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Zaini, mazzi di chiavi, telefoni: bruciati gli oggetti perduti nella notte di piazza San Carlo

Migliaia di pezzi ritrovati dopo la tragica calca di Torino non sono mai stati reclamati e sono finiti nell’inceneritore




















Sono finiti come nelle peggiori delle fiabe: bruciati. Sciolti nel termovalorizzatore, alla periferia di Torino. Gli oggetti - scarpe, felpe, sciarpe, zaini, marsupi - lasciati a terra, tra un mare di cocci e scie di sangue, come in un campo di battaglia, dopo la tragedia di piazza San Carlo, il 3 giugno, hanno smesso, così, di raccontare storie, rievocare fughe, ricordare il panico, riaccendere rumori di ossa rotte e urla.  

Sono rimasti mesi nei depositi allestiti apposta in città, come nei casi di calamità naturale, in attesa che i legittimi proprietari venissero a recuperare sneaker spaiate o t-shirt squarciate. Ma alla fine nessuno - o, comunque, una percentuale irrisoria - si è mai fatto vivo. «Sembrava il raccolto di un terremoto», dicono dall’Amiat, l’azienda torinese che ha gestito la pulizia del day after: in sede hanno steso un grande telo di 8 metri per 8 per adagiarci sopra la montagna di oggetti smarriti: «Il 70 per cento è rimasto lì, a terra: è venuto soltanto qualche torinese a cercare maglie e borse, altri non sono riusciti a ritrovare le loro cose».  
 
All’ufficio oggetti rinvenuti del Comune (una media di 14 mila registrazioni l’anno), dove sono poi confluiti tutti i reperti rimasti non appena superata l’emergenza della prima ora, si è ripetuta la stessa scena, forse ancora peggio: «Non si è visto praticamente nessuno per giorni - conferma Roberto Mangiardi, il direttore dell’area Commercio, che gestisce il servizio -: così dopo qualche mese si è deciso di smaltirli, era materiale molto sporco, deteriorato che non poteva restare a lungo in deposito». È stato poi necessario bonificare anche i locali. K-way, canotte, sandali, sono tornati quindi all’Amiat, e da lì al termovalorizzatore del Gerbido per esser eliminati come rifiuti indifferenziati qualsiasi.  

Eppure si è cercato in tutti i modi di restituirli, mostrando una delicatezza andata ben oltre burocrazia e protocollo: aperture straordinarie dei depositi e degli uffici comunali, addetti gentili come psicologi dopo un disastro aereo, quando si presentava qualcuno allo sportello, ore a smistare scatoloni di merce rinvenuta, avvisi on line, tam tam mediatico. Caserme e questure hanno messo a disposizione personale ad hoc per gestire i 300 oggetti finiti solo lì, per lo più chiavi e documenti. Sono arrivati a contare 26 sacchi pieni di «roba». Soltanto le carte d’indentità sono state riconsegnate, una dopo l'altra, a mano per chi abitava in zona, oppure spedite, anche agli stranieri. La maggior parte dei documenti apparteneva a ragazzi provenienti dalla Lombardia.  

Ma borse, scarpe e maglie sono un’altra storia. Rientrano negli «oggetti personali non di valore», economico di certo, ma affettivo? Forse è proprio questo il punto: «Sono ricordi, forti: la reazione di chi li ha persi in quella notte è quindi assolutamente normale - spiega Alessandro Zennaro, direttore del dipartimento di psicologia dell’Università di Torino -: rievocano un trauma che non si vuole rivivere». Ma c’è anche una ragione più profonda: «La mente si protegge e mette quegli oggetti, legati a un episodio tanto drammatico, nell’oblio, li distrugge». Rifiutare le scarpe per rimuovere piazza San Carlo, insomma, almeno nella testa: «Esatto, a meno che non si soffra di disturbo post traumatico da stress: in questo caso invece l’evento viene riproposto di continuo».  


Si vive imprigionati in un incubo, una reazione che secondo Zennaro è compatibile con quanto vissuto a Torino durante la finale di Champions: «È stata un’emergenza oggettiva, ma influisce sempre anche una componente di valutazione soggettiva». Cioè, non sono solo guerre e terremoti a choccarci. «Semplifico, con un esempio: se uno ha paura dei ragni e si sveglia una notte con un ragno sul petto, subisce un trauma ugualmente». Questo spiegherebbe come mai non ha cercato di riottenere quanto perso nemmeno chi da quella sera è uscito, tutto sommato e almeno fisicamente, indenne. C’erano 30 mila persone, sono rimasti feriti in 1526 (oltre ad Erika Pioletti, 38 anni, morta dopo 12 giorni d’agonia), ovvero molti meno del numero di oggetti abbandonati nel delirio e mai recuperati. La volontà di girare pagina, alla fine, è quindi prevalsa, persino sull’istinto di tenersi sopra la credenza la sneaker-cimelio di una notte comunque passata alla storia. 

