consumarla in modo consapevole. Gli attori del sistema paese, dalle istituzioni alle utilities, dai protagonisti delle diverse filiere alle associazioni dei consumatori e i media, dovranno giocare il proprio ruolo per assicurare un futuro green, al fine di orientare le scelte di consumo e far coincidere l’opinione all’azione”, commenta Mauro Gallavotti, ceo del gruppo Celli.
L’acqua di rete cui vengono applicati i filtri di affinamento - stando alle evidenze dello studio -  è quella a cui il consumatore attribuisce il valore più alto grazie ai benefici generati dalla facilità d’accesso, dal rispetto ambientale e dalla sostenibilità. È logico dedurre che se il consumatore italiano fosse disposto a riconoscere a questo prodotto un valore paragonabile al prezzo per litro dell’acqua in bottiglia, con le attuali tecnologie di filtri disponibili, circa 20 milioni di connazionali trarrebbero beneficio optando per il consumo dell’acqua di rete.
Una best practice in questo senso viene da Niko Romito, stellato cuoco abruzzese, che nei suoi ristoranti e nei locali dell’Accademia non si servirà più acqua minerale ma acqua microfiltrata con le soluzioni di Acqua Alma, brand di gruppo Celli.
fonte: www.lastampa.it

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