Visualizzazione post con etichetta #MiniIdroelettrico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #MiniIdroelettrico. Mostra tutti i post

Decreto FER1, in dirittura d’arrivo ma con modifiche al mini idro

Dai requisiti per accedere agli incentivi per l’idroelettrico alle nuove modalità di premialità per l’autoconsumo fotovoltaico: ecco cosa cambia nell’ultima versione del decreto


















Dopo l’ok di Bruxelles, il decreto FER1 torna nelle mani dei Ministeri competenti per le ultime limature e la pubblicazione. Un passaggio obbligato soprattutto se si considera che il ritardo accumulato in questi mesi aveva fatto decadere le prime date d’asta inserite nel provvedimento. Ancora nessuna tempistica certa sulla firma del testo finale: la bozza attuale, l’ultima versione ritoccata dal Ministero dell’Ambiente e consegnata nel mani di quello dello Sviluppo Economico, riporta novità per venire incontro ad alcune delle osservazione della Commissione europea. Il grande nodo da sciogliere è ovviamente quello riguardante il mini idroelettrico.

La revisione del testo, in ambito dei requisiti specifici per accedere agli incentivi del decreto FER 1, introduce una doppia possibilità per i progetti di mini idroelettrico. La prima richiede la certificazione da parte dell’ente locale che ha rilasciato la concessione, delle  “quattro i” del decreto 23 giugno 2016 (articolo 4, comma 3) ossia che l’impianto
i. sia realizzato su canali artificiali o condotte esistenti, senza incremento né di portata derivata dal corpo idrico naturale, né del periodo in cui ha luogo il prelievo;
ii. utilizzi acque di restituzioni o di scarico di utenze esistenti senza modificare il punto di restituzione o di scarico;
iii. utilizzi salti su briglie o traverse esistenti senza sottensione di alveo naturale o sottrazione di risorsa;
iv. utilizzi parte del rilascio del deflusso minimo vitale al netto della quota destinata alla scala di risalita, senza sottensione di alveo naturale.

In alternativa si potrà richiedere al Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) l’attestato di conformità alle Linee guida sulla qualità dei corpi idrici emanate nel 2017 dal Ministero dell’Ambiente. Il concessionario è tenuto ad allegare la medesima verifica alla documentazione da trasmettere al GSE.

Altre novità apportate rispetto la precedente versione, il numero e le date delle gare: per ovvi motivi le aste non partiranno prima di settembre. Per la precisione il testo riporta la prima gara il 30 settembre 2019, riducendo di una sessione le aste previste e aumentando di conseguenza il contingente dell’ultima.

Cambiano anche le modalità di riconoscimento del premio sull’autoconsumo: per gli impianti di potenza fino a 100 kW su edifici, sulla quota di produzione netta consumata in sito è attribuito un premio pari a 10 euro il MWh cumulabile con quello per i moduli in sostituzione di coperture contenenti amianto. Il premio è riconosciuto a posteriori a patto che l’energia auto consumata sia superiore al 40% della produzione netta.

fonte: www.rinnovabili.it

Dal solare al mini idroelettrico, nuovi investimenti nell’energia condivisa

Con il recupero di una piccola centrale idroelettrica nel veronese, una cooperativa cerca nuovi soci-investitori, promuovendo un modello di azionariato diffuso. L’impianto produrrà 700.000 kWh l’anno da immettere in rete con gli incentivi del GSE. Il ruolo delle cooperative energetiche delle rinnovabili.