fonte: www.lastampa.it 

Torino, scattano le multe per chi separa male i rifiuti




















Difficile trovare anche in questo caso un unico vocabolo che come “malasosta” renda esattamente l’idea. “Mala differenziata”, come dovrebbe definirsi in questo caso il fenomeno, non si può dire suoni altrettanto bene. Tuttavia, slogan a parte, dopo la lotta alla sosta vietata, da Palazzo civico parte una nuova campagna contro le cattive abitudini dei torinesi. Questa volta nel mirino finisce la cattiva (o scarsa) raccolta dei rifiuti. Una squadra di cinque “accertatori” di Amiat entrerà in servizio a tempo pieno tra maggio e giugno per sanzionare chi non fa o fa male la differenziata. “Così come con la malasosta – preannuncia la sindaca Chiara Appendino – faremo i controlli previsti e, in caso di mancato rispetto delle regole, scatteranno le sanzioni. Fermo restando – assicura la prima cittadina – che l'obiettivo non è quello di fare multe, ma di migliorare la quantità e la qualità della raccolta differenziata”.
Sinora i verbali non sono mai stati una valanga; annualmente erano circa un mezzo migliaio. Ora, con l’avvio di una campagna si sensibilizzazione che tappezzerà la città di manifesti per ricordare ai torinesi come si fa una corretta raccolta differenziata, si dovrà cominciare a temere di trovare nella buca del condominio una multa da 50 a 100 euro se nel cassonetto dell’umido finirà il vetro o se nel contenitore della plastica qualche condomino getterà carta o organico. “Milano, solo per fare un esempio, incassa 2 milioni di euro all’anno dalle multe”, fa notare il presidente di Amiat Lorenzo Bagnacani, lasciando intendere che a Torino l’andazzo è tutt’altro e i controlli scarsi. “Ma prima di punire – tiene a precisare il numero uno dell’azienda – ricorderemo a tutti i torinesi le regole da seguire per una buona raccolta differenziata con una campagna di informazione”.
L’obiettivo non è fare casa con i soldi delle multe, ma piuttosto migliorare la qualità dei rifiuti differenziati, per i quali i consorzi di riciclo pagano fior di quattrini. “Attualmente solo il 60 per cento della plastica raccolta a Torino è recuperabile; per il restante 40 per cento – annota Bagnacani – si tratta di materiali impuri che non dovrebbero finire nei cassonetti della plastica”. Un costo per Amiat e anche un mancato introito, visto che è tutto materiale che finisce in inceneritore, anziché nelle aziende di riciclo.
Non a caso ieri Comune e Amiat hanno firmato un protocollo di intesa con il Consorzio nazionale imballaggi per redigere un piano di valorizzazione dei rifiuti urbani e, magari, ottenere nuove risorse per estendere il porta a porta nei quartieri dove non c’è ancora. “Abbiamo l'obiettivo ambizioso – ha chiarito la sindaca Appendino – di portare la differenziata al 65 per cento entro il 2020”. Attualmente è ferma al 42 per cento.


fonte: www.repubblica.it

Raccolta differenziata: rifiuti, multe a Torino per chi separa male













Torino dichiara guerra a chi fa male la raccolta differenziata dei rifiuti. A darne comunicazione la sindaca torinese Chiara Appendino, che preannuncia vita dura per coloro che non separano correttamente la propria immondizia. In arrivo multe fino a 100 euro in caso di irregolarità nel conferimento.

Verranno disposti sulla raccolta differenziata dei controlli specifici, con 5 accertatori AMIAF che andranno a formare una “task force” contro chi separa male i rifiuti. Come ha sottolineato Chiara Appendino:
Così come con la malasosta faremo i controlli previsti e, in caso di mancato rispetto delle regole, scatteranno le sanzioni. Fermo restando che l’obiettivo non è quello di fare multe, ma di migliorare la quantità e la qualità della raccolta differenziata.

Le sanzioni per chi verrà scoperto a praticare una raccolta differenziata errata andranno da un minimo di 50 a un massimo di 100. Prima di partire però con le multe il Comune di Torino ha promesso di lanciare una campagna ad ampio raggio per ricordare ai torinesi l’importanza di un conferimento idoneo e come questo obiettivo possa essere realizzato.
Comune di Torino e AMIAT specificano però come lo scopo dell’iniziativa non sia quello di “fare cassa” quanto quello di portare al 65%, spiega Appendino, la percentuale della raccolta differenziata nel capoluogo piemontese (attualmente è ferma al 42%).
Come ha spiegato Lorenzo Bagnacani, presidente AMIAT, l’attuale andamento rappresenta sia un costo che un mancato introito (più rifiuti per gli inceneritori e meno per le aziende di riciclo):
Attualmente solo il 60 per cento della plastica raccolta a Torino è recuperabile; per il restante 40 per cento si tratta di materiali impuri che non dovrebbero finire nei cassonetti della plastica.

fonte: www.greenstyle.it