Da tempo non c’è più solo il fotovoltaico nei "pacchetti" di energia condivisa proposti dalle cooperative che producono elettricità rinnovabile e la consumano con i propri soci.
Un modello, questo, ancora poco sviluppato in Italia, soprattutto se paragonato con realtà più consolidate in Germania, Danimarca e altri paesi nordici (Autarchia o democrazia energetica? Il caso delle cooperative in Alto Adige).
A Montorio Veronese, ad esempio, è stata appena inaugurata dalla cooperativa WeForGreen Sharing, una centrale mini idroelettrica, Lucense 1923, da 112 kW completamente ristrutturata dopo trent’anni di inattività.
L’impianto, realizzato dalla finanziaria locale Finval con un investimento di quasi un milione di euro, produrrà 700.000 kWh l’anno di elettricità, che corrispondono al fabbisogno di circa 250 famiglie.
Con l’ingresso del mini idroelettrico è un po’ cambiato il modello di business e, di conseguenza, lo schema per aderire a questo singolo progetto, spiega a QualEnergia.it Vincenzo Scotti, amministratore delegato di ForGreen, società veronese specializzata nelle fonti rinnovabili che nel 2015 ha dato vita alla cooperativa. WeForGreen Sharing conta oltre 500 soci e gestisce già tre parchi solari per complessivi 3 MW di potenza installata (L’energia solare da condividere, anche senza un tetto).
«La logica è sempre quella della partecipazione diffusa, in questo caso dell’azionariato diffuso», chiarisce Scotti. «L’obiettivo, infatti, è l’ingresso nel capitale della società veicolo Lucense 1923 che gestirà l’impianto idroelettrico. Ogni socio della cooperativa potrà partecipare con una quota minima di 500 euro. Abbiamo raccolto oltre venti adesioni e potremmo arrivare a 70-80 o anche di più entro la fine dell’anno».
La proprietà dell’impianto, quindi, sarà della Finval e dei soci di WeForGreen Sharing che avranno “sposato” l’iniziativa.
Si tratta, insomma, di un vero e proprio investimento con una remunerazione del capitale che si attesterà tra un minimo dell’1% e un massimo del 4,5% grazie all’attività della centrale. Quest’ultima, evidenzia poi Gabriele Nicolis, presidente della cooperativa, immetterà in rete tutta l’energia generata, ricevendo per vent’anni gli incentivi dal GSE (con tariffa onnicomprensiva).
C’è dunque una differenza rispetto ai parchi fotovoltaici che sono stati acquistati da WeForGreen Sharing: quegli impianti, precisa Nicolis, permettono ai soci di diventare autoproduttori di energia, anche se tale generazione avviene a distanza, e non sul tetto di casa propria. Nel caso di Lucense 1923, invece, il socio investe nelle fonti rinnovabili senza autoprodurre l’elettricità corrispondente ai suoi consumi.
Come osserva Scotti, «abbiamo voluto aprire la cooperativa a un progetto con una fortissima connotazione territoriale e sociale nel veronese. Un altro vantaggio per i nuovi soci sarà la possibilità di acquistare l’energia generata dalla cooperativa, che è superiore al fabbisogno complessivo degli aderenti. Nel periodo 2011-2015 c’è stato un risparmio medio del 17% in bolletta rispetto alle tariffe di maggior tutela».
Da socio autoproduttore a socio investitore e consumatore di elettricità verde, è questa in sintesi l’evoluzione di WeForGreen Sharing, che guarda già al futuro con l’idea di far entrare altri impianti nel suo portafoglio, che siano solari, eolici o idroelettrici.
Senza dimenticare le iniziative di educazione ambientale (visite delle scuole e museo eco didattico nei locali ristrutturati di Lucense 1923) e quelle di mobilità sostenibile, ad esempio attraverso la recente partecipazione a un gruppo d’acquisto per veicoli elettrici e ibridi.

fonte: www.qualenergia.it

Mini-idroelettrico: software gratuito per stime produzione più accurate


Nel mondo milioni di persone sono ancora sprovviste di accesso all’elettricità a causa di infrastrutture energetiche assenti o inadeguate. Gli impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili rappresentano una delle soluzioni più promettenti per garantire energia a basso costo alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, a patto di puntare su soluzioni su piccola scala, economiche e di facile utilizzo.
Una nuova tecnologia sviluppata dagli ingegneri della Oregon State University mira a raggiungere questo obiettivo, consentendo agli utenti di calcolare con precisione il potenziale dei corsi d’acqua per la produzione di elettricità da mini-idroelettrico. Il mini-idroelettrico ha un impatto ambientale basso perché non richiede la costruzione di grandi dighe, inoltre ha costi competitivi e funziona anche in assenza di grosse riserve idriche.
La nuova tecnologia progettata per sfruttare il pieno potenziale del mini-idroelettrico è stata descritta in un articolo apparso sulla rivista Renewable Energy. Il sistema è facile da usare, è affidabile e non richiede dati difficili da reperire nelle località remote. Il software gratuito e open source sviluppato dai ricercatori americani è in grado di calcolare il potenziale idroelettrico di un corso d’acqua, tenendo conto delle condizioni attuali e dei cambiamenti climatici che incidono sul flusso.
Grazie a questo strumento le comunità locali potranno sapere subito se l’installazione di un impianto idroelettrico in un determinato corso d’acqua riuscirà a soddisfare i loro fabbisogni energetici. Gli ingegneri americani spiegano che questa tipologia di impianti ha un alto potenziale nelle aree remote e nelle località montane sprovviste di accesso all’elettricità:
Ci sono regioni del Pakistan settentrionale in cui metà delle abitazioni rurali non ha accesso all’elettricità. Sistemi come il nostro permetterebbero alla popolazione di produrre elettricità a basso costo.
La nuova tecnologia è già stata testata con successo in un impianto idroelettrico da 5 MW costruito all’inizio degli anni 80 a Falls Creek, in Oregon.
Il sistema ha previsto che in futuro i cambiamenti climatici sposteranno il picco produttivo dell’impianto dalla primavera all’inverno e che il potenziale annuale subirà un lieve calo rispetto a quello registrato nel periodo 1980-2010. Ottenere stime accurate sulla produzione consentirà di programmare interventi che mantengono il flusso costante e una migliore pianificazione degli investimenti.

fonte: http://www.greenstyle.it